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di Redazione
Il senatore del Movimento 5 Stelle, Roberto Scarpinato, ex Procuratore generale presso la corte d’appello di Palermo in televisione e con cognizione di causa spiega a quale livello si è svolta l’azione criminale di Matteo Messina Denaro e i suoi intrecci con i veri centri di potere dell’economia capitalistica di cui la mafia fa parte: massoneria, finanza internazionale, riciclaggio dei soldi della droga e dei traffici di ogni genere, terrorismo stragista di destra, politica attuale, colletti bianchi, uomini dello Stato, servizi segreti. Scarpinato descrive l’Italia massocapitalista collegata tramite la massoneria al sistema imperialista USA/NATO. Sistema che per raggiungere i suoi fini antipopolari ha determinato tutte le stragi in Italia sino a quelle di Bologna e del 1992-93.

Nonostante la forte e coraggiosa denuncia fatta da Scarpinato non ci sembra che la politica dei partiti nati dalla distruzione eversiva atlantica di USA/NATO della Prima Repubblica, quella democratica grazie al voto proporzionale puro, stia facendo qualcosa che vada nella direzione opposta rispetto ai vari livelli dei bisogni del sistema massonico-criminale. Stanno solo eseguendo degli ordini…
Per questo serve applicare fedelmente l’articolo 18 della Costituzione contro le associazioni segrete e tornare alle regole della Prima Repubblica e uscire dalla NATO, se la mafia e la massoneria dalla politica attuale non sono considerate tali, provate ad immaginare chi controlla i partiti e come avviene questo controllo? Provate ad immaginare chi ha lavorato, come politici, per creare le condizioni nelle masse popolari di massima sfiducia nei partiti per cui si staccassero dalla politica; impedendo in questo modo che si riorganizzassero in un loro partito: il Partito Comunista Italiano, che difendesse i loro reali interessi in quanto interessi generali.
Oggi pochi giornalisti coraggiosi, magistrati e pochissimi politici stanno difendendo con le unghie e con i denti quel poco di democrazia che ancora è rimasta in questo paese. Ma senza una strategia anticapitalista, capace di proporre un sistema completamente diverso da quello attuale basato su una reale eguaglianza tra i cittadini che parta dalla proprietà comune dei mezzi di produzione e dal superamento del lavoro salariato e alla conseguente fine della circolazione monetaria, non si può pensare di sconfiggere questa finzione occidentale della democrazia basata sulla mercificazione degli esseri umani. Al massimo possiamo finire nell’ennesimo improglio borghese: il capitalismo di Stato di stampo imperial-britannico keynesiano che tanto piacque ai nazifascisti, ma criticato da Engels nell’Antidhuring: “Ma né la traformazione in società anonime, né la trasformazione in proprietà statale, sopprime il carattere di capitale delle forze produttive. Nelle società anonime questo carattere è evidente. E a sua volta lo Stato moderno è l’organizzazione che la società capitalistica si dà per mantenere il modo di produzione capitalistico di fronte agli attacchi sia degli operai che dei singoli capitalisti. Lo Stato moderno, qualunque ne sia la forma, è una macchina essenzialmente capitalistica, uno Stato dei capitalisti, il capitalista collettivo ideale. Quanto più si appropria le forze collettive, tanto più diventa un capitalista collettivo, tanto maggiore è il numero di cittadini che esso sfrutta. Gli operai rimangono dei salariati, dei proletari. Il rapporto capitalistico non viene soppresso, viene invece spinto al suo apice. Ma giunto all’apice, si rovescia. La proprietà statale delle forze produttive non è la soluzione del conflitto, ma racchiude in sé il mezzo formale, la chiave della soluzione.
Questa soluzione può consistere solo nel fatto che si riconosca in effetti la natura sociale delle moderne forze produttive e che quindi il modo di produzione, di appropriazione e di scambio sia messo in armonia con il carattere sociale dei mezzi di produzione. E questo può accadere solo a condizione che, apertamente e senza tergiversazioni, la società si impadronisca delle forze produttive le quali si sottraggono ad ogni altra direzione che non sia quella sua. Così il carattere sociale dei mezzi di produzione e dei prodotti che oggi si volge contro gli stessi produttori, che sconvolge periodicamente il modo di produzione e di scambio e si impone con forza possente e distruttiva solo come cieca legge naturale, viene fatto valere con piena consapevolezza dai produttori e, da causa di turbamento e di sconvolgimento periodico, si trasforma nella più potente leva della produzione stessa”.
Ragionemento che è in linea con quello di Marx in Salario prezzo e profitto in cui afferma: “Nello stesso tempo la classe operaia, indipendentemente dalla servitù generale che è legata al sistema del lavoro salariato, non deve esagerare a se stessa il risultato finale di questa lotta quotidiana. Non deve dimenticare che essa lotta contro gli effetti, ma non contro le cause di questi effetti; che essa può soltanto frenare il movimento discendente, ma non mutarne la direzione; che essa applica soltanto dei palliativi, ma non cura la malattia. Perciò essa non deve lasciarsi assorbire esclusivamente da questa inevitabile guerriglia, che scaturisce incessantemente dagli attacchi continui del capitale o dai mutamenti del mercato. Essa deve comprendere che il sistema attuale, con tutte le miserie che accumula sulla classe operaia, genera nello stesso tempo le condizioni materiali e le forme sociali necessarie per una ricostruzione economica della società. Invece della parola d’ordine conservatrice: “Un equo salario per un’equa giornata di lavoro”, gli operai devono scrivere sulla loro bandiera il motto rivoluzionario: “Soppressione del sistema del lavoro salariato”.
Quindi la denuncia di Scarpinato ci apre alla possibilità di capire meglio come funziona la complessa macchina capitalistica e le sue sovrastrutture compresa la dittatura borghese che opera all’interno del sistema dei partiti.