giovedì, Aprile 9

L’UCRAINA ATTACCA INTERESSI DEGLI STATI UNITI

Il 20 febbraio il presidente francese Emmanuel Macron ha presentato la propria visione del conflitto con la Russia basandosi su una mappa rovesciata dell’Ucraina: noi siamo i buoni, loro i cattivi.

La Francia incapace di far fronte a Donald Trump

di Thierry Meyssan

Non è stato Donald Trump a rivoltarsi contro il regime di Kiev, come vogliono farci credere, ma Volodymyr Zelensky, che ha fatto bombardare interessi statunitensi, causando danni ingenti a Chevron e a ExxonMobil. Non c’è perciò ragione d’illudersi che una visita a Washington di Keir Starner ed Emmanuel Macron possa capovolgere la situazione.
Può sembrare assurdo attaccare gli alleati, ma è ciò che fecero i nazisti contro la Polonia ed è ciò che hanno fatto i nazionalisti integralisti ucraini contro gli Stati Uniti.

Rete Voltaire | Parigi (Francia) |25 febbraio 2025

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12 febbraio

Il presidente francese Macron ha immediatamente reagito all’annuncio di colloqui russo-statunitensi a Riyad. Il 12 febbraio ha riunito all’Eliseo i sette principali alleati del continente europeo: i ministri degli Esteri tedesco (Annalena Baerbock), spagnolo (José Manuel Albares Bueno), britannico (David Lammy), italiano (Antonio Tajani), polacco (Radoslaw Sikorski), l’alto rappresentante della Commissione europea per la Politica estera (l’estone Kaja Kallas), nonché il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio (il lituano Andrius Kubilius).

L’obiettivo dell’illustre consesso era trovare una risposta comune. Ovviamene non è successo. Solo Francia e Regno Unito sono pronti a inviare truppe in Ucraina per fare rispettare le condizioni di un’eventuale pace. Germania, Spagna e Italia vi si oppongono fermamente. L’Ue, in particolare gli Stati baltici, auspicherebbero che gli altri Paesi membri aderissero alla proposta franco-britannica.

Contemporaneamente, il segretario al Tesoro degli Stati Uniti, Scott Bessent, si trovava a Kiev, ma non per regalare altri miliardi agli ucraini, ma per chiederne… 500! Con imperturbabilità trumpiana, ha presentato il conto esorbitante di tre anni di guerra. Il presidente ucraino non-eletto, Zelensky, gli ha risposto che non cederà a quello che considera un taglieggiamento.

Questa è la versione ufficiale. La verità è ben diversa: a giugno scorso Zelensky aveva incontrato il senatore Lindsey Graham, vecchio amico dei nazionalisti integralisti, che gli aveva spiegato come, invadendo l’Ucraina, la Russia mirasse solo a impadronirsi delle sue terre rare, stimate in 10-12 mila miliardi di dollari. Graham lo aveva ripetuto in un’intervista a Face The Nation (CBSNews del 9 giugno 2024). L’idea ha preso piede negli Stati Uniti e la classe dirigente si è ritenuta esentata dal prestare attenzione alla versione russa. Ma il 19 febbraio scorso Bloomberg ha rivelato che la storia è una bufala: l’Ucraina non possiede questi minerali.

Secondo Rossiya 24, gli europei si sarebbero già spartiti le ricchezze dell’Ucraina: i britannici avranno accesso privilegiato ai porti, i tedeschi alle miniere e così via. Ad aprile 2022 il Congresso degli Stati Uniti approvò una legge che autorizzava la fornitura di armi all’Ucraina sul modello della “legge degli affitti e prestiti” della seconda guerra mondiale (Ukraine Democracy Defense Lend-Lease Act of 2022), ma la legge non è mai stata applicata dall’amministrazione Biden, sicché è decaduta a settembre 2023. Tutto ciò che Washington ha fornito all’Ucraina, in denaro e materiale bellico, è a fondo perduto.

L’amministrazione Trump reclama oggi il rimborso di quanto Usa e alleati hanno dato senza contropartita. Il costo totale è stimato in 500 miliardi di dollari, infima parte dei 10 mila miliardi di dollari che l’Ucraina afferma di possedere.

17 febbraio

In questo contesto, il 17 febbraio si è svolta all’Eliseo una seconda riunione, con i medesimi partecipanti della prima, oltre alla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al segretario generale della Nato Mark Rutte.

L’Unione europea e la Nato sono organizzazioni fondate dagli anglosassoni per sorvegliare l’Europa occidentale. Von der Leyen e Rutte devono entrambi la nomina a Londra e Washington, anche se sono stati eletti dai rappresentanti degli Stati membri. Quindi sono in debito di riconoscenza con l’amministrazione Biden, non con Trump. Sono quindi a favore della prosecuzione della guerra, ma soprattutto non vogliono la pace.

La seconda riunione all’Eliseo non è stata più proficua della prima.

Tanto più che il ritmo si è accelerato: mentre a Parigi le insigni menti europee deploravano la rivoluzione trumpiana, il Consiglio di Difesa e Sicurezza nazionale ucraino il 17 febbraio ordinava il bombardamento dell’oleodotto che collega il Kazakistan al porto russo di Novorossiisk, uno dei più grandi al mondo, che consente l’esportazione di enormi quantità di petrolio kazako e russo.

Dopo l’instaurazione della legge marziale, questo Consiglio è la reale autorità esecutiva dell’Ucraina. Si riunisce nel palazzo presidenziale, in modo da nascondere agli stranieri chi esercita di fatto tutte le funzioni esecutive del Paese al posto del presidente e della sua amministrazione. Il presidente non-eletto Zelensky, il cui mandato è scaduto otto mesi fa, vi risiede, ma non alcuna voce in capitolo. Tutte le decisioni sono prese sotto l’autorità dell’ex capo dei servizi segreti esterni (SZRU), Oleksandr Lytvynenko.

Questo Consiglio, che ha messo al bando tutti i partiti politici d’opposizione, bruciato tre milioni di libri e vietato la Chiesa ortodossa, maggioritaria nel Paese, è il feudo dei nazionalisti integralisti, in altre parole dei seguaci di Dmytro Dontsov e del suo sicario Stepan Bandera, collaboratori dei nazisti. Bombardando in Russia la principale stazione di pompaggio dell’oleodotto, il Consiglio sapeva cosa stava facendo: stava attaccando gli interessi statunitensi in Russia.

Il Caspian Pipeline Consortium (CPC) è proprietà:
• per il 2% dell’italiana ENI;
• per il 7,5% della società Caspian Pipeline Co., filiale della statunitense Mobil;
• per il 15% della società Caspian Pipeline Consortium Co., filiale della statunitense Chevron.

Questo oleodotto fornisce anche la maggior parte del petrolio a Israele.

Con tale atto il Consiglio di Difesa e Sicurezza nazionale ucraino ha dichiarato guerra a Italia e Stati Uniti.

18 febbraio

Le delegazioni statunitense e russa si sono incontrate al palazzo di Diriyah a Riyad (Arabia Saudita). Come ho analizzato la scorsa settimana [1], il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha insistito affinché non si parlasse solo di guerra e confini, ma anche di questioni fondamentali, comprese le relazioni tra le due parti in conflitto. Il segretario di Stato, Marco Rubio, si è impegnato a porre fine alle molestie di cui sono stati oggetto durante l’amministrazione Biden diplomatici russi accreditati negli Stati Uniti. Inoltre ha promesso che non saranno più cancellati eventi artistici in onore di autori russi. Rubio si è impegnato anche a mantenere gli impegni di Washington, quindi a ritirare progressivamente le truppe Nato dai Paesi che vi hanno aderito dopo la riunificazione tedesca.

Dal punto di vista dei guerrafondai occidentali, questo primo contatto è stato impari: Washington ha fatto concessioni, Mosca nessuna. Ma dal punto di vista dei pacifisti non poteva essere altrimenti, visto che tutte le colpe in questa vicenda sono state dei neoconservatori delle amministrazioni statunitensi: di quella Repubblicana di Bush Jr. e di quelle Democratiche di Obama e Biden. La Russia ha accettato il riconoscimento da parte degli Stati Uniti dei loro torti e non ha chiesto nulla a contropartita.

19 febbraio

Il presidente Trump ha commentato i bombardamenti ucraini e i negoziati con la Russia: «Sono davvero deluso per quanto è accaduto. Sono stato a osservare per tre anni… Voglio dire, loro [gli ucraini] sono contrariati per non essere stati invitati [ai negoziati con la Russia] a Riyad. Sono sul proscenio da tre anni, anzi da molto tempo prima».

Ha postato questo messaggio ancora più duro su TruthSocial: «Pensateci, un comico modesto, Volodymyr Zelensky, è riuscito a convincere gli Stati Uniti d’America a spendere 350 miliardi di dollari per entrare in una guerra che non poteva essere vinta, che non avrebbe mai dovuto cominciare, che non potrà mai essere risolta senza gli Stati Uniti e senza TRUMP». «Gli Stati Uniti hanno speso 200 miliardi di dollari più dell’Europa; l’Europa ha ricevuto garanzie per questo denaro, gli Stati Uniti invece non riceveranno nulla in cambio. Perché Joe Biden non ha preteso pari trattamento, tanto più che questa guerra è molto più importante per gli europei che per noi – noi abbiamo un grande e meraviglioso oceano che ci separa. Per di più Zelensky ammette che metà del denaro che gli abbiamo dato è SPARITO. Si rifiuta di indire le elezioni, il suo consenso è molto basso nei sondaggi, e la sola cosa he gli è riuscita bene è stata girarsi e rigirarsi Biden. Dittatore non eletto, Zelensky dovrebbe muoversi in fretta, altrimenti rischia di ritrovarsi senza più un Paese. E intanto noi negoziamo con la Russia, e con successo, la fine della guerra. Facciamo tutto quello che, tutto il mondo lo ammette, solo TRUMP e la sua amministrazione possono fare. Biden non ci ha mai nemmeno provato, l’Europa non è riuscita a portare la pace; quanto a Zelensky, probabilmente vuole che la macchina continui a girare. Amo l’Ucraina, ma Zelensky ha fatto un lavoro terrificante: il suo Paese è distrutto e MILIONI di persone sono morte inutilmente – e via di seguito…»

Inorridite, le élite occidentali filo-Biden hanno accusato Trump di ripetere pappagallescamente la propaganda del «dittatore Putin». Secondo loro, accusare l’Ucraina di aver scatenato la guerra significa invertire le colpe: la guerra è stata voluta dal «dittatore» che ha invaso l’Ucraina per conquistarla.

All’inizio del conflitto, su questo sito spiegammo che la guerra iniziò il 19 febbraio 2022, con i bombardamenti dell’esercito ucraino contro la sua stessa popolazione del Donbass. È un fatto indiscutibile e riconosciuto dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE) che aveva il compito di sorvegliare i confini interni del Donbass. Il colonnello svizzero Jacques Baud, esperto riconosciuto a livello mondiale di servizi di intelligence, ha sottolineato in diversi studi [2] che l’OSCE aveva rilevato bombardamenti ucraini nei giorni immediatamente precedenti il riconoscimento dell’indipendenza delle due repubbliche del Donbass, Donetsk e Lugansk, seguita dopo alcune ore dalla firma dei due Trattati di Amicizia, Cooperazione e Assistenza reciproca, nonché, due giorni dopo, dal lancio dell’operazione militare speciale contro i nazionalisti integralisti ucraini (non contro l’Ucraina).

Come sempre accade, anche in questa vicenda i governi che riversano sulla popolazione una propaganda di guerra menzognera ne sono loro stessi vittime. Macron, Starmer, Von der Leyen e Rutte non smentiscono la regola: ora credono in buona fede le assurdità che hanno instancabilmente ripetuto negli ultimi tre anni [3].

23 febbraio

In una conferenza stampa a Kiev, Zelensky, il «dittatore non eletto», ha annunciato di essere pronto a dimettersi se questo consentirà all’Ucraina di aderire alla Nato, ovvero mai, data la posizione degli Stati Uniti. Ha ribadito che Kiev non accetterà nulla che non abbia essa stessa negoziato con gli Stati Uniti e la Russia. Neppure questo può accadere: gli Stati Uniti e la Russia decideranno insieme e alla loro volontà si piegheranno Unione europea e Ucraina, qualunque cosa dicano.

24 febbraio

Il presidente russo Putin ha rilasciato un’intervista al primo canale televisivo russo. Ha dichiarato che la Russia possiede molte più terre rare dell’Ucraina e che Mosca è «pronta a lavorare con i partner stranieri, compresi gli Stati Uniti» per sfruttare questi giacimenti. In altri termini, se si arrivasse alla pace, Washington non potrebbe sfruttare le terre rare dell’Ucraina, che non ci sono, ma potrebbe farlo nella stessa Russia.

Putin aveva già dichiarato che accetterà di firmare la pace con l’Ucraina solo quando questa sarà guidata da un presidente legittimo. Riguardo alle elezioni, che non sono state indette perché il Consiglio di Difesa e Sicurezza nazionale mantiene la legge marziale a tutela della propria dittatura, Putin si è espresso a favore del generale Valery Zaloujny, ex comandante in capo delle forze armate e attuale ambasciatore a Londra. A suo parere è un leader due volte più popolare in Ucraina di Zelensky.

Il presidente francese Macron è stato in visita a Washington. Secondo le televisioni francesi, è stato ricevuto da Trump alla Casa Bianca. Secondo le televisioni statunitensi invece è stato ricevuto [all’inizio] solo dal capo gabinetto di Trump, in violazione delle regole basilari del protocollo.

Il 24 febbraio, in simultanea da Kiev, il presidente non-eletto Zelensky e i suoi invitati hanno partecipato a una riunione del G7 allargato con il presidente Trump, in videoconferenza dalla Casa Bianca.

Trump ha partecipato, in videoconferenza dalla Casa Bianca, alla riunione del G7 che si svolgeva a Kiev alla presenza del presidente non-eletto Zelensky, di Justin Trudeau (primo ministro canadese), di Ursula von der Leyen (presidente della Commissione europea) e di Antonio Costa (presidente del Consiglio europeo). Olaf Scholz (cancelliere tedesco), Keir Starmer (primo ministro britannico), Giorgia Meloni (primo ministro italiano) e Shigeru Ishiba (primo ministro giapponese) si sono collegati in video.
Ha partecipato alla riunione anche il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, che si trovava a Kiev.
Tutti i partecipanti, compreso il presidente francese Macron, hanno giurato lealtà al presidente Trump e ne hanno accettato le decisioni.

Emmanuel Macron, dopo aver partecipato a un summit del G7 allargato presieduto da Donald Trump, cui ha giurato di essere leale, raggiunge un’altra ala della Casa Bianca. Verrà introdotto nello Studio Ovale solo dopo un altro incontro tra Trump e i suoi consiglieri.

Al termine di questo scambio, e non prima, Macron è stato autorizzato a incontrare il presidente Trump a tuppertù nello Studio Ovale. Non si sa cosa si siano detti i due presidenti, ma nella conferenza stampa che ne è seguita si sono congratulati per l’unità d’intenti. In altre parole, il presidente Macron ha rinunciato alle sue rimostranze e, come i colleghi del G7, si è allineato senza riserve alle decisioni del presidente Trump.

Il primo ministro britannico Keir Starmer si recherà a Washington il 27 febbraio. Proporrà il dispiegamento di una forza di pace britannica per garantire il cessate-il-fuoco; la proposta sarà respinta dai presidenti Putin e Trump perché un protagonista non può diventare arbitro.

Ciò che accadrà in seguito è già noto: nei prossimi anni la Nato e la Ue saranno sciolte come lo furono il Patto di Varsavia e l’Urss. Questa è l’unica soluzione per mantenere l’unità degli Stati Uniti, che, in caso contrario, scomparirebbero.

Le classi dirigenti europee dovranno farsi carico da sole della sicurezza della loro patria. Dovranno dunque ricostituire le forze armate, un processo che richiederà un decennio ai Paesi che, come la Danimarca, cominceranno già domani. Gli altri saranno esposti ai capricci della Storia.

La Francia e il Regno Unito, come del resto ogni altro Paese europeo, non hanno più eserciti in grado di difendere il loro territorio. Dispongono solo di forze di protezione, che usano per conservare le isolette residuali dei loro ex imperi. Per ricostituire delle vere forze armate, ognuno di questi Paesi dovrà tagliare le spese. In Francia ciò avverrà ovviamente a scapito della spesa sociale. Sarà allora necessario affrontare il problema degli sperperi nella Sanità e nell’Istruzione. I francesi sono a torto convinti che la sicurezza sociale, i sussidi alle famiglie e il regime pensionistico per ripartizione siano inseparabili dalla Repubblica, in realtà si tratta di sistemi ereditati dal regime fascista di Philippe Pétain. Alla Liberazione, sono stati certamente convalidati dal Consiglio Nazionale della Resistenza, ma non c’è nulla di ideologicamente repubblicano in essi.

Dobbiamo quindi prepararci a giorni difficili. Nelle prossime settimane, non già nei prossimi anni, dobbiamo trovare il modo di passare dall’attuale modello sociale a un altro, più moderno e più libero, senza ledere i più svantaggiati. È improbabile che la nostra classe politica ne sia capace. I suoi principali leader si sono riuniti di nuovo all’Eliseo con il presidente Macron per confermare che ne condividono la visione del conflitto ucraino e della «follia» del presidente degli Stati Uniti. Ci sono treni che si possono perdere per prendere il successivo. Questo no, è l’ultimo.

Thierry Meyssan

Traduzione
Rachele Marmetti

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