domenica, Aprile 5

LE ISTITUZIONI INTERGOVERNATIVE SOPRAVVIVERANNO ALL’IMPERO AMERICANO?

di Thierry Meyssan

Lo sconvolgimento provocato dal trumpismo riguarda non solo gli Stati Uniti ma anche le relazioni nazionali e la vita politica interna dei loro alleati. Curioso che i leader europei critichino il presidente degli Stati Uniti per la sua politica domestica, così violando il principio di non-ingerenza negli affari interni di un Paese straniero.
Pur non essendo direttamente colpiti, gli europei devono affrontare le inconfessabili conseguenze che le riforme trumpiane provocano nei loro Paesi. E siamo solo agli inizi.

Rete Voltaire | Parigi (Francia) |1 aprile 2025

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Durante il G7 parzialmente virtuale del 24 febbraio, il presidente degli Stati Uniti ha minacciato i partecipanti di abbandonare l’Organizzazione se avessero pubblicato la dichiarazione che avevano preparato.

Il periodo attuale, caratterizzato dall’avvicinamento di Stati Uniti e Russia, sta sconvolgendo lo scacchiere politico mondiale. Tutte le istituzioni intergovernative ne sono scombussolate. Sembra che alcune perseguissero un obiettivo ufficioso che tutti si guardavano bene dall’enunciare pubblicamente che non può resistere all’evoluzione in corso. Altre invece agivano in contrasto con gli obiettivi proclamati, senza disagiare i loro membri, del resto unanimemente consenzienti. Ma oggi sembra inaccettabile praticare un sedicente multilateralismo in realtà tutt’altro che multilaterale.

Il G7 e la Nato sono già inceppati

Il coordinamento politico dell’Occidente era assicurato dal G7, un insieme di riunioni a tutti i livelli che elaborava un indirizzo condiviso. Ma nella riunione, parzialmente virtuale, dei capi di Stato e di governo del 24 febbraio 2025, il presidente degli Stati Uniti, Trump, si è rifiutato di firmare il comunicato finale, minacciando i partner di uscire dal G7 se lo avessero pubblicato senza il suo consenso [1].

Da un mese le riunioni del G7 si svolgono senza gli Stati Uniti. Infatti alla riunione virtuale del 28 marzo dei consiglieri per la sicurezza nazionale, cui è stata associata l’Ucraina, non ha partecipato lo statunitense Michael Waltz [2].

È evidente che manca ormai un coordinamento politico dell’Occidente. Di conseguenza, non esiste più nemmeno il coordinamento militare.

I britannici e i francesi, prima in competizione poi di comune accordo e di concerto, hanno avviato una serie di incontri tra capi di Stato e di governo dei Paesi alleati. Il loro obiettivo è garantire la sicurezza del continente sotto gli ombrelli nucleari francese e britannico. Ma si tratta di un progetto che allo stato attuale non può funzionare perché i termini del problema sono mal posti.

Al momento le mosse di Trump vengono infatti interpretate come volontà di spostare delle forze armate statunitensi dall’Europa all’Estremo Oriente; Trump vuole invece mettere fine all’impero americano, sia perché è ideologicamente un jacksoniano [3], sia perché obbligatovi dalla crisi del debito [4].

Nell’ipotesi degli alleati, sarebbe sufficiente aumentare le spese militari di ciascun Paese per compensare il ritiro degli Stati Uniti; se invece Trump vuole, come sostengo, mettere fine all’imperialismo americano, il problema non è il budget dell’Alleanza Atlantica, ma è soprattutto la sua organizzazione. Washington non vuole più continuare a comandare, ma solo indicare la rotta.

Ma se gli Stati europei e i loro alleati canadesi, australiani, coreani e giapponesi ubbidivano diligentemente agli Stati Uniti, abbandonati a loro stessi non si comprendono. La storia del continente europeo è una serie infinita di rivalità, di conflitti e di guerre, con l’unica eccezione dell’Impero romano, cui le popolazioni si sottomisero per proteggersi dalle invasioni. Dopo la sua caduta, i vichinghi e i mongoli saccheggiarono il continente. Gli imperi di Carlo Magno, Carlo V, Napoleone o Hitler non conobbero mai la pace. Ma oggi non c’è un pericolo imminente che spinga gli europei a unirsi: di qui la necessità d’inventarsi una minaccia russa, come se l’Armata Rossa si preparasse a sfilare sugli Champs-Elysées.

Due settimane fa, il 19 marzo, la RAND Corporation, cioè la lobby militare-industriale statunitense, ha suggerito di creare un «consiglio europeo di dissuasione», formato da Francia, Regno Unito e altri Stati europei-chiave, come Germania e Polonia [5]. Ma le armi nucleari strategiche da sole non possono essere strumenti di dissuasione, occorrono anche solidi eserciti convenzionali.
Nessuno degli Stati europei ne possiede: le attuali forze armate britanniche e francesi non hanno lo scopo di difendere i territori nazionali, ma di lanciarsi in operazioni neocoloniali, soprattutto in Africa.

I giganteschi mezzi della Nato saranno inevitabilmente compromessi: è sufficiente che gli Stati Uniti smettano di condividere i propri perché tutto smetta di funzionare. I loro strumenti d’intelligence sono indispensabili al funzionamento sul campo di battaglia delle armi da loro stessi vendute. Inoltre, se non vogliono essere coinvolti in un conflitto, dovranno bloccare l’uso delle armi pesanti che hanno venduto, dai blindati agli aerei. Ciò che è stato concepito per frenare lo spirito avventuriero di alcuni alleati, ora lega le mani a tutti.

Del resto, lo stesso problema si porrà con le armi pesanti vendute da Francia e Regno Unito, anch’esse equipaggiate di inibitori. Parigi e Londra dovranno bloccarle quando la Polonia cercherà di riappropriarsi della Galizia orientale e l’Ungheria vorrà recuperare la Transcarpazia. E cosa ne sarà della Nato quando la Romania tenterà di rientrare in possesso della Moldavia?

Alla Conferenza sulla sicurezza di Monaco del 14 febbraio il vicepresidente J.D. Vance ha denunciato «il regresso di alcuni dei valori più fondamentali dell’Europa, valori condivisi dagli Stati Uniti d’America». Il suo discorso segna la rinuncia di Washington all’impero americano e l’inizio della disfatta delle élite alleate.

Le istituzioni nazionali e intergovernative rivelano il vero volto

Alla guida del Dipartimento per l’efficienza del governo (DOGE), Elon Musk sta ridimensionando la burocrazia statunitense. L’opinione pubblica lo sente parlare degli sperperi dell’amministrazione Biden. In quanto libertario, Musk si limita a ridurre lo Stato federale. Ma attraverso questa battaglia il presidente Trump vuole distruggere, pezzo per pezzo, tutti i bilanci dell’imperialismo americano. Ha revocato la maggior parte dei finanziamenti all’USAID, la sedicente agenzia di aiuti umanitari che funge da paravento alla Cia. Sta prendendo di mira anche l’United States Institute of Peace (USIP) e la National Endowment for Democracy (NED), agenzie che sovvenzionano legalmente la propaggine della Cia nei Cinque Occhi, cioè nel coordinamento dei servizi segreti anglosassoni. Ogni giorno si scoprono nuove agenzie con attività poco trasparenti, finalizzate a estendere l’imperialismo americano nel mondo. Cito l’ultimo fatto in ordine di tempo: la piccola U.S. African Development Foundation, la cui sede è nei pressi della Casa Bianca, ha impedito agli agenti del DOGE di entrare nei suoi locali, presidiati da propri poliziotti. I dipendenti vi si sono trincerati per impedire a chiunque l’accesso e di scoprire quale fosse la loro funzione.

Tutte le Ong e i partiti politici che lo Stato federale americano sovvenzionava nel mondo dovranno trovare nuove fonti di finanziamento o saranno costretti a chiudere.

Non resisto alla tentazione di raccontarvi come, in tutti i Paesi alleati, questo sistema stia crollando alla base. Ad esempio, l’Ong francese Reporters sans frontières, che afferma di difendere «il diritto di ogni essere umano a un’informazione libera e affidabile», è in realtà una succursale della Cia. Si rifiutò di prendere le mie difese quando, minacciato di morte, fui costretto a lasciare la Francia. Ora che il presidente Trump ha chiuso le radio e le televisioni propagandistiche, senza alcuna remora Reporters sans Frontières si è unita ai dipendenti di Voice of America per intentare una causa contro l’amministrazione statunitense e chiedere il reintegro dei sedicenti giornalisti dell’emittente.

Altro esempio: la Fondazione Jean-Jaurès, legata al Partito socialista francese, si è progressivamente alleata con pseudopodi della Cia. Ad esempio, oggi vi lavora Rudy Reichstadt, fondatore di Conspiracy Watch, già generosamente sovvenzionata dalla Francia. Pur richiamandosi alla Carta di Monaco, che specifica diritti e doveri dei giornalisti, questo personaggio ci ha definiti, in quasi 300 articoli, «falsari» senza mai indicare come e quando avremmo falsificato la realtà.

Il crollo di Ong e partiti politici sovvenzionati da Washington fa prendere coscienza della replica di questo sistema da parte dell’Unione Europea. Quest’ultima finanzia agenzie simili a USAID, UISP e NED. Sebbene tutti gli esperti sappiano da tempo che l’Ue sovvenziona alcune ONG perché ne parlino bene e ne sovvenziona altre per denigrare gli oppositori, solo ora emerge l’entità delle sue intromissioni propagandistiche. L’ungherese Mathias Corvinus Collegium (MCC) ha recentemente pubblicato uno studio di Thomas Fazi sulle sovvenzioni alla propaganda della Ue [6].

Da questa ricerca si apprende, ad esempio, che l’Ue ha attivato programmi per «combattere i discorsi euroscettici già diffusi dalle élite autocratiche» (RevivEU) o per «denazionalizzare l’impegno europeo» (EU TURN 2025); programmi che si aggiungono ai finanziamenti devoluti a organizzazioni compiacenti, come la Fondation Robert Schuman per combattere la «mitologia euroscettica e nazional-populista», o l’European Policy Center per esaltare le migrazioni internazionali e denigrare la Russia.

Per merito degli studi dell’European Center for Law&Justice [7] era già noto che la Corte europea dei diritti dell’uomo, lungi dall’essere un tribunale imparziale, è riserva di caccia dei dipendenti dello speculatore George Soros. Ora si sa che l’Unione europea, lungi dall’essere un’amministrazione rispettosa della diversità dei propri membri, manipola il suo budget a danno dei suoi cittadini.

Non siamo ancora arrivati a ridimensionare l’Unione europea e il Consiglio d’Europa, ma si fa strada la consapevolezza della devianza della burocrazia di Bruxelles e della giustizia di Strasburgo.

Conclusione

Il multilateralismo che abbiamo conosciuto all’interno delle istituzioni dell’Occidente, il G7 e la Nato, persiste, ma è paralizzato. Queste organizzazioni, nell’attuale forma, scompariranno rapidamente. Per continuare dovranno cambiare radicalmente assetto.

Allo stesso modo, la cosiddetta società civile, lungi dall’essere emanazione dei cittadini a complemento delle istituzioni democratiche, appare ormai farcita di organismi ibridi che lavorano sottobanco per gli Stati all’insaputa dei cittadini e contro di loro.

Thierry Meyssan

Traduzione
Rachele Marmetti

[1] “La Francia incapace di far fronte a Donald Trump”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 25 febbraio 2025.

[2] «Andriy Yermak Held a Conversation with National Security Advisors to G7 Leaders», Presidency of Ukraine, March 28, 2025.

[3] “Interpretazioni errate dell’evoluzione degli Stati Uniti”, Parte prima, 28 gennaio 2025, Parte seconda, 4 febbraio 2025, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire.

[4] “Donald Trump sta gestendo il possibile crollo dell’impero americano?”, di Thierry Meyssan, Traduzione Rachele Marmetti, Rete Voltaire, 11 marzo 2025.

[5] «Nuclear Deterrence: Can Britain and France Take on America’s Role in Defending Europe Against Russian Aggression?», Rand Corporation, March, 19, 2025.

[6The EU’s propaganda machine: How the EU funds NGOs to promote itself, Thomas Fazi, march 2025.

[7Les ONG et les juges de la CEDH (2009-2019) et L’impartialité de la CEDH – Problèmes et Recommandations (2023), Grégor Puppinck, Centre européen pour le droit et la justice.

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