martedì, Agosto 25

GIAPPONE E RUSSIA: CRESCE LA TENSIONE PER LE CURILI

Giappone

22 Agosto 2026

di Piero Orteca

Dopo il nordcoreano Kim, altri missili nel Pacifico, ai confini dell’Artico. L’arcipelago delle Curili, una catena di isole vulcaniche tra Russia e Giappone, di Mosca dalla fine della  guerra mondiale, con quattro di quelle isole che Tokio rivendica da sempre. Il leader del Cremlino recentemente in visita in questo posto sperduto, ha ordinato esercitazioni militari a ‘fuoco vivo’. Intanto il Sol levante si riarma, massicciamente.

Un’altra crisi ‘silente’

Le superpotenze continuano a mostrare i muscoli nel Pacifico, dove la tensione si è improvvisamente spostata dal Mar cinese meridionale alle fredde latitudini dei mari siberiani. Dopo i missili, sparati l’altro giorno dal nordcoreano Kim Jong-Un, ora è stata la volta della Russia con lanci balistici durante le esercitazioni al largo delle Curili. Si tratta di una catena di isole che si allunga, a oriente del Giappone, verso la Kamchatka. Venne occupata da Stalin alla fine della Seconda guerra mondiale, prezzo della sconfitta giapponese. Da sempre Tokio esige la restituzione delle quattro isole più vicine alle sue coste. Insomma: siamo di fronte a un’altra area di crisi, che cova sotto traccia e che potrebbe esplodere in qualsiasi momento. Anche perché l’effetto-domino delle politiche estere di Trump e Putin, a cominciare dal conflitto in Ucraina, non fa che alimentare nuovi terreni di scontro. Proprio per questo, anche per “punire” il Giappone per il suo rinnovato attivismo atlantista, voluto dalla nuova Premier Sanae Takaichi, Putin (abbastanza a sorpresa) nei giorni scorsi ha addirittura fatto una visita-lampo giusto alle Curili. Una visita politico-propagandistica, che ha avuto il chiaro scopo di mandare un messaggio preciso alla diplomazia nipponica e, più in generale, al nuovo governo “trumpiano” di Tokio. Dove già si programmano massicci incrementi della spesa militare. E, qualora tutto questo non fosse stato sufficiente, ci hanno pensato le esercitazioni “a fuoco vivo” condotte dalla flotta russa del Pacifico. Un segnale chiaro, per qualcuno perfino brutale, della volontà del Cremlino di difendere le posizioni anche dall’altro capo del mondo.

Allarme della stampa nipponica.

In Europa arrivano ovattati gli echi del pericoloso confronto tra Russia e Giappone alle soglie dell’Artico. Ma nel Paese del Sol levante la preoccupazione è forte. Tokio si sente in qualche modo accerchiata da potenti vicini (Cina, Russia e Corea del Nord) e ha deciso di riarmarsi pesantemente. L’accelerazione che ha avuto la crisi delle Curili, ha però colto tutti di sorpresa. La stampa nipponica dedica una lunga analisi agli ultimi avvenimenti, soffermandosi anche sul possibile raffreddamento delle relazioni diplomatiche con Mosca “La Russia testa un missile al largo di isole rivendicate dal Giappone, in un contesto di crescente tensione”, titola Nikkei Asia. E aggiunge: “La Flotta del Pacifico russa ha dichiarato di aver condotto un test missilistico al largo di un gruppo di isole occupate dalla Russia e rivendicate dal Giappone, in un contesto di crescente tensione per il territorio conteso, a seguito della prima visita in assoluto del presidente Vladimir Putin nella zona la scorsa settimana. Sebbene non sia chiaro quando esattamente sia stato effettuato il test, l’annuncio giunge dopo che il Ministero degli Esteri russo ha convocato l’ambasciatore giapponese in Russia, a seguito della protesta del Giappone contro il viaggio di Putin nella regione”.

Materialedi consultazione geografica

Prima la visita, poi i missili

Dunque, bisogna leggere i fatti collegandoli in prospettiva al vero e proprio “blitz” effettuato alle soglie dell’Artico dal capo del Cremlino. Una mossa che, come vedremo, ha irritato la signora Takaichi. A questo proposito, Nikkei ricorda: “Il 13 agosto Putin ha visitato l’isola di Etorofu, la più grande delle quattro isole che il Giappone chiama Territori del Nord e la Russia Isole Curili Meridionali. La flotta ha dichiarato che un’unità equipaggiata con il sistema missilistico superficie-nave ‘Bastion’ ha condotto il test. Il sistema è schierato a Etorofu. Secondo quanto riferito dalla flotta, anche l’incrociatore lanciamissili Varyag, ammiraglia della Flotta del Pacifico, ha partecipato al test missilistico insieme al sottomarino a propulsione nucleare Omsk. Il test ha simulato un attacco contro navi nemiche ed è riuscito a colpire tutti i bersagli previsti a una distanza di almeno 300 chilometri”.

Le reazioni di Tokio

“Non possiamo tollerare mosse della Russia volte a rafforzare la potenza militare sulle quattro isole settentrionali, perché contrastano con la posizione del nostro Paese sui Territori”. È questa la dichiarazione ufficiale del ​​Ministro degli Esteri giapponese. Il governo nipponico aveva presentato una protesta formale alla Russia, dopo che gli era stata notificata la data dell’esercitazione missilistica. Come riporta Nikkei, Tokio afferma che le isole, che includono anche Kunashiri, Shikotan e l’arcipelago di Habomai, “furono illegalmente occupate dall’Unione Sovietica subito dopo la resa del Giappone nella Seconda  guerra mondiale, il 15 agosto 1945”. La Russia sostiene invece che l’azione fosse legittima, affermando che le isole entrarono a far parte del suo territorio a seguito della guerra, garantite nell’atto stesso di resa.

La spesa militare giapponese

Di estremo interesse è l’analisi che, del bilancio-difesa nipponico, del South China Morning Post di Hong Kong. Colpisce soprattutto la connessione tra l’incremento di spesa e la progressiva perdita di fiducia nell’ assoluto sostegno americano. “Il Ministero della Difesa – scrive il Morning Post – si sta preparando a richiedere un bilancio record di 8.900 miliardi di yen (56,1 miliardi di dollari) per l’anno fiscale 2027, con ingenti investimenti previsti per droni, sistemi di comando basati sull’intelligenza artificiale, missili a lungo raggio e sostegno all’industria della difesa nazionale giapponese. Tra le motivazioni che hanno portato ad aumentare la spesa, figurano il deterioramento della situazione della sicurezza nella regione indo-pacifica, le lezioni apprese dal conflitto in corso in Ucraina, il calo di fiducia negli Stati Uniti come partner affidabile per la sicurezza e la consapevolezza che il Giappone deve fare di più per garantire la propria difesa”.

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