

22 Agosto 2026
di Ennio Remondino
L’ iperbolica minaccia «dell’operazione economica più devastante mai intrapresa contro un Paese». Trump esagerato come sempre, se si pensa alle sanzioni e alle restrizioni unilaterali americane già imposte a Tehran negli ultimi decenni, prive di base di legalità internazionale. Ora Trump minaccia di punire chiunque commerci con Teheran. Che dalla sua ha una rete di corridoi fisici e digitali con tanti paesi vicini. Compreso tentare di forzare il blocco navale a Hormuz
‘Granguignolesco’
«Tremende conseguenze economiche per qualsiasi Paese, istituzione o impresa che continui a fornire sostegno finanziario o commerciale a Teheran». Il mondo è avvertito. Nel mirino dell’autoproclamato sceriffo planetario, il contrabbando di petrolio, i trasferimenti di denaro, le società di comodo, i registri navali e gli altri canali usati dall’Iran da per aggirare le sanzioni. La storia racconta i 40 anni di fallimenti di questa strategia statunitense che provoca solo un enorme deterioramento economico per la popolazione iraniana senza intaccare il potere. Ma adesso arriva Trump che nelle sparate a parole non lo batte nessuno.
Economia
Resistenza iraniana
«Teheran ha costruito negli anni un sistema articolato per aggirare embargo navale e sanzioni, una rete di corridoi terrestri, marittimi, aerei e digitali che si estende ben oltre i propri confini», avverte Francesca Luci. Con esempi e dettagli. Ad esempio con la Turchia scambia tecnologie dual-use e riciclaggio diverso via società di comodo. Trump disposto a litigare con Ankara? Con l’Iraq Tehran rietichetta e miscela il greggio iraniano rivendendolo con documenti falsi, mentre diverse rotte fluviali e montane permettono il contrabbando di pregiato materiale militare. Anche lì, per Washington, rompere con Baghdad?
Mondo islamico non solo sciita
Il Pakistan è un asse logistico crescente per l’export di carburante e nuove rotte che bypassano Hormuz. L’Afghanistan fornisce dollari contanti dal mercato nero. Nel Mar Caspio transitano rifornimenti russi su navi senza tracciamento. Nel settore aereo, l’Iran ottiene velivoli tramite finte emergenze e passaggi di proprietà societaria. Il tutto sostenuto da un sistema finanziario digitale parallelo che converte petrolio in criptovalute tramite exchange compiacenti e ‘privacy coin’. A Hormuz, i Guardiani della Rivoluzione impongono assicurazioni forzate in bitcoin, altra fonte di valuta per tecnologia estera.
Soltanto ingenuità?
«Pensare che gli Stati uniti possano bloccare tutto è ingenuo, anche considerando l’impopolarità americana in Medio Oriente e altrove», la lettura critica più benevola. I Paesi che non vogliono perdere il favore di Washington si adegueranno ai suoi diktat. Ma il Medio Oriente non è fatto solo di governi: altri poteri agiscono, con o senza la complicità degli Stati, per fede o per interesse economico. Secondo gli osservatori iraniani, gli Emirati hanno già aderito alle pressioni americane, sospendendo i rapporti commerciali e finanziari con Teheran. Ma è solo un frammento dell’arcipelago arabo sunnita.
Il nodo della Cina
Ma il vero nodo per gli americani resta la Cina, primo partner commerciale dell’Iran e principale acquirente del suo petrolio. Sanzioni secondarie contro chi compra greggio iraniano aprirebbero un nuovo fronte di scontro tra Washington e Pechino, proprio mentre Trump cerca di migliorare i rapporti commerciali con la Cina e Xi Jinping è atteso negli Stati uniti il mese prossimo. Anche su quel fronte, minacce ‘trumpiane’ al vento. Il ministro degli esteri iraniano, Abbas Araghchi, definisce «politiche fallite» le minacce economiche di Trump che produrranno solo nuovi insuccessi per Washington. Altra vanteria a parole, dove a vincere alla fine sarà la capacità di soffrire della popolazione iraniana.
Storia
‘Terrorismo economico’
Araghchi accusa l’amministrazione statunitense di «terrorismo economico» e di voler distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica americana dai problemi finanziari interni. Ma la crisi economia di casa è feroce. La crisi economica iraniana si sta aggravando con inflazione sui beni di prima necessità, disoccupazione diffusa tra professionisti qualificati, una grave crisi energetica. A cui si aggiunge la crescita di un’economia sommersa e del contrabbando, che erode le entrate fiscali e alimenta la corruzione nel sistema, come accede sempre in queste crisi sociali. Ed ecco guadagnare terreno l’ipotesi di un attacco per forzare il blocco navale statunitense.
Ancora guerra per battere Trump?
Alzare la tensione e costringere Washington a concedere alcune condizioni al tavolo delle trattative, anche a costo di riaccendere il conflitto militare, per una parte di Tehran. Mentre gli Stati uniti stanno tentando il passaggio di alcune navi dei Paesi del Golfo Persico, 15-20 al giorno raccontano ad Axios, ma i dati di tracciamento indicano traffici molto inferiori. Altro dato in attesa di verifica, i 16-18 milioni di barili che arrivano sul mercato attraverso vari canali, contro i 20 milioni pre-bellici. Difficile stabilire se la notizia sia vera o costruita per orientare il mercato e per speculazioni che coinvolgono vertici della tregenda in corso.