
di Redazione
Dalle stragi nazifasciste e anticomuniste nel Nord-Est come quella avvenuta a Avasinis Trasaghis 2.5.1945, alla strage siciliana di Portella della Ginestra del 1° Maggio 1947, alla strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano del 12 dicembre 1969, alla strage di Peteano del 31 maggio 1972, alle stragi sui treni Italicus 1974 e 904 del 1984, alla strage di Piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974, alla strage di Via Fani del 16 marzo e omicidio Moro del 9 maggio 1978, alla strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980, alle ore 10,25, che determinò il tragico bilancio di 85 morti e 200 feriti, alla strage di Pizzolungo a Trapani del 1985 contro il magistrato Carlo Palermo, che aveva compreso che chi operava nei traffici di droga, in quello delle armi, nel terrorismo, nella mafia erano inseparabili e quindi Stato, massoneria, politici atlantici, NATO, Gladio, mafia, terrorismo, erano un unico blocco socio-politico messo a controllo del Paese in funzione degli interessi del blocco occidentale di cui l’Italia era considerata un corpo estraneo.
Era un attacco del blocco occidentale contro la nostra democrazia antifascista, contro la nostra Costituzione sociale, contro il più forte Partito Comunista dell’Occidente, contro i lavoratori e tutti i proletari e le loro conquiste politiche e sociali. Ma erano stragi anche contro quella parte della magistratura che dava respiro e vitalità alle norme costituzionali passate dalle battaglie parlamentari che avevano rimesso in gioco le masse popolari come forze di governo attraverso la prospettiva dell’entrata nel governo del Partito Comunista Italiano di Enrico Berlinguer con la proposta del compromesso storico.
Tutto questo dialogo e processo democratico venne interrotto con la strage di via Fani e il rapimento Moro. Ma la parte più consapevole dei rischi che stavamo correndo a causa della strategia del terrore prese posizione e dai giornalisti ai magistrati, alle forze dell’ordine, ai singoli cittadini ci fu una grande mobilitazione per comprendere chi voleva impedire ai comunisti di accedere democraticamente al governo del Paese tramite azioni criminali come le stragi. Per molti servitori dello Stato questo era oltretutto un dovere istituzionale.

In questo quadro le indagini di Falcone e Borsellino e le loro morti vanno inquadrate. Loro avevano capito e per questo sono stati assassinati. Come è stato assassinato Piersanti Mattarella il pupillo di Aldo Moro che voleva governare la Sicilia con i comunisti.
Per queste ragioni ringraziamo il lavoro costante e coraggioso fatto dai giornalisti di REPORT per la verità che permette a tutte le persone delle varie generazioni del nostro Paese di non avere pericolose amnesie e quindi di poter giudicare i fatti politici positivi e negativi avvenuti con cognizione di causa e piena consapevolezza sulle scelte possibili che ognuno di noi è chiamato a fare.