di Redazione
L’effetto pressa da parte russa è sempre più efficace e gli aggressori per conto degli USA/NATO i nazifascisti banderisti ucraini si accorgeranno molto presto che hanno perso il Donbass e quale errore strategico è stato quello di attaccare il territorio russo.
La cosa sconcertante è il livello di corruzione e ricattabilità raggiunta della classe dirigente europea che continua a sperperare miliardi di euro dei propri cittadini per sostenere una guerra di aggressione non voluta dai propri popoli. Che dire poi dei media occidentali e della maggioranza dei pennivendoli nelle varie redazioni che continuano a raccontare la balla che la guerra è cominciata, non nel 2014 con il golpe in Ucraina contro il presidente democraticamente eletto e l’attacco militare ai cittadini di lingua russa.
Ricordiamo i fatti che hanno portato alla situazione attuale e per qualche ragione, i media non ricordano più strumentalmente quanto accaduto ormai dieci anni fa, quando la crisi ucraina ebbe inizio:
le proteste di Euromaidan il 21 novembre 2013;
il successivo colpo di stato anticostituzionale (febbraio 2014);
l’inizo della guerra civile, in corso da ormai un decennio, nel sud-est dell’Ucraina.
Analizziamo più nel dettaglio la crisi ucraina attraverso i fatti accaduti:
Dieci anni fa, il 18 febbraio 2014, a Kiev ebbero inizio violenti e sanguinosi scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine.
In soli due giorni di scontri, tra il 18 e il 19 febbraio 2014, ci furono 29 morti tra i manifestanti di Maidan e 11 morti tra gli agenti delle forze dell’ordine, mentre centinaia di altre persone rimasero ferite.
Gli agenti delle forze dell’ordine, che si rifiutavano di usare le armi contro i loro connazionali civili, vennero assaliti dai manifestanti (i quali, di fatto, erano armati).
Il 20 febbraio del 2014, il Presidente ucraino Victor Yanukovich istituì una giornata di lutto nazionale per le vittime degli scontri. Nello stesso giorno, ignoti spararono sia contro i manifestanti che gli uomini dell’unità speciale antisommossa “Berkut”.

- RUSSIA
- 03 Settembre 2024 17:00
Poltava. Missili russi distruggono centro di addestramento ucraino per la guerra elettronica

Un centro di addestramento per le truppe ucraine nella città di Poltava – regione di Zaporozhie – è stato colpito martedì da missili russi. L’attacco è stato effettuato la mattina di martedì 3 settembre e nel darne notizia, Vladimir Rogov, membro del consiglio principale dell’amministrazione della provincia russa di Zaporozhie, ha dichiarato che l’obiettivo dell’attacco era l’Istituto militare di comunicazione di Poltava, che si concentrava sull’addestramento del personale nei campi del radar e della guerra elettronica.
Il leader del regime ucraino, Vladimir Zelensky, ha commentato l’attacco scrivendo sul suo canale Telegram che due missili hanno colpito “un istituto scolastico”, senza specificare se si trattasse di una struttura militare o civile. “Hanno colpito un istituto scolastico e un ospedale vicino, distruggendo parzialmente uno degli edifici dell’istituto di telecomunicazioni”, ha detto, aggiungendo che “41 persone sono state uccise e 180 ferite nell’attacco”.
Le corporazioni mediatiche occidentali (italiane in teste) citano a caratteri cubitali le parole di Zelensky. Ma, Mariana Bezuglaya, deputata indipendente della Verkhovna Rada ha confermato indirettamente che i missili hanno colpito obiettivi militari. “Poltava. L’addestramento nella 128esima brigata [delle Forze Armate dell’Ucraina] non ha insegnato nulla, nessuno viene punito […]. Le tragedie si ripetono e si ripetono”, ha scritto sul suo canale Telegram, con un chiaro riferimento all’attacco avvenuto nel novembre dello scorso anno contro la suddetta brigata, quando i suoi membri erano in fila per ricevere le medaglie.
Vladimir Rogov, presidente della commissione della Camera pubblica della Federazione Russa sulle questioni di sovranità, ha chiarito che l’obiettivo era noto come l’ex Scuola di comunicazioni del Comando militare superiore di Poltava, intitolata al maresciallo dell’Unione Sovietica Moskalenko. La scuola era specializzata nella formazione del personale delle Forze Armate ucraine in materia di radar e guerra elettronica. Secondo la sua interpretazione, c’erano più di 500 soldati sulla piazza d’armi al momento in cui il missile ha colpito l’edificio, ha detto Rogov, aggiungendo che le vittime potrebbero essere centinaia.