

27 Ottobre 2024
di Marco Marangoni
Metti una serata al Cremlino per il concerto di Oleg Gazmanov, il cantante, il cantore, il ‘maestro’ che con le sue canzoni melodiche e patriottiche ha prima onorato l’Unione Sovietica e ora la Russia, e ti immergi nella società di questo grande Paese.

Dal palco del Palazzo di Stato
Oleg Mikhaylovich Gazmanov ha 73 anni e sul prestigioso palco del Palazzo di Stato del Cremlino a Mosca, quel luogo dove si riunivano i giovani del Komsomol, delegati e segretari del Partito Comunista dell’Urss da Leonid Brezhnev a Mikhail Gorbaciov, appassiona e fa scatenare sia chi ha vissuto, anche con dolore la dissoluzione dell’Urss, che i giovani. Oggi all’interno di questo fantastico lascito dell’architettura sovietica, quasi sacrale e carico di storia, le bandiere rosse con falce e martello non fanno più da cornice e non c’è nemmeno quel grande busto di Lenin che troneggiava durante i congressi. E’ tutto curato, c’è eleganza e raffinatezza, nel grande salone all’ingresso sotto tutti gli stemmi delle ex repubbliche sovietiche è anche un brulicare di belle donne.
‘Russkiy mir’
Dal titolo ‘Russkiy mir’ (‘Il mondo russo’), il concerto del coinvolgente artista nativo nell’exclave di Kaliningrad tra Polonia e Lituania, con le sue canzoni, attraverso musica vivace, spumeggiante tra pop, folk e quel soft rock che piace a tutti, mette in evidenza la potenza e l’unità del popolo che vive nel Paese più vasto del mondo, la Russia, che l’Occidente aveva pensato di isolare a suon di (inutili) sanzioni. Il recente vertice dei Brics a Kazan ha dimostrato l’opposto, ovvero che la Russia non è isolata, tutt’altro.
Aloisio da Carcano detto ‘Aleviz Frjazin Staryj’
L’immersione musical-culturale inizia varcando la Torre della Trinità costruita dall’architetto italiano Aloisio da Carcano, da queste parti nome come ‘Aleviz Frjazin Staryj’. La Troickaja basnja con i suoi 80 metri, compresa della stella rossa, è la torre più alta del Cremlino.
Dalle vittime delle guerre ai campioni olimpici
Inutile dire che Gazmanov strappa applausi e standing ovation ovunque canti, ovunque sia la canzone proposta, da quelle più romantiche a quelle più forti, anche in onore ai militari, ricorda le vittime delle guerre, ed esalta gli eroi russi dei Giochi olimpici della neve e del ghiaccio di Sochi 2014. Un concerto con due ospiti d’eccezione, la cantante Zara e Shaman, quest’ultimo una sorta di ‘Gazmanov del futuro’ nato Yaroslav Dronov poco più di un mese prima della caduta dell’Urss.
‘Sdelan v SSSR’
C’è, però, una canzone che manda tutti in estasi, per il delirio più totale: è la nostalgica ‘Sdelan v SSSR’ (‘prodotto/made in URSS’) nella quale Gazmanov glorifica il passato dell’Unione Sovietica. È un pezzo scritto nel 2005 che inizia così: “Ucraina e Crimea, Bielorussia e Moldova, sono il mio Paese, Sakhalin, Kamchatka e monti Urali… sono nato in Unione Sovietica, sono stato creato in Urss !…”. L’orgoglioso Gazmanov – dal 2001 ‘artista emerito del popolo’ della Federazione russa – ricorda ed osanna l’Unione Sovietica dove vengono citati, intesi come “il mio Paese”, anche i Romanov, Lenin, Stalin, Gagarin, Tolstoj, Dostoevskij, Chagall e Aivazovsky. Oleg mette assieme anche oligarchi e mendicanti, potere e distruzione, KGB, petrolio, diamanti, oro, gas, forze aviotrasportate, vodka, caviale, richiamando all’unione.
‘Vpered Rossiya’
Particolarmente sentite, tra le tante, sono anche ‘Ofitsery’, in onore agli ufficiali, e l’allegra ‘Vpered Rossiya’ (‘Avanti Russia’). Un’ultima informazione quasi superflua: in Occidente, dove Gazmanov in passato era considerato il ‘Bruce Springsteen della Russia’ proprio per ‘Sdelan v SSSR’ (analoga alla ‘Made in U.S.A.’), è inserito nella “black list.
Da Mosca alla Kamchatka, terra di orsi e vulcani
Nessun paragone con altri, lui è ‘solo’ Oleg Gazmanov, ‘il maestro’ che con le sue canzoni onora Unione Sovietica e Russia, strappa scroscianti applausi, ottiene standing ovation, e fa segnare sold out dalla città polare di Murmansk (che presto entrerà nella notte artica) alla Kamchatka, terra di orsi e vulcani.
Sugar Fornaciari, ‘Overdose d’amore’ e di novità
Infine, una menzione storica legata alla musica italiana e al Palazzo di Stato, da sempre il luogo più ambito dagli artisti russi e anche internazionali (tra essi, Elton John, Ray Charles, Al Bano, Tina Turner, Sting ed Eric Clapton).
Correva l’anno 1990, era un freddo pomeriggio del 9 dicembre, l’inquilino del Cremlino era l’uomo della perestrojka Mikhail Gorbaciov – che piaceva tanto all’Occidente – e Zucchero portava un’‘Overdose d’amore’ ma anche di novità. Il concerto di Sugar Fornaciari, venne trasmesso in diretto in gran parte d’Europa ma anche (in differita) in America e Giappone: i biglietti erano andati a ruba anche se carissimi per l’epoca, fino a 20 rubli, il costo di un mese d’affitto.