di Redazione
Come mai nel giorno della memoria ci si ricorda solo degli ebrei e solo in modo sfumato di tutti gli altri milioni di morti? Ci sono forse morti di serie A e di serie B, C, D… Sui media non si dice mai che tipo di sistema socio-economico c’era in Germania, in Italia, in Giappone e in Spagna? Inoltre non si racconta mai chi ha finanziato il fascismo e in nazismo? Che ruolo ha avuto la finanza e le inustrie inglesi e americane nel sostenere Hitler e il nazifascismo. Il movimento sionista cosa fece negli anni Trenta e Quaranta per salvare gli ebrei europei? Perché faceva accordi con i nazisti in Germania?

Il 30 luglio 1938 emissari di Hitler conferiscono un’onorificenza ad Henry Ford
Le idustrie di Ford in Germania producevano i motori dei veicoli militari tedeschi in particolare i famosi panzer Tigre. La stessa cosa faceva la General Motors.
Gli autori nordamericani Webster G. Tarpley e Anton Chaitkin nell’opera pubblicata qualche anno fa “George Bush: The Unauthorized Biography (GB:una biografia indesiderabile)” segnalano che “Prescott Bush (il nonno di George W. Bush) e altri direttori della Union Banking Company (UBC) furono collaboratori dei nazi”.
All’inizio del nazionalsocialismo, l’industriale in trasporti ferroviari, W. Averell Harriman, viaggiò a Berlino e incontrò la famiglia Thyssen alla quale propose di fondare una banca tedesco-nordamericana. I Thyssen erano i padroni di varie istituzioni finanziarie che permettevano loro di trasferire il denaro dalla Germania in Olanda e poi negli USA.
Le loro banche erano l’August Thyssen Bank con sede a Berlino, il Bank voor Handel (Paesi Bassi) e l’Union Banking Corporation (New York).
All’inizio degli anni ’20 uno dei membri di quella famiglia, Fritz Thyssen – l’autore del libro I paid Hitler (Io finanziai Hitler) – sborsò 25 mila $ per il neo costituito Partito Nazional Socialista Tedesco e riuscì a diventare il primo e più importante finanziatore nella presa del potere del Führer.
Anche un grande numero di altre società aiutarono i nazisti come la Standard Oil, la Chase Bank dei Rockefeller.
Stessa metodologia da parte dei massocapitalisti fu fatta nei confronti del fascismo e di Mussolini.
Questo elenco, pubblicato nel primo Quaderno de “Le Carte e la storia” da Gerardo Padulo dimostra una volta per tutte che tra i principali finanziatori del fascismo ci fu la casa editrice massonica “Imperia”. Quella stessa casa editrice contribu in maniera notevole al finanziamento del primo fascismo: siamo tra l’ottobre e il dicembre del 1922. In questa iniziativa entrano «con forti capitali uomini della massoneria; entrano e governano, costituendo la maggioranza del consiglio di amministrazione. La massoneria è stata un soggetto estraneo per molti anni alla ricerche storiche», segnala Gerardo Padulo. Nonostante l’attento lavoro di ricostruzione dei contributi anche questo elenco tuttavia non è completo: mancano i finanziamenti massonici, quelli diretti, mancano quelli forniti indirettamente dalla casa editrice “Imperia” e non ci sono certamente altre contribuzioni. Le offerte oscillano tra le 200.000 lire del Credito italiano e le 100 lire di una drogheria. Vi risaltano tutti i nomi dei «padroni del vapore». Ci sono quasi tutti quelli dell’epoca. Tra i sovvenzionatori Max Bondi, Lorenzo Allievi, Giacinto Motta e Giovanni Agnelli. «Allievi e Motta erano uomini forti e rappresentativi dell’industria elettrica. Bondi era notissimo tra i “pescicani”: alla testa dell’Ilva era stato protagonista di mille imprese durante la guerra». Se all’epoca si fossero conosciuti questi finanziamenti «sarebbe stato possibile ai fascisti e ai loro estimatori sostenere che il fascismo era antisocialista quanto anticapitalista?» si chiede Padulo nel suo saggio.
Ma gli inglesi non furono da meno ed enorme fu la complicità dei loro nobili.
Mentre, infatti, i nazisti bombardavano Londra, nei cortili di Buckingham Palace c’era chi complottava con il dittatore tedesco per deporre re Giorgio VI, il padre della futura sovrana Elisabetta II, e riportare sul trono suo fratello Edoardo VIII, il nazista, che nel 1936 aveva abdicato per sposare l’americana Wallis Simpson. A ricostruire il complotto contro la monarchia britannica è stato Andrew Morton, il giornalista diventato famoso negli Anni Novanta per avere raccontato in una biografia i segreti di Lady Diana.

Edoardo VIII, Wallis Simpson e Adolf Hitler in strette di mano e profondi sguardi d’intesa
Spulciando tra i documenti dell’Fbi, materiali degli archivi reali tedeschi, russi e britannici e le corrispondenze personali di Churchill, del presidente statunitense e degli stessi Windsor, Morton ha ricostruito i legami tra l’ex re Edoardo VIII e i gerarchi nazisti e ha raccontato tutto in un libro, 17 Carnations, pubblicato in Inghilterra nel 2015.
Non che i legami tra i Windsor e i nazisti non fossero noti. La famiglia reale britannica ha forti origine tedesche. Il vero nome del casato è Sassonia-Coburgo-Gotha ma, durante la prima guerra mondiale, per ordine dell’allora re Giorgio V, fu cambiato in Windsor.
Quindi il fascismo e il nazismo erano dittature interne al sistema capitalista. Erano due forme politiche necessarie al capitalismo per ottenere diversi obiettivi: il primo era quello di uscire con la guerra e la successiva ricostruzione dalla crisi determinata dalla sovrapproduzione di merci e dal conseguente crollo della Borsa di New York avvenuto giovedì 24 ottobre 1929 dove vengono bruciati oltre 11 miliardi di dollari di capitalizzazione. Il secondo obiettivo dei massocapitalisti: arrestare la crescita economica della comunistissima URSS giunta alla fine degli anni Trenta ad essere la seconda potenza mondiale. Il nazismo e fascismo a questo servivano.
Ed ora parliamo di cosa fecero i sionisti in quel periodo.
Nel suo libro La banalità del male Hannah Arendt descrive un fenomeno abbastanza sconosciuto al grande pubblico; si tratta della collaborazione tra l’Agenzia ebraica per la Palestina (ovvero l’agenzia sionista in Germania) con le autorità naziste per favorire l’esodo ebraico dalla Germania e l’immigrazione illegale nella Palestina che in quel momento si trovava sotto il controllo degli inglesi.
Questa collaborazione arrivò fino a permettere ai sionisti di entrare all’interno dei campi di concentramento per selezionare “materiale adatto” ovvero “giovani pionieri” ritenuti idonei al trasferimento in Palestina e al lavoro nei Kibbutz. Non si trattava dunque di una semplice convergenza oggettiva sull’idea di sgombrare la Germania dagli ebrei, ma di una vera e propria collaborazione per realizzare tale obbiettivo, una collaborazione alla quale partecipò anche lo stesso Adolf Eichmann.
Prima che iniziasse la cosiddetta “soluzione finale” ebrei sionisti e nazisti collaborarono per lo spostamento di migliaia di ebrei; le destinazioni ipotizzate furono diverse. In particolare, all’inizio degli anni ’40, venne studiato un “Piano Madagascar” che prevedeva l’emigrazione forzata dall’Europa di 4 milioni di ebrei che in precedenza erano stati forzati ad abbandonare l’Austria e a spostarsi versi i “territori ebraici” della Polonia. In quel periodo il Madagascar era sotto il controllo post-coloniale francese.
“prima, il governo polacco, che nel 1937 aveva preso in considerazione l’idea e si era dato un gran daffare, ma poi era giunto alla conclusione che era assolutamente impossibile trasportare quasi tre milioni di ebrei e farli arrivare vivi; e qualche tempo dopo era stato il ministro degli esteri francese Georges Bonnet, a pensare, più modestamente, di trasportare in quella colonia francese soltanto gli ebrei stranieri residenti in Francia, che erano circa duecentomila; a questo proposito Bonnet si era perfino consultato col ministro degli esteri tedesco, Joachim von Ribbentrop, nel 1938.” [1]
Come si vede non solo i tedeschi, ma molti altri desideravano l’esodo degli ebrei. Soprattutto i banchieri Rothschild che volevano il controllo del Medio Oriente tramite la strumentalizzazione del popolo ebraico e della sua religione. Un popolo terrorizzato da quello che stava avvenendo in Europa.
Per un certo periodo venne anche ipotizzata la creazione di una sorta di “territorio ebraico” semi-autonomo in Polonia. Il progetto, chiamato “Nisko” dal nome di una cittadina al confine con l’URSS, fallì anche per l’ostracismo del governatore nazista della Polonia, Hans Frank, detto il “macellaio”. Molti ebrei furono accolti dall’URSS che dopo il 1939 aveva preso il controllo di parte della Polonia per evitare che a prenderlo fosse la Germania nazista.
Alla fine, come destinazione per l’esodo degli ebrei europei, venne individuata la Palestina; il tutto con la complicità delle autorità post-coloniali inglesi a cui era stato affidato il Protettorato della Palestina dopo gli accordi di Versailles scaturiti dalla fine della Prima guerra mondiale.
Fu così che ebrei, liberal-colonialisti inglesi e nazisti si impegnarono nel promuovere l’immigrazione illegale in Palestina e nel furto della terra dei palestinesi. Ed è proprio questa collaborazione che sta all’origine del processo di espropriazione subìto dalla popolazione palestinese negli anni ‘40 e successivamente accelerato con la guerra del 1948 e con la “nabka” che ne derivò.
Il Giorno della Memoria è una ricorrenza internazionale, celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata per commemorare le vittime dell’Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005 durante la 42ª riunione plenaria. La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005 durante la quale l’Assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine della Shoah.
Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell’Armata Rossa, impegnate nell’operazione Vistola-Oder in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz dove c’erano esseri umani di varie nazionalità e religioni.
La scoperta da parte dei militari russi del campo e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l’orrore del genocidio nazista.
Ad Auschwitz, circa dieci giorni prima, i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con loro, in una marcia della morte, tutti i prigionieri ancora in grado di camminare, molti dei quali morirono durante la marcia stessa. L’apertura dei cancelli del campo fece conoscere non solo molti testimoni della tragedia, ma anche i metodi di tortura e annientamento utilizzati in quel lager nazista.
Benché i sovietici avessero già liberato, circa sei mesi prima, il campo di concentramento di Majdanek e conquistato, nell’estate del 1944, anche le zone in cui si trovavano i campi di sterminio di Belzec, Sobibor e Treblinka precedentemente smantellati dai nazisti (1943), fu stabilito che la celebrazione del giorno della Memoria coincidesse con la data di liberazione di Auschwitz.
I MORTI DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Il numero dei morti della seconda guerra mondiale è il più alto di qualunque altra guerra della storia. Si calcola che le vittime di questo conflitto siano in totale 70 milioni e che il prezzo più alto lo abbia pagato l’Unione Sovietica con 23 milioni di morti.
Numeri vicini a queste cifre li ha provocati solo un’altra grande catastrofe, la peste nera del 1347-1353 che in pochi anni uccise un terzo della popolazione mondiale. Le cifre non sono precise ma si stima che i morti causati dalla pandemia siano stati tra i 25 ed i 50 milioni.
Qualche numero sui morti provocati, in alcune nazioni, dai massocapitalisti per difendere i propri interessi nella seconda guerra mondiale:
- Unione Sovietica: 23 milioni
- Germania: 7,4 milioni
- Giappone: 2,6 milioni
- Inghilterra: 430.000
- Italia: 450.000
- Francia: 620.000
- U.S.A.: 220.000
- Belgio: 100.000
- Olanda: 200.000
- Norvegia: 12.000
- Checoslovacchia: 350.000
- Ungheria: 400.000
- Grecia: 160.000
- A questi paesi bisogna aggiungere la Cina, che storici cinesi affermano abbia avuto 35.000.000 di morti.
[1] Hannah Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Prima edizione nell’«Universale Economica», Saggi, marzo 2001, Milano, Feltrinelli, ed. digitale.
Se in Europa e nel mondo si fosse operato realmente, dopo la seconda guerra mondiale, soprattutto da parte dei massocapitalisti anticomunisti al potere, per sapere cosa è chi l’ha determinata non ci sarebbe tanta adesione verso i tagliagole al potere in Ucraina e non ci sarebbe la guerrafondaia NATO, nata nel 1949 in funzione anticomunista. Mentre il Patto di Varsavia divenne operativo solo nel 1955.