

- Politica d’avventura
- 20 Gennaio 2026
- di Valerio Sale
Sull’ascesa dell’oro di questi giorni. Da un’analisi di un ex Goldman Sachs ora libero di parlare apertamente contro i mercati. I dati economici sfornati a ciclo continuo ad uso di investitori, istituzioni e governi mostrano andamenti di apparente normalità, ma sotto la superficie il modello è già rotto. L’inflazione ‘ufficiale’ dice che è tutto sotto controllo, mentre il mercato azionario anche se qualche scossone ha da poco toccato nuovi massimi.

‘La fase più pericolosa’
«E’ iniziata la fase più pericolosa» avverte Robin Brooks, analista di lungo corso ex Goldman Sachs. La realtà è che il debito delle principali economie mondiali cresce più dell’economia e la spesa pubblica continua ad aumentare più delle entrate fiscali. Ora è, quella in cui tutto sembra normale mentre in realtà ci sono profondi cambiamenti in atto.
Tutto fermo e tutto cambia
«Un segnale di allarme?» titolano i principali giornali economici, mettendo quel punto interrogativo con ossequio alla speculazione finanziaria e disdegno al buon senso. Le statistiche fotografano mercati azionari dove si continua a investire in azioni, ma contemporaneamente prepara un piano di emergenza. Molti investitori restano sulla barca della crescita economica rappresentata dalle azioni, ma sentono il bisogno di affiancare una copertura che non è più garantita dalle obbligazioni, bensì da asset reali capaci di resistere ai cambiamenti di regime. Lo strumento principale di difesa è l’oro. C’è una legge non scritta che attraversa la storia economica con la precisione di un’equazione, una regola antica che parte dall’Impero Romano e dalla sua caduta.
Se l’oro raddoppia l’impero crolla
La regola spiega in modo semplice ma brutale che quando il valore dell’oro raddoppia, gli imperi crollano. In appena 20 mesi l’oro è passato da $2000 l’oncia a $4600 l’oncia. Oro, argento e Bitcoin valgono 40mila miliardi dollari, ovvero più della metà di Wall Street. Ciò significa solo una cosa: calo di fiducia nella moneta fiat, quella che tutti noi usiamo solo in base alla fiducia di chi la emette. Una forte crescita del prezzo dell’oro come quella a cui stiamo assistendo, indica un deterioramento del sistema monetario e una crisi di fiducia nelle valute fiat, nelle politiche monetarie espansive e le tensioni geopolitiche. Questo indicatore negli ultimi secoli ha segnato i cambi di regimi monetari e nella storia più in generale il crollo degli imperi.
La Storia insegna
Accadde nel 1557 in Spagna, con la rivoluzione in Francia. L’impero britannico crollò de facto quando tentò di rientrare nel gold standard (1949), ma fu sostituita dal dollaro come moneta di riferimento principale per gli scambi commerciali mondiali. Anche allora il valore dell’oro, duplicò quello della sterlina. E ora ci risiamo: spesa pubblica crescente, deficit strutturale, debito che non può più essere ripagato. Moneta stampata come argine per ogni crisi (quantitative easing) e l’oro che raddoppia il valore.
Rendimenti dei titoli di Stato
Un’ulteriore evidenza della sfiducia la si riscontra nell’andamento dei tassi a lungo termine. Le banche centrali decidono i tassi a breve, ma è il mercato che determina i tassi a lungo termine, fissando i rendimenti dei titoli di Stato a 30 anni. Nell’analisi di Robin Brooks se si osservano le curve dei rendimenti le cose si fanno davvero spaventose. I rendimenti a lungo termine dei titoli di Stato di Giappone, Francia (4,50%) e Regno Unito (5,70%) hanno raggiunto i massimi. Il Giappone è forse il quadro più spaventoso, con il rendimento a 10 anni del 4,5%, un livello senza precedenti nella storia del paese asiatico. Anche un presunto rifugio sicuro come la Germania ha visto i suoi rendimenti a lungo termine aumentare drasticamente (3,4%). In definitiva, stiamo assistendo a un aumento globale dei rendimenti dei titoli di stato a lungo termine che si sta riversando nella lunga estremità della curva dei rendimenti dei Treasury statunitensi (4,8%). La teoria indica che questo può essere l’inizio di una crisi globale del debito.
Crisi globale del debito
Dopo l’abbuffata del debito dovuto alle misure per fronteggiare la crisi provocata dalla pandemia di Covid, i mercati sono riluttanti ad assorbire molte emissioni a lungo termine e chiedono rendimenti elevati e in crescita per farlo. La teoria economica non ci può dire esattamente a quale livello il debito per un’economia avanzata e massiccia come quella degli Stati Uniti diventi insostenibile, ma è presumibile che in questo modo si toccherà un punto in cui i mercati andranno nel panico facendo schizzare i rendimenti a lungo termine.
Ciò che sta accadendo all’estremità molto lunga della curva dei rendimenti statunitense è preoccupante. Ed ecco che, ancora una volta nella storia, il valore dell’oro raddoppia contro la distruzione del potere d’acquisto delle valute.