
di Redazione
Il capitalismo non ci guiderà fuori dalla crisi di sovrapproduzione e dal conseguente consumismo. Qualsiasi ricetta economica sia di taglio liberista o keynesiana basate su una crescita continua porta alla distruzione del pianeta.
I massocapitalisti come classe sociale sono il problema per noi proletari ma anche per la natura L’unica possibilità è tirare il freno. Bisogna proporre un altro modello produttivo. E Marx, al riguardo, ha qualcosa da insegnarci. Il manifesto politico-economico con cui tutte le sinistre del mondo devono confrontarsi. In un periodo di ecoansia, in cui fenomeni sempre più estremi ci costringono a fare i conti con l’abitabilità di alcune parti del globo e con la sostenibilità del nostro modo di vivere, Saito irrompe nel dibattito con proposte coraggiose, radicali e meditate.
Il tecno-utopismo, il Green New Deal, l’ecologismo di facciata delle aziende non sono una soluzione. E i piccoli gesti quotidiani dei singoli non sono sufficienti. Se non accettiamo l’idea che le risorse sono limitate e non affrontiamo il problema delle disuguaglianze, siamo destinati alla rovina. Dobbiamo tornare all’essenziale, alle cose concrete, alla comunità. Riscoprire, insomma, quella che Marx definiva «la relazione metabolica tra uomo e natura».
I compagni delle Sezioni Gramsci-Berlinguer per la ricostruzione del P.C.I. un’analisi della crisi e una possibile soluzione l’hanno trovata nel 2007 e ve la riproponiamo https://unita2.org/2022/09/02/locusta-mutazione-genetica-del-capitalismo/
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Questo libro racconta l’avventura umana e politica della famiglia Fontanot, avventura che si svolge attraverso mezza Europa dai primi anni del Novecento sino alla fine della seconda guerra mondiale. I Fontanot sono operai ai cantieri navali di Monfalcone, socialisti ed anarchici, poi comunisti, un ramo della famiglia combatte nella Resistenza sul confine orientale d’Italia, a contatto con la Resistenza slovena. Un altro ramo si sposta in Francia, e dopo l’invasione tedesca combatte nella Resistenza francese. Tutti pagano prezzi altissimi.
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LE INCHIESTE SULLE FOIBE TRIESTINE
di CLAUDIA CERNIGOI
Una delle tante mistificazioni diffuse in materia di “foibe” è quella che contro gli “infoibatori” non furono mai celebrati i processi. In realtà all’epoca del Governo Militare Alleato (GMA), tra il 1946 ed il 1949, a Trieste per questi reati furono celebrati una settantina di processi, conclusisi a volte con assoluzioni od amnistie, altre volte con condanne anche pesanti.
Proprio perché su queste vicende si è parlato e si continua a parlare citando acriticamente (e spesso anche in modo distorto) documenti che in realtà non sono basati su fatti ma solo su illazioni od opinioni, lʼAutrice ha sentito la necessità di fare una disamina delle relazioni sui recuperi dalle foibe triestine e delle vicende giudiziarie che ne sono seguite, in modo da presentare una visione il più possibile esaustiva di queste tematiche. Ne esce una realtà storica completamente diversa dalla “narrazione” che si è imposta nell’opinione pubblica in questi anni dopo lʼistituzione del Giorno del Ricordo.
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di PIERI STEFANUTTI
Durante la Seconda guerra mondiale la Resistenza, in Friuli e in Carnia, fu caratterizzata anche dalla partecipazione di numerosi sovietici. Fuggiti dalla prigionia tedesca, e arrivati in Friuli nella speranza di trovare la strada più breve e più facile per puntare ad est, erano stati accolti dai garibaldini friulani, fermandosi, a migliaia di chilometri dalla propria terra di origine, a combattere contro il comune nemico. Si formò così un battaglione composto quasi interamente da sovietici (chiamati genericamente russi), guidato dal ‘comandante Daniel’, Danijl Varfolomejevič Avdeev.
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“Una terra di nessuno tra l’Est e l’Ovest”: così l’intelligence angloamericana dipinge senza mezzi termini l’Italia del dopoguerra. Un paese sconvolto da pulsioni separatiste, stragi, piani golpisti, delitti eccellenti, tentativi insurrezionali di ogni colore ideologico e politico. La “strategia della tensione” nasce come modello eversivo nel quadriennio 1944-1948 ed è teorizzata e allestita da Servizi segreti stranieri e organizzazioni transnazionali occulte, attraverso la creazione di reti per la guerra clandestina nelle quali furono arruolati grandi gruppi industriali, mafia, massoneria e squadroni della morte capaci di assoldare manovalanza di ogni genere. Basata su anni di ricerche negli archivi britannici, americani, italiani, compresi quelli del vecchio Pci, “Le menti del doppio Stato” è un’inchiesta giornalistica che evidenzia le attività nell’ombra delle varie agenzie di spionaggio (ufficiali e non) operanti in Italia già prima della fine della Seconda guerra mondiale: dal mancato attentato al governo Bonomi a quelli falliti contro De Gasperi e Togliatti, dalle “operazioni sporche” di vari Servizi clandestini, che hanno destabilizzato il nostro paese facendolo precipitare sull’orlo della guerra civile negli anni da piazza Fontana all’assassinio di Aldo Moro, fino al terrorismo mafioso dei primi anni Novanta. Ecco perché, come suggeriscono gli autori nella loro Nota iniziale, la magistratura non ha mai potuto aggredire il livello più alto delle complicità, dei mandanti e delle regie occulte, che pure si intravedevano dietro le verità accertate. Prefazione di Giuseppe Vacca.