giovedì, Aprile 9

I NEMICI DI MORO E FALCONE. IL BELLISSIMO SERVIZIO DI PAOLO MONDANI PER REPORT

di Paolo Mondani https://www.raiplay.it/video/2024/05/I-nemici-di-Moro-e-Falcone—Report-12052024-c93f4cd3-215a-43b2-a9d7-05161424c537.html

di Redazione

Imperdibile il servizio tramesso domenica 12 maggio da Report, realizzato da Paolo Mondani sui molti lati non indagati del Caso Moro in cui si nasconde la “verità indicibile” sui perché dell’uccisione dell’uomo politico. Mondani pone le domande giuste, per esempio perché le Brigate Rosse non abbiano pubblicato le rivelazioni di Moro sul coinvolgimento della Dc nella strategia della tensione, i suoi giudizi taglienti su Andreotti, sul ruolo della NATO e il gioco sotto cui poneva (e pone) l’Italia.

E ancora il ruolo degli infiltrati: un ex brigatista racconta le confidenze fattegli da Gallinari sulla presenza di 9 “irregolari” durante l’operazione di via Fani e tra questi irregolari due che Galliari dice apparternenti allo Stato, ai servizi segreti. Queste dichiarazioni non sono mai state prese in considerazione dagli inquirenti così come l’esistenza di un livello superiore, delle persone che si sono presentate ai brgatisti chiedendo e ottenendo i nastri registrati degli interrogatori di Moro,

La strategia della tensione con gli omicidi selettivi non si esaurisce con Moro, il 6 gennaio 1980 viene ucciso Poersanti Mattarella, politicamente vicinissimo a Moro – che sarebbe dovuto diventare vicesegretario della Dc nel Congresso del partito – e che aveva aperto in Sicilia le porte al Partito Comunista e Pio La Torre, ucciso il 30 aprile 1982 poco prima del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che aveva ritrovato il Memeoriale Moro. Il 12 febbraio un altro uomo vicinissmo a Moro, Vittorio Bachelet viene ucciso a Roma. Insomma uno sterminio selettivo dei morotei, per annientare ogni cambiamento di campo, mentre avanza sempre più Bettino Craxi, apprezzatissimo dagli Stati Uniti.

La seconda strategia della tensione

Il servizo arriva fino alla storia dela seconda Repubblica, stabilendo una continuità tra l’eliminazione di Moro e l’ingresso della grande criminalità ai più alti livelli dello Stato. In una conversazione con il suo collaboratore Pino Arlacchi, Falcone definisce la morte di Piersanti Mattarella come un “Moro 2” perché dentro c’erano la P2, la Gladio e la mafia: Mattarrella aveva superato la stessa linea rossa che Moro aveva valicato, cioè stava cercando un accordo con i comunisti i Sicilia. Falcone aveva capito che tutti gli apparati dello Stato, che avevano compiuto stragi e omicidi contro la Prima Repubblica lungo tutti i decenni precedenti, confidando nella più completa impunità, erano in allarme perché, grazie alle indagini sue e di Paolo Borsellino avevano individuato il disegno politico eversivo e quasi tutte le connessioni e complicità con la grande criminalità per poterlo realizzare.

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