mercoledì, Settembre 30

I NAZISTI UCRAINI DIETRO LE AZIONI TERRORISTICHE CONTRO NAVI SOSPETTATE DI ESSERE RUSSE

di Redazione

Riportiamo l’ottimo articolo di Remocontro su un fatto gravissimo accaduto a Vado Ligure che ci porta, come redazione ad una riflessione.

Le provocazioni del governo nazista ucraino non finiscono mai. Ora sono giunte anche davanti alle nostre coste come a Vado Ligure. E’ dal 2004 che i nazisti ucraini organizzano, con la complicità occidentale, azioni terroristiche contro la Russia ed oggi attaccano le petroliere che trasportano greggio russo nel Mediterraneo, rischiando di provocare una catastrofe ambientale di immense proporzioni, in quanto il Mediterraneo è praticamente un mare chiuso, con un ricambio estremamente lento avendo solo due piccoli sbocchi, il Canale di Suez e lo Stretto di Gibilterra. Le sue acque vengono periodicamente cambiate nella loro totalità ogni 80-90 anni.

Molti di voi si saranno dimenticati delle origini del potere nazista in Ucraina e della pilotata “rivoluzione arancione” del 2004, che fu finanziata dal mafioso oligarca ebreo Boris Berezovski. Nel 2007 il delinquente chiama in causa due personaggi noti all’epoca nella politica di Kiev, Aleksandr Tretiakov e David Jvania. Il primo era stato il braccio destro del presidente Yushenko (che l’Occidente capitalista aveva scelto come eroe della «democrazia»), il secondo era ministro del «controllo delle emergenze» (dicastero non marginale, nel Paese che ospita ciò che rimane della centrale di Chernobyl). Sotto il suo controllo finì anche il principale canale televisivo del paese, Pervyj kanal (“Canale primo”).
Boris Abramovič Berezovskij, noto anche come Platon Elenin, è stato un riciclatore di capitali mafiosi che ha fatto fortuna in Russia negli anni ’90 quando il paese, grazie all’ubriacone Eltsin, ha privatizzato le proprietà statali. Con l’arrivo del nuovo corso putiniano l’oligarca mafioso ha dovuto scappare a Londra.

Nel 2003 il riciclatore richiese asilo politico al Regno Unito. Il 23 marzo 2013 Berezovskij venne poi trovato morto in casa sua, a Titness Park, nella città di Sunninghill, nei pressi di Ascot nel Berkshire. Il medico legale non riuscì a fornire conclusioni certe, per cui ha mantenuto aperto il caso.

Come vedete è da lungo tempo che ci sono in corso provocazioni contro la Russia post sovietica, sia dall’interno della stessa Russia che tramite altri paesi come quelli legati alla NATO. La frantumazione della Russia fa gola a tutti i massocapitalisti a causa delle sue materie prime ed energetiche, praticamente infinite. Infatti cosa ha chiesto il finto pacificatore Trump all’Ucraina? Le sue ricchezze più importanti, le terre rare, tutti i minerali e fonti energetiche, come risarcimento per gli aiuti che gli USA hanno fornito. Ovviamente tagliando fuori l’Europa dalla spartizione.

Il sogno di ogni massocapitalista di ogni epoca e mettere le mani sulle ricchezze della Russia… da Napoleone a Hitler a Biden/Trump/Draghi. Ma a costoro la storia non insegna proprio nulla… e la provocazione continua. Solo le lavoratrici e i lavoratori di ogni nazione, uniti nell’internazionalismo proletario può superare l’egoismo dei vari stupidi nazionalismi borghesi, creando le condizioni di una vera pace, basata sul lavoro, la giustizia sociale, la solidarietà e l’eguaglianza.


Mediterraneo

21 Febbraio 2025

Remocontro

Attacchi a sospetto petrolio russo nel Mediterraneo

L’antiterrorismo di Genova certifica che c’è stato un attacco con due bombe contro la nave Seajewel che trasportava petrolio russo, mentre era ferma all’ancora davanti a Vado Ligure, in provincia di Savona, a poche centinaia di metri dalla costa. Rischiato il disastro ecologico. Altri episodi simili in Turchia e Libia, e forti sospetti sulla guerra Russia-Ucraina. Avvertimenti agli armatori sul rischio ‘petrolio russo’. I precedenti ‘marittimi’ del GRU, oltre il Nord Stream

Tre attacchi al petrolio russo mascherato

Una campagna di sabotaggi con cariche esplosive, che nel giro di 29 giorni ha danneggiato tre petroliere ormeggiate in Turchia, in Libia e appunto in Italia. Le tre navi, scrivono Laura Fasani e Daniele Raineri sul Post, avevano in comune il fatto che di recente avevano attraccato in Russia, secondo i dati di navigazione ottenuti dall’agenzia Reuters. Il sospetto è che ci sia in corso un’operazione dell’Ucraina per colpire nel Mediterraneo le petroliere che partecipano al commercio del greggio e del gas russi. Quel traffico, pur ostacolato dalle sanzioni internazionali, è ancora la principale fonte di guadagno per la Russia.

Liguria a rischio disastro ambientale

L’equipaggio della Seajewel ha raccontato di avere sentito un boato alle 23:40 di venerdì scorso. Una prima bomba ha aperto uno squarcio sotto la linea di galleggiamento, ma il doppio scafo della nave ha retto la forza dell’esplosione: squarciato soltanto lo strato più esterno, che non tocca la cisterna. Non c’è stato uno sversamento di petrolio in mare e nessuno è stato ferito. Una seconda bomba, forse perché nel frattempo si era staccata dalla chiglia per un malfunzionamento, è esplosa sul fondo del mare ventidue minuti dopo.

Nulla di casuale dice ‘Consubin’

I sommozzatori militari del COMSUBIN arrivati da La Spezia, esaminata la chiglia della petroliera, hanno escluso tutte le altre ipotesi possibili, come un imprecisato incidente o l’esplosione di un residuato bellico. Tra gli elementi considerati il tipo di boati, le lamiere nella zona colpita piegate verso l’interno, mentre i pesci morti diventano ‘reperto autoptico’, per trovare tracce di esplosivo e definirne la natura. Secondo fonti sentite dal Post, le bombe usate sono mine magnetiche, attaccate alla chiglia di una nave da sommozzatori specializzati in questo genere di operazioni.

Sabotaggio di guerra

Vera e proprio operazione militare, secondo il Secolo XIX, con base a terra -Vado Ligure, a levante di Savona-, l’immersione notturna dei ‘guastatori’ subacquei. Indagini in corso, ma improbabili tracce ‘alberghiere’ dei commandos. Petrolio russo sotto mentite spoglie e armamenti ucraini su qualche altra nave con carichi diversamente mascherati? Spazi di indagine limitati nei fatti, legati soprattutto ad analisi politico militari legate ad elementi lontani dal mare di Savona. .

Avvertimento più del danno

Stando alla ricostruzione del Secolo XIX, la posizione della falla non sarebbe casuale: secondo gli esperti della Thenamaris, la compagnia greca della Seajewel, lo squarcio di poco più di un metro esattamente a metà della chiglia non avrebbe potuto compromettere la stabilità della nave né danneggiare la cisterna. L’ipotesi di chi indaga, quindi, è che chi ha fatto esplodere gli ordigni non volesse provocare un disastro ambientale né affondare la nave: più un avvertimento agli armatori che trasportavo petrolio russo.

Gli altri attacchi simili

L’ipotesi è rafforzata da quello che era successo durante gli attacchi esplosivi alle altre due petroliere. Il primo è avvenuto nella notte del 18 gennaio contro la nave Seacharm nel porto turco di Ceyhan. Anche questa petroliera appartiene alla compagnia greca Thenamaris ed è stata danneggiata, ma nel giro di dieci giorni ha potuto riprendere il mare. Dopo le riparazioni, secondo una fonte di Lloyd’s List Intelligence (servizio di monitoraggio del traffico navale), la Seacharm è andata in Libia nella zona di Ras Lanuf e poi si è diretta anch’essa verso Savona, dov’è adesso.

Dopo la Turchia, la Libia

Il secondo attacco è avvenuto nel pomeriggio di sabato 1 febbraio contro la petroliera Grace Ferrum a Tripoli, in Libia. Le esplosioni sono state due, una sotto e una sopra la linea di galleggiamento, e i loro effetti sono stati molto simili a quella della Seajewel. I forti sospetti sull’Ucraina. Incursori ucraini sono considerati responsabili della distruzione dei gasdotti Nord Stream e Nord Stream 2, che trasportavano il gas russo in Germania: a compiere l’operazione, con sospetto supporto internazionale al centro di indagini e polemiche.

Quando il Gur ucraino rivendica

Ci sono stati almeno due casi di sabotaggi di navi russe rivendicati dal Gur, l’intelligence militare ucraina, nel 2024. E ci sono altri casi sospetti e mai rivendicati, come l’affondamento della nave da trasporto russa Ursa Major al largo della costa spagnola il 23 dicembre 2024, e il danneggiamento della nave spia russa Kildin davanti alla costa siriana il 23 gennaio. Il capo del Gur, il generale Kirilo Budanov, dieci anni fa faceva parte dell’equivalente ucraino degli incursori della Marina italiani specialista in questo genere di missioni.

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