lunedì, Giugno 8

I MASSOCAPITALISTI ANGLOLANDESI E AMERICANI DIETRO L’ASSASSINIO DI GIACOMO MATTEOTTI

di Redazione

Ottima ricostruzione quella fatta da OttolinaTV dell’assassinio di Giacomo Matteotti, il politico socialista che aveva scoperto gli intrecci corruttivi tra le società petrolifere anglolandesi e statunitensi con il fascismo. Un articolo che ci da lo spunto per aggiungere a completamento della ricostruzione come i massocapitalisti anglolandesi e gli americani, I FUTURI ALLEATI nella seconda guerra mondiale, avevano come obiettivo della loro azione politico-corruttiva depredare il nostro paese e impedire l’ascesa dei comunisti di Antonio Gramsci.

Le società coinvolte

L’americana Sinclair Oil di proprietà di Henry Ford Sinclair (Benwood, 6 luglio 1876 – Pasadena, 10 novembre 1956) è stato un imprenditore e filantropo statunitense fondatore nel 1916 della Sinclair Oil. implicato nello scandalo Teapot Dome, ha scontato sei mesi di prigione per oltraggio alla corte.

La Standard Oil è stata una compagnia petrolifera statunitense esistita fra il 1870 e il 1911, completamente integrata nei settori della produzione, trasporto, raffinazione e commercializzazione del petrolio. Il presidente e fondatore della Standard Oil, John D. Rockefeller, dopo la divisione a causa della legge contro i trust, vide le azioni della sua Standard Oil aumentare notevolmente e questo fece di Rockefeller l’uomo più ricco del mondo. I Rockefeller furono i fondatori nel 1973 dell’anticomunista Trilateral Commission.

Royal Dutch Shell società petrolifera anglo-olandese con sede all’Aia; il principale azionista singolo della Royal Dutch Shell è una holding di proprietà della famiglia reale olandese, fondata dalla regina Guglielmina; fa parte del gruppo delle cosiddette Sette sorelle. Costituita nel 1907 dalla fusione dell’olandese Royal dutch petroleum co. (fondata nel 1890 per lo sfruttamento del petrolio a Sumatra) e della britannica Shell transport and trading co. (fondata nel 1897 per il commercio del petrolio), prese il nome di R. group. In seguito ai gravi danni subiti nel primo conflitto mondiale, la R. diversificò la propria attività nei campi della chimica, del gas naturale (nel 1995 partecipò alla costruzione della piattaforma più grande del mondo in Norvegia) e poi anche del carbone (dagli anni 1960, con miniere in Australia e nella Repubblica Sudafricana), dei metalli e di altre fonti alternative. È presente in oltre 140 paesi con sue filiali, caratterizzate da un elevato grado di autonomia. Nel 2002 ha acquisito la britannica Enterprise Oil. Nel 2005 è stato approvato un riassetto organizzativo che ha portato alla dissoluzione della partnership tra Royal dutch petroleum co. e Shell transport and trading co. e alla creazione di una nuova società di proprietà unica.

Ma dietro o meglio all’interno della Royal Dutch Shell era ben collocata la famiglia Rothschild che ebbe un rapporto significativo, seppure complesso, con la società petrolifera, in particolare all’inizio del XX secolo. Inizialmente, i Rothschild erano coinvolti nell’industria petrolifera russa, in particolare attraverso la proprietà della società Bnito. In seguito, vendettero i loro asset petroliferi russi alla Royal Dutch Shell in un’operazione azionaria nel 1912. Cinque anni dopo nell’ottobre del 1917 scoppiò la Rivoluzione comunista e il petrolio russo venne nazionalizzato. Capite adesso perché odiano così tanto i comunisti…

Possiamo dire che dietro, davanti, di fianco, sotto e sopra, al fascismo c’era e c’è ancora oggi il fior fiore del massocapitalismo occidentale che ha in questi signori il suo vertice.

Quindi il fascismo italiano e il suo omologo tedesco, il nazismo, non sono altro che le propaggini politiche del capitalismo che tramite il suo vero partito la Massoneria, decide di volta in volta quale casacca ideologica e politica fornirgli. Oggi la Massoneria ha fornito all’Italia la seconda Repubblica con il giochino elettorale maggioritario angloamericano con i due schieramenti centrodestra e centrosinistra in cui al centro i fratelli del compasso e della squadra controllano i due schieramenti. Loro questa schifezza la chiamano democrazia.

Contro-storia del delitto Matteotti: la lunga mano di Londra e il ruolo del petrolio

OttolinaTVbyOttolinaTV

14/06/2025

in 8Storia, Cultura

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Cosa ha a che fare la visita a Roma di re Carlo III d’Inghilterra ad aprile di quest’anno con il sequestro Matteotti di un secolo fa? In apparenza proprio nulla, e questo perché il tragico omicidio del deputato socialista viene spesso descritto nei libri di storia come un fatto di politica interna nell’Italia proto-fascista del 1924: la tesi dominante individua come unica causa del delitto Matteotti il suo discorso d’accusa al fascismo alla Camera il 30 maggio 1924, idea ribadita – peraltro – in alcune parti del romanzo dello scrittore premio Strega, Antonio Scurati, M. Il figlio del secolo, che cerca di attualizzare il passato nella maniera più piddina (e quindi ridicola) possibile; il Mussolini scuratiano sfoggia, infatti, qualcosa di salviniano-meloniano, oppure di grillino, mentre Matteotti rappresenta retrospettivamente il baluardo liberal-democratico alle derive populiste nostrane. Per dare un’altra piccola scossa a questa lettura della storia che più semplificatoria non si può, il collettivo Ottosofia vi racconterà un’altra straordinaria, ma documentatissima, versione dell’omicidio Matteotti. Se non fosse una storia tragica sotto il profilo politico, storico e umano, quella che ci apprestiamo a raccontare sarebbe una vicenda appassionante, un giallo o un thriller politico-affaristico scritto da Frederick Forsythe, John Grisham o Ken Follett, da leggere sotto l’ombrellone: un intrigo internazionale fra tangenti, concessioni petrolifere, servizi segreti, faccendieri e la lunga mano di Londra dietro al movente dell’assassinio del deputato socialista.

Giacomo Matteotti è noto per essere uno dei primissimi martiri politici dell’antifascismo, ucciso subito dopo l’omicidio in Puglia del deputato socialista Giuseppe Di Vagno. La vicenda è stata raccontata in una pellicola del 1973, Il delitto Matteotti, diretta da Florestano Vancini: nonostante il messaggio di lotta politica antifascista, il film non rivelava al pubblico il vero movente del delitto, interpretandolo come una rappresaglia fascista a seguito del discorso appassionato pronunciato da Matteotti alla Camera dei Deputati; fino a qualche decennio fa, infatti, l’unico movente per il sequestro del deputato socialista era rintracciato nella repressione di ogni dissenso interno da parte del governo Mussolini. Studi più recenti, sorprendentemente, vanno in un’altra direzione e puntano i riflettori direttamente sulla permeabilità del regime fascista a ogni forma di corruzione, interna o estera. Andare a fondo delle cause del delitto Matteotti, oltre ad aprire nuove prospettive di ricerca storica, serve anche a smontare l’idea, sfruttata dalle destre neo e postfasciste, che sotto la dittatura mussoliniana vigessero la legge e l’ordine e, soprattutto, l’onestà. Naturalmente questo è falso: il regime fascista, come ogni tipo di regime – compreso quello democratico – è stato soggetto a forme di corruzione simili in tutto e per tutto a quelle che hanno caratterizzato la Prima Repubblica e quella vigente.

Ma che c’entra tutto ciò col delitto Matteotti? C’entra, nella misura in cui il delitto Matteotti, in base a una mole di saggi documentati, sarebbe collegato a un caso eclatante di corruzione e di trasferimento di sovranità nazionale a favore delle tanto odiate plutocrazie che coinvolse direttamente Mussolini, allora presidente del Consiglio: tra le ricerche più interessanti a sostegno di questa tesi troviamo Il delitto Matteotti. Affarismo e politica nel primo governo Mussolini, di Mauro Canali, Il golpe inglese, di Giovanni Fasanella e L’oppositore. Matteotti contro il fascismo di Mario José Cereghino e Mirko Rossi; scandagliando questi saggi, ci si trova di fronte a una necessaria revisione delle analisi in corso in grado di riscrivere la storia del delitto Matteotti alla luce di nuove scoperte documentali. Vediamo i fatti: il 30 maggio 1924, l’onorevole Giacomo Matteotti alla Camera contesta, con parole di fuoco, i risultati delle elezioni appena concluse, denunciando violenze e brogli perpetrati dalle squadracce fasciste; la richiesta viene ovviamente respinta dall’assemblea neoeletta, ma non manca di fare rumore e creare un certo scalpore. Il 10 giugno Matteotti esce di casa per recarsi alla biblioteca della Camera e ultimare il testo del discorso previsto per il giorno successivo, un testo che, in base alle testimonianze, avrebbe avuto un effetto dirompente sul governo Mussolini; sul Lungotevere Arnaldo da Brescia, forse immerso nei pensieri su come ultimare il discorso, Matteotti viene raggiunto da un commando della Ceka fascista capitanata da Amerigo Dumini: gli squadristi caricano a forza Matteotti su una Lancia Kappa e partono a gran velocità verso la periferia romana. In auto scoppia un violento alterco e il fascista Giuseppe Viola accoltella Matteotti, uccidendolo; il corpo verrà ritrovato dopo due mesi, il 12 agosto, da un cantoniere che lavora lungo la via Flaminia. L’uccisione di Matteotti non rimane del tutto senza conseguenze: nel 1926 si svolgerà a Chieti un processo farsa in cui le accuse di sequestro e omicidio non vengono collegate e, quindi, chi ha dato l’ordine del sequestro (Mussolini) non può risultare colpevole dell’uccisione del deputato, giudicata “involontaria”. Prova ulteriore della farsa processuale saranno le condanne agli squadristi: tra assoluzioni e riduzioni di pena favorite dall’amnistia del 31 luglio 1925, nessuno dei criminali sconterà più di qualche mese in carcere prima di tornare in libertà come nulla fosse. Il regime supera così un momento critico, avviandosi su quella via italiana al totalitarismo che, col tempo, guardò sempre più al Terzo Reich.

Ma cosa conteneva di tanto dirompente il discorso che Matteotti non riuscì a tenere? E’ possibile che fosse il contenuto di quelle bozze – e non tanto le accuse di brogli elettorali – ad aver imposto al partito fascista di agire rapidamente con il sequestro e l’omicidio del loro autore? Per trovare una risposta dobbiamo tornare indietro di qualche anno, quando, nel 1921, il Movimento dei fasci di combattimento, nato a Milano due anni prima, si costituisce in partito; un partito che abbandona l’iniziale fase populista e movimentista, con tesseramento, sedi e squadracce armate di tutto punto. Si fonda quello che lo storico Emilio Gentile definisce Partito-Milizia, che, per strutturarsi, ha un bisogno disperato di capitali: i finanziamenti da parte degli imprenditori e degli agrari, che trasformano in senso conservatore e padronale l’asse ideologico del PNF, si accompagnano a una grande varietà di introiti illeciti; non è un caso, ad esempio, che diversi quadri del neonato Partito Nazionale Fascista si dedichino al traffico dei residuati bellici. Tra questi, spicca il già citato Amerigo Dumini, legato a filo doppio con il futuro sequestro Matteotti. I soldi, comunque, non bastano, tanto più che la concorrenza nel traffico d’armi in quegli anni è molto forte e praticata anche dalle formazioni non fasciste. Filippo Filippelli, giornalista e faccendiere poi implicato nel caso Matteotti, capisce che bisogna pescare capitali in altri ambiti – come quello dei grandi appalti sul commercio petrolifero -, appalti sui quali Benito Mussolini, arrivato al governo nel 1922, può finalmente mettere le mani.

Nel 1922, l’anno in cui Mussolini forma il suo governo, l’80% del mercato petrolifero del Regno d’Italia era gestito dagli americani della Standard Oil, mentre il restante era fornito dalla filiale italiana della britannica Royal Dutch Shell: in questo teatro di spartizione energetica, Gelasio Caetani, ambasciatore italiano a Washington, spariglia le carte facendosi portavoce di un’altra azienda statunitense, la Sinclair Oil, sostenuta da alcuni dei principali gruppi finanziari di New York. La Sinclair Oil ottiene così, grazie a un decreto del 4 maggio 1924, l’esclusiva per la ricerca e lo sfruttamento di tutti i giacimenti petroliferi presenti sul territorio italiano, una concessione di novant’anni e, per non farsi mancare niente, l’esenzione dalle imposte; risultati fantastici, ottenuti a suon di tangenti passate al partito fascista per mezzo di alcuni suoi alfieri, come il fratello del Duce, Arnaldo Mussolini, ricompensato dalla Sinclair Oil con una tangente di un milione di lire. Poco prima delle elezioni del 1924, decisive per la definitiva affermazione del governo Mussolini, rischia di saltare tutto: la Sinclair Oil viene coinvolta in uno scandalo internazionale di corruzione che arriva a far condannare il presidente, Harry Ford Sinclair; l’inchiesta-terremoto viene efficacemente silenziata dalla stampa italiana, sempre più sottomessa al potere fascista, consentendo uno svolgimento tranquillo delle elezioni, ma causa comunque l’entrata in gioco del governo britannico. Londra interpreta gli accordi fra il governo Mussolini e gli americani della Sinclair Oil come un attacco diretto ai propri interessi economici, mettendosi all’opera con ogni mezzo per frenare l’accordo tra il colosso petrolifero e l’esecutivo fascista: in questo contesto si inserirebbe, secondo queste ricostruzioni, il deputato socialista Matteotti.

Segretario del Partito Socialista Unitario, Matteotti era di casa in Inghilterra, tanto che, nel 1924, poco prima della sua morte, il deputato aveva fatto tradurre in inglese il suo libro Un anno di dominazione fascista pubblicato per la Independent Labour Party Publication department, una cronaca delle violenze perpetrate dalle camicie nere e dalla polizia fascistizzata col benestare del primo ministro Benito Mussolini. In pieno scandalo Sinclair Oil, con le trattative del governo Mussolini in corso, Matteotti intraprende quindi un viaggio a Londra, forte delle connessioni tra PSU e Independent Labour Party: è durante questa visita, come documentato dallo storico Mauro Canali, che il deputato socialista si sarebbe appropriato delle prove della corruzione presente nell’affare Sinclair; carte che scottano, quelle di provenienza britannica, e che potrebbero essere costate la vita allo stesso Matteotti. Non è un caso che, a pochi giorni dall’omicidio, il giornale del Labour Party inglese, Daily Herald, sostiene apertamente il legame tra l’omicidio dell’onorevole Matteotti e il timore che questi, ritornato in Italia, denunciasse la corruzione dei vertici governativi alla Camera, attaccando anche Arnaldo Mussolini, destinatario – come detto – di una tangente pari a 30 milioni di lire pagate dalla Sinclair: una pista promettente, rimbalzata sulla stampa a tal punto da forzare il governo italiano a cancellare ogni accordo con Sinclair Oil già nel novembre 1924. Come ricorda sempre Mauro Canali, “I familiari di Matteotti hanno sempre sospettato che mandante dell’omicidio fosse re Vittorio Emanuele, secondo loro proprietario di quote della Sinclair. Invece, io sono giunto alla conclusione che fu proprio Mussolini, che aveva intascato tangenti direttamente da questa operazione, a ordinare l’eliminazione del suo avversario politico”; infatti il quotidiano filofascista Il Nuovo Paese di venerdì 13 giugno 1924, riporta in prima pagina il legame fra l’onorevole Matteotti e l’affare Sinclair.

Seppur indigesta all’estrema destra contemporanea, la tesi che vede Mussolini finanziato dal capitalismo inglese è provata da un’infinità di fonti d’archivio: tra queste, persino un ricercatore indipendente fascista, Maurizio Barozzi, in un articolo intitolato Il golpe inglese. Oltre due secoli di ingerenza britannica nel nostro Paese, pubblicato il 16 settembre del 2011, scrive che il delitto Matteotti “ebbe una triplice finalità: 1. eliminare un uomo (Matteotti) in procinto di denunziare una serie di scandali che avrebbero coinvolto vari settori dell’industria e della finanza; 2. sbarazzarsi di un capo di governo (Mussolini) che con il suo dirigismo nella prassi di governo, non consentiva ai grandi gruppi speculativi, alcuni sorti anche all’ombra della presidenza del Consiglio, di trafficare in ogni campo; 3. far saltare certi progetti, che già nel 1923 si delineavano nella mente di Mussolini, circa una apertura ai socialisti e ai confederali e verso la Chiesa, prospettiva quest’ultima alquanto temuta dalla massoneria”. Il libro Il golpe inglese, del giornalista Giovanni Fasanella, aggiunge dettagli interessanti su uno dei protagonisti dell’omicidio, Amerigo Dumini: uomo della Ceka fascista che ha guidato il commando dei rapitori e degli assassini di Matteotti, massone iscritto alla Gran Loggia nazionale di piazza del Gesù col grado di Maestro e fortemente legato al mondo politico anglosassone, Dumini sarebbe stato la perfetta cinghia di trasmissione tra gli interessi britannici e americani e il neonato Partito Fascista. Una pista che attirerebbe senz’altro accuse di complottismo, se non fosse che, già dal 1966, il biografo di Mussolini Renzo De Felice, nel libro Mussolini il fascista. La conquista del potere 1921-1925, accennò a possibili legami tra politica e affari che “non possono essere lasciati cadere a priori”.

A partire dagli anni ‘80, poi, le ricerche che illuminano i legami tra Matteotti, esponenti fascisti come Dumini e la Sinclair Oil diventano sempre più diffuse: il ricercatore fiorentino Paolo Paoletti, ad esempio, ritrovò nell’Archivio Nazionale di Washington una lettera inviata nel ‘33 dello stesso Dumini ad alcuni legali americani; nella lettera-testamento, dal contenuto clamoroso, Dumini ammette di aver ricevuto l’ordine di uccidere Matteotti poiché ai vertici del fascismo si temeva che il deputato socialista, col discorso annunciato per l’11 giugno 1924 in Parlamento, avrebbe scoperchiato il vaso di Pandora delle tangenti Sinclair Oil al governo italiano, coinvolgendo- come detto tra gli altri Arnaldo Mussolini, fratello di Benito. L’assassinio di Matteotti, proprio alla vigilia del suo importante discorso alla Camera, quello in cui avrebbe denunciato le tangenti legate alla convenzione con la Sinclair, avrebbe quindi risolto diversi problemi: il governo Mussolini rimase al riparo dagli scandali, gli interessi geopolitici e geoeconomici degli inglesi legati al petrolio vennero insabbiati e la lobby inglese dentro il PNF poté continuare a far discorsi autarchici di cartone, favorendo al contempo gli interessi di Londra. Questa nuova lettura storica, ripresa anche dal saggio di Fasanella e Cereghino, La maledizione italiana, inserisce il delitto Matteotti in una trama più complessa che lega pezzi del Partito Fascista con potenti interessi politici ed economici su scala internazionale; secondo Fasanella e Cereghino, infatti, il regime fascista dal 1924 sarà sempre attraversato da due anime: la prima, filo-tedesca, che spinse per far entrare l’Italia in guerra al fianco del Terzo Reich, e la seconda, filo-britannica, emersa platealmente con il golpe del 1943  – il famoso Ordine del Giorno Grandi – che, avendo uomini nel Gran Consiglio del Fascismo, cerca di spingere l’Italia verso la neutralità sul modello della Spagna di Franco o l’ingresso al fianco degli Alleati, seguendo la via del Brasile e di alcuni regimi militari di destra sudamericani dell’epoca.

In conclusione, possiamo dire che stiamo certamente scalfendo la punta dell’iceberg, un iceberg che sotto il pelo dell’acqua nasconde ancora diversi misteri e trame oscure che legano in modo molto più solido le dinamiche politiche interne dell’Italia fascista ai grandi interessi imperialisti europei, inglesi e americani. De-costruire la storia convenzionale dell’omicidio Matteotti non depotenzia l’immenso valore simbolico e morale e, anzi, in un certo senso gli rende giustizia: è il momento di avviare finalmente ricerche storiche approfondite al di là della patina mainstream, contro la retorica della sinistra ZTL à la Scurati da un lato e le nostalgie neofasciste dall’altro. E se anche tu vuoi aderire a questo progetto di approfondimento storico-filosofico, aderisci alla campagna di sottoscrizione a Ottolina Tv donando il 5×1000 all’associazione Multipopolare e venendo a trovarci sui nostri social.

E chi non aderisce, è Mr. Harry Ford Sinclair!

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