

30 Settembre 2026
di Piero Orteca
Si sgonfia clamorosamente l’affaire inglese: già scarcerati i presunti terroristi. Gli 007 estoni accusano la Russia di un attentato (40 giorni fa). Ma i Servizi segreti lituani assicurano che il Cremlino non vuole assolutamente attaccare l’Europa. E allora? Chi getta benzina sul fuoco?’
‘Intelligence’ dove sei?
O prima i Servizi segreti occidentali dormivano, oppure stiamo cadendo tutti in un’atmosfera poliziesca che mischia complottismo cinematografico ad eventi occasionali slegati tra di loro. Parliamo dei continui “incidenti” di confine o degli ipotetici tentativi di attacchi “terroristici ibridi” in Europa, che sarebbero perpetrati, subdolamente, dalla Russia di Putin. Non sempre, però. Perché, nella vulgata americana, autore di cotante nefandezze potrebbe essere anche l’Iran degli ayatollah. Come nell’ultimo caso eclatante, quello della base inglese RAF di Fairford, dove sono stati intercettati tre furgoni con cinque persone a bordo, vicino al perimetro dell’impianto in piena notte. Dopo gli arresti, avvenuti casualmente, si è scatenato un putiferio politico. Si è pensato subito di farla pagare all’Iran. E magari pure alla Russia, che fa di queste brutte cose. I cinque erano stati arrestati “per trasporto di esplosivi” e attività terroristiche. Bene, i sospettati sono stati rilasciati subito su cauzione. E guardate ciò che scrive il Guardian, che spiega perché il governo britannico ha fatto una figura da scalzacani: “Quando è stato annunciato il rilascio dei sospettati, la polizia antiterrorismo britannica non ha fornito informazioni precise su quali esplosivi fossero stati rinvenuti o se nei furgoni fossero presenti ordigni funzionanti – informazioni che avrebbero immediatamente indicato il grado di premeditazione di un eventuale complotto terroristico. Successivamente, è emerso che non era stato rinvenuto alcun materiale esplosivo”. Incredibile! Continuano a propalare notizie false per fare aumentare la tensione. E produrre e vendere più armi che sia possibile.
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L’attentato in Estonia
Cambiamo scacchiere e spostiamoci sul Baltico: il trend dell’escalation sembra lo stesso. I Paesi Nato, sotto l’ombrello di una “neutralità qualificata”, fanno indirettamente la guerra alla Russia, trasferendo armi e risorse in Ucraina. Mentre Putin diventa sempre più audace e, pur rispettando una border-line che impedisca uno scoppio generale di un conflitto, ordina “operazioni ibride” che mettano in difficoltà gli alleati di Kiev. Ora il ministro degli Esteri estone accusa i servizi segreti russi di aver ordinato l’incendio doloso che a metà agosto ha colpito la sede della Milrem Robotics, dell’azienda militare di Tallinn. “Questo atto di sabotaggio si inserisce nella più ampia campagna russa in tutta Europa – ribadisce Tsahkna – volta a intimidirci e a indebolire il nostro sostegno all’Ucraina”. Poi, modello Kaja Kallas: «Aumenteremo sia il nostro sostegno all’Ucraina sia la pressione sulla Russia affinché ponga fine alla sua aggressione. Non perdiamo la concentrazione e manteniamo la rotta, perché le azioni della Russia sono una chiara indicazione che la nostra pressione collettiva sta funzionando».
I Servizi lituani: ma quale guerra!
Paese che vai, punto di vista che trovi. E in Lituania, pur essendo baltici dai sentimenti abbastanza revanchisti nei confronti di Mosca, sanno anche tenere i piedi per terra. Il Guardian, riferendosi a loro, titola: “Il Primo ministro lituano respinge gli avvertimenti di una minaccia imminente da parte della Russia”. E spiega: “Sinkevičius [il premier] afferma che la Russia cerca di diffondere paura, di seminare divisione… ma non ci riuscirà. ‘Non tremiamo [di paura]; stiamo facendo ciò che va fatto’”, afferma. Sostiene inoltre che i Paesi svolgono anche molto lavoro dietro le quinte, che non è visibile al pubblico. Afferma, infine, che “è importante essere trasparenti riguardo alle sfide poste dalla Russia, ma respinge le ‘esagerazioni’ secondo cui qualcosa potrebbe accadere nei prossimi mesi o settimane”. “Esistono prove, prove concrete che la Russia si stia preparando o qualcosa del genere? In realtà non ce ne sono’, afferma, sottolineando che ‘il rischio rimane’, ma al momento non si ritiene che stia aumentando. Dobbiamo svolgere il nostro lavoro con calma, e lo stiamo facendo”.
“Guerra ibrida” sull’energia
E, visto che si parla, di conflitti “asimmettrici” e di guerre “ibride”, bisogna anche pensare che eventi di questo tipo includono soprattutto il settore delle esternalità economiche. Nel caso specifico, il carburante che in questo momento è sotto tiro è il diesel. Per vari motivi. “L’Europa è una delle regioni più esposte al problema del diesel, avverte il responsabile del settore energetico”, nella visione del Guardian. “Rimanendo in tema di energia – sostiene il giornale britannico – il direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, Fatih Birol, ha avvertito che l’Europa è una delle regioni più esposte per quanto riguarda il mercato del diesel, secondo quanto riportato da Reuters. ‘Se si renderà necessario un ulteriore prelievo di riserve strategiche, ne discuteremo con i governi dei nostri membri’, ha affermato. In precedenza, l’amministratore delegato di Ryanair, Michael O’Leary, aveva dichiarato che la domanda di viaggi aerei è rimasta forte perché le compagnie aeree hanno mantenuto basse le tariffe, ma ha avvertito che ciò non potrà continuare il prossimo anno con i prezzi del petrolio ai livelli attuali, il che spingerà le tariffe aeree ad aumentare drasticamente”.