domenica, Ottobre 4

CAOS PRESTITI E AIUTI MILITARI ALL’UCRAINA TRA PROMESSE E PARADOSSI

Europa-Ucraina

30 Settembre 2026

di Ennio Remondino

Ue e singoli Paesi per sostenere la resistenza ucraina contro la Russia, l’obiettivo dichiarato. «Soldi e armi ad elastico», scrive Massimo Nava sul Corriere. Di fatto è un ginepraio di annunci, promesse in cambio di garanzie di riforme e lotta alla corruzione. Senza crederci molto.

Credibilità Von der Leyen

La Commissione vorrebbe anticipare all’inizio 2027 la metà del prestito di 90 miliardi. Kiev macchina mangia soldi con un pesante deficit di bilancio di più di 23 miliardi solo adesso. E l’inverno non è ancora arrivato. Una montagna di soldi a coprire solo in parte il passato, mente le voragini presenti e future aspettano di colpire per essere contabilizzate. Frustrazione per le notizie di scandali e corruzione che frenano gli aiuti. Aumentano i donatori teorici, diminuiscono i fondi: si aggiungono Regno Unito, Canada e Giappone oltre a Fmi e Norvegia. Ma crescono assieme i partners sempre più riluttanti a contribuire.

Prove di fatto oltre le promesse

L’Unione europea è a fianco di Kiev, ma l’erogazione dei fondi è finalmente legata alla attuazione delle riforme su Stato di diritto e contrasto della corruzione. «Man mano che le riforme procederanno alla Rada, il Parlamento ucraino, avanzerà anche il sostegno al bilancio», avverte finalmente Ursula von der Leyen che questa volta sembra si sia arrabbiata. A New York, alle sollecitazioni della von der Layen, il presidente ucraino ha contrapposto la propria indignazione per l’incertezza e i compromessi sulle sanzioni contro la Russia. In particolare in riferimento alla cancellazione dalla lista nera di due famosi oligarchi, imposta dalla Francia. Sempre a guadare in casa altrui per nascondersi.

Fallimento sanzioni

Nuova falla nel sistema delle sanzioni, sempre e comunque largamente aggirate con stratagemmi. La Russia sta riducendo il numero delle navi della cosiddetta «flottiglia ombra» per evitare il rischio di blocchi e sequestri. Ed il sistema è quasi da beffa, riferisce Nava. Si torna alla registrazione ufficiale, ed un eventuale sequestro diventa violazione del diritto internazionale marittimo. «La logica di quanto avviene nello stretto di Hormuz. La bandiera è di nuovo russa, così Mosca protegge i mercantili che trasportano petrolio e gas, come riferisce il Centre for Research on Energy and Clean Air, citato dal Financial Times. Il numero di navi registrate sotto bandiera russa è aumentato del trentasei per cento dal gennaio 2025 al giugno 2026».

Minaccia Mar Nero

ll blocco navale di Mosca nel Mar Nero priva l’economia di Kiev dei proventi delle esportazioni di grano e di altre merci. Perplessità in diverse capitali europee a proposito di «ingegneria finanziaria» per colmare i buchi di bilancio, avverte sempre Nava. Tanto che un diplomatico europeo citato da Euronews ha dichiarato: «Non voglio trarre conclusioni affrettate, ma le ripetute dimissioni e destituzioni di funzionari governativi a seguito di accuse di corruzione dipingono un quadro piuttosto sgradevole che emerge da Kiev». Mentre resta la rottura sulla proposta di utilizzare una parte delle centinaia di miliardi di risorse russe congelate.

Stati Uniti al mercato

Chi si sta attrezzando per aiutare Kiev traendone un vantaggio futuro sono gli Stati Uniti, che hanno aperto il mercato con le autorità ucraine su terreni agricoli, miniere, terre rare e piani di ricostruzione. Per gli europei rischio doppio: oggi i rincari delle bollette energetiche e il peso degli aiuti a Kiev, mentre il business  della futura rinascita del Paese è già appaltato. Poi le ‘favole’. L’Ucraina potrà produrre su licenza dei colossi americani gli ormai famosi Patriot, i sistemi di difesa anti missile. Ma Kiev ha bisogno di capacità anti-aeree efficaci adesso, non domani o dopodomani. Nel frattempo, l’Ucraina ha fatto progressi nella produzione di droni persino per esportarli.

Materialedi consultazione geografica

Il Pentagono vende e compra

Il Pentagono ha firmato un contratto da 10,64 milioni di dollari per l’acquisto di droni di fabbricazione ucraina. «Patriot e droni sono un primo passo verso una vera e propria collaborazione strategica nella produzione di armamenti e sviluppo di tecnologia della difesa. E la licenza per i Patriot è già un banco di prova», ancora nell’analisi di Massino Nava. E secondo The Atlantic, «l’Ucraina diventa una fonte inestimabile di tecnologia e know-how militare», migliaia e migliaia di sue vittime dopo.

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