
di Redazione
Trent’anni fa sono emerse alcune pratiche orribili della “scienza” Made in USA, nella patria della “democraCIA”. Per studiare gli effetti delle radiazioni sui bambini, il governo aveva sponsorizzato una ricerca medica che aveva come elemento qualificante la somministrazione di pillole radioattive a 751 donne incinte.
Indovinate un po’ a quale classe sociale appartenevano le vittime? Erano proletarie, persone non abbienti che si sono rivolte all’assistenza gratuita in gravidanza. Nessuna di loro, ovviamente, sospettava di essere una cavia da laboratorio.
Chi ha condotto queste pratiche alla Josef Rudolf Mengele, non è stato certamente un laboratorio del medico e criminale nazista, ma i laboratori della “democratica” Vanderbilt University, del Tennessee, che ha pensato bene di far sparire tutta la documentazione, anche se non ha potuto negarne l’esistenza.
Le pillole radioattive furono somministrate a 751 donne che aspettavano una creatura e che si erano rivolte per avere assistenza gratuita alla clinica ostetrica gestita dalla Valderbilt. Le donne e i feti furono esposte a livelli di radiazioni 30 volte superiori al normale. In uno studio condotto dieci anni dopo si è riusciti ad appurare che 3 bambini morirono a causa dell’esperimento, sviluppando diverse forme di cancro entro gli 11 anni. Degli altri 748 si sono perse le tracce e quindi non si è potuto sapere se abbiano contratto il cancro in età adulta.
Ma non c’è stato solo questo caso: New Mexico, 1987. La giornalista Eileen Welsome che lavorava per l’Albuquerque Tribune, quando lesse che nella base dell’aeronautica militare a Kirtland alcuni rifiuti in fase di smatimento contenevano resti di animali radiottivi. Dopo qualche telefonata seppe che si trattava di esperimenti condotti dall’Air Force Special Weapons Laboratory di Kirtland. Per saperne di più doveva andare a consultare la documentazione al riguardo. La giornalista si trovò di fronte a una pila di documenti polverosi, stava ormai abbandonato l’idea di trovare una storia per il suo giornale, ma decise di sfogliare le carte. Una nota a piè di pagina attirò la sua attenzione, “Un minuto prima stavo leggendo di cani a cui erano state iniettate grandi quantità di plutonio e che poi avevano sviluppato un avvelenamento da radiazioni e tumori. All’improvviso ho trovato un riferimento a un esperimento su esseri umani”, come poi ha documentato nel suo libro The Plutonium Files (Dell Books, 2000).
Eileen Welsome ha così che tra il 1945 e il 1947, 18 persone erano state usate come “cavie” umane per esperimenti con il plutonio nell’ambito del progetto Manhattan. Era tutto documentato dalla scia di studi e relazioni che questi esperimenti si erano lasciati dietro, compreso un rapporto del Congresso uscito nel 1986. La popolazione statunitense era però ancora all’oscuro della vicenda avvenuta quarant’anni prima, ma la cosa più inquitante era che le vittime era considerate senza nessun valore e nei documenti erano identificate solo da sigle come CAL-3, HP-12, CHI-1. Da quel momento, Eileen Welsome, una vera giornalista, ebbe solo una missione: scoprire chi fossero quelle persone e raccontare tutta la vicenda.
Queste vicende ci porta a formulare la seguente domanda: siamo certi che il nazismo è nato in Germania?