
di Redazione
I massocapitalisti festeggiano i 75 anni della North Atlantic Treaty Organization (NATO) l’organizzazione che ha operato nel rapimento e nell’assassinio di Aldo Moro e nella eliminazione di molti altri capi di Stato – come Olof Palme il premier svedese, vicino a Enrico Berlinguer, che fu assassinato il 28 febbraio 1986 a Stoccolma – e nella realizzazione di colpi di Stato, come quello greco, imponendo un regime di dittatura militare di ispirazione fascista instaurato il 21 aprile 1967 e proseguito, sotto varie forme, fino al 24 luglio 1974.
È in questo scenario di guerra fredda che Berlinguer rilascia a Giampaolo Pansa l’intervista pubblicata sul Corriere della Sera il 15 giugno 1976, in cui fa una dichiarazione sulla Nato che, per essere compresa fino in fondo, va letta integralmente con le specifiche che il segretario ribadisce più volte, anche nell’intervista a “Mixer” di Giovanni Minoli che riportiamo (11 giugno 1983):
«(Minoli) Senta, nel ’76, a Giampaolo Pansa, il giornalista che la intervistava, lei disse di sentirsi più sicuro sotto l’ombrello della Nato. Lo pensa ancora?
(Berlinguer) Sì, ma nel senso che precisai allora. Ché, se l’Italia facesse parte del Patto di Varsavia, e non della Nato, evidentemente non potremmo realizzare il socialismo così come lo pensiamo noi. Ciò non vuol dire che qui, sotto l’ombrello della Nato, nell’ambito del Patto Atlantico, ci si voglia far realizzare il socialismo».
Il mainstream e i gruppi politici estremisti del nostro paese hanno sempre manipolato questa risposta decontestualizzandola, come anche la famosa frase sulla fine della spinta propulsiva della Rivoluzione russa o a quale classe era riservata l’austerità in una fase di crisi.
Dalla risposta di Berlinguer è chiaro che il partito da lui diretto stava lottando su due fronti e cercava il posizionamento migliore, come fa un generale su un campo di battaglia, per tentare di vincere lo scontro. Berlinguer si rendeva perfettamente conto che l’URSS da Krusciov in poi non più diretta da comunisti aveva perso la spinta propulsiva della Rivoluzione di Ottobre, e quindi doveva operare per superare quel limite imposto dal revisionismo russo, facendo diventare, tramite la politica dell’Eurocomunismo, l’Europa una reale alternativa di sinistra che inglobasse anche i Paesi dell’Est e le loro conquiste sociali. Insomma l’idea di trasformare l’Europa dal Portogallo agli Urali poteva avere, grazie alla forza dei comunisti europei, le gambe su cui marciare pacificamente.
Nonostante la risposta diplomatica di Berlinguer, una vecchia volpe delle relazioni internazionali come l’ambasciatore statunitense Richard Gardner, comprende molto bene le vere intenzioni della politica del PCI e ce ne restituisce questo ritratto:
«Berlinguer affermava di sentirsi più sicuro sotto l’ombrello della Nato piuttosto che sotto l’ombrello del Patto di Varsavia, ma non fu l’unica dichiarazione che fece, così si produssero alcune contraddizioni. Lodò la Rivoluzione d’ottobre e disse che i sovietici, malgrado alcuni difetti, costituivano una grande fonte di ispirazione e rappresentavano un fattore chiave nella lotta per la pace – è incredibile, disse proprio che l’Unione Sovietica era un fattore chiave importante nella lotta per la pace! È vero, Berlinguer si professava favorevole all’appartenenza alla Nato, d’altro canto il Pci fece tutto il possibile per indebolire l’Alleanza atlantica, votando contro gli stanziamenti alle forze armate italiane e cercando di eliminare le basi americane aeree e navali, strategiche per la Nato. Noi ascoltavamo queste dichiarazioni, che però erano sorpassate dai fatti e dagli altri annunci tutt’altro che collaborativi.
Berlinguer apparve anche sulla copertina di “Time” che pubblicò una lunga intervista e poi il “New York Times” dedicò la prima pagina al suo discorso in occasione dell’anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, in cui dichiarò che la democrazia è un valore universale. Il problema è che Berlinguer disse molte cose, ma anche in contrasto le une con le altre. Per esempio, il 30 gennaio 1977 dichiarò: “Nessuno può negare il carattere limpido e non equivoco di certe nostre critiche a certi tratti illiberali dei regimi politici di alcuni Paesi dell’Est europeo, ma noi rispondiamo no a chi vuole portarci a negare la funzione storica decisiva della Rivoluzione d’Ottobre, le conquiste irrevocabili dei sistemi socialisti, e il carattere socialista dei rapporti di produzione che si sono realizzati di fatto in quei Paesi, e la funzione che questi Paesi hanno nella lotta per la pace”».
L’articolo sotto riportato aggiunge importanti argomenti a prova del fatto che Berlinguer aveva ragione. L’articolo della rivista delle Forze armate svizzere parla proprio dei rapporti di forza esistenti tra militari per la pace, interni anche alla NATO e i guerrafondai legati all’imperialismo USA. Si scoprono cose molto interessanti che sicuramente Enrico Berlinguer doveva conoscere, grazie a quei rapporti di forza che i comunisti avevano costruito in decenni di lotte. Mentre chi lo criticava, in malafede, come tutti i dirigenti dei movimenti estremisti di sinistra degli anni Settanta/Ottanta e certi infiltrati nel Partito, come Napolitano e Cossutta, stavano di fatto, con i nemici della Pace e del Comunismo.
Ex ufficiali della NATO al servizio della propaganda di Mosca
Autor(en): Weiss, Peter
Objekttyp: Article
Zeitschrift: Rivista militare della Svizzera italiana
Band (Jahr): 55 (1983)
Heft 6
PDF erstellt am: 10.04.2024
Persistenter Link: https://doi.org/10.5169/seals-246696
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Ex ufficiali della NATO al servizio della propaganda di Mosca
Peter Weiss
Ancora prima che Cambise soggiogasse l’Egitto, Udja-hor, «medico di corte» ed ammiraglio della flotta egiziana, verso il 520 a. C. passò al campo nemico persiano, dovecontinuòlasuacarrierae—sottoDarioI—feceaddiritturaritorno nella sua patria tradita per una importante missione. Che anche oggi ci siano generali che si lasciano «raggirare» dal potenziale nemico non è quindi cosa nuova, maper questo non è un avvenimento meno tragico. Non sarà mai possibile dimostrare chi paga ai «genera/i della pace» i costosi viaggi aerei ed i conti d’albergo per i loro lunghi trasferimenti, ma ciò non è nemmeno tanto necessario stabilirlo. Dopo che alcuni di questi signori sono ripetutamente entrati pubblicamente in scena in Svizzera, non è difficile collegare queste persone ed i loro intrighi alle cerchie interessate. Anche se si sa veramente poco su di loro, questo non impedì che il pubblico presente nell’aula magna del PFZ tributasse un caloroso applauso al generale Gerd Bastian per l’esposizione delle sue idee. fas
Alla fine del 1982 ebbe luogo a Lisbona una riunione della presidenza del Consiglio Mondiale per la Pace (CMP), organismo diretto da istanze sovietiche, nella quale si decise di dichiarare il 1983 «anno di lotta delle grandi iniziative per la pace e per il disarmo», con lo scopo di «reprimere le forze bellicose imperialiste», e di sventare «la minaccia della sicurezza dei popoli portata dai piani di riarmo della NATO». In altre parole: il CMP preparava un attacco generale extraparlamentare contro il sistema di difesa occidentale, con il quale Mosca vorrebbe distruggere la base stessa della NATO, cioè la fiducia tra gli alleati occidentali, soprattutto tra gli USA e l’Europa. Ciò permetterebbe all’Unione sovietica di estendere la sua zona di influenza su tutta l’Europa occidentale, senza sparare un colpo e quindi evitando il rischio di una guerra che avrebbe conseguenze catastrofiche anche per lei.
Per rinforzare questa campagna condotta con tutti i mezzi della «guerra fredda», secondo il pensiero del nuovo capo del PC sovietico, e per dare direttive per il coordinamento delle azioni dei movimenti pacifisti, composti da gruppi eterogenei, il CMP decise di indire a Praga, dal 15 al 19 giugno, un «Congresso mondiale dei popoli per la pace e la vita, contro la guerra atomica». Allo stesso, predisposto sulla più vasta base possibile, erano pure invitati numerosi gruppi pacifisti occidentali, anche se fino a quel momento non avevano collaborato con il CMP.
Nella sua lotta per la pace, discutibile sotto ogni punto di vista, Mosca adotta la «tattica della valanga»: la palla di neve vien fatta rotolare in una certa direzione e sul suo cammino trascina con sé masse di neve sempre più grandi. In questo senso, la sezione internazionale del Comitato centrale del PC sovietico, già anni fa, diede al CMP, ad esso subordinato e diretto dal comunista indiano Romesch Chaandra, il compito di mobilitare la sensibilità per la pace, presente in larghi strati della società occidentale e di organizzare i gruppi pacifisti composti di elementi eterogenei in un movimento per la pace non vincolato e diretto a distanza dal CMP, per insidiare la NATO.
Qui si dovrebbe rilevare che, nella sezione internazionale del Comitato centrale del PC sovietico, il responsabile per le attività delle «organizzazioni del fronte», impiegate in tutto il mondo, è Witalij Saposchnikow. La sua sezione lavora in stretta collaborazione con la «Sezione A» (misure attive) del «Direttorio I» (operazioni estere) del KGB. Così si capisce facilmente perché i gruppi nazionali del CMP cooperano strettamente anche con i partiti comunisti dei loro rispettivi paesi e perché i comunisti hanno un ruolo determinante nelle loro direzioni. Questo riguarda anche le associazioni nazionali delle altre «organizzazioni del fronte» comuniste internazionali.
Interessanti dettagli riguardanti i compiti dei comunisti nell’azione di influenza esercitata sui movimenti per la pace attraverso ruoli distribuiti, si potevano leggere, tra l’altro, nell’organo del PC della Germania occidentale (DKP) «UZ — Extra». Il foglio metteva in rilievo che il partito ha in questo caso grandi possibilità «di allargare il suo influsso sulle masse», in particolare «per avviare azioni extraparlamentari». Esso ha il compito di «influenzare movimenti nella società e di congiungerli tra loro». Secondo Herbert Mies, presidente del DKP, il partito comunista considera il movimento per la pace come uno dei suoi «principali campi di lotta». Perciò, anche secondo le recenti affermazioni di Willi Gerns, segretario del DKP, un importante compito del partito è di accettare l’alleanza con gruppi di altra ideologia, poiché «soltanto chi collabora attivamente in un’alleanza può avere anche influenza sui movimenti». I comunisti in queste alleanze hanno il compito di imporre al «Movimento per la pace» una direzione antioccidentale.
Su questa base nacque anche il piano d’azione contro i programmi di riarmo della NATO per il 1983, la cui campagna si concentra nella RFT in Inghilterra ed in Italia e viene svolta con numerosi «gruppi d’azione non violenti». Certo, in questi gruppi i comunisti costituiscono una minoranza numerica; siccone però essi — analogamente ai gruppi nazionali del CMP — hanno una chiara idea degli scopi da conseguire, dispongono di una organizzazione compatta e molto disciplinata, di una rete di «gruppi d’avanguardia» camuffati e di mezzi finanziari notevoli, la loro influenza sul «Movimento per la pace» va ben oltre alla loro proporzione numerica. «Chi conosce la realtà della lotta extraparlamentare sa cosa possono significare l’impegno, la disciplina e la forza organizzativa di quasi 50.000 comunisti» affermava Herbert Mies in un discorso davanti alla direzione del suo partito il 7 ottobre 1982.
Un contributo notevole al rafforzamento di queste azioni extraparlamentari della «lotta per la pace» diretta dal CMP, è dato da due anni anche dalla sempre maggiore attività di un gruppo di ex alti ufficiali della NATO, che si sono messi al servizio della propaganda del PC sovietico, con grave pericolo per la sicurezza dell’Europa. In ambienti molto vicini al CMP, per ingannare l’opinione pubblica questi ufficiali vengono denominati «generali della pace». Così, un concetto positivo viene deliberatamente collegato con un’attività molto ambigua. Malgrado che questi ufficiali affermino di agire di propria iniziativa, molti indizi lasciano capire che il gruppo ha contatti diretti od indiretti con il CMP comunista e che per lo meno alcuni dei suoi membri vengono manipolati da esso. Così, per esempio, quattro di questi ufficiali, i generali Francisco da Costa Gomes (Portogallo), Georgios Koumanakos (Grecia), Nino Pasti (Italia) e l’ammiraglia Antoine Sanguinetti (Francia) sono membri del CMP; Costa Gomes fa addirittura parte della presidenza. Nino Pasti, grazie al PCI, occupa anche un seggio al Senato italiano.
Molto eloquente è pure il ruolo che ha il professore della Germania occidentale Gerhard Kade in questo gruppo. Gerhard Kade è membro del CMP e dell’Istituto internazionale per la pace (Vienna), che dipende dal primo, ed è pure
presidente della commissione per il disarmo della nefasta «Conferenza cristiana per la pace» (Praga). Kade, tra l’altro, è autore del libro pubblicato nell’estate del 1981, dal titolo «Generali per la pace», nel quale i generali Graf von Baudissin (RFT), da Costa Gomes, Koumanakos, van Meyenfeldt (Olanda) e Pasti, nonché il brigadiere Michael Harbotte Lee (USA) e Sanguinetti propagano le loro idee in relazione alla politica europea dell’Unione sovietica. Il libro, subito dopo la sua apparizione, è stato dettagliatamente trattato ed altamente apprezzato dal bollettino ufficiale del CMP e dall’organo teoretico dei partiti comunisti fedeli a Mosca «Probleme des Fiedens und des Sozialismus» (no. 9/1981). Parecchi membri del gruppo partecipano regolarmente come oratori a manifestazioni e convegni internazionali contro la NATO, organizzati dal CMP o da associazioni ad esso dipendenti. L’ammiraglio Sanguinetti, per esempio, partecipò in prima fila alla dimostrazione di massa contro la NATO, tenuta dai comunisti l’estate 1982 a Parigi.
Il capo del PC della Germania orientale, Erich Honecker, in un discorso tenuto il 5 giugno 1981 davanti al congresso dell’organizzazione giovanile dei comunisti della Germania dell’Est (FOJ), elogiò gli ex ufficiali della NATO «che rifiutano i piani di riarmo della NATO». Egli menzionò — cito testualmente «questi noti generali, come l’ex comandante della 12a divisione corazzata della Bundeswehr, generale Gerd Bastian; il generale Graf von Baudissin uno dei fondatori della Bundeswehr, comandante del «NATO — Defence College» di Parigi; il tenente colonnello Dr. Alfred Mechtersheimer, membro del CSU; il generale olandese Meyenfeldt, fino al 1980 governatore dell’Accademia militare reale di Breda; il colonnello Gerard Berghof, ex consigliere del ministro della difesa d’Olanda; il generale Nino Pasti, ex vice comandante delle forze armate NATO in Europa; l’ammiraglio Antoine Sanguinetti, ex comandante in capo della flotta francese del Mediterraneo; il generale Francisco da Costa Gomes, ex capo di Stato maggiore generale dell’Armata portoghese; il generale di brigata Michael Harbotte, ex membro dello Stato maggiore di condotta dell’Accademia militare britannica; l’ammiraglio E.F. Gueriz, direttore dell’Istituto britannico per gli studi della difesa; il generale Georgios Koumanakos, ex primo sostituto del Capo di stato maggiore generale greco; il generale greco Hondrokonkis; il generale d’aviazione norvegese John Christie; l’ammiraglio John Marshall Lee, ex capo dello Stato maggiore di pianificazione presso il vice ministro della difesa degli USA; Herbert Scoville, ex vice direttore della CIA; l’ammiraglio Gene La Rocque degli USA e molti altri»… (Neues Deutschland, 6 giugno 1981).
Alcuni di questi generali si riunirono la prima volta nel settembre del 1980 a Sofia, in occasione del «Parlamento mondiale delle forze di pace», organizzato dal CMP, con lo scopo di fissare nelle grandi linee il loro futuro piano d’azione. Questo si spinse così avanti che non si limitò ad un ruolo attivo nella campagna di propaganda contro la NATO, ma arrivò persino all’allacciamento di contatti diretti con ufficiali dello Stato maggiore generale sovietico. Il primo incontro ebbe luogo nel quadro di festeggiamenti organizzati per il 90.mo compleanno di Pastor Martin Niemöller nel gennaio 1982, ai quali, oltre ad alcuni membri del gruppo, era invitato anche l’ex comandante dell’Accademia militare di Mosca ed attuale consigliere militare della sezione America del Nord dell’Accademia sovietica delle scienze, generale Michael Milstein. Altri incontri seguirono all’inizio dello scorso anno a Cambridge, in una conferenza internazionale di medici, contro una guerra atomica, ispirata dal CMP, nonché a Francoforte sul Meno al congresso organizzato dalla «Associazione internazionale dei giuristi democratici», conosciuta come organizzazione comunista del fronte, al quale partecipò da parte sovietica anche il ten. gen. Pawel D. Guds. Egli ed il generale greco Koumanakos presero la parola a questo congresso come «relatori specialisti».
Nel frattempo, l’ammiraglio La Roque faceva visita a Mosca e ad alcuni Stati del blocco orientale. Poi seguirono i viaggi a Mosca del generale olandese a d van Meyenfeldt e del brigadire britannico a d Michael Harbottle. Questi, secondo la sua stessa intervista concessa a Radio Mosca, condusse trattative con il generale Milstein e «anche con altri ufficiali sovietici», tra cui il generale Jewgeni Michailowitsch Tatarnikow, membro dello Stato maggiore generale, per discuterele possibilità della «Sicurezza della pace» e la cooperazione con la stessa. Harbottle, dopo il suo ritorno, ebbe ad elogiare questo incontro, in particolare anche sul periodico «For Human Survival» e rilevò che lui ed i suoi amici desideravano tenere una conferenza con generali del blocco orientale e che l’idea aveva trovato il consenso sia del generale Milstein che del generale Tatarnikow. Nell’intervista rilasciata a tale riguardo, diffusa da Radio Mosca il 16 maggio 1982, Harbottle lodava il desiderio di pace dei suoi interlocutori sovietici. Egli ebbe a dichiarare che i militari dell’Occidente, in servizio attivo, non avrebbero mai dimostrato la disponibilità a partecipare ad un dialogo così aperto sui problemi della pace, come fu invece possibile a Mosca. Anche questa volta egli rilevò l’intenzione di tenere un «Incontro per la pace» tra anziani militari dell’Est e dell’Ovest, per discutere le possibilità di prevenire una guerra e di contenere il riarmo atomico.
Il 25 novembre 1981 sette membri del gruppo si incontrarono a Den Haag per elaborare una presa di posizione contro i piani di riarmo della NATO. Questa, più tardi, è poi stata inviata sotto forma di memorandum ai comandanti e ad ufficiali dello Stato maggiore della NATO e portava la firma dei generali Bastian, Christe, da Costa Gomes, Koumanakos, Pasti e dell’ammiraglio Sangui- netti. Alla fine di febbraio del 1982, i generali van Meyenfeldt, Christe e Koumanakos, il brigadiere Harbottle e l’ammiraglio americano a d John Marshall Lee parteciparono discretamente ad una riunione a Vienna, preparata e coordinatadal già citato professore Kade. La discussione servì all’analisi e allo sfruttamento delle attività esplicate dal gruppo. Fu pure elaborato il progetto di un documento contenente le proposte degli ufficiali per la seconda sessione straordinaria della Nazioni Unite sui problemi del disarmo, che fu poi trasmesso a New York all’inizio di giugno. Inoltre, i partecipanti alla riunione trattarono il problema concernente il tipo di organizzazione da dare al gruppo per poter ottenere all’ONU lo statuto di «Organizzazione non di Stato» (NGO) e poter in questo modo operare pubblicamente come ente internazionale riconosciuto. Infine, si stabilì pure di divulgare in futuro le decisioni prese ed i documenti compilati dal gruppo a cerchie più vaste, anche tra i membri attivi delle Forze armate della NATO e, dove possibile, di organizzare gruppi nazionali.
Sembra che questi obiettivi, almeno in parte, siano stati raggiunti. Al congresso del Comitato speciale per il disarmo del NGO, che ha avuto luogo alla fine di marzo del 1982 a Ginevra, i generali da Costa Gomes e Nino Pasti, figuravano sulla lista dei partecipanti già come rappresentanti ufficiali dell’organizzazione «Generali per la pace ed il disarmo».
Con analoga discrezione come nel febbraio 1982, i rappresentanti del gruppo chiamato ormai ufficialmente «Generali per la pace ed il disarmo», tennero congresso anche a fine gennaio di quest’anno a Vienna, per decidere il programma d’azione per il 1983. Questa volta parteciparono alla conferenza il generale Gerd Bastian, il brigadiere Michael Harbottle, il generale Hermann van Meyenfeldt, i generali greci Georgios Koumanakos e Michalis Tombopoulos, l’ammiraglio greco Miltiades Pathanassious e il maggiore olandese Andries Andriese. Il congresso fu di nuovo coordinato dal professore Kade che alla riunione ebbe un ruolo molto importante.
I generali presero una risoluzione nella quale si rifiutavano categoricamente i piani difensivi della NATO e la proposta occidentale dell’«opzione zero» nel campo dei missili a portata media, mentre si accoglievano come «estremamente positive» la «dichiarazione di Praga» decisa all’inizio di gennaio dal vertice del Patto di Varsavia e le proposte di disarmo avanzate da Andropov. Inoltre, essi progettarono uno scritto destinato ai vescovi cattolici USA in cui si prometteva loro il massimo appoggio alla prevista lettera pastorale contro l’armamento nucleare. Il congresso decise anche una partecipazione attiva del gruppo al «Tribunale» previsto dal 18 al 20 di febbraio a Norimberga, contro i piani di riarmo della NATO. Gli ex generali vogliono pure appoggiare con le loro «conoscenze specialistiche» le manifestazioni previste nel corso dell’anno dal CMP o dalle sue organizzazioni camuffate. Nel programma adottato, figura anche la pubblicazione di un opuscolo in diverse lingue, dal titolo «Dieci domande — dieci risposte», prevista già per la primavera.
La decisione più importante del congresso fu comunque quella di indire in autunno un convegno — già fissato per la fine dello scorso anno, ma che si dovette poi rinviare per ragioni sconosciute — di ex generali con alti ufficiali dei Paesi del Patto di Varsavia, da tenersi probabilmente a Vienna.
Secondo questa decisione, il generale van Meyenfeldt, il brigadiere Habottle e l’ex generale portoghese Vasco dos Santos Gonçalves parteciparono ad una conferenza a Vienna dal 6 all’8 febbraio 1983, organizzata dal «Comitato internazionale per la sicurezza e la collaborazione in Europa», un organismo che opera da Bruxelles e che è noto come un gruppo camuffato del CMP. Alla conferenza, diretta unilateralmente contro la NATO, erano pure presenti il generale maggiore Viktor Tatarnikov, ufficiale attivo delle Forze armate sovietiche e il generale bulgaro a d Petar Ilieff. I generali ebbero un ruolo attivo come relatori e nell’ambito della conferenza ebbero anche una discussione tra loro.
Alcuni tra essi dimostrarono un impegno ancora maggiore al «Tribunale contro le armi di primo colpo e di distruzione di massa dell’Est e dell’Ovest», disposto dai cosiddetti «Verdi», che nel frattempo ha avuto luogo a Norimberga. A detto «Tribunale», lo storico militare sovietico colonnello a d Daniil Proektor, in qualità di «testimonio», assicurò i presenti che l’Armata sovietica è una «Armata di pace». Egli garantì pure che l’Unione Sovietica si è impegnata a «non impiegare in nessun caso per prima» le sue armi nucleari. Perciò, secondo la sua argomentazione, essa «non possiede nessuna arma di primo colpo».
Questi argomenti «convincenti» dell’ufficiale sovietico diedero motivo al colonnello a d della Repubblica federale tedesca Alfred Mechtersheimer di rivolgere un appello a «tutti i soldati patrioti» della Bundeswehr e di esortarli al «rifiuto del servizio atomico». Secondo lui, i soldati «non devono più servire una politica di difesa militare che è rivolta contro il proprio stesso Paese». Il generale Bastian, il brigadiere Harbottle e l’ammiraglio Sanguinetti erano essi pure presenti quali «testimoni» alla manifestazione. Si trovavano in «buona compagnia», in quanto con loro testimoniavano, tra altri, anche Daniel Ellsberg, personaggio piuttosto di dubbia fama e di cui si parlerà ancora, e l’ex agente della CIA, Philip Agee, espulso da diversi Paesi europei a causa della sua oscura attività a favore della sezione di disinformazione del KGB.
In Grecia, il gruppo diretto da Koumanakos, composto da dodici generali a d, è riuscito a fare accoliti ed a costituire celle anche nel corpo degli ufficiali attivi. Tentativi analoghi furono fatti anche in altri Stati della NATO e neutrali. Così, per esempio, poco dopo la visita del generale Pasti in Austria — dove tenne conferenze in diverse università su invito del Consiglio per la pace austriaco — del gennaio del 1982, si presentò al pubblico una «Associazione dei soldati democratici d’Austria»; essa, come riferisce il foglio del PC «Volksstimme», diede vita ad una speciale agitazione contro il progetto «Objektschutz» — la costituzione di compagnie di vigilanza dell’esercito federale tedesco per la protezione di impianti importanti dello Stato —. Prima, il generale Pasti aveva tentato di svolgere attività propagandistica in Svizzera, ma ne fu impedito. Ebbe unicamente la possibilità di partecipare il 5 dicembre 1981 alla «dimostrazione per la pace» a Berna e ad una susseguente manifestazione dei PdL fedeli a Mosca. L’ex generale della Germania dell’Ovest, Gerd Bastian, giunse persino ad esortare i suoi anziani camerati alla insubordinazione. Il generale van Meyenfeldt non è meno attivo nella sua attività di «combattente per la pace» di colorazione particolare; partecipò lo scorso anno alla «Conferenza per la pace» del partito bulgaro dei contadini (un partito satellite del PCB) dove si espresse contro i piani di ammodernamento della NATO. Egli, in particolare, assicurerebbe rapporti molto stretti con esponenti della cosiddetta «Conferenza per la pace cristiana», un’organizzazione del fronte, di Mosca, costituita a Praga per l’infiltrazione nella chiesa protestante.
L’anziano tenente colonnello della Bundeswehr, Alfred Mechtersheimer, che nel frattempo è stato escluso dalla CSU a causa delle sue dubbie attività, unitamente a «combattenti per la pace» dello stesso generale — l’avvocato berlinese Otto Schily, il deputato della «nuova sinistra» alla Dieta del Tirolo del Sud Alexander Langer, nonché Roland Vogt e Gertrud Schilling, appartenente ai «Verdi» dell’Assia — trattò con il capo dello Stato libico Ghedhafi in occasione della visita di quest’ultimo, la primavera dello scorso anno a Vienna e, più tardi, si recò da lui a Tripoli con lo stesso gruppo. Secondo «Intern-Informationen» (26.7.1982), in tale occasione questa delegazione avrebbe consegnato a Ghedhafi una carta topografica e documenti dettagliati sulle installazioni militari della NATO. Negli ultimi tempi i generali scrivono sempre più sovente anche su pubblicazioni comuniste, persino sul già citato «Probleme des Friedens und des Sozialismus», organo internazionale del PC emanato a Praga sotto la direzione di Jurij Skla- row membro del CC del PC sovietico. Così per esempio, il generale da Costa Gomes pubblicò in detto periodo (no. 10/1982) una presa di posizione contraria al piano di riarmo della NATO, sotto il titolo «L’umanità non permetterà un’apocalisse nucleare». Alcuni mesi or sono, il CMP ha pubblicato un volantino, «Guerra nucleare in Europa», scritto dal generale Bastian ed un opuscolo, «Gli euromissili e l’equilibrio generale delle forze tra la NATO ed il Patto di Varsavia», del generale Nino Pasti. Un altro libello, diffuso recentemente dal CMP, «Il riarmo globale minaccia tutta l’umanità», è stato scritto dal contrammiraglio americano a d Gene la Rocque.
Qui si dovrebbe far notare che la Rocque, quale direttore del cosiddetto «Center of Defence Information» (Washington) ed i suoi collaboratori, come per esempio gli ammiragli John Marshall Lee, Hyman Rickover ed i contrammiraglio Eugene Carroll, svolgono negli USA un ruolo estremamente attivo nella campagna condotta contro la politica di difesa del loro Paese e contro la NATO. Questo gruppo USA comprende pure tra altri Daniel Ellsberg, diventato noto con la pubblicazione del «Pentagon-Papers» sull’impegno americano in Indocina, e l’ex direttore di sezione della CIA, Herbert Scoville, che è vicino alla cerchia politicamente dubbia dell’«Institute for Policy Studies».
Anche in occasione della sessione straordinaria dell’ONU per il disarmo, tenuta a New York nel giugno del 1982, membri del gruppo tentarono di mettersi in evidenza organizzando una conferenza propria. Ma i loro piani non riuscirono completamente secondo desiderio, perché le autorità americane rifiutarono il visto di entrata a diversi membri del gruppo, tra cui anche a da Costa Gomes ed a Nino Pasti.
L’attività del gruppo, qui brevemente illustrata, non va assolutamente sottovalutata.
La sua reale pericolosità consiste nel fatto che nella propaganda contro la NATO, diretta da Mosca e promossa in tutto il mondo dai Sovieti e dai loro agenti, questi ufficiali vengono usati come testimoni classici ed i mass-media occidentali diffondono le loro opinioni spesso senza alcun commento critico. Così, questi ambigui «combattenti per la pace», un tempo in uniforme, minano, intenzionalmente o meno, la difesa dell’Europa occidentale e tradiscono i loro propri Paesi. Essi non si preoccupano molto del giuramento dato che li lega anche quando non sono più in servizio attivo.
Concludendo, bisogna ancora far notare che l’attività di questi ex ufficiali serve poco alla vera causa della pace ed accresce invece il pericolo di guerra. Infatti, con la loro azione irresponsabile, essi rafforzano quel movimento pacifista fuori della realtà, che l’Unione Sovietica sfrutta per i suoi fini di politica di forza, e che vorrebbe il disarmo unilaterale dell’Occidente. Ciò potrebbe portare il Cremlino a pericolose valutazioni di possibilità: è una vecchia realtà che per una dittatura imperialistica, come lo è quella sovietica, niente può essere più allettante del crollo della volontà di difesa del nemico. Quindi, le attività di tale gruppo di ex ufficiali della NATO devono essere respinte con energia e disprezzo.
Questi ufficiali dovrebbero rendere conto alle istanza competenti dei loro Paesi, perché professionisti militari esperti come loro non possono semplicemente essere considerti degli ingenui. Essi, grazie alle posizioni che occupavano una volta, devono conoscere il reale rapporto di forze in Europa; quindi, travisando i fatti e con affermazioni false, essi ingannano intenzionalmente l’opinione pubblica in mondo irresponsabile e pericoloso. È comprensibile che essi siano ospiti graditi a Mosca e portati in auge dai mezzi di propaganda sovietici: infatti, essi aiutano il Cremlino a rimuovere l’unico contrappeso alla cuoi ine superiorità nel campo dell’armamento convenzionale, realizzata dall’Unione sovietica dopo la seconda guerra mondiale, ma che, purtroppo, costituisce anche la sola garanzia di pace del nostro tempo: la prontezza di difesa credibile dell’Occidente.
(Dei ASM/, no. 4/83)
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