lunedì, Settembre 28

DOPO 986 GIORNI A GAZA LA SEPOLTURA SIMBOLO DI UN MASSACRO

Striscia di Gaza

05 Agosto 2026

  • di Remocontro

Funerali di massa e sono solo per due famiglie. Famiglie larghe, nell’uso patriarcale palestinese per 112 membri di due famiglie, sterminate dai raid israeliani nel novembre 2023. Ma all’appello ne mancano quasi 200. «Tutti i miei parenti sono stati uccisi in quel massacro. Oggi li saluto ma non riconosco chi sto seppellendo» il racconto di Eman Abu Zayed sul Manifesto.

Attesa e domande senza risposta

Dopo 986 giorni di incertezza, dolore e attesa, sotto il peso di domande senza risposta, i nomi delle famiglie Abu Sharia e Al-Hassayna sono tornati al centro dell’attenzione a Gaza. Ieri centinaia di palestinesi si sono radunati a Gaza City per seppellire i resti di 112 vittime, recuperati dalle macerie di una zona residenziale completamente distrutta da un raid israeliano il 22 novembre 2023. Il funerale non è stato solo una cerimonia per seppellire i resti recuperati; è stato un addio ritardato che le famiglie attendevano da quasi tre anni. I parenti delle famiglie Abu Sharia e Al-Hassayna sono stati costretti a convivere con l’incertezza, in attesa di qualsiasi segno che potesse rivelare la sorte di coloro che erano rimasti intrappolati sotto le macerie.

Anni di dolore accumulato

Sul luogo della sepoltura, decine di bare sono circondate da centinaia di persone in lutto, accorse per rendere omaggio alle vittime. Un silenzio opprimente avvolge l’area, prima di essere interrotto da preghiere, grida e voci che invocano misericordia per i defunti. Le bare si fanno strada tra la folla mentre i parenti trasportano sulle spalle i resti dei propri cari. I loro volti riflettono la stanchezza di un lungo viaggio: molti si abbracciano, le lacrime rimaste nascoste per quasi tre anni sgorgano quando possono recitare le preghiere funebri e seppellirli secondo le tradizioni islamiche. Allo stesso tempo, altre famiglie attendono ancora il ritrovamento dei propri cari che rimangono dispersi sotto le macerie.

I sepolti senza tomba

«Tutti i miei parenti sono stati uccisi in quel massacro – ci dice Omar Al-Hassayna, un parente – Non ho potuto dire addio a nessuno di loro né sapere quale fosse stata la loro sorte. Abbiamo atteso 986 giorni per arrivare a questo momento. Oggi li saluto per la prima volta, ma non riesco nemmeno a riconoscere i loro volti. Non riconosco chi sto seppellendo». Il massacro è avvenuto il 22 novembre 2023, quando una zona residenziale nel quartiere di Al-Sabra, a sud di Gaza City, abitata dalle famiglie Abu Sharia e Al-Hassayna, è stata colpita da una serie attacchi aerei. Secondo i racconti dei testimoni, l’attacco è iniziato con colpi sferrati da droni contro diverse abitazioni, costringendo i residenti cercarere un luogo più sicuro in mezzo ai raid continui.

La casa del leader rifugio e sepolcro

Molti residenti si sono rifugiati all’interno dell’abitazione di Fathi Abu Sharia, il leader della comunità, convinti che restare insieme in un unico edificio potesse offrire una certa protezione dagli attacchi. Ma sono seguiti altri pesanti bombardamenti con armi altamente distruttive, che hanno causato la completa distruzione dell’isolato residenziale. «Quel giorno abbiamo vissuto momenti indescrivibili – ci racconta un vicino – Nel giro di pochi minuti un intero isolato residenziale è scomparso e tutto ciò che potevamo vedere erano macerie e polvere. Intere famiglie sono rimaste intrappolate e non siamo riusciti a raggiungerle né ad aiutarle». L’attacco ha cancellato ogni traccia del quartiere, tramutato in un’immensa distesa di macerie. Le abitazioni sono scomparse sotto strati di cemento e detriti; oltre trecento persone sono rimaste sepolte.

Protezione civile palestinese

Secondo i dati della Protezione Civile palestinese, il massacro ha causato la morte di 308 palestinesi, tra cui 44 bambini di età inferiore ai 16 anni, 37 donne e più di dieci persone con disabilità. Al termine delle operazioni di recupero, il primo agosto 2026, la Protezione Civile è riuscita a recuperare 112 corpi e resti. Tuttavia, un gran numero di vittime risultava ancora disperso: si ritiene che alcune siano ancora sepolte sotto le macerie, mentre altre potrebbero essere state gravemente frammentate a causa dell’intensità delle esplosioni. Il recupero è finalmente iniziato il 14 luglio 2026, in condizioni estremamente difficili, con le squadre di soccorso che hanno operato tra strutture danneggiate e zone instabili. E poi, le condizioni dei resti: molte vittime sono state colpite dalla forza delle esplosioni e i loro resti sono

Crisi umanitaria anche per i morti

La tragedia delle famiglie Abu Sharia e Al-Hassayna riflette una più ampia crisi umanitaria che affligge Gaza, dove migliaia di persone rimangono disperse sotto gli edifici distrutti. La Protezione Civile continua a cercare le persone disperse ogni volta che è possibile accedere alle zone colpite e che le attrezzature sono disponibili. Per le famiglie di tutta Gaza, ogni operazione rappresenta una rinnovata speranza di porre fine ad anni di incertezza. «Questo posto un tempo era pieno di vita – dice a voce alta una sfollata di Sabra – C’erano bambini, famiglie e vicini che si conoscevano tra loro. Oggi rimane solo la distruzione». I

l massacro rimane uno degli eventi che riflette il devastante impatto umano del genocidio, non solo per il numero delle vittime, ma anche per la prolungata sofferenza vissuta dalle famiglie che hanno atteso quasi tre anni per avere la possibilità di dire addio e seppellire i propri cari.

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