martedì, Settembre 29

IL NUOVO GIAPPONE IN ROTTA DI COLLISIONE CON LA CINA

Giappone

05 Agosto 2026

di Piero Orteca

La trumpiana premier Takaichi vuole riarmare velocemente e indica Pechino come “nemico strategico”. Pare di capire che Tokyo sia pronta a combattere anche “fuori area”, per Taiwan e le Filippine.

Il ritorno del Sol Levante

La Lady di ferro giapponese, Sanae Takaichi è stata di parola. Ieri ha indirettamente dichiarato  guerra alla Cina. Il Primo ministro che si ispira molto a Donald Trump ha personalmente sovrinteso alla stesura del poderoso ‘Libro Bianco della Difesa’, un documento di 610 pagine presentato proprio ieri, che rivoluziona tutte le vecchie strategie militari nipponiche, così come erano state elaborate, assieme a Washington, dopo la sconfitta nella Seconda guerra mondiale. Il Giappone ora indica chiaramente un nemico: la Cina. Ed esprime dei punti di vista che pesano su tutte le future scelte geopolitiche del Paese nell’Indo-Pacifico. Soprattutto, abbraccia la visione trumpiana ed europea del “riarmo come motore di sviluppo”, facendo intendere che i prossimi anni vedranno una riconversione dell’industria nipponica dal manifatturiero “leggero” al settore “pesante”, appunto degli armamenti. Si tratta di un “mantra”, che sta diventando comune in molti governi occidentali, messi sotto pressione dalla Casa Bianca. Che in Asia vede gli alleati degli americani, come Sud Corea, Taiwan e Filippine schierati sulle stesse posizioni. “Il Giappone lancia l’allarme sulla crescente influenza della Cina nel Pacifico e promette un rafforzamento della difesa”, titola il South China Morning Post di Hong Kong. Aggiungendo che “l’ultimo Libro Bianco sulla difesa nipponico mette in guardia dalla crescente capacità della Cina di sostenere operazioni militari nell’Oceano Pacifico occidentale, impegnandosi a rafforzare i propri sistemi di monitoraggio, le capacità di attacco e la produzione di munizioni. Il documento avverte inoltre che Pechino sta rafforzando la sua flotta di portaerei, migliorando così la sua capacità di operare in mari e spazi aerei più distanti”.

Reportageconflitto

Cosa cambia in Asia

Lui li chiamava il “vuoto” e il “pieno”. Ma sull’Arte della guerra, il saggio cinese Sun-Tzu non ha fatto altro che anticipare, mirabilmente, il concetto di “lato debole della difesa”. Tanto caro anche a chi gioca a basket, perché sta a indicare la zona dove non c’è la palla. Un principio che si può applicare a molti sport di squadra e che, nel nostro caso, calza a pennello per dipingere gli scenari della situazione  geopolitica contemporanea, a livello planetario. Tradotto sul terreno pratico, questo ragionamento significa che se la “palla” delle  guerre per ora si gioca in Ucraina, Medio Oriente e Golfo Persico, c’è il pericolo che rimbalzi all’improvviso da qualche altra parte. Insomma, abbiamo tutti alzato la guardia al massimo livello per le crisi correnti. Ma forse ci siamo dimenticati di quelle che ardono sotto traccia e che potrebbero degenerare, cogliendoci di sorpresa. Per come sono messe le cose e per come stanno evolvendo, i vecchi e fragili equilibri esistenti nell’Indo-Pacifico stanno velocemente saltando a uno a uno. E all’orizzonte si configura ormai, volenti o nolenti, lo scontro titanico (si spera solo commerciale) dei prossimi anni: quello tra Cina e Stati Uniti. Un match tra pesi massimi, che si portano appresso alleati, partner e Paesi più o meno allineati, i quali tutti cercano strategie di sopravvivenza per non fare la fine dei vasi di coccio in mezzo a quelli di ferro.

Le reazioni cinesi

Furibonde le prime repliche arrivate da Pechino come risposta al nuovo atteggiamento, assunto ora ufficialmente dalle autorità di Tokyo. Chen Xi, portavoce del Ministero della Difesa, ha criticato severamente il Libro bianco, sostenendo “che è pieno di narrazioni false ed esagera la cosiddetta minaccia cinese”. Secondo il portavoce del Ministero, il rafforzamento della difesa da parte del governo giapponese è conseguenziale alla necessità di rilanciare l’economia. “È un vano tentativo – ha detto – di radicare l’espansione degli armamenti e i preparativi bellici nelle istituzioni nazionali, nei settori economici e nell’opinione pubblica”. Chen ha poi messo in guardia contro “il crescente neomilitarismo giapponese. Una seria sfida all’ordine internazionale postbellico e una vera minaccia alla pace e alla stabilità regionale”. Chen ha concluso la sua valutazione con una velata minaccia, esortando Tokio “a non proseguire sulla strada sbagliata della rimilitarizzazione”.

La nuova filosofia di Tokyo

“Il Giappone – riporta il Morning Post cinese – ha dato priorità al miglioramento della sua capacità di individuare, tracciare e contrastare le attività militari su un’area molto più vasta. Il Libro Bianco afferma che la Forza di autodifesa aerea giapponese sta costruendo una rete di sorveglianza ‘senza lacune’ che collega navi, aerei, satelliti e sistemi senza equipaggio, rafforzando al contempo le capacità di comando congiunto e di attacco a lungo raggio. Tra le misure chiave figurano un radar mobile di allerta e controllo sull’isola di Kitadaito e una costellazione di satelliti radar che dovrebbe diventare pienamente operativa entro il 2027 per migliorare la raccolta di informazioni, la sorveglianza e l’individuazione di obiettivi a distanza.

Oltre alla sorveglianza, il libro bianco afferma che le munizioni, le scorte di carburante e la disponibilità di attrezzature esistenti ‘non sono necessariamente sufficienti’. Tokyo prevede pertanto di espandere la produzione di munizioni, rafforzare le strutture di comando, disperdere gli aerei e potenziare i trasporti marittimi e aerei per migliorare la propria capacità di sostenere un conflitto prolungato”. In sostanza, dicono gli esperti, il Giappone ha fatto una rivoluzione copernicana: adesso è pronto a fare la  guerra anche lontano dalle acque di casa. Pronto fino a Taiwan e alle Filippine.

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