
di Redazione
Perché i nazisionisti possono fare qualsiasi cosa a Gaza, in Cisgiordania e anche nel resto del mondo da più di 300 anni?
Questa situazione economica e politica è frutto del passaggio dal sistema feudale a quello capitalistico dove il ruolo delle banche e della finanza sono diventati preminenti e quindi parallelamente anche il ruolo degli ebrei. Esclusi dal possesso della terra nel feudalesimo, si sono dedicati al commercio e al prestito di denaro, contribuendo alla flessibilità economica ai vertici della nuova economia e della politica. Grazie a quel passaggio storico è sorta anche la necessità di creare quella rete di rapporti economici e politici che sono serviti a piegare, a suon di guerre e finte rivoluzioni, le sorti dei nascenti Stati liberali.
Quella finzione “democratica” che meglio doveva rappresentare i rapporti tra le classi sociali emersi dalle “rivoluzioni colorate ante litteram” messe in essere dalla rete spionistica foraggiata dai vari banchieri come i Rothschild che hanno dominato e dominano la finanza mondiale da secoli. Dalle loro iniziali filiali a Londra, Parigi, Francoforte, Vienna e Napoli oggi li troviamo inseriti ovunque nella finanza mondiale. Oltre ad aver creato nell’Ottocento la più grande rete bancaria internazionale dell’epoca, finanziando governi, guerre e grandi opere pubbliche in tutta Europa, tenevano al guinzaglio ogni partito o movimento.
Della rete della finanza ebraica faceva parte Gerson von Bleichröder. Banchiere berlinese e importante consigliere finanziario di Bismarck, ha sostenuto economicamente l’unificazione della Germania. I fratelli Pereire (Émile e Isaac), fondatori della Crédit Mobilier, hanno rivoluzionato il credito e finanziato lo sviluppo delle ferrovie francesi ed europee grazie al quale le truppe dell’eterodiretto esercito potevano spostarsi più rapidamente. I Warburg, attivi nel settore bancario ad Amburgo, hanno consolidato la loro influenza globale tra la fine dell’Ottocento e il secolo successivo. Moses Haim Montefiore nato a Livorno e naturalizzato britannico, visse con la famiglia tra Ancona, Livorno e Londra. La famiglia era inserita nella rete commerciale e creditizia del Mediterraneo e dell’intera Europa. Moses lavorò come agente di borsa e operò a stretto contatto con importanti casate finanziarie come i Rothschild, accumulando una grande fortuna prima di ritirarsi nel 1824. Sposò Judith Cohen, imparentata con la famiglia Rothschild e consolidando i rapporti tra le grandi famiglie della finanza ebraica europea.
Costoro furono il motore economico e politico delle rivoluzioni liberali e i finanziatori di intellettuali e politici che oltre a sostenere l’evoluzione del sistema economico da quello feudale a quello borghese, iniziarono a propagandare le nascenti idee sioniste. Idee che servivano a creare le condizioni per un esodo verso la Palestina, luogo centrale per il controllo del canale di Suez, inaugurato il 17 novembre 1869, e il traffico conseguente di merci. Ma anche per il controllo di quella fonte energetica che sgorgava naturalmente dal sottosuolo che è il petrolio e di cui si intuiva il potenziale industriale. Usato anticamente nei paesi del Medio Oriente, prima dell’era della benzina, come impermeabilizzante per barche e tetti, come collante per costruzioni, come rimedio medicinale per curare ferite o malattie della pelle e come combustibile per lampade o per armi incendiarie, come il famoso fuoco greco.
Il 26 maggio 1908 nel cielo di Masjid Sulaiman in Iran si levò il primo getto d’oro nero. E la storia del mondo cambiò per sempre.
Nel 1909, D’Arcy e la Burmah Oil Company si riorganizzarono nella Anglo-Persian Oil Co. Quella che nel 1935 fu ribattezzata Anglo-Iranian Oil Co., e nel 1954 diventò British Petroleum. Le prime quote della Anglo-Persian Oil Co. messe sul mercato furono vendute a Londra in meno di mezz’ora. Nel 1931, in parte come risposta alle difficili condizioni economiche del tempo, la BP fuse le sue operazioni commerciali nel Regno Unito con la Shell-Mex Ltd per creare la Shell-Mex and BP ltd, una compagnia che continuò a commerciare fino a che i marchi della Shell e della BP non si separarono nuovamente nel 1975. Con lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi, la creazione di reti ferroviarie sempre più estese, l’espandersi dei commerci grazie alla marina mercantile e allo sviluppo del sistema bancario e finanziario, i signori ai vertici del nascente sionismo acquisiscono l’egemonia globale ed entrano anche in istituzioni come le banche centrali.
Nel corso della storia e della creazione della Federal Reserve nel 1910-1913 (durante le riunioni a Jekyll Island), grandi magnati della finanza e dell’industria americana — tra cui esponenti vicini agli interessi dei Rockefeller e di J.P. Morgan, legatissimi ai Rothschild — ebbero un ruolo di primo piano nella stesura del progetto legislativo.
Tra le famiglie Rothschild e Rockefeller ci sono sempre stati concreti legami economici e finanziari, culminati nel maggio del 2012 con un accordo strategico transatlantico formale. L’accordo è nato per creare fondi d’investimento comuni, promuovere acquisizioni coordinate nel settore della gestione dei patrimoni e offrire un punto d’appoggio stabile sul mercato statunitense per i Rothschild e su quello europeo per i Rockefeller. L’operazione è stata favorita anche da decenni di consuetudine e amicizia personale tra i patriarchi delle due famiglie, David Rockefeller e Jacob Rothschild, i cui contatti risalivano a diversi decenni prima dell’intesa societaria. Il rapporto tra le famiglie non fu un’alleanza esclusiva, ma una complessa rete in cui competevano sui mercati globali e, allo stesso tempo, univano le forze quando i volumi di capitale richiesti superavano la portata di una sola delle due istituzioni.
Ma anche tra la famiglia Rothschild e la dinastia dei J.P. Morgan sono esistiti storici e significativi legami economici e finanziari, sviluppatisi soprattutto tra la fine del XIX secolo e il XX secolo attraverso collaborazioni sui prestiti internazionali, stabilizzazioni valutarie e partecipazioni azionarie congiunte. Alla fine dell’Ottocento, la casa dei Rothschild (in particolare le filiali di Londra e Parigi) e la J.P. Morgan & Co. cooperarono per sostenere finanziariamente il governo degli Stati Uniti, aiutandolo a proteggere le riserve d’oro federali durante la crisi del 1895. Le due potenze finanziarie condivisero interessi comuni nello sviluppo industriale e infrastrutturale globale, agendo spesso come syndacate di garanzia (underwriting) per grandi emissioni obbligazionarie transatlantiche.
Eredità moderna: Con il passare del Novecento e la trasformazione delle banche d’investimento in istituti globali moderni, i legami strutturali diretti si sono evoluti in relazioni di mercato tradizionali tra i rispettivi eredi e le divisioni di risparmio gestito e consulenza.
Questa rete di relazioni economiche e politiche che va sotto il nome di lobby ebraica è frutto dello sviluppo in senso ebraico del sistema. capitalistico e qui servono le parole del più lucido critico dell’ebraismo nella fase d’incubazione del nascente sionismo che è l’ebreo Karl Marx nel saggio la Questione ebraica. Con quel saggio del 1844 Marx ci fornisce la chiave di lettura politico-sociale del giudaismo e del suo rapporto egemone nel capitalismo, di cui riportiamo alcuni passi fondamentali, per capire le ragioni del legame esistente oggi tra la politica estera USA e Israele e le loro reciproche perversioni razziste, imperialiste e colonialiste. Inoltre per un ulteriore e integrale approfondimento del testo sotto riportato andate su https://unita2.org/wp-admin/post.php?post=8343&action=edit.
“Noi cerchiamo di rompere la formulazione teologica della questione. La questione della capacità dell’ebreo ad emanciparsi si trasforma per noi nella questione di quale particolare elemento sociale sia da superare per sopprimere il giudaismo. Infatti la capacità ad emanciparsi dell’ebreo d’oggi è il rapporto del giudaismo verso l’emancipazione del mondo di oggi. Tale rapporto risulta necessariamente dalla posizione particolare del giudaismo nell’asservito mondo odierno.
Consideriamo l’ebreo reale mondano, non l’ebreo del Sabbath, come fa Bauer, ma l’ebreo di tutti i giorni.
Cerchiamo il segreto dell’ebreo non nella sua religione, bensì cerchiamo il segreto della religione nell’ebreo reale.
Qual è il fondamento mondano del giudaismo? Il bisogno pratico, l’egoismo.
Qual è il culto mondano dell’ebreo? Il traffico. Qual è il suo Dio mondano? Il denaro.
Ebbene. L’emancipazione dal traffico e dal denaro, dunque dal giudaismo pratico, reale, sarebbe l’autoemancipazione del nostro tempo.
Un’organizzazione della società che eliminasse i presupposti del traffico, dunque la possibilità del traffico, renderebbe impossibile l’ebreo. La sua coscienza religiosa si dissolverebbe come un vapore inconsistente nella vitale atmosfera reale della società. D’altro lato: se l’ebreo riconosce come non valida questa sua essenza pratica e lavora per la sua eliminazione, egli si svincola dal suo sviluppo passato verso l’emancipazione umana senz’altro, e si volge contro la più alta espressione pratica dell’autoestraneazione umana.
Noi riconosciamo dunque nel giudaismo un universale elemento attuale antisociale, il quale, attraverso lo sviluppo storico, cui gli ebrei per questo lato cattivo hanno collaborato con zelo, venne sospinto fino al sua presente vertice, un vertice sul quale deve necessariamente dissolversi.
L’emancipazione degli ebrei nel suo significato ultimo è la emancipazione dell’umanità dal giudaismo.
L’ebreo si è già emancipato in modo giudaico. “L’ebreo che, ad es. a Vienna, è solo tollerato, con la sua potenza finanziaria determina il destino di tutto l’Impero. L’ebreo, che nel più piccolo Stato tedesco può essere privo di diritti, decide delle sorti dell’Europa.
“Mentre le corporazioni e i mestieri sono chiusi all’ebreo o non gli sono ancora favorevoli, l’arditezza dell’industria si fa beffe della ostinatezza degli istituti medioevali” (B. Bauer, Judenfrage, p. 114).
Questo non è un fatto isolato. L’ebreo si è emancipato in modo giudaico non solo in quanto si è appropriato della potenza del denaro, ma altresì in quanto il denaro per mezzo di lui e senza di lui è diventato una potenza mondiale, e lo spirito pratico dell’ebreo, lo spirito pratico dei popoli cristiani. Gli ebrei si sono emancipati nella misura in cui i cristiani sono diventati ebrei.
Il pio e politicamente libero abitante della Nuova Inghilterra, riferisce ad es. il colonnello Hamilton, “è una specie di Laocoonte, il quale non fa neppure il più piccolo sforzo per liberarsi dai serpenti che lo avvincono. Mammona è il loro idolo, essi lo pregano non soltanto con le loro labbra, ma con tutte le forze del loro corpo e del loro animo. La terra ai loro occhi altro non è se non una Borsa, ed essi sono convinti di non avere quaggiù altra destinazione che quella di diventare più ricchi dei loro vicini. Il traffico si è impossessato di tutti i loro pensieri, lo scambio degli oggetti forma il loro unico svago. Quando viaggiano, si portano in giro, per così dire, le loro merci e il loro banco sulla schiena, e non parlano che di interessi e di guadagno. Se per un istante perdono d’occhio i loro affari ciò avviene soltanto per ficcare il naso in quelli degli altri”.
Invero la signoria pratica del giudaismo sul mondo cristiano ha raggiunto nel Nordamerica l’espressione non equivoca, normale, così che l’annunzio stesso dei Vangelo, la predicazione cristiana è divenuto un articolo di commercio, e il commerciante fallito traffica in Vangelo come l’evangelista arricchito traffica negli affari. “Tel que vous voyez à la tête d’une congrégation respectable a commencé par être marchand; son commerce étant tombé, il s’est fait ministre; cet autre a débuté par le sacerdoce, -mais dès qu’il a eu quelque somme d’argent à sa disposition, il a laissé la chaire pour le negoce. Aux yeux d’un grand nombre, le ministère religieux est une véritable carrière industrielle” (Beaumont, op. cit., pp. 185, 186).
Secondo Bauer, è una situazione ipocrita, che in teoria all’ebreo vengano rifiutati i diritti politici, mentre in pratica egli possiede un potere enorme ed esercita en gros la sua influenza politica, che en détail gli viene ridotta (Judenfrage, p. 114).
La contraddizione in cui si trova la potenza politica pratica dell’ebreo con i suoi diritti politici, è la contraddizione della politica e della potenza del denaro in generale. Mentre la prima sta idealmente al di sopra della seconda, nel fatto ne è divenuta la serva.
Il giudaismo si è mantenuto a lato del cristianesimo non soltanto come critica religiosa del cristianesimo, non soltanto come dubbio vivente sulla nascita religiosa del cristianesimo, ma parimenti perché lo spirito pratico-giudaico, perché il giudaismo si è mantenuto nella società cristiana, anzi vi ha ottenuto la sua massima perfezione. L’ebreo, che sta nella società civile come membro particolare, è solo la manifestazione particolare dei giudaismo della società civile.
Il giudaismo si è conservato non già malgrado la storia, bensì per la storia.
Dalle sue proprie viscere la società civile genera continuamente l’ebreo.
Qual era in sé e per sé il fondamento della religione ebraica? Il bisogno pratico, l’egoismo.
Il monoteismo dell’ebreo è perciò, nella realtà, il politeismo dei molti bisogni, un politeismo che persino della latrina fa un oggetto della legge divina. Il bisogno pratico, l’egoismo, è il principio della società civile, ed emerge come tale puramente, non appena la società civile abbia completamente partorito lo Stato politico.
Il Dio del bisogno pratico e dell’egoismo è il denaro.
Il denaro è il geloso Dio d’Israele, di fronte al quale nessun altro Dio può esistere. Il denaro avvilisce tutti gli Dei dell’uomo e li trasforma in una merce. Il denaro é il valore universale: per sé costituito, di tutte le cose. Esso ha perciò spogliato il mondo intero, il mondo dell’uomo come la natura, del valore loro proprio. Il denaro è l’essenza, fatta estranea all’uomo, del suo lavoro e della sua esistenza, e questa essenza estranea lo domina, ed egli l’adora.
Il Dio degli ebrei si è mondanizzato, è divenuto un Dio mondano. La cambiate è il Dio reale dell’ebreo. Il suo Dio è soltanto la cambiale illusoria.
La concezione che si acquista della natura sotto la signoria della proprietà privata e del denaro, è il reale disprezzo, la pratica degradazione della natura, che esiste bensì nella religione ebraica, ma esiste soltanto nell’immaginazione.
In questo senso Tommaso Münzer dichiara insopportabile “che tutte le creature siano diventate proprietà, i pesci nell’acqua gli uccelli nell’aria, le piante sulla terra: anche la creatura dovrebbe diventar libera”.
Ciò che si trova astrattamente nella religione ebraica, il disprezzo della teoria, dell’arte, della storia, dell’uomo come fine a se stesso, è il reale, consapevole punto di partenza, la virtù dell’uomo del denaro. Lo stesso rapporto sessuale, il rapporto tra uomo e donna ecc., diviene un oggetto di commercio! La donna è oggetto di traffico.
La chimerica nazionalità dell’ebreo è la nazionalità del commerciante, in generale dell’uomo del denaro.
La legge, campata in aria, dell’ebreo è soltanto la caricatura religiosa della moralità campata in aria e del diritto in generale, dei riti soltanto formali, dei quali si circonda il mondo dell’egoismo.
Anche qui il rapporto più alto dell’uomo è il rapporto legale, il rapporto verso le leggi, che per lui valgono non perché siano le leggi della sua propria volontà ed essenza, ma perché esse dominano e perché la loro trasgressione viene punita.
Il gesuitismo giudaico, il medesimo gesuitismo pratico che Bauer indica nel Talmud, è il rapporto del mondo dell’interesse individuale con le leggi che lo dominano, la cui astuta elusione è l’arte suprema di questo mondo.
Invero, il movimento di questo mondo entro le sue leggi è necessariamente una costante soppressione della legge.
Il giudaismo, come religione, non ha potuto, da un punto di vista teorico svilupparsi ulteriormente, poiché la concezione del bisogno pratico è per sua natura limitata e si esaurisce in pochi tratti.
La religione del bisogno pratico, per la sua essenza, poteva trovare il compimento non nella teoria ma soltanto nella prassi, appunto perché la sua verità è la prassi.
Il giudaismo non poteva creare un nuovo mondo; esso poteva solo attirare nell’ambito della propria attività le nuove creazioni ed i nuovi rapporti del mondo, perché il bisogno pratico, il cui intelletto è l’egoismo, si comporta passivamente e non si amplia a piacere, ma si trova ampliato con il progressivo sviluppo delle condizioni sociali.
Il giudaismo raggiunge il suo vertice col perfezionamento della società civile; ma la società civile si compie soltanto nel mondo cristiano. Soltanto sotto la signoria del cristianesimo, che rende esteriori all’uomo tutti i rapporti nazionali, naturali, etici, teoretici, la società civile poteva separarsi completamente dalla vita dello Stato, lacerare tutti i nostri legami dell’uomo con la specie, porre l’egoismo, il bisogno particolaristico, al posto di questi legami con la specie, dissolvere il mondo degli uomini in un mondo di individui atomistici, ostilmente contrapposti gli uni agli altri.
Il cristianesimo è scaturito dal giudaismo. Nel giudaismo esso si è nuovamente dissolto.
Il cristiano era fin da principio l’ebreo teorizzante, l’ebreo è perciò il cristiano pratico, ed il cristiano pratico è diventato nuovamente ebreo.
Solo in apparenza il cristianesimo aveva superato il giudaismo. Esso era troppo nobile, troppo spiritualistico per rimuovere la grossolanità del bisogno pratico in altro modo che mediante l’elevazione nel puro aere.
Il cristianesimo è il pensiero sublime del giudaismo, il giudaismo è la piatta applicazione del cristianesimo, ma questa applicazione poteva diventare universale soltanto dopo che il cristianesimo in quanto religione perfetta avesse compiuto teoricamente l’autoestraneazione dell’uomo da sé e dalla natura.
Appena allora il giudaismo poteva pervenire alla signoria universale e fare dell’uomo espropriato, della natura espropriata oggetti alienabili, vendibili, caduti sotto la schiavitù del bisogno egoistico, del traffico.
L’alienazione è la pratica dell’espropriazione. Come l’uomo, fino a che è impigliato nella religione, sa oggettivare il proprio essere soltanto facendone un estraneo essere fantastico, così sotto il dominio del bisogno egoistico egli può operare praticamente, praticamente produrre oggetti, soltanto ponendo i propri prodotti, come la propria attività, sotto il dominio di un essere estraneo, e conferendo ad essi il significato di un essere estraneo: il denaro.
Il cristiano egoismo della beatitudine nella sua pratica compiuta si capovolge necessariamente nell’egoismo fisico dell’ebreo, il bisogno celeste in quello terreno, il soggettivismo nell’egoismo. Noi spieghiamo la tenacia dell’ebreo non con la sua religione, ma piuttosto col fondamento umano della sua religione, il bisogno pratico, l’egoismo.
Poiché l’essenza reale dell’ebreo nella società civile si è universalmente realizzata, mondanizzata, la società civile non poteva convincere l’ebreo della irrealtà della sua essenza religiosa, che è appunto soltanto la concezione ideale del bisogno pratico. Non quindi nel Pentateuco o nel Talmud, ma nella società odierna noi troviamo l’essenza dell’ebreo odierno, non come essere astratto ma come essere supremamente empirico, non soltanto come limitatezza dell’ebreo, ma come limitatezza giudaica della società.
Non appena la società perverrà a sopprimere l’essenza empirica del giudaismo, il traffico e i suoi presupposti, l’ebreo diventerà impossibile, perché la sua coscienza non avrà più alcun oggetto, perché la base soggettiva dei giudaismo, il bisogno pratico si umanizzerà, perché sarà abolito il conflitto dell’esistenza individuale sensibile con l’esistenza dell’uomo come specie.
L’emancipazione sociale dell’ebreo è l’emancipazione della società dal giudaismo”.
Lo sviluppo tra il sistema capitalistico moderno è strettamente legato al giudaismo oggi “evolutosi” nel sionismo e come afferma. Marx, “Il giudaismo raggiunge il suo vertice col perfezionamento della società civile; ma la società civile si compie soltanto nel mondo cristiano. Soltanto sotto la signoria del cristianesimo, che rende esteriori all’uomo tutti i rapporti nazionali, naturali, etici, teoretici, la società civile poteva separarsi completamente dalla vita dello Stato, lacerare tutti i nostri legami dell’uomo con la specie, porre l’egoismo, il bisogno particolaristico, al posto di questi legami con la specie, dissolvere il mondo degli uomini in un mondo di individui atomistici, ostilmente contrapposti gli uni agli altri”.
E non è l’egoismo imperante quello che si vede a Gaza e Cisgiordania, ma anche in Libano, ma anche attraverso le politiche delle banche centrali e nella politica imperialista degli Usa? Marx definiva questa politica una dittatura della borghesia. E la borghesia ai vertici delle politiche degli Stati occidentali non ha come valori quelli descritti da Karl Marx ne La questione ebraica?
Karl Marx in questo scritto da noi citato da anche la soluzione al problema del nostro tempo: “Ebbene. L’emancipazione dal traffico e dal denaro, dunque dal giudaismo pratico, reale, sarebbe l’autoemancipazione del nostro tempo”. Quindi l’amancipazione di tutta l’umanità.
Domandiamoci ora quali sono le formazioni politiche che oggi propongono un tale livello di emancipazione.
Solo una formazione realmente comunista può porre un obiettivo così radicale di emancipazione e noi nelle nostre Tesi lo poniamo.
Vi consigliamo anche il nostro saggio: https://unita2.org/wp-admin/post.php?post=1225&action=edit