

15 Agosto 2026
di Ennio Remondino
Attentato a Trump, dalla prima pagina alla presa in giro, simil piccola cronaca nostrana. E pochi credevano che gli iraniani volessero davvero attentare alla vita di Trump in quelle circostanze. Ora, secondo diverse fonti, il presunto attentato iraniano era un falso allarme politicamente motivato da Netanyahu. Ed il Washington Post aggiunge che la CIA da subito non riteneva fondato l’allarme proveniente dall’intelligence israeliana…
Trump beffato peggio di Ranucci
Spiata Israeliana, diffidenza, ma comunque… Trump giunto all’aeroporto per tornare negli Usa, costretto a fare sali e scendi da un aereo all’altro, alla fine su un furgone destinato al catering aeroportuale, ed ha viaggiato in tutta segretezza in coda all’Air force one fino a una base militare britannica, dove è tornato di nascosto sul velivolo presidenziale dove tutti credevano che fosse già da Ankara. E le ironie, tra le migliori quelle del nostro Orteca, si sono sprecate (https://www.remocontro.it/2026/08/12/trump-e-scappato-coperto-da-insalate-e-tramezzini/). Ora la beffa della ‘fonte’ del falso allarme, il perfido Mossad del pessimo Netanyahu di fine legislatura (speriamo), compreso un rischiosissimo appuntamento elettorale per il Trump ‘vittima suo malgrado’, un po’ come il finto attentato organizzato da Lavitola –reo confesso-, per attirare attenzione e solidarietà verso l’inconsapevole Ranucci.
Orientamento politico di destra
Sul ‘Lavitola-Netanyahu’, Piccolenote il più severo
La manovra sulla sicurezza che ha fatto passare all’illustre passeggero momenti decisamente movimentati sembrava la garanzia del rischio reale. Poi via via, il crescere dei dubbi. A smentire dell’allarme anche la Turchia: «Funzionari turchi affermano che il rapporto dell’intelligence israeliana era probabilmente uno stratagemma del governo di Netanyahu per presentarsi come protettore di Trump, far deragliare i negoziati con l’Iran e minare l’apparente stretto rapporto tra Trump ed Erdogan». Altro che il ‘pensar male’ di Andreotti! Il testo citato è di Middleeasteye, con una fonte presente all’incontro del giorno precedente tra il presidente americano e quello turco, con Trump che afferma più volte che «la guerra con l’Iran era finita e nutriva grandi speranze nei negoziati». Linea non gradita a Tel Aviv.
Falsa minaccia ma vero allarme
«Falso vero-allarme, dunque, come sono le cose nel mondo dell’inganno, che comunque ha seminato paura nel team presidenziale», come rileva Davide Malacaria. Resta da esaminare il perché i turchi affermano che l’avvertimento serviva anche a mettere Erdogan in difficoltà con l’ospite. Trump aveva concesso al presidente turco di superare il divieto all’acquisto dei sistemi antiaerei russi S-400 e da quello imposto alla fornitura di jet F-35, negati da tempo ad Ankara. Quest’ultima concessione, in particolare, ha suscitato le ire e soprattutto le preoccupazioni di Netanyahu perché tale sviluppo tecnico minerebbe la superiorità bellica israeliana nella regione. L’avvertimento dell’attentato vero o falso guardava lontano.
False minacce politicamente motivate
La sofisticata tecnica delle false minacce politicamente motivate, per recapitare messaggi senza ricorrere a minacce reali. «Con tutti in protagonisti costretti a stare al gioco come impongono certe dinamiche della politica e della geopolitica», insiste Malacaria. Resta il fatto –a commedia finita-, che il legame di Trump con Erdogan non è stato intaccato. Un Trump ormai convinto che da Netanyahu non spunterà più nulla, né su Gaza, né sul Libano, né sulla Siria, né altrove. Il superpotente che scopre di non avere nessun potere di persuasione né ha la forza per imporsi, anche perché i sodali del premier israeliano in America sono troppo potenti, anche se, come rilevava giorni addietro Gad Lerner, l’immunità ebraico americana si sta affievolendo.
Analisipolitica estera
E torna il mondo arabo non solo saudita
Nuova attenzione agli antagonisti regionali di Israele. Un accenno di svolta persino con la questione palestinese, con l’ambasciatore Usa costretto a chiamare terroristi i coloni ebrei manovrati dal governo Netanyahu in Cisgiordania. E, messaggio forte e contrapposto, la non reazione Usa all’ alleanza Pakistan-Arabia Saudita-Turchia, il patto della Mecca, che nasce formalmente in contrapposizione con gli Accordi di Abramo. Osservazione di molti analisti, il patto della Mecca non poteva nascere senza il tacito assenso di Washington, a cui sono legati tutti i firmatari. Partita complessa, quella mediorientale, dove quel che appare è spesso ingannevole. Partita che si gioca sottotraccia, purtroppo tragicamente più seria dei finti attentati di casa.

12 Agosto 2026
di Piero Orteca
Trump è scappato “coperto” da insalate e tramezzini
L’esclusiva del Washington Post, questa volta coglie un aspetto quasi tragicomico delle attuali tensioni internazionali. Così apprendiamo che, durante il recente vertice Nato in Turchia, il Presidente Usa, “per ragioni di sicurezza”, è stato nascosto in un furgoncino delle colazioni e poi trasbordato su un aereo-fantasma.
Lo scoop del “Post”
Il glorioso quotidiano di Washington, che al tempo che fu denunciò lo scandalo Watergate, demolendo la Presidenza Nixon, ora prende di mira Trump. E fin qui, normale amministrazione: visto quello che sta combinando, lo fanno praticamente tutti. Ieri, però, il Post ha “sparato” d’apertura una storia che sembra ispirata da uno di quei cortometraggi del “muto”, meglio noti come “quelli delle torte in faccia”. In pratica, si dice che Trump, terrorizzato dalle minacce degli ayatollah, abbia deciso di fare perdere le sue tracce per sviare eventuali attentatori. E lo ha fatto scappando sul furgoncino delle insalate, cioè di uno di quei mezzi utilizzati dal catering aeroportuale. Una notizia tutta da ridere, insomma, da leggere rilassati sotto gli ombrelloni di agosto, per soddisfare quella piccola punta di sadismo che nutriamo verso tutti coloro che proprio non ne azzeccano una. E che nonostante tutte le scoppole prese, perseverano. Il problema è che quando il soggetto in questione è il Presidente degli Stati Uniti, cioè l’uomo più potente del mondo, la cosa da umoristica si colora di tragico. Perché, ci porta inevitabilmente a porci delle domande sul futuro dell’umanità, che dipende in qualche modo anche dall’inquilino che occupa lo Studio Ovale di Pennsylvania Avenue. Dunque, cos’è successo di tanto eclatante, da spingerci tutti immediatamente a fare istintive risate, ma poi a riflettere, più cupamente, su quello che ci aspetta nell’immediato futuro?
Paura per le minacce iraniane
“Secondo quanto appreso dal Washington Post – scrive il giornale nel suo report – una minaccia di assassinio da parte dell’Iran contro il Presidente Donald Trump ha innescato il mese scorso un’operazione straordinaria durante la quale Trump è volato segretamente dalla Turchia, a bordo di un aereo militare alternativo, mentre la Casa Bianca affermava che si trovasse a bordo dell’ Air Force One. La missione clandestina – rivela il Post – finora inedita, si è svolta all’insaputa dei giornalisti e di alcuni membri dello staff della Casa Bianca, che credevano di trovarsi sullo stesso aereo del Presidente, stando a quanto emerge da documenti visionati dal Washington Post, da un funzionario statunitense a conoscenza dell’operazione e da un’altra persona informata sui viaggi del Presidente. Queste persone hanno parlato a condizione di anonimato, perché non autorizzate a rilasciare dichiarazioni in merito. L’Amministrazione ha affermato che Trump ha lasciato la Turchia l’8 luglio a bordo del vecchio Air Force One. Trump ha annunciato sui social media che avrebbe utilizzato ‘il vecchio Air Force One’ anziché l’aereo che lo aveva portato lì, un Boeing 747-8 più recente, donato agli Stati Uniti dal Qatar. La sicurezza del velivolo fornito dal Qatar è stata messa in discussione e Trump ha dichiarato il mese scorso, dopo il viaggio, che sarebbe stato sottoposto a ulteriori aggiornamenti”. Tradotto, significa che i servizi di Intelligence americani non si fidano dell’aereo assemblato e regalato dagli sceicchi del Qatar: in teoria potrebbe nascondere al suo interno qualche anomalia elettronica capace di provocare un disastro. È solo un’ipotesi, beninteso. Resta il fatto che lo screening, di meticolosa pulizia strutturale e avionica, a cui è stato sottoposto il Boeing qatariota, probabilmente non basterà per utilizzarlo serenamente. Ragion per cui, al momento, è stato messo da parte.
Quotidiani
La finta partenza
I Servizi segreti americani, incaricati della sicurezza del Presidente, hanno dovuto lavorare duro e di fantasia per cercare di confondere eventuali attentatori. Certo, il precipitoso cambio di programma e la pantomima organizzata senza avvertire nessuno fanno pensare a qualche “imbeccata” dell’Intelligence (israeliana?) presa molto sul serio. “Ad Ankara – sostiene il Washington Post – Trump è salito a bordo del vecchio jumbo jet Air Force One sotto gli occhi delle telecamere. Pochi minuti dopo è stato segretamente trasferito su un aereo più piccolo, un C-32A dell’Aeronautica, utilizzando un camion per il catering aeroportuale solitamente impiegato per caricare pasti e altre provviste prima del volo, secondo quanto riferito da un funzionario statunitense e da materiale di conferma visionato dal Washington Post. Questo ha trasformato l’Air Force One in un ‘esca, con a bordo giornalisti e alcuni membri dello staff della Casa Bianca, ha affermato il funzionario”.
I dettagli dell’operazione
“Il nuovo Air Force One, donato dal Qatar – spiega il Post – è decollato per primo dalla Turchia, nella prima serata dell’8 luglio. Trump è poi salito a bordo del tradizionale Air Force One blu e bianco al calar della sera, salutando con la mano davanti alle telecamere. Per uscire dall’aereo senza essere visti da chi non era coinvolto nell’operazione, Trump e alcuni suoi collaboratori sono saliti a bordo di un camion per il catering aeroportuale, che è stato sollevato a lato dell’aereo tramite un sistema idraulico e posizionato vicino a una porta sul lato opposto rispetto all’ingresso dell’Air Force One, secondo quanto riferito da un funzionario statunitense e da altro materiale di conferma. Le immagini riprese dai media all’aeroporto turco mostrano una scalinata su un lato del vecchio Air Force One e il camion del catering sull’altro, con il suo container sollevato all’altezza dell’aereo. Trump è arrivato in limousine, ha salito la scalinata e ha salutato verso la pista mentre saliva a bordo, come mostrano i video. Pochi minuti dopo – prosegue il Post – mentre i membri del corpo stampa della Casa Bianca salivano a bordo nella parte posteriore dell’aereo, un uomo in giacca e cravatta è entrato nella cabina del camion del catering, secondo quanto mostrato dal video della stampa che riprende la procedura di partenza. Il container è stato calato nel cassone del veicolo, che poi si è allontanato dall’Air Force One e si è diretto verso il più piccolo C-32A lì vicino”. Cioè, il vero aereo che ha riportato Trump in America.