
Sezioni Comuniste Gramsci-Berlinguer per la ricosruzione del P.C.I. – Militanza Comunista Toscana https://www.facebook.com/sezgramsciberlinguer/videos/961860895518490
Il link per seguire la relazione “Chi ha finanziato i fascisti e i nazisti” di Andrea Montella, registrata il 9 marzo presso la Sala della Lega maestri d’ascia e calafati, via Coppino 245 – Viareggio. Qui sotto è possibile leggere il testo della relazione.

“Il mondo si divide in tre categorie di persone: un piccolissimo numero che fanno produrre gli avvenimenti; un gruppo un po’ più importante che veglia alla loro esecuzione e assiste al loro compimento e infine una vasta maggioranza che giammai saprà ciò che in realtà è accaduto”.
Dr. Nicholas Murray Butler (Elizabeth, New Jersey 1862 -New York 1947) – Presidente dell’Università di Columbia, della Carnegie Endowment for International Peace, della Pilgrims Society e membro del Council on Foreign Relations (CFR)
Seguendo le indicazioni del massone Butler i media massocapitalistici fanno circolare da 83 anni una favola sulla seconda guerra mondiale in cui gli statunitensi sarebbero intervenuti nel conflitto per liberare l’Europa dalla tirannide nazi-fascista e ripristinare la democrazia. Una menzogna ripetuta ossessivamente da tutti i media massocapitalisti e i disastri provocati da tale menzogna arrivano sino ai giorni nostri.
Ci viene in soccorso sugli effetti dei media occidentali nel determinare nelle masse un processo di vera rimozione Louis Stud Terkel – (16 maggio 1912 – 31 ottobre 2008) – scrittore, storico, attore e conduttore televisivo americano, Premio Pulitzer per la saggistica nel 1985 per The Good War : “Amiamo i miti in cui crediamo. E’ molto difficile scoprire una verità scomoda sul passato. E’ assai più facile non farlo. Negli Stati Uniti, esiste una cosa che va oltre il negazionismo: io la chiamerei cancellazione del passato. A livello nazionale, soffriamo di amnesia autoimposta, una specie di Alzheimer”.
Il secondo conflitto mondiale è stato quello più noto negli Stati Uniti perché ha visto impegnati nel settore dell’industria bellica ben 18 milioni di persone, mentre 25 milioni di lavoratori investivano i loro risparmi in obbligazioni di guerra. Possiamo quindi dire che la guerra è stato un grande affare per far uscire gli USA dalla grande depressione iniziata con il crollo della Borsa di Wall Street nel 1929. Un crollo determinato dal passaggio da una fonte energetica ad un’altra, il carbone, a quella più remunerativa del petrolio, che era collegata allo sviluppo del trasporto privato su ruote. Passaggio che ha sancito la definitiva assunzione al vertice del capitalismo imperialista da parte degli Stati Uniti, ascesa iniziata il 6 aprile 1917 con la partecipazione degli USA, per un solo anno e mezzo alla prima guerra mondiale, terminata il 4 novembre 1918. L’ascesa a prima potenza mondiale da parte degli USA si conclude con la sconfitta, delle nazioni dell’Asse: Germania, Italia e Giappone nel 1945. Va fatto rilevare che vi hanno partecipato però dall’8 dicembre 1941 mentre la seconda guerra mondiale ufficialmente era iniziata il 1 settembre 1939 con l’invasione della Polonia. Ma i preparativi al conflitto si erano visti già con l’intervento nazista e fascista a favore del fascista Franco, durante la guerra civile spagnola negli anni dal 1936 al 1939, con l’annessione dell’Austria tra l’11 e il 13 marzo 1938 e con l’invasione della Cecoslovacchia il 15 marzo del 1939.
Ma le vere ragioni del conflitto erano quelle di costruire le condizioni per colpire la Russia comunista senza lasciare traccia e per interposta nazione. I soggetti che lavorarono per portarci alla seconda guerra mondiale sono sempre stati tenuti nascosti alla maggioranza della popolazione del blocco occidentale.
Vediamo se riusciamo con questo incontro a stabilire con una maggiore precisione storica e politica chi furono i soggetti economici internazionali e nazionali che finanziarono gli uomini e le organizzazioni politiche che crearono le basi ideologiche e culturali del conflitto, con ingenti aiuti diretti o indiretti ai regimi fascisti e nazisti.
Michael Zezima scrive nel suo libro “Salvate il soldato potere – I falsi miti della seconda guerra mondiale” nel capitolo “A letto con il nemico”: “…Quando dichiarava che una cricca di industriali americani sta […] collaborando con i regimi fascisti in Italia e Germania”, William E. Dodd, ambasciatore degli Stati Uniti in Germania negli anni trenta, non stava affatto scherzando. “Dagli anni venti, numerosi operatori di Wall Street e funzionari della politica estera americana avevano mantenuto stretti contratti con i loro parigrado tedeschi, condividendovi gli investimenti, c’era stato anche qualche matrimonio” rilevava un’inchiesta condotta da Christopher Simpson. “Lo stretto legame è continuato negli anni trenta, per esempio con la vendita di obbligazioni i cui proventi servivano a finanziare l’arianizzazione delle aziende e dei beni immobili sottratti agli ebrei di origine tedesca […] Gli investimenti americani in Germania sono rapidamente cresciuti dopo la presa del potere da parte di Hitler”. Tali investimenti, afferma Simpson, sono aumentati “del 48,5 percento circa tra il 1929 e 1940, mentre declinavano in modo deciso nel resto dell’Europa continentale”.
Un beneficiario della generosità imprenditoriale americana era il banchiere tedesco Hermann Abs, un personaggio talmente vicino al Führer da conoscere in anticipo il progetto di annessione dell’Austria. Alla sua morte, Abs fu propagandisticamente ricordato dal New York Times come “un collezionista d’arte” la cui carriera finanziaria “era decollata dopo il 1945”. Nell’articolo si citava cripticamente anche David Rockefeller, che definì Abs “il più importante banchiere del nostro tempo”.
I Rockefeller, comunque, non erano i soli negli Stati Uniti ad ammirare l’ingegno nazista. Tra le principali aziende americane che negli anni venti investirono in Germania figuravano Ford, General Motors, General Electric, Standard Oil, Texaco, Interrnational Harvester, ITT e IBM, tutte assai contente nel vedere la repressione dei movimenti sindacali e dei partiti operai tedeschi. Molte di esse continuarono a produrre in Germania durante le operazioni belliche con l’aperto sostegno del governo statunitense (anche se si avvalevano del lavoro schiavile dei campi di concentramento).
“Ai piloti si impartiva la precisa istruzione di non colpire le fabbriche americane in territorio germanico” spiega Michael Parenti. “Così, le bombe degli Alleati rasero quasi al suolo Colonia, ma gli stabilimenti della Ford insediati in quella stessa città, che fornivano equipaggiamento militare all’esercito nazista, rimasero intatti e vennero utilizzati dai civili tedeschi come rifugio antiaereo”. I legami commerciali stretti negli anni venti sono continuati anche in seguito, come dimostra il fatto che nei processi del dopo guerra “la classe dominante americana si sia sempre opposta al processo contro le élite tedesche”.
Sempre all’interno del libro si specificano, a pag. 40, i ruoli sia delle società che dei vertici di tali aziende a favore dei nazi-fascisti.
“La ITT (International Telegraph and Telephone) fu fondata da Sosthenes Behn, uno sfacciato sostenitore del Führer (anche quando la Luftwaffe bombardava gli abitanti di Londra). L’azienda ha contribuito alla creazione del sistema di telecomunicazioni nazista e ha fornito componenti essenziali per le bombe tedesche. Secondo il giornalista Jonathan Vankin ‘Behn permise alla sua impresa di offrire copertura alle spie naziste in Sudamerica, e tramite una consociata acquistò una notevole quantità di azioni dell’azienda che costruì i caccia tedeschi’.
Nel 1933, lo stesso Behn incontrò Hitler (fu il primo uomo d’affari americano a farlo) e divenne una specie di agente doppiogiochista. Mentre rivelava al governo americano le attività delle aziende tedesche, fornì aiuti finanziari alle SS di Heinrich Himmler e assunse alcuni nazisti nella direzione della ITT. Nel 1940, ospitò Gerhard Westrick, suo amico intimo nonché altro gerarca nazista, negli Stati Uniti, prospettando un’alleanza commerciale fra i due paesi proprio mentre la ‘guerra lampo’ di Hitler stava devastando l’Europa e le atrocità naziste erano ormai di pubblico dominio.
All’inizio del 1946, Behn si affidò ai fratelli Dulles (vedremo in seguito il ruolo svolto dai due fratelli n.d.r.) per nascondere le tracce della sua collaborazione con la Germania nazista. In tal modo, anziché venire processato per alto tradimento, ricevette 27 milioni di dollari dal governo statunitense per i ‘danni di guerra causati ai suoi stabilimenti tedeschi dai bombardamenti alleati’. A quel punto Behn si trovava in una posizione perfetta per esercitare pressione sul presidente Truman a favore del neonato CIG (Central Intelligence Group), il predecessore della CIA. Incontrandosi alla Casa Bianca con l’ammiraglio William D. Leahy, direttore e capo di stato maggiore del CIG, Behn, stando a quanto registrato nel diario dell’ammiraglio, offrì generosamente ‘la possibilità di ricorrere ai servizi del personale [della ITT] per le attività di controspionaggio americano’.
Nel dicembre 1933, la Standard Oil di New York investì un milione di dollari in Germania in un progetto per l’estrazione di benzina dal carbone bituminoso. Infischiandosene degli eventi intervenuti negli anni successivi, l’azienda americana onorò i propri contratti con la IG Farben (un consorzio di aziende chimiche tedesche che produceva lo Zyklon-B, il veleno usato nelle camere a gas naziste) fino al 1942.
Tra le varie aziende che fecero affari con il Reich e, in certi casi, contribuirono direttamente alla sua macchina bellica, prima e durante la guerra, si possono citare Chase Manhattan Bank, Davis Oil Company, DuPont, Bendix, Sperry Gyroscope e la già nominata General Motors. Uno dei funzionari più in vista della GM, William Knudsen, definiva la Germania nazista ‘il miracolo del XX secolo’.
Prescott Bush, padre del presidente George Bush e nonno di George W., lavorava alla Union Banking Corporation, azienda familiare di suo suocero, George H. Walker. Nello svolgimento delle sue mansioni raccolse 50 milioni di dollari per i nazisti vendendo dal 1924 al 1936 obbligazioni tedesche agli investitori americani. Il governo federale fece chiudere la banca nel 1942 ai sensi del Trading with the Enemy Act (legge che proibiva gli scambi commerciali con il nemico).
Nel 1934 la United Aircraft vendette forniture all’industria aeronautica tedesca che permisero a questa la produzione di un centinaio di aerei al mese, mentre nello stesso anno (poco dopo la Notte dei lunghi coltelli) il famigerato e influente editore che ha ispirato Orson Welles per il film Quarto potere William R. Hearst incontrò Hitler e tornò in patria sostenendo entusiasticamente l’ipotesi di un’alleanza pacifica tra Stati Uniti, Regno Unito e Germania.
Sul fronte politico, il responsabile per l’immigrazione del dipartimento di Stato, Breckenridge Long, accordò stranamente alla Ford Motor Company il permesso di produrre carri armati per i nazisti e, al contempo, diminuì gli aiuti ai profughi ebreo-tedeschi utilizzando la Legge sulla neutralità del 1935 che impediva relazioni commerciali con i paesi belligeranti. Misteriosamente, l’embargo non riguardava i prodotti petroliferi, tanto che l’Italia fascista poté triplicare le importazioni di petrolio e benzina, a supporto delle sue attività belliche, mentre la Texaco sfruttava la stessa scappatoia per ingraziarsi il Generalissimo Francisco Franco, il fascista spagnolo.
Né bisogna poi dimenticarsi di Sullivan & Cromwell, il più potente studio legale degli anni trenta a Wall Street. John Foster e Allen Dulles (i due fratelli che gestivano lo studio, gli stessi che nel 1932 ostacolarono in tutti i modi le nozze di loro sorella in quanto il fidanzato era ebreo) fungevano da intermediari con la IG Farben, l’azienda responsabile della fornitura del gas letale ai lager nazisti. Nel periodo precedente alla guerra, John Foster, il maggiore di due fratelli Dulles, che era solito inviare cablogrammi ai clienti tedeschi esordendo con il canonico ‘Heil Hitler’, scrisse nel 1935 un articolo per l’Atlantic Monthly in cui invitava i lettori ad abbandonare ogni timore nei confronti del regime tedesco. Nel 1939, dichiarò all’Economic Club di New York: ‘Dobbiamo salutare e incoraggiare il desiderio della nuova Germania di trovare nuovi sbocchi alle sue energie’. Come scrive Robert E. Herzstein 1: ‘Sembra che la politica antisemita e la crescente tendenza di Hitler all’espansionismo territoriale non impressionassero Dulles che era solito recarsi in visita due volte all’anno all’ufficio di Berlino del suo studio legale, in un lussuoso edificio all’Esplanade’.
Alla fine, fu il fratello minore, Allen, a incontrare il dittatore tedesco e lavorare per cancellare le tracce dei vistosi legami con i nazisti della ITT di Sosthenes Behn. ‘Si deve ad Allen Dulles l’idea secondo cui le multinazionali rappresentano uno strumento della politica estera americana, e per questo devono essere esentate dalle leggi nazionali’ scrive Jonathan Vankin. Lo stesso concetto si è radicato in istituzioni dominate dagli Stati Uniti come la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del commercio…
…Tuttavia, nel 1946, entrambi i Dulles avrebbero svolto un ruolo importante nella rifondazione dei servizi segreti americani reclutando parecchi criminali di guerra nazisti.
Un palese sostenitore del Terzo Reich era Henry Ford, il dispotico magnate che disprezzava i sindacati, tiranneggiava gli operai e licenziava qualsiasi impiegato che veniva sorpreso a guidare un modello della concorrenza. Ford, dichiaratamente antisemita, riteneva che gli ebrei contaminassero i gentili con ‘la sifilide, Hollywood, le scommesse e il jazz’. Nel 1918 aveva comprato e diretto il Dearborn Independent, un giornale che presto divenne la tribuna privilegiata dell’antisemitismo. Il 22 maggio 1920 un titolo a nove colonne recitava: ‘Il problema del mondo sono gli ebrei internazionali’, avviando una campagna di 92 articoli dello stesso tenore, tra cui ‘I soci ebrei di Benedict Arnold’, ‘La sottile arte del cambiare i nomi ebrei’ ecc. Nel 1923 il Dearborn Independent tirava 500mila copie ed era diffuso a livello nazionale. Gli articoli di argomento antisemita furono in seguito ristampati in un cofanetto di quattro volumi intitolato The International Jew, poi tradotto in sedici lingue.
‘Nel 1922 il New York Times scriveva che a Berlino circolavano voci secondo cui Henry Ford sovvenzionava il movimento nazionalista e antisemita, attivo a Monaco di Baviera, che faceva capo a Hitler’ affermano James e Suzanne Pool nel loro Who Financed Hitler. ‘Il romanziere Upton Sinclair scrisse in The Flivver King (Il re del trabiccolo), un libro su Henry Ford, che i nazisti ricevettero 40mila dollari dal magnate americano dell’auto affinché traducessero in tedesco e diffondessero i suoi opuscoli antisemiti, a cui si aggiunsero in seguito 300mila dollari che arrivarono a Hitler stesso mediante un nipote dell’ultimo Kaiser’. ‘Il filo-nazismo di Ford non si limitava alla pubblicazione di libri tascabili’ scrive Doares2. ‘I suoi stabilimenti tedeschi adottarono una politica di assunzioni [di dipendenti] di pura razza ariana già nel 1935, prima che lo imponessero le leggi naziste’. Un anno dopo, Ford, fece licenziare Erich Diestel, direttore degli stabilimenti tedeschi, solo perché aveva un avo ebreo.
Adolf Hitler apprezzava il pioniere dell’industria automobilistica e teneva una sua grande foto su un lato della scrivania personale, spiegando che considerava ‘Heinrich [sic] Ford il capo dell’emergente movimento fascista in America’. Secondo Vankin, il dittatore tedesco sperava di rafforzare tale movimento attraverso ‘truppe d’assalto che avrebbero aiutato [Ford] nella campagna presidenziale’. Nel 1938, per il suo settantacinquesimo compleanno, Henry Ford ricevette dal Fürer in persona la Gran croce dell’Ordine dall’aquila tedesca. E’ stato il primo americano (James Mooney della GM sarebbe stato il secondo) e la quarta persona a ricevere la più alta decorazione riservata a cittadini di nazionalità non tedesca. Un precedente beneficiario non fu altri che uno spirito affine, Benito Mussolini.
Un altro famoso milionario americano che ha fatto la sua parte, pur non avendo forse contribuito direttamente alle casse naziste, per tenere lontana da Hitler la forza militare del suo paese è stato Joseph P. Kennedy, ambasciatore nel Regno Unito durante il rovente periodo immediatamente precedente allo scoppio delle ostilità. ‘Non riesco proprio a capire, lo giuro, perché si voglia scendere in guerra per salvare i cechi’ dichiarava verso la fine del 1939, aggiungendo: ‘ho quattro figli e non mi attrae l’idea che possano rimetterci la pelle in una guerra su suolo straniero’. Per ironia della sorte Kennedy perse il figlio maggiore in quella guerra in territorio straniero, ma essa fece nascere anche il mito del motosilurante PT 109 che avrebbe concorso a catapultare un altro dei suoi rampolli alla Casa Bianca.
La collaborazione economica con le potenze dell’asse non si limitava al teatro delle operazioni europee. Scrivendo su The Nation il 1° marzo 1941, Isidor Feinstein Stone3 riferiva che ‘durante la settimana finita il 15 febbraio [1941], abbiamo inviato in Giappone 147.044 barili di petrolio greggio e 137.657 barili di oli lubrificanti. Nello stesso periodo abbiamo fornito al Regno Unito 60mila barili di greggio e 168.986 barili di olio combustibile. Il petrolio è tuttora neutrale’. Un rapido sguardo ai documenti dimostra che quelli cifre erano costanti da quattro anni. Secondo Stone, nel 1937, le esportazioni di petrolio americano in Giappone ammontavano a 43.733.000 di dollari; nel 1938 a 51.191.000 di dollari; nel 1939 a 45.285.000 di dollari; per balzare nel 1940 a 53.133.000 dollari. In seguito, il ministero del Commercio trovò imbarazzanti queste cifre e fece ricorso alla tattica orwelliana del mutamento dei nomi: da ‘benzina avio’ a ‘combustibile per motori di prima scelta in contenitori’.
Grazie al libro di Gerardo Padulo I finanziatori del fascismo (pubblicato nel 2010 ne LE CARTE E LA STORIA – Quaderno n.1) possiamo venire a conoscenza dei nomi di coloro che hanno finanziato il fascismo nel periodo tra il 1919 al 1928, anni fondamentali per la presa del potere di Benito Mussolini e dei suoi accoliti. Su 111 pagine, ben 93 pagine sono composte dall’elenco completo di coloro che hanno sottoscritto ingenti somme a Mussolini e al suo movimento criminale. Il libro smonta la tesi dello “storico” Renzo De Felice, maestro di Paolo Mieli, che ha cercato di far credere a tutti noi che il fascismo non fosse un movimento composto e finanziato dall’alta borghesia massocapitalista ma che questo fosse espressione dei ceti medi e delle classi subalterne.
Riportiamo alcuni dei principali finanziatori presenti nel libro, tenendo presente che 10.000 lire dell’epoca corrispondono a 10.000 euro di oggi.
Banca Commerciale Italiana di Giuseppe Toeplitz, finanzia i fasci di combattimento con 15.000 lire nel marzo; 200.000 lire nel 1921 tramite Manlio Morgagni;
25.000 lire a novembre 1921;
500.000 lire nel gennaio 1924
250.000 lire nel gennaio 1925
250.000 lire nell’ottobre 1925
altre 500.000 lire nel febbraio 1928
Banco Almagià (Ancona)
3 maggio 1922: 1.000 lire
Banca Bergamasca (Milano, Piazza P. Ferrari)
13 novembre 1921: 10.000 lire
Banca Nazionale di Credito (Roma, Via in Lucina)
4 ottobre 1922: 10.000 lire
7 novembre 1922: 45.500 lire
14 novembre 1922: 2.500 lire
11 giugno 1923: 10.000 lire
7 luglio 1923: 10.000 lire
1 settembre 1923: 10.000 lire
29 ottobre 1923: 10.000 lire
18 dicembre 1923: 10.000 lire
8 febbraio 1924: 10.000 lire
18 marzo 1924: 10.000 lire
Banca D’Italia e D’America (Napoli, Via Santa Brigida)
13 agosto 1922: 5.000 lire
13 ottobre 1922: 5.000 lire
Banca D’Italia e D’America (Roma, Via del Traforo)
15 novembre 1923: 40.000 lire
Banca D’America e Italia (Roma, Via del Tritone)
24 marzo 1924: 50.000 lire
Banca Rasini (medesima in cui lavorò il padre di Silvio Berlusconi, da sempre considerata una banca fondamentale per il riciclaggio del denaro mafioso – Milano, Via Mercanti)
4 settembre 1922: 1.000 lire
Banca Unione (Milano, Via Bigli 11)
21ottobre 1921: 10.000 lire
10 aprile 1922: 10.000 lire
1 ottobre 1922: 5.000 lire
3 novembre 1922: 20.000 lire
Oltre alle già citate, risultano tra le finanziatrici altre 40 banche
Credito Italiano
200.000 lire
Giovanni Agnelli
finanziatore del fascismo nel maggio del 1920 con cifre di cui non si conoscono le entità, ma si ha prova di questo grazie alla documentazione della Banca De Fernex, cfr. ‘Bollettino ufficiale’ delle Società per Azioni, a.XXXVIII, fascicolo XX pp. 46 ss.
Società Italiana per la Fabbricazione dell’Alluminio (Roma, Via Due Macelli 66)
16 ottobre 1921: 1.000 lire
11 febbraio 1922: 2.000 lire
30 giugno 1922: 1.000 lire
Società Alluminio Italiano (Torino, Via Cernaia 15)
26 gennaio 1924: 2.000 lire
Assicurazioni Generali Venezia (Roma, Piazza Venezia)
11 dicembre 1921: 500 lire
30 giugno 1922: 2.000 lire
13 dicembre 1922: 5.000 lire
29 novembre 1923: 8.000 lire
Mutuo Sindacato Nazionale Assicurazioni per gli Infortuni sul Lavoro (Milano, Via Felice Cavallotti, 5)
5 dicembre 1921: 5.000 lire
11 novembre 1922: 5.000 lire
14 maggio 1923: 5.000 lire
Pirelli Piero (Milano, Via Ponte Seveso 1)
14 maggio 1923: 20.000 lire
Giorgio Enrico Falck (Milano, Foro Bonaparte, 37)
20 marzo 1923: 30.000 lire
Ditta Piaggio & C. (Genova, Via Caffaro, 4)
5 dicembre 1921: 3.000 lire
Ingegner Piaggio Amedeo (Genova, Piazza Principe, 4)
10 settembre 1923: 15.000 lire
Commendatore Rusconi Giuseppe (Milano, Via Carmine, 11)
20 maggio 1922: 2.000 lire
11 settembre 1922: 2.000 lire
28 ottobre 1922: 2.000 lire
23 aprile 1923: 2.000 lire
9 novembre 1923: 10.000 lire
Grazie alla ricerca di Gerardo Padulo Grazie alla ricerca di Gerardo Padulo se abbiamo la possibilità di conoscere come da ogni settore della società, fosse questa industriale, commerciale, bancaria, assicurativa siano giunti i finanziamenti per la dittatura fascista, o meglio la dittatura masso-capitalista che usava il fascismo e i fascisti come strumento politico di controllo e mantenimento del potere.
1 Storico statunitense vissuto tra il 1940 e il 2015
2 Comandante di batteria della Guardia nazionale di Lumberton, ex comandante dell’Unità di guardia di Laurinburg e ufficiale esecutivo del battaglione di Fayetteville. Ha lavorato anche presso Bell South Telephone and Telegraph Company
3 Giornalista investigativo, scrittore e autore americano
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