
Udine, 21 agosto 2026
di Alessandra Kersevan
La memoria squilibrata
(Riflessioni a margine di una discussione sul comunismo)
Ogni anno, in occasione del 21 agosto, si ricorda l’invasione della Cecoslovacchia da parte del Patto di Varsavia. Ho ancora ben presente quel giorno, e vorrei condividere alcuni miei ricordi sparsi e considerazioni fatte nel corso degli anni.
Mi sono iscritta alla Federazione Giovanile Comunista il 1° Maggio del 1967, avevo 16 anni e mezzo; in quello stesso anno in ottobre sarebbe stato ucciso il Che che era, come si può immaginare, un mio eroe.
Eravamo nel mezzo della guerra del Vietnam; nel ’61 era stato assassinato Patrice Lumumba, nel ’65 Marcolm X (e nello stesso anno in Indonesia sterminati un milione di comunisti… qualcosa era arrivato anche da noi, ma di questo allora si sapeva poco…); ma nel ’62 era finita la guerra d’Algeria con la vittoria del Fronte di Liberazione, e nel febbraio 1968 ci fu l’offensiva vietcong del Têt, l’inizio della crisi americana. Cominciavano ad arrivare sui giornali, non solo sull’Unità, le foto dei crimini commessi dall’esercito USA in Indocina, My Lai, il fosforo, l’“agente arancio”… In aprile ci fu l’assassinio a Memphis di Martin Luther King, che mostrava al mondo non solo il lato spietato di quella società ma anche la realtà persistente del razzismo e dell’apartheid.
L’imperialismo USA rendeva palese tutta la sua brutalità, e l’idea dell’America era salvata solo dalle notizie delle rivolte e proteste dei giovani nei campus. L’URSS attraversava una fase di un certo prestigio mondiale, per l’aiuto ai movimenti anticolonialisti, per l’appoggio al Vietnam (e anche per i successi scientifici, specie nella corsa per la conquista spaziale: nel ’63 la prima donna astronauta, Valentina Tereškova intorno alla Terra; su di me, e non solo, ebbe un effetto straordinario). Personalmente amavo anche la Cina (nonostante il dissidio con l’URSS) e la rivoluzione culturale mi aveva molto “presa”. Il sentimento, le speranze di un mondo diverso, di una ribellione universale erano in tutti noi giovani comunisti di quegli anni (fossimo della FGCI o dei gruppi). In maggio ci fu la rivolta a Parigi… e in Italia non si era da meno con le manifestazioni e occupazioni di studenti e operai…
In questa situazione molto positiva, esaltante, con la detestazione sempre più diffusa dell’imperialismo e l’avanzare invece dell’idea comunista, il 21 agosto 1968 arriva come doccia fredda l’invasione della Cecoslovacchia da parte del Patto di Varsavia (12 anni prima c’era già stata l’Ungheria, ma la cosa non era più così presente nell’immaginario collettivo di noi giovani di quegli anni, c’erano stati tanti crimini dell’Occidente nel frattempo).
I carri armati sovietici a Praga furono un colpo terribile per noi e un’occasione per gli avversari di recrudescenza immensa della mai sopita propaganda anticomunista e antisovietica.
Da lì, per quanto mi ricordi (ma era sempre stata una prassi tra i comunisti) una serie infinita di autocritiche e di autoanalisi, direi di autocolpevolizzazione (come se in quanto comunisti italiani ci sentissimo responsabili di quanto fatto dai sovietici). Il PCI prese le distanze da Mosca. Divenne palese la dissidenza interna del gruppo del Manifesto (e poi la fuoruscita dal partito), a cui io, pur non essendomi iscritta al PCI per tutti gli anni 70, non ho mai aderito.
Soffrii parecchio di quella situazione, e naturalmente a 17 anni e mezzo non avevo tante possibilità di comprensione dei fatti. Ricordo però di aver tra me e me formulato un pensiero semplice che mi avrebbe aiutato come strumento di analisi dei fatti mondiali negli anni successivi: i democristiani o i liberali non si sentivano mica colpevoli del Vietnam…; e ciò che aveva fatto l’URSS era infinitamente meno grave di ciò che avevano fatto e stavano facendo in tutto il mondo gli USA e l’imperialismo occidentale (pensiamo alla Francia in Algeria, al Belgio in Congo, agli USA in America Latina con la United Fruit Company – senza ri-citare quanto già ricordato più sopra –, e molti altri crimini di cui solo oggi sappiamo in parte la verità, con desecretazione di alcuni archivi).
Eppure nella percezione collettiva i carri armati a Praga furono considerati un sopruso ineguagliabile, e nella propaganda occidentale la prova provata della barbarie comunista.
Nel gennaio successivo ci fu anche il suicidio pubblico di Jan Palach, in piazza Venceslao.
Pochi ricordano che il metodo a cui si era ispirato, l’autoimmolazione, era quello che tanti monaci buddisti (i bonzi) in Vietnam avevano applicato a sé stessi: già nel 1963 il primo, Thích Quảng Đức, a Saigon; negli anni seguenti ci furono almeno altre 12 “torce umane” (come vennero massmediaticamente chiamati) tra cui anche due monache.
Ma oggi, in occidente, di questi monaci (e del Vietnam in genere: almeno 3 milioni di morti, e conseguenze terribili ancora durature nell’ambiente e nelle carni dei vietnamiti: centinaia di migliaia di bambini della terza e quarta generazione nascono ancora con gravissime malformazioni congenite, cecità, arti mancanti e ritardi) non si parla, non ci sono momenti o giornate che li omaggino.
Ci si ricorda sempre invece di Jan Palach, universalmente considerato come eroe, la cui autoimmolazione però è enfatizzata rispetto alle cause, perché l’invasione della Cecoslovacchia ha provocato forse un centinaio di morti ed effetti economici e sociali infinitamente meno nefasti, per quanto gravi, rispetto all’aggressione americana al Vietnam.
Ma ogni 21 agosto, a monito anticomunista sempiterno. ci mostrano le immagini dei carri armati sovietici in piazza Venceslao. Invece, del finto incidente del Tonchino del 4 agosto 1964, inscenato e organizzato dalla CIA per dare il criminale pretesto all’inizio dei bombardamenti americani sul Vietnam e a tutto ciò che ne è seguito, ci si ricorda a malapena.
(Come nota, osservo che il buddismo, anche per certa sinistra, è molto considerato, e il Dalai Lama – finanziato dalla CIA, e aspirante capo di uno stato ierocratico – omaggiato come un esule perseguitato e pacifista, mentre i monaci buddisti martiri vietnamiti che si sono sacrificati contro l’oppressione e che pure al tempo impressionarono molto, sono oggi pressoché ignorati.)
Perché ho raccontato questo? Come esempio, tra i tanti, per ricordare che l’astigmatismo della memoria è presente non solo negli occidentali in genere, ma è un rischio anche di noi comunisti o comunque persone “pensanti”.Voglio dire che la nostra memoria collettiva è completamente squilibrata, si ricordano o non si ricordano i fatti non nella loro essenza effettiva, ma inquadrandoli (enfatizzandoli o minimizzandoli o ignorandoli), in un frame ideologico anticomunista di cui per lo più non ci rendiamo neppure conto.
Giorni fa abbiamo discusso con dei compagni del libro di Luciano Canfora “Comunismo. Un’altra storia”. Vi si parla, tra l’altro, dell’accerchiamento dell’URSS e poi della Russia dal 1917 ad oggi, e la discussione è stata molto accesa, con accuse più o meno larvate di “stalinismo” in chi vorrebbe analizzare la storia sovietica senza il filtro della guerra fredda. Non posso qui approfondire, ma ricordo che al Parlamento europeo hanno anche attribuito al Patto Ribbentrop-Molotov del 1939 l’inizio della seconda guerra mondiale, considerando quindi Stalin corresponsabile con Hitler. La cosa grave è che questo ROVESCIAMENTO della storia è passato come acqua: sì, qualche precisazione da qualche storico, qualche presa di distanza sui social, qualcuno si è perfino ricordato del Patto di Monaco dell’anno prima, con il quale francesi e britannici contavano di dare il via libera a Hitler contro l’URSS, ma tutto è ormai digerito e la trasformazione delle vittime in carnefici entra nei libri di storia, e nei testi scolastici, a forgiare irrimediabilmente contro il comunismo le future generazioni.
Ritengo che soprattutto in un periodo storico, come questo, in cui al Parlamento europeo si è equiparato il comunismo al nazismo, dovremmo essere molto attenti sulla nostra storia; l’equiparazione per ora è solo frutto di una Risoluzione, ma può essere propedeutica alla messa fuori-legge dei comunisti, obiettivo tentato più volte nel dopoguerra in Italia e riuscito nella Germania occidentale già nel 1956. Non capisco come noi comunisti non reagiamo con forza a tutto questo e mi sento bollire dentro di fronte al fatto che coloro che “sanno” non dicono niente. Pur non essendo del tutto d’accordo con Canfora, riconosco essere lui l’unico, o uno dei pochissimi, che oggi si dia veramente da fare, intendo dire nel mondo accademico e degli istituti storici, per reagire non solo allo scempio parlamentare della Storia, ma anche all’annientamento dei comunisti dalla memoria.
Essere consapevoli e discutere sinceramente e anche impietosamente degli errori e dei problemi della storia dei comunisti deve essere per noi uno strumento per capire come andare avanti nella battaglia, non accettando però le versioni propagandistiche dei nostri avversari, non crogiolandosi nell’autoflagellazione storico-ideologica (attegiamento comune, quest’ultimo, a molti compagni e su cui i nostri avversari fanno molto affidamento, mettendoci costantemente sulla difensiva). Noi comunisti, che anche nella storia recente abbiamo visto le menzogne e le falsità diffuse sulla questione delle foibe, e sappiamo bene come funzioni il suo uso propagandistico e come abbia favorito “culturalmente” anche l’avvento dei nuovi fascisti al governo riciclatisi da carnefici a vittime, dovremmo saper “far la tara”, e chiederci quanto ciò che sappiamo della nostra storia sia frutto di vera indagine storica e quanto di mistificazione politica o ideologica, o, comunque, sia influenzato da una “guerra fredda culturale” mai finita e quanto mai aggressiva e subdola (ora nella forma anche della russofobia, espressione di degrado incredibile del pensiero democratico).
Questa consapevolezza è fondamentale in un momento in cui i valori del comunismo si manifestano sempre più importanti per il futuro dell’umanità, e il marxismo-leninismo si rivela come uno strumento di analisi straordinario per capire quanto sta succedendo nel mondo, proprio partendo non solo da Lenin e dalla lotta al neocolonialismo, come fa Canfora, ma dalle teorie e dagli studi di Marx sull’economia politica e sulla natura del capitalismo.
Udine, 21 agosto 2026
Alessandra Kersevan
Udine, 21 agosto 2026
Alessandra Kersevan