

15 Giugno 2026
- di rem
La firma dell’intesa tra Teheran e Washington è attesa per venerdì in Svizzera. Intanto Netanyahu fa sapere a Trump che non si considera vincolato dalla clausola contenuta nell’accordo: “Non ci ritireremo dal Libano”.
Questa volta forse è vero
Se Trump non ne inventa un’altra delle sue e se riesce a imporsi Natanyahu. Pronto l’accordo per mettere fine alla guerra, la cui firma è attesa per venerdì in Svizzera, ci dicono. Ma Israele fa sapere che non si ritirerà dal Libano né si considera vincolato dalla clausola contenuta nell’intesa di Washington con Teheran.
Il ‘Kim’ d’Occidente
L’annuncio sull’intesa tra Teheran e Washington è arrivato al termine di una giornata segnata da un’escalation di tensione in Medio Oriente dopo che Israele ha lanciato un nuovo attacco contro Beirut, motivando l’azione come una risposta ai raid di Hezbollah. A stretto giro la reazione politica di Teheran che ha minacciato una risposta ‘imminente’.
L’annuncio del Pakistan
La svolta con l’annuncio del mediatore Pakistan. «A seguito di intensi colloqui, siamo lieti di annunciare che l’Accordo di Pace tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran è stato raggiunto. Entrambe le parti hanno dichiarato la cessazione immediata e permanente delle operazioni militari su tutti i fronti, inclusi quelli in Libano. La cerimonia ufficiale di firma avrà luogo venerdì 19 giugno in Svizzera”, ha reso noto il premier pachistano Shehbaz Sharif.
Il rito dei ‘grazie’ sperando tutto si avveri
Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran, e via via «la grande leadership dello Stato del Qatar, la leadership visionaria del Regno dell’Arabia Saudita e della Repubblica di Turchia per i loro immensi contributi in tal senso. Con l’accordo ora in vigore, i mediatori faciliteranno una serie di incontri questa settimana. Queste discussioni preliminari all’implementazione porranno le basi per i colloqui tecnici e la cerimonia ufficiale di firma”.
Qualcosa ancora da precisare
Il presidente Usa Donald Trump ha quindi confermato l’intesa raggiunta con un post su Truth. «L’accordo con la Repubblica Islamica dell’Iran è ora completo. Congratulazioni a tutti! Con la presente autorizzo pienamente l’apertura senza pedaggio dello Stretto di Hormuz e, contestualmente, autorizzo l’immediata rimozione del blocco navale degli Stati Uniti. Navi del mondo, accendete i motori. Che il petrolio scorra!».
Pochi applausi e ancora dubbi
I punti critici non ancora chiariti pubblicamente: nucleare, sanzioni e fondi di Teheran. E poi il cruccio Israele, ormai anche per ‘l’eterno amico Usa’. Netanyahu ha chiarito a Trump che le Forze Israeliane manterranno le loro attuali posizioni in Libano e continueranno a operare per contrastare la minaccia di Hezbollah, distruggendo le infrastrutture terroristiche e rispondendo a qualsiasi attacco contro Israele.
‘Noi e il resto del mondo’
«L’accordo di Trump non ci vincola. Israele non è subordinato agli Stati Uniti, siamo una nazione indipendente e sovrana», ha commentato l’inquisito per crimini di guerra, ministro della Sicurezza Nazionale israelian,a Itamar Ben-Gvir. «La mia posizione è chiara: non siamo partner di questo accordo, che non si preoccupa della nostra sicurezza. Non dobbiamo ritirarci da nessun territorio conquistato dai nostri combattenti».
Usa e la potente lobby ebraica
Dura la posizione di Trump nei confronti del premier israeliano. L’attacco a Beirut, aveva lamentato ieri, «non avrebbe dovuto verificarsi, soprattutto in un giorno così speciale, quando siamo così vicini a un accordo di pace con l’Iran. Israele ha il diritto di difendersi dalle minacce, ma l’attacco a cui ha risposto era di portata limitata e insignificante, nessuno è rimasto ferito o ucciso, e non dovrebbe interrompere questo importante processo.
Coppia ‘Bibi-Donald’ verso il divorzio
Trump aveva quindi parlato anche con Barak Ravid, giornalista di Axios. «Perché Bibi ha dovuto fare quel fottuto attacco? Mi sono così arrabbiato con lui, gliel’ho detto. Non ha giudizio, gliel’ho detto”, le parole del presidente Usa che nella breve conversazione riportata da Ravid aveva criticato aspramente la decisione di Netanyahu in un momento decisivo del dialogo tra Stati Uniti e Iran».