

15 Giugno 2026
- di Remocontro
Onkalo, il primo deposito geologico permanente al mondo per le scorie nucleari ad alta attività. Realizzato a 430 metri di profondità, dove isolare il combustibile esaurito per decine di migliaia di anni. Mentre l’Italia non ha ancora trovato dopo decenni, un solo deposito nazionale almeno sicuro.
A Eurajoki, nel Sud-Ovest della Finlandia
L’Autorità finlandese per la sicurezza nucleare (STUK) alla valutazione finale sul primo deposito geologico profondo al mondo destinato allo smaltimento definitivo del combustibile nucleare esaurito. Non solo un passaggio esclusivamente normativo, ma l’ingresso in funzione di un’infrastruttura pensata per gestire il materiale più problematico dell’intero ciclo nucleare, quello che resta attivo su ‘scale temporali’ incompatibili con qualsiasi ciclo industriale o politico.
Nel ventre profondo della terra
Il sito è stato realizzato accanto alla centrale nucleare di Olkiluoto e si sviluppa fino a circa 430 metri di profondità all’interno di una formazione rocciosa antichissima, stimata in quasi due miliardi di anni. La scelta del contesto geologico è il punto di partenza dell’intero progetto: una massa rocciosa stabile, poco permeabile, considerata adatta a garantire isolamento fisico nel lunghissimo periodo. La costruzione è affidata a una società che ha richiesto oltre vent’anni di lavori, con un investimento complessivo vicino al miliardo di euro.
Una logica ingegneristica sul tempo lungo
Il funzionamento del deposito segue una sequenza operativa rigidamente controllata: il combustibile esaurito, dopo il raffreddamento iniziale nelle piscine delle centrali, viene trasferito in un impianto di incapsulamento dove è inserito in contenitori di rame progettati per resistere alla corrosione. Da lì inizia la fase sotterranea: i contenitori vengono calati nei tunnel del deposito e collocati in cavità perforate nella roccia, quindi circondati da bentonite, un’argilla con la funzione di sigillare lo spazio e rallentare qualsiasi possibile movimento dell’acqua.
Contenitori di rame e tappi in cemento armato
Completata la deposizione, le gallerie vengono chiuse con tappi in cemento armato e il sistema viene progressivamente disattivato. Il principio è quello delle barriere multiple: una combinazione di contenimento e isolamento geologico che dovrebbe lavorare in parallelo per ridurre al minimo la possibilità di dispersione radioattiva. Il punto critico non è tanto un singolo incidente quanto la somma diverse ipotesi nel tempo: il progetto si muove su una inimmaginabile scala di 100.000 anni, orizzonte che esce completamente dalla logica delle infrastrutture moderne e che lo rende più vicino alla fantascienza, riferisce InsideOver
Sicurezza su scale temporali estreme
La valutazione finlandese si concentra su un insieme di scenari che vanno ben oltre le condizioni operative attualmente anche solo immaginabili. Le analisi includono la corrosione dei contenitori in rame, possibili movimenti geologici, variazioni del livello delle acque sotterranee e gli effetti di cicli glaciali futuri. Si tratta di simulazioni che devono tenere insieme variabili fisiche note e incertezze inevitabili legate a tempi così estesi, alla fine ci concede Claudia Maria Iannello.
‘Bentonite’ la nuova sostanza magica
Il comportamento della bentonite e la stabilità della roccia come elementi essenziali per mantenere l’integrità del sistema, ammettendo che tra 100mila anni esiste ancora l’uomo sulla terra. Le valutazioni finlandesi –ottimista-, hanno ritenuto il progetto compatibile con gli standard nazionali di sicurezza, pur riconoscendo che la questione del rischio su scale plurimillenarie resta per definizione non riducibile a zero. Se la vedranno gli eventuali millenari post nipoti.
Problema reale a livello internazionale
Il caso finlandese ha una portata che va oltre la dimensione nazionale: la gestione delle scorie nucleari è uno dei nodi irrisolti dei programmi atomici civili e tutti i principali Paesi dotati di reattori stanno lavorando da anni a soluzioni di deposito geologico profondo senza però arrivare a una piena operatività. Francia, Svezia, Canada e Stati Uniti hanno sviluppato programmi avanzati, ma nessuno ha ancora attivato un impianto commerciale di questo tipo, Italia post nucleare compresa con tentazioni ufficiose sempre più insistenti.
Sempre che l’uomo nella damanzialità della guerra non sia riuscito molto prima dei prossimi 100mila anni, a cancellare ogni forma dei vita sulla terra con una apocalizze nucleare di cui non resterà neppure memoria di l’aveva vinta.