
di Redazione
Ma che strana democrazia c’è in Ucraina. Non si vota. I partiti sono messi al bando. Al “presidente” Zelensky gli è scaduto il mandato ma non se ne va e non indice elezioni. Insomma un paese modello di democrazia e trasparenza. Ma i media occidentali e i loro governi sorvolano… e mandano armi.
Ringraziamo REMOCONTRO e Michele Marsonet per la puntuale descrizione su come stanno le cose in Ucraina e che ben volentieri rilanciamo…
Dopo aver letto l’articolo ci domandiamo: ma per quanto tempo ancora dovremo sopportare questa situazione? Io credo che in Europa ci voglia un altro 25 Aprile. Uno solo si vede che non è bastato ai massocapitalisti al potere per capire che se non vogliono lavorare per il benessere collettivo possiamo benissimo fare a meno di loro in tutta Europa.
La porta per l’Eurocomunismo è ancora aperta…
Zelensky scaduto rimane presidente senza elezioni per legge marziale
di Michele Marsonet
21 Maggio 2024
«L’Ucraina politica di cui poco si sa e meno si parla, elezioni complese».
Voto improbabile per guerra permanente sulla cui conduzione militar-politico-diplomatica non sembra sia facile discutere, data la raffica di licenziamenti anche ai massimi livelli che si susseguono, assieme e alle ormai sempre più evidenti difficoltà militari non solo per carenza di armamenti occidentali. Col presidente in difficoltà che, ai ‘suggerimenti’ del senatore Usa Graham, chiede chi eventualmente pagherà il difficile esercizio eletttorale.

Analisi critica occidentale dispersa
Il mandato presidenziale di Volodymyr Zelensky, in carica dal 20 maggio 2019, è scaduto lo scorso 31 marzo. Occorrerebbe quindi indire nuove elezioni, quanto meno per appurare se il popolo è ancora con lui.
Il leader ucraino, tuttavia, le ha rimandate sine die trincerandosi dietro la legge marziale rinnovata il 10 maggio per altri tre mesi. Il che ha indotto parecchi giuristi e parlamentari a manifestare sospetti circa le reali intenzioni dell’attuale presidente.
Difficoltà reali e altre sospettabili
Vi sono ovviamente dei motivi che spiegano il rinvio. In primis la difficoltà di organizzare i seggi elettorali un Paese che subisce costanti bombardamenti, i quali colpiscono soprattutto i civili. Ma i sospetti persistono.
Zelensky è circondato da un ristretto gruppo di fedelissimi e, in più occasioni, non ha esitato a licenziare altissimi esponenti dell’esercito e dell’intelligence che avevano espresso dubbi circa la sua strategia politica.
Linea dura sul fronte Occidentale
In particolare il rifiuto di intavolare qualsiasi trattativa con la Federazione Russa per porre termine alla guerra che sta letteralmente dissanguando la nazione. Zelensky ha sempre ribadito di voler recuperare tutti i territori occupati dai russi.
Obiettivo che, vista l’attuale situazione sul terreno, appare quanto mai problematico. Gioca a sfavore il rallentamento degli aiuti militari occidentali, che ha causato notevoli danni alla strategia difensiva ucraina.
Consenso popolare a perdere
E’ molto diminuito il consenso popolare, che resta alto ma è adesso ben lontano dall’80% registrato nelle fasi iniziali del conflitto. I giuristi ucraini sono divisi. L’ex parlamentare Hryhoriy Omelchenko, membro della commissione che elaborò la Carta costituzionale a metà degli anni Novanta, ha scritto una lettera a Zelensky pregandolo di «non usurpare i poteri statali», e invitandolo a dimettersi per consentire che vengano indette nuove elezioni.
Parlamento, elezioni e Corte costituzionale
Lo scorso agosto il presidente della Camera aveva avviato il dibattito sull’opportunità di votare. A quel tempo Zelensky, forte di un appoggio popolare ancora consistente, non aveva escluso l’ipotesi. Salvo poi fare marcia indietro quando i sondaggi registrarono il calo del suo consenso.
I partiti ucraini non hanno finora manifestato la volontà di ricorrere alla Corte costituzionale, anche se le spinte in tale direzione stanno aumentando. Il presidente ha comunque definito certe ipotesi come «narrativa ostile ispirata da Mosca.
Critiche sottovoce e dubbi a crescere
Critiche sono pervenute anche dall’Unione Europea e da alcuni senatori Usa, soprattutto repubblicani. Critiche che mettono in discussione la legittimità della permanenza al potere di Zelensky senza un chiaro mandato popolare.
Cresce insomma, tanto all’interno quanto all’estero, l’imbarazzo per l’involuzione politica di un Paese che aspira a entrare tanto nell’Unione Europea, quanto nella Nato.