domenica, Aprile 5

VERGOGNA DEL MONDO: GAZA, PIU’ DI CENTO MORTI IN UN SOLO GIORNO

Medio Oriente

16 Maggio 2025

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Pulizia etnica conclamate e ormai neppure nascosta. Colpita la clinica di al-Tawba, nel campo profughi di Jabalia. «Israele si sta abbattendo su Gaza con una violenza che non lascia scampo». Unicef, a Gaza uccisi oltre 45 bambini in due giorni. ‘Un milione rischia la fame, sono senza acqua, cibo, medicine’. Cosa serve perché il mondo si decida a gridare «Basta»? Ad imporlo ad un governo di assassini?

Giornata di normale sterminio

«Più di cento morti ieri. Sessanta solo a Khan Younis, dove intere famiglie sono state massacrate. I volti dei bambini, rossi di sangue e bianchi di morte, penzolavano insieme agli arti esanimi dalle braccia dei genitori. Il piccolo Ibrahim Al-Banna è stato ucciso nell’area di al-Qarara, da un bombardamento che ha colpito la sua casa». Il racconto partecipato di Eliana Riva. Un orrore sepolto dalla complicità con gli assassini e l’estinzione dei narratori: sempre a Khan Younis un raid aereo ha ammazzato il giornalista Hassan Samour, conduttore radiofonico di Al-Aqsa Voice Radio, morto insieme a undici membri della sua famiglia. Un altro reporter, Ahmed al-Helou, tecnico video per Quds News Network, è stato ucciso insieme a suo fratello.

Cliniche bersaglio e crimini assortiti

Le bombe d’Israele hanno colpito la clinica di al-Tawba, nel campo profughi di Jabalia, causando un terribile massacro di civili. L’edificio è stato sventrato denuncia il manifesto. I sopravvissuti hanno raccontato ai giornalisti che un ente di beneficenza stava distribuendo beni di prima necessità quando gli aerei hanno colpito senza alcun preavviso, uccidendo almeno quindici persone, undici erano donne e bambini. Ieri l’esercito ha confermato che altre tri tre palestinesi arrestati a Gaza sono morti mentre si trovavano in custodia nelle carceri israeliane. Abdel Hadi Qdeih, di 56 anni, è stato catturato nell’ottobre del 2023 ed è morto in prigione cinque giorni dopo. Sono 69 i prigionieri palestinesi morti nelle prigioni israeliane dall’ottobre 2023. Prigioni lagher di non lontanissima memoria

A causa dei ripetuti attacchi dei giorni scorsi, l’Ospedale europeo ha cessato le sue attività. Dopo la distruzione dell’ospedale dell’amicizia turco-palestinese, quello europeo era rimasto l’unico a Gaza capace di fornire trattamenti per i pazienti malati di cancro.

Complicità attive, silenzi codardi e spacconate

Tel Aviv prosegue nei suoi piani di pulizia etnica, totalmente sorda agli appelli internazionali. «Troppo deboli e tenui le obiezioni di stati e governi. Di tutti. Da quelli ‘democraticamente’ remissivi dell’occidente ai «fraternamente» indifferenti arabi, che non provano vergogna a parlare di soldi, miliardi e miliardi, con il principale alleato del governo israeliano, mentre i palestinesi muoiono di stenti. Anzi, i reggenti del Golfo, bardati a festa, baciano da giorni la mano a quello stesso presidente statunitense che vuole comprare Gaza e farne una riviera libera dai palestinesi».

 Ieri Donald Trump, durante la sua visita in Qatar: «Sarei orgoglioso se gli Stati Uniti l’avessero, la prendessero e la trasformassero in una zona di libertà».

Hamas per ciò che resta

Dai negoziati in corso a Doha non novità significative. La presenza di Trump non ha smussato le posizioni israeliane, che chiederebbero la liberazione incondizionata e immediata di metà degli ostaggi prima ancora di cominciare le trattative. Senza nessuna assicurazione sulla fine della guerra, possibilità che Netanyahu continua categoricamente ad escludere. Così come non ha sortito effetto la telefonata del segretario di Stato Usa, Marc Rubio, a Netanyahu in cui si dice preoccupato per la «situazione umanitaria a Gaza» e pronto a rivedere il sistema di aiuti. Minaccia tardiva e poco credibile per interessi politici interni rispetto alla potente lobby ebraica statunitense.

Stampa occidentale quasi pentita

Alcune testate internazionali come The Economist e The Financial Times hanno iniziato a criticare –meglio tardi che mai-, la brutalità della politica israeliana, e l’ex Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Josep Borrell, ha sostenuto che si tratta effettivamente di genocidio. Ultimamente il termine è comparso di sfuggita persino sul Corriere della Sera. Forse si inizia ad alzarsi un altro vento. Mentre, l’antropologo britannico Iain Chambers rileva come le accuse di antisemitismo sono sempre più insensate nella loro applicazione indiscriminata a qualsiasi critica, perfino quando proviene da ebrei dissidenti, a Israele, al sionismo e alla sua arroganza coloniale di fondo, e sull’applicazione del termine ‘genocidio’.

‘Genocidio’ quando e come

Il termine ‘genocidio’ nasce negli anni Quaranta dall’avvocato ebreo polacco Raphael Lemkin, descrivendo la distruzione di una nazione o di un gruppo etnico attraverso l’eliminazione della sua vita politica, sociale, culturale e religiosa. Il termine fu adottato come base della Convenzione sul genocidio delle Nazioni Unite nel 1948. Elaborato come risposta immediata alla persecuzione degli ebrei europei e alla Shoah, Lemkin non escluse altre atrocità storiche né esitò ad applicare il concetto retrospettivamente. Egli considerava il genocidio una costante della storia umana e, nel periodo moderno, profondamente legato al colonialismo e all’imperialismo.

Trump nel Golfo incassa

Mentre tutto ciò martirizza il Medio Oriente, il presidente Usa ha lasciato il Qatar soddisfatto e con le tasche piene. Secondo la Casa bianca il tycoon e l’emiro Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani avrebbero firmato accordi dal valore di 1,2 trilioni di dollari. E il viaggio non è ancora terminato. Trump è arrivato nel pomeriggio negli Emirati Arabi Uniti, dove ha ricevuto la più alta onorificenza civile e l’annuncio dell’investimento di 1,4 trilioni di dollari in 10 anni negli Usa per l’intelligenza artificiale.

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