

24 Agosto 2026
di Ennio Remondino
Lo scontro che Israele e Turchia stanno combattendo in Siria dilaga. Ankara chiede all’Interpol l’ordine di arresto di Netanyahu per l’intervento armato contro gli attivisti della Flotilla che volevano portare aiuti a Gaza. Reazione israeliana all’accusa di genocidio: «Erdogan dittatore antisemita». Un giro di galantuomini. Tensione politica che dopo il 7 ottobre 2023 è andata progressivamente crescendo. Ora le bombe israeliane su Abu Zuhur, nel nord della Siria, a 70 km dal confine turco. Troppo Netanyahu come sempre.
Con la Siria che, ancora una volta, rischia di diventare il luogo in cui le ambizioni delle potenze regionali si incontrano e si scontrano, mentre la sua sovranità rimane subordinata agli interessi strategici altrui.
La linea sottile tra polemica e scontro militare
L’attacco israeliano di alcuni giorni fa all’aeroporto militare di Abu al-Duhur, in Siria, inasprisce lo scontro tra Tel Aviv e Ankara che si protrae da tempo e accentuato dal sostegno alla causa palestinese attraverso la Fratellanza musulmana, di cui il presidente Erdogan è tutore internazionale. Non è la prima volta che l’IDF fa incursioni nello Stato confinante dopo la caduta di Assad, che anzi si sono intensificate negli ultimi tempi soprattutto nelle regioni meridionali, occupate da Israele, e nelle zone circostanti. Ma stavolta era diverso, dal momento che il bersaglio reale delle bombe non era Damasco, ma Ankara.
Le bombe di Israele contro chi?
Secondo la ricostruzione israeliana, la base era stata appena visitata da una delegazione dell’esercito turco in vista di una sua ristrutturazione che permettesse di stanziare lì un suo contingente di forze armate. Uno sviluppo che secondo Tel Aviv minaccerebbe la propria sicurezza –un po’ come tutto lì attorno-, e quindi l’ormai solita ‘aggressione preventiva’ per dare forza alle sue ‘richieste’. Israele aveva inviato un messaggio “in termini generali” contro la presenza militare turca nell’aeroporto vicino ad Aleppo. “A quanto pare l’hanno ignorato, così ci siamo assicurati che lo capissero più chiaramente”, sfacciatamente Netanyahu.
Cos’altro c’è dietro
Il problema ora, a prescindere della dichiarazione israeliana, è definire il reale scopo dell’attacco, il vero messaggio indirizzato a Erdogan che non si esaurisce certo su quella vecchia base militare siriana semi distrutta. Per Israele certamente peggio quando Ergogan ha vanificato la pressione sui curdi anti-Teheran per coinvolgerli nell’attacco israelo-americano del 28 febbraio. Rivolta iraniana interna fallita, assieme l’attacco della strapotenza militare occidentale. Mentre il ‘sultano turco’ riesce a mettere a segno successi politici significativi. Capolavoro politico: da peggior nemico dei curdi, con i quali per anni ha ingaggiato uno scontro sanguinoso, è riuscito nell’impossibile riuscendo a rappacificarsi con loro.
Curdi e Ocalan
Abdullah Ocalan, da decenni detenuto nelle carceri turche, a febbraio del 2025 aveva lanciato un appello al suo movimento per la fine della lotta armata. Non era la prima volta che Ocalan tentava questa mossa, già nel lontano 2013. Ancora troppe divergenze tra le autorità turche e i curdi. Lo scorso anno la situazione era diversa. Erdogan aveva bisogno di questa riconciliazione rispetto a una situazione politica mediorientale a causa dell’imperversare di Israele, del genocidio di Gaza, della stralunata politica estera americana. Da qui la svolta dopo altri appelli di Ocalan e ulteriori trattative più o meno segrete. Il 10 agosto il Parlamento, su sollecitazione di Erdogan, ha approvato l’amnistia per i militanti del PKK che hanno deposto le armi.
Turchia-Curdi via Siria
Già dal marzo 2025, il difficile processo di pace in Turchia, era collegato a quanto stava accadendo in Siria, dove il governo di Damasco aveva intrapreso un negoziato con le fazioni curde sostenute dagli Stati Uniti perché si integrassero nel ‘corpus statale’, mettendo armi e miliziani al servizio dell’esercito e ponendo fine all’indipendenza de facto delle regioni da essi amministrate. Un processo lento quest’ultimo che si è concluso ufficialmente in questi giorni e che è stato evidentemente una conseguenza diretta del voto del parlamento turco. Un passaggio strategico di vasta portata. Ed è anche di questo che occorre tener conto nel valutare la tempistica dell’attacco israeliano in Siria, che Tel Aviv sogna dii ridurre alla libanese, ‘Stato fallito’, facile preda del proprio espansionismo.
Erdogan neo ottomano
Erdogan e il suo progetto neo-ottomano anche sull’asse Damasco-Ankara che mina la pretesa israeliana di imporsi a regista incontrastato del Medio Oriente. E se vogliamo andare oltre, anche la cosiddetta ‘Nato sunnita’, la recente alleanza siglata da Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, che impensierisce non poco Tel Aviv perché alternativa agli Accordi di Abramo è stata sepolta di fatto dall’accoppiata Trump-Netanyahu. La visita della delegazione turca in Siria a sollecitare l’ingresso di Damasco nella Nato sunnita? Il ministro degli Esteri siriano, in un intervento in cui ha definito Ankara un partner chiave per la ricostruzione del suo Paese, ha dichiarato che Damasco non ha ancora deciso se aderire o meno all’alleanza. Ma ci sta pensando.
Presenza militare turca in Siria
Il ministro israeliano per la diaspora Amichai Chikli: «Turchia di Erdogan e Siria di al-Sharaa una minaccia più preoccupante dell’Iran». Anche questo da leggere nel bombardamento di Abu Zuhur? La presenza militare turca in Siria, o anche solo la prospettiva di un suo rafforzamento, viene considerata da Tel Aviv questione di sicurezza nazionale. Contraddizione evidente. Mentre Ankara e Tel Aviv cercano di costruire un rapporto con il nuovo potere siriano. La Turchia rivendica un ruolo centrale nella trasformazione politica della Siria e, anche grazie al sostegno statunitense, si presenta come uno degli attori del nuovo assetto di Damasco. Israele a Parigi, ha raggiunto un’intesa con il governo siriano per una cooperazione commerciale e di intelligence.
Siria oltre Israele e Turchia
La Turchia dispone da anni di una presenza militare sul territorio siriano; Israele mantiene un’occupazione militare a sud e conduce regolarmente operazioni oltre confine. Entrambi gli stati considerano la Siria uno spazio strategico nel quale esercitare influenza e difendere i propri interessi regionali. Come bel noto, in risposta indiretta all’attacco in Siria, la Turchia ha emesso un nuovo mandato di arresto contro Netanyahu per genocidio e per il sequestro dell’equipaggio della flottilla diretta a Gaza. Nel mandato, anche tal Afek Moskovitch, ignoto anche ai media israeliani. «Probabile che si tratti di un messaggio in codice diretto a Netanyahu (io so cose…)», sussurra l’Espresso. La Turchia si rafforza, Israele si innervosisce.
‘Criminale di guerra’ contro ‘Dittatore antisemita’
- «Erdogan è un dittatore antisemita che ha massacrato i curdi, dà rifugio ai terroristi di Hamas, occupa metà di Cipro e imprigiona un numero record di giornalisti e oppositori politici», dichiara Netanyahu, che ancora propone Israele come «unica democrazia in Medio Oriente».
- «La campagna elettorale in Israele è caduta sotto l’influenza di un populismo securitario irresponsabile e di una politica di minacce sempre più dura. Una linea che -avverte Ankara-, comporta seri rischi non solo per la società israeliana, ma per la pace e la stabilità regionale e globale».