
04 Agosto 2026
Chi sarà la prossima vittima dell’operazione?
di Attilio Bolzoni

E’ diventata l’Italia che ha bisogno di cancellare il suo passato, nasconderlo, sotterrarlo dentro montagne di menzogne. E’ un’Italia dove tutto è da capovolgere: fatti, sentenze, storia. E un’Italia dove c’è Bologna e la sua strage e ci vogliono far dimenticare che la bomba era nerissima, fascista. Eppure fanno finta di niente, qualcuno tira fuori ancora una “pista palestinese” che ci porta dall’altra parte del mare e lontano dai vecchi amici dei nostri nuovi governanti.
E’ l’Italia che vuole sostituire una realtà con un’altra servendosi di certificazioni ufficiali che sono patacche o verbali smozzicati, falsi d’autore, veline ripescate magicamente nei sotterranei delle caserme.
Quelli processati e condannati a Bologna per l’attentato del 2 agosto 1980 (Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini) sono gli stessi processati e assolti a Palermo per l’omicidio del 6 gennaio 1980 del presidente della regione Piersanti Mattarella, una trama e tante negazioni che s’inseguono delitto dopo delitto una riscrittura spudorata degli avvenimenti che passa attraverso il rifiuto o la revisione forzata di ciò che è accaduto, una contraffazione su più livelli che si sta estendendo da Nord a Sud, da massacro a massacro. I casi più clamorosi giù in Sicilia, le ultime acrobatiche indagini sulle uccisioni di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
“La strada giusta”
Ribaltano risultanze processuali, azzerano attendibilissime ricostruzioni di pentiti, ignorano il sapere accumulato in tutti questi anni. E le morti dei due giudici si sono trasformate in occasione per scatenare sanguinose battaglie politiche (a volte per celare scheletri nell’armadio, a volte per salvare sé stessi) e un po’ in vendette personali favorite da un vero e proprio clima di caccia alle streghe.
Così è riapparso quel famigerato dossier su “Mafia e appalti” del Ros dei carabinieri, così un rapporto giudiziario già abbondantemente vagliato all’inizio e alla fine degli anni Novanta si è rivelato come per incanto un “inedito”, la “strada giusta” per spiegare finalmente perché hanno ucciso Falcone e Borsellino, spacciato come la “verità”.
Pericolose certezze che stanno annacquando le investigazioni precedenti, con una sintonia sorprendente fra la procura della Repubblica di Caltanissetta – titolare delle indagini sugli attentati ai giudici palermitani – e la commissione parlamentare antimafia presieduta da Chiara Colosimo, messa li a guardia dalla premier Giorgia Meloni. Hanno rovesciato tutto in un attimo, dando fiato a tesi già abbondantemente scartate, a personaggi dall’ambiguo profilo. Continuando così – e qualche bisbiglio già c’è, qualche battuta l’abbiamo già sentita in giro, qualcuno si sta già muovendo con discrezione – per quanto paradossale possa sembrare, arriveranno a raccontarci che Peppino Impastato è stato vittima di “un incidente sul lavoro”, che l’attivista politico-giornalista di Cinisi era davvero un terrorista e non un nemico giurato del boss Gaetano Badalamenti e dei suoi sgherri, che è morto mentre metteva una bomba. Ci stanno pensando, non sarà facile per le condanne passate in giudicato e per i significativi atti parlamentari, ma qualcuno ci vorrà provare per davvero anche con Peppino.
Come ci provarono subito dopo il ritrovamento del suo cadavere, il 9 maggio del 1978, lungo la linea ferrata Trapani-Palermo. Ci sono nomi che ritornano nelle vicende buie siciliane, nomi di pezzi grossi degli apparati che si ritrovano nelle manovre depistato-rie intorno all’omicidio di Impastato e poi fra le pieghe del dossier “Mafia e appalti”, nei misteri delle trattative fra Stato e mafia nell’estate del 1992. E come se il tempo non passasse mai. Da Cinisi a Capaci, da Bologna a Palermo.
Un’Italia senza scampo
In quest’Italia in balia di uno sfrenato revisionismo c’è posto anche per il grottesco. L’abbiamo ritrovato dentro una nota dell’avvocato siciliano Antonio Fiumefreddo, che su incarico dell’ex presidente di Confindustria Calogero Montante detto “Antonello” tenta di riabilitare il suo cliente – spione e ricattatore, per la Cassazione – abbattuto “da menti di massima intelligenza criminale che hanno posto cruentemente fine a una rivoluzione civile, ottenendo che nessuno andasse più a denunciare i mafiosi…”. E’ ormai da rimuovere anche l’impostura dei paladini dell’Antimafia, quegli imprenditori siciliani che facevano grandi affari di intrallazzo ma sempre in nome della legalità. Un Calogero Montante riabilitato ci spalanca a un’Italia senza scampo.
Tratto da: editorialedomani.it
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