
Partigiani sovietici nella Resistenza italiana
di Andrea Montella
Aldo Cazzullo scrive: “Gli anti-fascisti e la guerra persa della memoria, in Italia – Milioni di italiani non sanno quale tragedia sia stato il fascismo, e non lo vogliono sapere. L’antifascismo è considerato di parte, perché molti pensano, magari in buona fede, che la Resistenza sia stata fatta soltanto dai comunisti, o comunque dalla sinistra. Ma non è vero”.
Cazzullo, da buon servitore del potere, continua a scrivere contro i comunisti, sperando di convincere – o meglio di condizionare – le nuove generazioni della mostruosità del Comunismo e della bontà della democrazia liberale e dei partiti che a essa si ispirano, dimenticando che questi ultimi hanno permesso l’ascesa al potere del fascismo nel 1922 senza opporre una reale resistenza e nel 1947 favorendo la caduta del terzo governo De Gasperi, sostituito dal Governo De Gasperi IV, che escludeva la partecipazione dei comunisti e socialisti. Con l’uscita dei comunisti si è potuto rimettere in tutti gli apparati dello Stato i fascisti che sono serviti per contrastare violentemente, con le stragi e gli omicidi di Stato, le rivendicazioni proletarie che chiedevano l’applicazione integrale della Costituzione, permettendo così ai capitalisti come Agnelli, Pirelli, Mattioli e molti altri di aumentare i loro profitti.
Noi crediamo che Cazzullo tenti l’ennesima operazione di amalgamare le esigenze, di tutta la classe borghese al potere in Occidente, di revisionare la storia della seconda guerra mondiale e della Resistenza antifascista perché i suoi commitenti sono in difficoltà irreversibili. La Cina comunista avanza nel mondo e i massocapitalisti si stanno “cagando addosso” perché non potranno più fare ciò che vogliono nello sfruttare i lavoratori e i popoli di tutto il pianeta,

Comunque si metta il cuore in pace il signor Cazzullo ormai lo sanno tutti, nonostante il lavorio dei vari pennivendoli alla Pansa, in Italia la Resistenza in maggioranza era composta da comunisti del P.C.I. di Gramsci e Togliatti. Come maggioritari sono stati i combattenti dell’Armata Rossa rispetto alle truppe “alleate” e statunitensi, che nonostante le balle di Benigni, i rossi hanno liberato la maggioranza degli internati nei lager nazisti. Le truppe USA entrarono in guerra due anni dopo, nel 1941, ma la guerra era iniziata il 1 settembre 1939 quando le truppe tedesche varcarono la frontiera polacca. L’opportunistico ritardo USA ha permesso alla Germania nazista di preparare l’operazione Barbarossa, che con l’invasione dell’URSS pensava di distruggere il primo paese socialista, sogno di ogni massocapitalista. Inoltre i capitalisti avevano sperato nel 1939 con l’attacco giapponese in diverse aree di confine, tra cui la Mongolia e il Manciukuò, di far combattere l’URSS su due fronti, l’operazione fu sventata dall’accordo Molotov-Ribbentrop. Il nazismo e il fascismo non erano due contraddizioni antagoniste ma interne al sistema capitalistico, come invece lo era l’URSS.
Per questo lo scontro tra Germania e l’URSS era una lotta all’ultimo sangue tra capitalismo e socialismo. Per questo i massocapitalisti lasciarono tutto il peso del conflitto sulle spalle dei comunisti di quella Russia di quel “cattivone” di Giuseppe Stalin, che chiese moltissime volte alle potenze occidentali, tramite la Società delle Nazioni e la diplomazia di allearsi contro i nazifascisti. Ma quale fu la risposta degli amici di Cazzullo? Le grandi potenze, tra cui la Gran Bretagna e la Francia, preferirono la politica dell’appeasement, cercando di evitare la guerra attraverso trattative con la Germania, piuttosto che sostenere un’alleanza con la Russia comunista. Oggi fate lo stesso gioco con la Cina che non fa guerre da più di settant’anni. Meglio essere alleati con un fascista come Trump o un “democratico” fasullo e guerrafondaio come Biden che con la Cina.
Oggi se i Cazzullo possono scrivere le loro baggianate lo devono a quegli spazi di libertà che i comunisti con estrema coerenza e molte volte in solitudine, dagli anni Venti, c’hanno donato con il sacrificio della loro vita e con i valori che hanno saputo immettere negli articoli della Costituzione. Ma oggi quei valori vengono sempre più spesso messi in discussione dai partiti sorti con la seconda e incostituzionale maggioritaria Repubblica di cui il signor Cazzullo non si occupa, facendo finta e illudendo le masse popolari che ci troviamo ancora in una democrazia, come quella conquistata con la lotta di Liberazione. Ma che strano abbiamo i fascisti al governo? Come ci sono arrivati? Che ruolo hanno avuto i liberal alla Cazzullo nel far schifare la politica alle masse popolari?
Ci dica Cazzullo in Italia c’era più democrazia, nonostante la strategia della tensione capitalista, quando c’era il P.C.I. con le sue lotte o adesso?
Per concludere riportiamo l’articolo del filosofo Michele Prospero su l’Unità del 18 aprile 2025 che gli risponde con dati e ricostruzioni ineccepibili. Dimostrandole, “caro” Cazzullo, che l’onestà intellettuale non è morta.
La polemica
Aldo Cazzullo “allergico” ai partigiani comunisti, ma i numeri lo smentiscono…
La penna del “Corriere” s’indigna con un lettore colpevole di aver sottolineato che la resistenza fu soprattutto comunista. Ma i fatti, che dovrebbe conoscere, parlano chiaro
Politica – di Michele Prospero
18 Aprile 2025 alle 19:30
Tra la Bibbia, Dante, pennacchi, mostrine e giornate particolari, Aldo Cazzullo deve aver trovato una finestra anche per un rapido apprendistato nelle arti magiche. Con un colpo ad effetto, degno dei seguaci provetti delle scienze dell’occulto, egli mette a tacere un suo incauto lettore. Costui aveva osato rammentare che “i comunisti furono la maggioranza” nella Resistenza.
Punto nelle viscere dal semplice risuonare del nome “comunista”, il polemista cuneese sbotta: “Non è vero”. Lo stesso dì, sempre sul Corriere, la penna che è solita esibirsi con una fanfara risorgimentale di complemento ricama sulla “genialità che Goebbels possiede”. Quindi, quasi stregato dall’inventore di quella “poderosa macchina propagandistica”, si lancia pure lui in una fatata opera di mistificazione, che rimpicciolisce il sacrificio dei rossi nella lotta armata del ’43-’45. Tempo fa Cazzullo, da par suo, aveva emesso una sentenza senza appello: “Considero il comunismo un sistema orribile, una dittatura opprimente. Non mi affascina il mito del comunismo italiano, secondo cui un’idea sbagliata e spesso criminale da Trieste alle Kurili diventava in Italia giusta o almeno nobile”. Addirittura!
Adesso, sulle orme del “geniale Goebbels”, il cultore di inni, spalline e stivaloni tenta a sua volta di fabbricare una contro-verità per negare il ruolo preponderante avuto nella guerra di liberazione dai tanti adepti di quella concezione “criminale”. Non c’erano solo i compagni nati a Livorno nel ’21 a rimpolpare le file delle formazioni partigiane, certo, ma senza di loro nessuna azione di rivolta sarebbe stata mai immaginabile. Sui 4671 condannati dal Tribunale speciale i comunisti erano ben 4030. E, nel conteggio dei partecipanti all’insurrezione, Togliatti poteva rivendicare la testarda trasparenza della matematica: “Le nostre unità partigiane furono le Brigate Garibaldi, 575 di numero. Le unità di Giustizia e Libertà furono 198; le unità autonome 255; le unità Matteotti (socialiste) 70; le Brigate del popolo 54. Dei 256.000 partigiani combattenti in Italia e all’estero, i garibaldini furono 153.600. Dei 70.930 caduti, i garibaldini 42.558. Dei 30.697 feriti, 18.416 i garibaldini. Delle 387 medaglie d’oro, assegnate ai viventi o alla memoria, 93 furono assegnate a nostri combattenti; 217 medaglie d’argento su 852 assegnate”.
Per Cazzullo l’aritmetica risulta una tecnica più ardua da maneggiare rispetto al Vecchio e al Nuovo Testamento, alla Divina Commedia, all’intera storia universale. E però, non di rado, le cifre sono l’unico strumento utile per decretare la maggioranza. Ai comunisti si deve un tributo di sangue e di prigione così elevato da indurre Umberto Saba a cantare in versi: “Falce martello e la stella d’Italia / ornano nuovi la sala. Ma quanto/ dolore per quel segno su quel muro!”.