giovedì, Ottobre 15

SANZIONI UE A MOSCA E I MILIONI ELETTORALI DI MUSK A TRUMP

Geopolitica

14 Ottobre 2026

di Ennio Remondino

Washington, con la strategia sul diesel russo, contraddice la linea energetica e geopolitica che per anni aveva condiviso con l’Ue. «Nuove sanzioni a Mosca», ma l’Europa è messa al margine anche questa volta. L’Europa, dopo cinque anni di guerra e centinaia di miliardi, ammette di non avere alcuna strategia di pace indipendente. Usa: da Musk a Soros, chi sono i miliardari che decidono le elezioni di metà mandato. Poche decine di famiglie miliardarie hanno già speso oltre 1,7 miliardi di dollari sulle ‘midterm’

Europa-America ai ferri corti

L’Unione europea per l’ennesima volta ai margini delle decisioni internazionali. Nel fine settimana Trump aveva convocato a Miami i rappresentanti ucraini per discutere della guerra, con la presenza di esponenti europei. Ma mentre gli alleati erano riuniti per parlare del conflitto, il presidente americano ha annunciato un accordo con Putin per sbloccare forniture di diesel russo sul mercato statunitense e mondiale e deroga alle sanzioni americane. Con gli europei davanti a una decisione che li toccava direttamente e ignoravano. Maltrattati e offesi, la risposta da Bruxelles è netta. «La nostra visione è diversa», confermando che le sanzioni europee saranno mantenute e continueranno a essere applicate. Ma…

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Ma i problemi in casa Ue crescono

Le scelte di Washington rendono più difficile per Bruxelles difendere la propria linea energetica. La rottura con Mosca ha comportato costi economici e politici, il caro energia alimenta l’inflazione nell’eurozona e il malcontento sociale. Crescono più o meno nascoste le pressioni per riaprire le forniture russe. La questione è al centro del confronto europeo. Con furberie per non pagare prezzi elettorali troppo cari. Esempio la richiesta di ’flessibilità fiscale per affrontare il caro energia, ma un via libera della Commissione è in salita per lo scetticismo dei Paesi ‘frugali’, Germania in testa, verso nuov debito. Divisi sulle soluzioni, i governi dei Ventisette condividono solo la preoccupazione per i costi energetici.

Linea dura dei baltici rumore di fondo

Quanto può fare davvero l’Ue per incidere sulle scelte della Casa Bianca, si chiede InsideOver? Kaja Kallas, per la politica estera Ue si ripete: «Se vogliamo porre fine a questa guerra, l’unico modo è esercitare maggiore pressione sulla Russia». Come ciò dovrebbe avvenire con una guerra in corso non è specificato. La risposta dei Ventisette confusi si arrende a nuove sanzioni che sono sempre più severe di quelle di prima. Bruxelles che punta a stringer la pressione su Mosca, mentre Trump va nella direzione opposta. Scontro Bruxelles-Washington? Bruxelles ha prontamente ricordato che, prima dell’entrata in vigore delle ultime severissime sanzioni, ci sono sei mesi, utili per qualsiasi negoziato ad evitarle.

La democrazia elettorale statunitense

«Che democrazia è quella in cui poche decine di miliardari si ‘comprano’ – letteralmente – le elezioni a suon di donazioni?» si chiede Roberto Vivaldelli sul Manifesto. Nel 2010 i miliardari americani spesero 32 milioni di dollari per influenzare le elezioni di metà mandato. Oggi, scrive il senatore del Vermont Bernie Sanders, «170 famiglie di miliardari hanno speso un record di 1,7 miliardi di dollari» per le midterm del 3 novembre. «La democrazia deve essere una persona, un voto, non miliardari che comprano le elezioni». Il riferimento è alla sentenza con la quale, nel 2010, la Corte Suprema aprì ai finanziamenti attraverso i comitati politici (i PAC) liberi di spendere somme illimitate per sostenere candidati federali.

La democrazia del dollaro

Dalla sentenza del 2010 la spesa dei miliardari è cresciuta di 53 volte. «I miliardari hanno sistematicamente comprato la nostra democrazia», ha dichiarato Jodie Rubenstein, direttrice esecutiva di ATF Action Fund. I nomi? Al primo posto della classifica ATF ci sono le famiglie dei finanzieri tech Marc Andreessen e Ben Horowitz, con 149 milioni di dollari complessivi, destinati sia a repubblicani sia a democratici. I due hanno finanziato in modo consistente ‘Leading the Future’, contrario a una regolamentazione stringente dell’intelligenza artificiale. Seguono i fondi di magnati come George Soros, Jeff Yass e naturalmente Elon Musk. I primi quindici in lista hanno investito insieme 962 milioni di dollari.

Trump e Musk soci d’affari

Il grosso dei fondi va ai repubblicani: 113 famiglie hanno donato al Grand Old Party, 45 ai democratici. Il ‘super PAC MAGA Inc.’, la struttura finanziaria legato a Donald Trump, ha raccolto dai miliardari più di 222 milioni da gennaio 2025: secondo ATF, un dollaro su due che arriva al comitato proviene direttamente da uno di loro. Ma come? Secondo Forbes, Elon Musk ha speso da solo oltre 276 milioni di dollari dallo scorso luglio e almeno 366 milioni di dollari sulle midterm fino a fine settembre, secondo i numeri forniti dai suoi rappresentanti al New York Times. Questo lo rende il maggiore donatore, davanti ai sopra citati Andreessen e Horowitz, che il quotidiano newyorkese aveva indicato in testa ad agosto.

Il nodo è politico: a quindici anni dalla (controversa) sentenza della Corte Suprema, il sistema dei ‘super PAC’, consente a pochissime persone ultra-miliardarie di pesare sull’esito del voto, spesso in modo decisivo. È questa la democrazia che vogliono gli americani?

Riflessioni finali

Marco Rubio applaude le spese militari europee «alle stelle». Somme colossali in una sicurezza di cui non controlleremo le tecnologie e gli obiettivi politici, avverte Strazzari. E si torna a chi paga e chi decide in conto di chi. Pochi giorni dopo la stessa amministrazione Usa ha mostrato quanto pesi la sicurezza europea. A tre settimane dal voto di midterm, Trump ha telefonato a Putin e ha sospeso le sanzioni sul gasolio russo. E ha suggerito all’Ucraina di trovarsi «un nuovo leader». E ora il commissario alla difesa Ue Kubilius scopre che l’Unione deve elaborare una «strategia di pace indipendente». E dopo cinque anni di guerra e centinaia di miliardi, ammettiamo di non avere alcun disegno politico. Applausi ai vertici di Bruxelles.

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