

25 Settembre 2026
di Ennio Remondino
Sanzioni contro la Russia e violazioni delle stesse, proclami contro Mosca e accordi sottobanco con il Cremlino, finanziamenti e sostegno militare all’Ucraina annunciati in coro e poi bloccati o rinviati. Come decifrare la narrazione ufficiale a proposito di rigore e compattezza occidentale nei confronti della Russia di fronte ad alcuni risvolti grotteschi che coinvolgono governi e sconvolgono la vita dei cittadini.
‘Sanzioni severe’ ma con utili eccezioni
«Emmanuel Macron sta per sostituire Viktor Orbán come elemento di disturbo dell’Unione europea?» il dubbio di Massimo Nava sul Corriere da cui vogliamo partire. Parigi che sostiene la richiesta di Bratislava di escludere dall’elenco dei sanzionati, l’uomo d’affari russo-uzbeko Alisher Usmanov, magnate dei metalli, delle miniere e delle telecomunicazioni, settimo nella classifica delle fortune russe. E ha ottenuto ciò che chiedeva. Secondo il Financial Times e Reuters, una trattativa che coinvolge l’Uzbekistan per ottenere la liberazione di cittadini francesi detenuti in Azerbaigian, in cambio appunto della riabilitazione di Alisher Ousmanov. Ed ecco che l’imprenditore francese Martin Ryan, condannato a 10 anni di carcere per spionaggio, graziato dal presidente azero Aliev. Ed ecco il Lussemburgo a chiedere la revoca delle sanzioni nei confronti del banchiere Mikhail Fridman, che ha intentato un ricorso giudiziario per 16 miliardi di dollari contro il Granducato, dove i suoi beni sono congelati. Anche il suo nome è stato quindi rimosso dalla lista. Ognuno libero di negoziare per ragioni politiche.
Zelensky sempre più solo in controcanto
«La pressione su Mosca deve intensificarsi», ha sostenuto Zelensky da New York. Ma anche la Lettonia, il Paese politicamente più ostile a Mosca, sulla questione è passata dal no all’astensione. O Parigi e Roma che non hanno imposto il divieto di soggiorno in Europa per i soldati russi, turisti paganti. Dettagli mentre le sanzioni danneggiano pesantemente le imprese che ancora operano in Russia e quelle private e pubbliche costrette a lasciare il campo. Prima del conflitto -dettaglio di Massimo Nava- «l’interscambio italiano era di 31 miliardi ed è sceso a 5, mentre quello della Cina ha superato i 200. Praticamente fuori gioco imprese tedesche e francesi». La Commissione europea continua a fare la voce grossa, nonostante defezioni, polemiche e conseguenze negative per imprese e cittadini europei.
Le vanterie di Ursula
«Le nostre sanzioni continuano a colpire duramente e a infliggere un duro colpo alla Russia», ha affermato Ursula von der Leyen. Ma molti paesi, tra cui la Cina, l’India o alcuni Paesi del Medio Oriente facilitano l’aggiramento delle misure europee. L’Unione europea cerca di intensificare la lotta contro il trasporto di idrocarburi russi. Ma non si riesce a imporre un blocco totale dei servizi marittimi (assicurazioni, finanziamenti, noleggi…) russi, a causa dell’opposizione di Grecia, Cipro e Malta, sotto la pressione dei propri armatori. «L’Europa deve colmare tutte le lacune», si ripete Kaja Kallas, che sembra riuscita a far dimenticare lo scandalo che ha coinvolto la società di suo marito, Arvo Hallik, implicata in affari con la Russia. Questo per quanto riguarda le sanzioni.
Cremlino e AfD?
Incontro segreto AfD-Cremiino per la ripresa di forniture di gas russo. Una pesante provocazione nei confronti del cancelliere Merz. L’interruzione delle forniture energetiche e il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, di cui sono accusati gli ucraini, hanno infatti inciso in modo drammatico sull’apparato industriale della Germania. E poi Donald Trump che chiede al presidente Zelensky di interrompere gli attacchi alle raffinerie russe per favorire colloqui di pace e frenare ulteriori impennate dei prezzi mentre negozia con la Bielorussia un’enorme fornitura di potassio, il cui prezzo è inferiore a quello del Canada.
Guerra Ucraina
Qualche domanda sul coinvolgimento effettivo di Paesi Nato nel conflitto. «Ufficialmente non siamo in guerra con la Russia, ufficialmente ci attrezziamo per rispondere alle minacce del Cremlino, ufficialmente sosteniamo l’Ucraina senza combattere, salvo mandare armi e addestrare migliaia soldati». Ancora >Nava senza sconti. E mentre i soldati muoiono e molti giovani cercano di fuggire dalla guerra, si susseguono casi di corruzione all’interno dei ministeri e delle forze armate ucraine. In proposito, ci sono state inchieste, qualche arresto e dimissioni forzate, come quelle clamorose del ministro della difesa Mykhailo Fedorov.
Casi scandalo
Il New York Times ha rivelato il caso del direttore di una fabbrica d’armi, Leonid Shyman, che ha fornito all’esercito migliaia di proiettili da mortaio difettosi. Arrestato e incriminato, ha continuato ad ottenere contratti di forniture per decine di milioni di euro. Sette fra i principali appaltatori militari ucraini si sono aggiudicati nuovi contratti nonostante fossero in corso indagini penali per frode, inadempienze su contratti precedenti o l’arresto di amministratori delegati per corruzione. «Appaltatori militari internazionali si sono arricchiti grazie a questo sistema. Le verifiche interne del governo hanno dimostrato che, solo nel 2024, l’Ucraina ha perso circa 1,2 miliardi di dollari a causa di frodi, sprechi e cattiva gestione. Tali perdite si sono accumulate proprio mentre il presidente Zelensky chiedeva agli alleati ulteriori forniture di armi e aiuti finanziari», ha scritto il New York Times.
Sistema affaristico internazionale
Dove finiscono i soldi della corruzione? Attraverso canali oscuri o ufficiali, tornano in qualche modo nell’Europa «benefattrice» dell’Ucraina. Basterebbe dare un’occhiata al mercato immobiliare di alcuni Paesi e di alcune capitali (dal Principato di Monaco a Varsavia) per trovare qualche risposta. Dall’Ucraina, oltre ai giovani in età di leva, sono fuggiti oltre quattro milioni di cittadini, per lo più assistiti o impiegati nei servizi di base. Ma fuggono anche i ricchi. Con la cassa.