di Redazione

Il costo di estrazione del petrolio varia da 10 a 15 dollari al barile in Medio Oriente, sale a 30-50 dollari per lo shale oil americano e supera i 60-90 dollari per i greggi complessi. Il prezzo reale di mercato (circa 80-90 dollari) fluttua a causa di geopolitica e forte speculazione finanziaria in borsa.
Le fonti di energia vanno tolte dalla speculazione borsistica
Per quale ragione nessuna fomazione politica borghese italiana o estera parla di nazionalizzazione delle fonti energetiche? Lo fanno solo i comunisti come noi che lo affermano, inascoltati da anni. Guai per i partiti borghesi mettere in discussione il dogma della proprietà privata dei mezzi di produzione, la causa di tutte le guerre. Ma anche i sindacati su queste questioncine ci sembra che dormano da parecchi decenni. Intanto i massocapitalisti, in forte difficoltà, si organizzano nel solito modo. preparando la terza guerra mondiale e spingendo su Germania, Francia, Inghilterra e Israele, passando da quella a tappe allo scontro frontale con i comunisti cinesi, che stanno dimostrando che senza fare guerre e utilizzando in modo razionale tutte le fonti di energia, si sta meglio tutti compresa la natura. Per questa ragione sono odiatissimi dai massocapitalisti occidentali, sono 77 anni che non ne fanno.
Costi di Estrazione ed Equity Break-even
Medio Oriente: Tra i 10 e i 15 dollari al barile per i giacimenti tradizionali.
Stati Uniti (Shale Oil): Tra i 35 e i 50 dollari per la fratturazione idraulica.
Greggi pesanti o difficili: Fino a 60-90 dollari (es. Venezuela o sabbie bituminose).
Break-even fiscale: Molti Stati produttori (come l’Algeria o l’Iran) necessitano di un barile sopra i 100-120 dollari per pareggiare i bilanci pubblici.
Prezzo Reale di Mercato
Le quotazioni di riferimento globali (come il Brent e il WTI) si muovono su valori superiori ai costi vivi di estrazione.
La Speculazione in Borsa
Se il petrolio fosse nazionalizzato ovunque e venduto al solo costo di estrazione anziché sui mercati finanziari, il prezzo base sarebbe compreso tra i 10 e i 50 dollari al barile, a seconda delle aree geografiche, con una media ponderata globale stimata attorno ai 25-35 dollari, contro i circa 90 dollari del mercato borsistico attuale.
Contratti derivati: I mercati finanziari (come il NYMEX) scambiano enormi volumi di futures e opzioni sul petrolio senza che vi sia un reale passaggio fisico della materia prima.
Fattori di amplificazione: Tensioni geopolitiche, guerre, paure sull’inflazione o mosse dei grandi fondi d’investimento spingono le quotazioni molto oltre la reale domanda industriale immediata.
Effetto a catena: La volatilità di Borsa si trasferisce rapidamente sui prezzi dei carburanti (benzina e gasolio) alla pompa, spesso con rincari immediati e ribassi molto lenti, ma anche sui prezzi di ogni genere di prodotto impoverendo quindi le masse popolari.
Poi ci dicono, politici, giornalisti e intellettuali prezzolati, che non c’è bisogno di Comunismo…