mercoledì, Settembre 30

QUANDO LA VERITA’ SUL FASCISMO E’ PARZIALE O DI COMODO I FASCISTI RITORNANO

di Redazione

Facciamo alcuni esempi di verità di comodo:

Secondo la narrazione massocapitalista la seconda guerra mondiale fu la lotta tra il male assoluto e il bene assoluto.

La seconda guerra mondiale non fu una guerra tra il bene e il male. Ma tra massocapitalisti imperialisti al cui vertice vi erano angloamericani, tedeschi, italiani, giapponesi, spagnoli e francesi, che lottavano da un lato contro gli effetti della crisi del 1929 e parallelamente contro proletari che si erano fatti Stato, con la nascita dell’URSS alla cui testa vi erano i comunisti, diventata la seconda potenza economica mondiale in soli 24 anni (1917-1941), quindi era possibile un’alternativa al sistema capitalistico e a ciò che rimaneva del feudalesimo. Per i massocapitalisti le vittorie dei comunisti in campo economico, sociale e scientifico erano percepiti come una palpabile minaccia al loro secolare potere. Il fascismo e il nazismo furono costruiti con i soldi dei banchieri e degli industriali angloamericani ed europei con lo scopo di arginare l’avanzata dei partiti comunisti.

A dimostrazione di quanto abbiamo scritto riportiamo cosa disse Winston Churchill, uno dei vertici mondiali del massocapitalismo, su Mussolini in una conferenza stampa avvenuta il 19 gennaio del 1927, tratto dal libro di Luciano Canfora IL FASCISMO NON E’ MAI MORTO:

“Non potevo non rimanere affascinato, come tante altre persone, dal suo cortese e semplice portamento e dal suo contegno calmo e sereno malgrado tanti pesi e tanti pericoli. Secondariamente era facile accorgersi che l’unico suo pensiero è il benessere durevole del popolo italiano, così come egli lo intuisce e che qualunque altro interesse di minore portata non ha per lui la minima importanza. […] E’ perfettamente assundo dichiarare che il governo italiano non poggi su una base popolare o che non sia sorretto dal consenso attivo e pratico delle grandi masse.

Se fossi italiano sarei stato con voi con tutto il mio cuore, dall’inizio alla fine della trionfante lotta contro gli appetiti bestiali e le pressioni del bolscevismo. Il vostro movimento ha reso un servigio al mondo intero. L’Italia ha dimostrato che vi è un modo di combattere le forze sovversive, il quale può richiamare la massa del popolo a una reale cooperazione con l’onore e gli interessi dello Stato”.

Gli ebrei sono tutti antifascisti, anche questo è un falso storico.

Molti ebrei hanno aderito al fascismo e hanno partecipato alla marcia su Roma. Alexander Stille nel suo saggio Uno su mille dimostra che un italiano su mille – era più o meno questa la proporzione di ebrei nella popolazione del nostro paese quando nel 1938 entrarono in vigore le leggi razziali, con le quali lo stato fascista si dichiarava ufficialmente antisemita e dava inizio alla vergognosa persecuzione razzista – aveva condiviso il progetto fascista, proveniendo per la maggioranza dalla borghesia. Fino a quel momento ebrei e fascisti avevano convissuto, in un singolare miscuglio di benevolenza e tradimento, persecuzione e aiuto. Per raccontare l’esperienza degli ebrei nel momento più tragico della nostra storia, Alexander Stille ha seguito il destino di cinque famiglie, diverse per origine e ceto, ma anche nel loro atteggiamento verso il regime. I banchieri Ovazza di Torino avevano prosperato sotto Mussolini, tanto che il patriarca della famiglia aveva guadagnato un ruolo di spicco nel partito. I Foa, anche loro torinesi, avevano un figlio fervente antifascista e l’altro iscritto al fascio. Ma oltre alle testimonianze raccolte nel libro di Stille, come non ricordare Margherita Grassini Sarfatti la contessa ebrea amante dell’uomo della provvidenza che sarà il Pigmalione di Mussolini insegnandogli come comportarsi durante le cerimonie, come vestirsi, come atteggiarsi nei confronti delle masse. Grazie a lei, Mussolini sarà proposto come soluzione politica alle alte sfere delle élite statunitensi ed europee.

In Germania molti ebrei fecero parte della Wehrmacht come ha dimostrato nel suo libro I soldati di Hitler lo storico Bryan Mark Rigg. L’autore, in questo studio, mostra che in nessun settore l’odioso processo di pulizia etnica era più confuso e contraddittorio che all’interno dell’esercito. Contrariamente a quanto si crede, dopo le leggi razziali un numero assai alto di militari fu classificato dai nazisti come ‘parzialmente ebreo’. Rigg dimostra che si trattò di oltre 150.000 uomini, tra cui veterani decorati e molti alti ufficiali, come generali e ammiragli, che volevano dimostrare il loro grande e patriottico attaccamento alla nazione tedesca e al capitalismo, oltre ogni ragionevole dubbio.

Un’altra leggenda metropolitana che circola è che gli Stati Uniti sono stati i principali nemici dei nazifascisti e hanno liberato l’Europa dalla loro dittatura.

Putroppo pochi sanno che dal 1932 Mussolini aveva stretto rapporti con il presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, tramite il suo emissario personale ed ufficiale di Marina, Elmer Lanworthy.

Michael Zezima scrive nel suo libro “Salvate il soldato potere – I falsi miti della seconda guerra mondiale” nel capitolo “A letto con il nemico”: “…Quando dichiarava che una cricca di industriali americani sta […] collaborando con i regimi fascisti in Italia e Germania”, William E. Dodd, ambasciatore degli Stati Uniti in Germania negli anni trenta, non stava affatto scherzando. “Dagli anni venti, numerosi operatori di Wall Street e funzionari della politica estera americana avevano mantenuto stretti contratti con i loro parigrado tedeschi, condividendovi gli investimenti, c’era stato anche qualche matrimonio” rilevava un’inchiesta condotta da Christopher Simpson. “Lo stretto legame è continuato negli anni trenta, per esempio con la vendita di obbligazioni i cui proventi servivano a finanziare l’arianizzazione delle aziende e dei beni immobili sottratti agli ebrei di origine tedesca […] Gli investimenti americani in Germania sono rapidamente cresciuti dopo la presa del potere da parte di Hitler”. Tali investimenti, afferma Simpson, sono aumentati “del 48,5 percento circa tra il 1929 e 1940, mentre declinavano in modo deciso nel resto dell’Europa continentale”.

Un beneficiario della generosità imprenditoriale americana era il banchiere tedesco Hermann Abs, un personaggio talmente vicino al Führer da conoscere in anticipo il progetto di annessione dell’Austria. Alla sua morte, Abs fu propagandisticamente ricordato dal New York Times come “un collezionista d’arte” la cui carriera finanziaria “era decollata dopo il 1945”. Nell’articolo si citava cripticamente anche David Rockefeller, che definì Abs “il più importante banchiere del nostro tempo”.

I Rockefeller, comunque, non erano i soli negli Stati Uniti ad ammirare l’ingegno nazista. Tra le principali aziende americane che negli anni venti investirono in Germania figuravano Ford, General Motors, General Electric, Standard Oil, Texaco, Interrnational Harvester, ITT e IBM, tutte assai contente nel vedere la repressione dei movimenti sindacali e dei partiti operai tedeschi. Molte di esse continuarono a produrre in Germania durante le operazioni belliche con l’aperto sostegno del governo statunitense (anche se si avvalevano del lavoro schiavile dei campi di concentramento).

“Ai piloti si impartiva la precisa istruzione di non colpire le fabbriche americane in territorio germanico” spiega Michael Parenti. “Così, le bombe degli Alleati rasero quasi al suolo Colonia, ma gli stabilimenti della Ford insediati in quella stessa città, che fornivano equipaggiamento militare all’esercito nazista, rimasero intatti e vennero utilizzati dai civili tedeschi come rifugio antiaereo”. I legami commerciali stretti negli anni venti sono continuati anche in seguito, come dimostra il fatto che nei processi del dopo guerra “la classe dominante americana si sia sempre opposta al processo contro le élite tedesche”.

Sempre all’interno del libro si specificano, a pag. 40, i ruoli sia delle società che dei vertici di tali aziende a favore dei nazi-fascisti.

“La ITT (International Telegraph and Telephone) fu fondata da Sosthenes Behn, uno sfacciato sostenitore del Führer (anche quando la Luftwaffe bombardava gli abitanti di Londra). L’azienda ha contribuito alla creazione del sistema di telecomunicazioni nazista e ha fornito componenti essenziali per le bombe tedesche. Secondo il giornalista Jonathan Vankin ‘Behn permise alla sua impresa di offrire copertura alle spie naziste in Sudamerica, e tramite una consociata acquistò una notevole quantità di azioni dell’azienda che costruì i caccia tedeschi’.

Nel 1933, lo stesso Behn incontrò Hitler (fu il primo uomo d’affari americano a farlo) e divenne una specie di agente doppiogiochista. Mentre rivelava al governo americano le attività delle aziende tedesche, fornì aiuti finanziari alle SS di Heinrich Himmler e assunse alcuni nazisti nella direzione della ITT. Nel 1940, ospitò Gerhard Westrick, suo amico intimo nonché altro gerarca nazista, negli Stati Uniti, prospettando un’alleanza commerciale fra i due paesi proprio mentre la ‘guerra lampo’ di Hitler stava devastando l’Europa e le atrocità naziste erano ormai di pubblico dominio.

All’inizio del 1946, Behn si affidò ai fratelli Dulles (vedremo in seguito il ruolo svolto dai due fratelli n.d.r.) per nascondere le tracce della sua collaborazione con la Germania nazista. In tal modo, anziché venire processato per alto tradimento, ricevette 27 milioni di dollari dal governo statunitense per i ‘danni di guerra causati ai suoi stabilimenti tedeschi dai bombardamenti alleati’. A quel punto Behn si trovava in una posizione perfetta per esercitare pressione sul presidente Truman a favore del neonato CIG (Central Intelligence Group), il predecessore della CIA. Incontrandosi alla Casa Bianca con l’ammiraglio William D. Leahy, direttore e capo di stato maggiore del CIG, Behn, stando a quanto registrato nel diario dell’ammiraglio, offrì generosamente ‘la possibilità di ricorrere ai servizi del personale [della ITT] per le attività di controspionaggio americano’.

Nel dicembre 1933, la Standard Oil di New York investì un milione di dollari in Germania in un progetto per l’estrazione di benzina dal carbone bituminoso. Infischiandosene degli eventi intervenuti negli anni successivi, l’azienda americana onorò i propri contratti con la IG Farben (un consorzio di aziende chimiche tedesche che produceva lo Zyklon-B, il veleno usato nelle camere a gas naziste) fino al 1942.

Tra le varie aziende che fecero affari con il Reich e, in certi casi, contribuirono direttamente alla sua macchina bellica, prima e durante la guerra, si possono citare Chase Manhattan Bank, Davis Oil Company, DuPont, Bendix, Sperry Gyroscope e la già nominata General Motors. Uno dei funzionari più in vista della GM, William Knudsen, definiva la Germania nazista ‘il miracolo del XX secolo’.

Prescott Bush, padre del presidente George Bush e nonno di George W., lavorava alla Union Banking Corporation, azienda familiare di suo suocero, George H. Walker. Nello svolgimento delle sue mansioni raccolse 50 milioni di dollari per i nazisti vendendo dal 1924 al 1936 obbligazioni tedesche agli investitori americani. Il governo federale fece chiudere la banca nel 1942 ai sensi del Trading with the Enemy Act (legge che proibiva gli scambi commerciali con il nemico).

Nel 1934 la United Aircraft vendette forniture all’industria aeronautica tedesca che permisero a questa la produzione di un centinaio di aerei al mese, mentre nello stesso anno (poco dopo la Notte dei lunghi coltelli) il famigerato e influente editore che ha ispirato Orson Welles per il film Quarto potere William R. Hearst incontrò Hitler e tornò in patria sostenendo entusiasticamente l’ipotesi di un’alleanza pacifica tra Stati Uniti, Regno Unito e Germania.

Sul fronte politico, il responsabile per l’immigrazione del dipartimento di Stato, Breckenridge Long, accordò stranamente alla Ford Motor Company il permesso di produrre carri armati per i nazisti e, al contempo, diminuì gli aiuti ai profughi ebreo-tedeschi utilizzando la Legge sulla neutralità del 1935 che impediva relazioni commerciali con i paesi belligeranti. Misteriosamente, l’embargo non riguardava i prodotti petroliferi, tanto che l’Italia fascista poté triplicare le importazioni di petrolio e benzina, a supporto delle sue attività belliche, mentre la Texaco sfruttava la stessa scappatoia per ingraziarsi il Generalissimo Francisco Franco, il fascista spagnolo.

Né bisogna poi dimenticarsi di Sullivan & Cromwell, il più potente studio legale degli anni trenta a Wall Street. John Foster e Allen Dulles (i due fratelli che gestivano lo studio, gli stessi che nel 1932 ostacolarono in tutti i modi le nozze di loro sorella in quanto il fidanzato era ebreo) fungevano da intermediari con la IG Farben, l’azienda responsabile della fornitura del gas letale ai lager nazisti. Nel periodo precedente alla guerra, John Foster, il maggiore di due fratelli Dulles, che era solito inviare cablogrammi ai clienti tedeschi esordendo con il canonico ‘Heil Hitler’, scrisse nel 1935 un articolo per l’Atlantic Monthly in cui invitava i lettori ad abbandonare ogni timore nei confronti del regime tedesco. Nel 1939, dichiarò all’Economic Club di New York: ‘Dobbiamo salutare e incoraggiare il desiderio della nuova Germania di trovare nuovi sbocchi alle sue energie’. Come scrive Robert E. Herzstein 1: ‘Sembra che la politica antisemita e la crescente tendenza di Hitler all’espansionismo territoriale non impressionassero Dulles che era solito recarsi in visita due volte all’anno all’ufficio di Berlino del suo studio legale, in un lussuoso edificio all’Esplanade’.

Alla fine, fu il fratello minore, Allen, a incontrare il dittatore tedesco e lavorare per cancellare le tracce dei vistosi legami con i nazisti della ITT di Sosthenes Behn. ‘Si deve ad Allen Dulles l’idea secondo cui le multinazionali rappresentano uno strumento della politica estera americana, e per questo devono essere esentate dalle leggi nazionali’ scrive Jonathan Vankin. Lo stesso concetto si è radicato in istituzioni dominate dagli Stati Uniti come la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del commercio…

…Tuttavia, nel 1946, entrambi i Dulles avrebbero svolto un ruolo importante nella rifondazione dei servizi segreti americani reclutando parecchi criminali di guerra nazisti.

Un palese sostenitore del Terzo Reich era Henry Ford, il dispotico magnate che disprezzava i sindacati, tiranneggiava gli operai e licenziava qualsiasi impiegato che veniva sorpreso a guidare un modello della concorrenza. Ford, dichiaratamente antisemita, riteneva che gli ebrei contaminassero i gentili con ‘la sifilide, Hollywood, le scommesse e il jazz’. Nel 1918 aveva comprato e diretto il Dearborn Independent, un giornale che presto divenne la tribuna privilegiata dell’antisemitismo. Il 22 maggio 1920 un titolo a nove colonne recitava: ‘Il problema del mondo sono gli ebrei internazionali’, avviando una campagna di 92 articoli dello stesso tenore, tra cui ‘I soci ebrei di Benedict Arnold’, ‘La sottile arte del cambiare i nomi ebrei’ ecc. Nel 1923 il Dearborn Independent tirava 500mila copie ed era diffuso a livello nazionale. Gli articoli di argomento antisemita furono in seguito ristampati in un cofanetto di quattro volumi intitolato The International Jew, poi tradotto in sedici lingue.

‘Nel 1922 il New York Times scriveva che a Berlino circolavano voci secondo cui Henry Ford sovvenzionava il movimento nazionalista e antisemita, attivo a Monaco di Baviera, che faceva capo a Hitler’ affermano James e Suzanne Pool nel loro Who Financed Hitler. ‘Il romanziere Upton Sinclair scrisse in The Flivver King (Il re del trabiccolo), un libro su Henry Ford, che i nazisti ricevettero 40mila dollari dal magnate americano dell’auto affinché traducessero in tedesco e diffondessero i suoi opuscoli antisemiti, a cui si aggiunsero in seguito 300mila dollari che arrivarono a Hitler stesso mediante un nipote dell’ultimo Kaiser’. ‘Il filo-nazismo di Ford non si limitava alla pubblicazione di libri tascabili’ scrive Doares. ‘I suoi stabilimenti tedeschi adottarono una politica di assunzioni [di dipendenti] di pura razza ariana già nel 1935, prima che lo imponessero le leggi naziste’. Un anno dopo, Ford, fece licenziare Erich Diestel, direttore degli stabilimenti tedeschi, solo perché aveva un avo ebreo.

Adolf Hitler apprezzava il pioniere dell’industria automobilistica e teneva una sua grande foto su un lato della scrivania personale, spiegando che considerava ‘Heinrich [sic] Ford il capo dell’emergente movimento fascista in America’. Secondo Vankin, il dittatore tedesco sperava di rafforzare tale movimento attraverso ‘truppe d’assalto che avrebbero aiutato [Ford] nella campagna presidenziale’. Nel 1938, per il suo settantacinquesimo compleanno, Henry Ford ricevette dal Fürer in persona la Gran croce dell’Ordine dall’aquila tedesca. E’ stato il primo americano (James Mooney della GM sarebbe stato il secondo) e la quarta persona a ricevere la più alta decorazione riservata a cittadini di nazionalità non tedesca. Un precedente beneficiario non fu altri che uno spirito affine, Benito Mussolini.

Un altro famoso milionario americano che ha fatto la sua parte, pur non avendo forse contribuito direttamente alle casse naziste, per tenere lontana da Hitler la forza militare del suo paese è stato Joseph P. Kennedy, ambasciatore nel Regno Unito durante il rovente periodo immediatamente precedente allo scoppio delle ostilità. ‘Non riesco proprio a capire, lo giuro, perché si voglia scendere in guerra per salvare i cechi’ dichiarava verso la fine del 1939, aggiungendo: ‘ho quattro figli e non mi attrae l’idea che possano rimetterci la pelle in una guerra su suolo straniero’. Per ironia della sorte Kennedy perse il figlio maggiore in quella guerra in territorio straniero, ma essa fece nascere anche il mito del motosilurante PT 109 che avrebbe concorso a catapultare un altro dei suoi rampolli alla Casa Bianca.

La collaborazione economica con le potenze dell’asse non si limitava al teatro delle operazioni europee. Scrivendo su The Nation il 1° marzo 1941, Isidor Feinstein Stone riferiva che ‘durante la settimana finita il 15 febbraio [1941], abbiamo inviato in Giappone 147.044 barili di petrolio greggio e 137.657 barili di oli lubrificanti. Nello stesso periodo abbiamo fornito al Regno Unito 60mila barili di greggio e 168.986 barili di olio combustibile. Il petrolio è tuttora neutrale’. Un rapido sguardo ai documenti dimostra che quelle cifre erano costanti da quattro anni. Secondo Stone, nel 1937, le esportazioni di petrolio americano in Giappone ammontavano a 43.733.000 di dollari; nel 1938 a 51.191.000 di dollari; nel 1939 a 45.285.000 di dollari; per balzare nel 1940 a 53.133.000 dollari. In seguito, il ministero del Commercio trovò imbarazzanti queste cifre e fece ricorso alla tattica orwelliana del mutamento dei nomi: da ‘benzina avio’ a ‘combustibile per motori di prima scelta in contenitori’.

Veicolando mezze verità o addirittura negandole o peggio ancora ribaltando la verità come è avvenuto nel film di Roberto Benigni La vita è bella dove si fanno entrare nel campo di concentramento e sterminio di Auschwitz i blindati americani, al posto di quelli comunisti dell’Armata Rossa, si costruisce soprattutto nelle nuove generazioni, una narrazione falsa su chi in quel periodo storico era nel giusto e chi nel torto.

Certo, a Benigni quel falso storico ha portato un Oscar, ma le cose sono andate diversamente. Ecco come viene riportata la liberazione dei campi di concentramento nella Enciclopedia dell’olocausto https://encyclopedia.ushmm.org/content/it/map/liberation-of-major-nazi-camps-1944-1945

“Mentre procedevano attraverso l’Europa, in una serie di offensive contro i Tedeschi, le truppe alleate cominciarono a incontrare e a liberare i prigionieri dei campi di concentramento; molti di loro erano sopravvissuti alle marce della morte che li avevano portati nell’interno del territorio germanico. Le forze sovietiche furono le prime a raggiungere uno tra i campi più grandi, quello di Maidanek, vicino a Lublino (Polonia), nel luglio 1944. Sorpresi dalla rapidità dell’avanzata sovietica, i Tedeschi avevano cercato di demolire il campo per eliminare le prove degli assassinii di massa. I Sovietici liberarono anche Auschwitz, Stutthof, Sachsenhausen e Ravensbrück. Forze americane liberarono invece i campi di Buchenwald, Dora-Mittelbau, Flossenburg, Dachau e Mauthausen, mentre i campi costruiti nel nord della Germania, inclusi Neuengamme e Bergen-Belsen, furono liberati dall’esercito inglese”.

I buoni comunque non sono mai stati – sin dal 4 luglio 1776 – gli yankee e in generale i governi anglosassoni. Per sapere chi sono i padri politici dei nazifascisti chiedetelo a un Sioux, o un Cheyenne, oppure agli Arapaho, o ai Crow, ai Pawnee e agli Arikara, agli Shoshoni e ai loro parenti Kiowa e Comanche, senza dimenticare gli afroamericani che li hanno visti all’opera due secoli fa.

Rispondi

Scopri di più da l'Unità2

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere