mercoledì, Maggio 13

PROVE DI DISGELO TRUMP-MELONI CON RUBIO MEDIATORE

Diplomazia

09 Maggio 2026

di Remocontro

Prove di disgelo a Roma tra l’amministrazione americana e il governo Meloni, dopo i pesanti attacchi di Donald Trump alla premier italiana. La premier: ‘Ognuno difende i suoi interessi’. Il segretario Usa: ‘Sulle truppe decide Trump’. «Ma, al di là dei toni cordiali e del rinnovato impegno a collaborare, nessuno sembra aver fatto un passo indietro, nonostante il desiderio di girare pagina», la sintesi di Claudio Salvalaggio sull’ANSA.

Tra il dire e il fare…

«Ottimo incontro con la premier italiana Meloni a Roma per rafforzare la duratura partnership strategica Usa-Italia», ha commentato Rubio su X, postando una foto dell’amichevole saluto tra i due a Palazzo Chigi. Ma le rispettive sintesi dell’incontro sono scarne e vaghe. Con il capo della diplomazia americana che «ha sottolineato l’impegno degli Stati Uniti a una stretta collaborazione sulle priorità condivise, dopo aver discusso le sfide alla sicurezza regionale, tra cui quelle relative al Medio Oriente e all’Ucraina, e l’importanza della continua collaborazione transatlantica per affrontare le minacce globali».

Versione Palazzo Chigi

Nella nota di Palazzo Chigi si parla di «ampio e costruttivo confronto nel quale sono state affrontate numerose questioni, dai rapporti bilaterali tra Italia e Stati Uniti fino alle principali questioni internazionali, tra cui la crisi in Medio Oriente, la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, la stabilizzazione della Libia e il processo di pace in Libano e in Ucraina». Un elenco di cose fa affrontare per non dire come. «Alleati che difendono i propri interessi nazionali ma che sanno entrambi quanto sia preziosa l’unità dell’Occidente», conclude la nota.

‘Dialogo franco tra alleati’, il disaccordo

Una sottolineatura ripetuta poco dopo a parti invertite dalla stessa Meloni a margine di una iniziativa di Confagricoltura, dove ha evidenziato che Italia e Stati Uniti comprendono «quanto sia importante il rapporto transatlantico, ma entrambi allo stesso modo comprendono quanto sia necessario per ciascuno difendere i propri interessi nazionali: quindi l’Italia difende i propri interessi nazionali esattamente come fanno gli Stati Uniti ed è bene che su questo ci si trovi d’accordo». Un modo per dire che, quando gli interessi divergono, non ci si allinea silenziosamente. E un’ora e mezza di colloquio non è bastata a sciogliere tutti i nodi, a partire dall’Iran, dove Rubio ha premuto lamentandosi del mancato aiuto degli alleati, compreso il blocco dello Stretto di Hormuz, sul quale «bisogna essere pronti a qualcosa di più che parole forti».

Minaccioso Trump…

Resta l’incognita della minaccia fatta da Trump di ritirare le truppe Usa dai Paesi Nato che non hanno appoggiato le azioni militari americane in Iran, tra cui l’Italia, la Germania. «E la Spagna – ha sottolineato Rubio – che ci ha negato l’uso delle basi per una contingenza molto importante». Rubio ha assicurato che non ne ha parlato con Meloni e, pur ribadendo di essere sempre stato un forte sostenitore della Nato, ha avvisato che la decisione spetta al presidente. «Le nostre risorse non sono illimitate e vanno allocate nel mondo in base a ciò che serve all’interesse nazionale».

America su Ucraina e Libano

«Restiamo pronti a svolgere il ruolo di mediatori su Kiev se può essere utile ma non vogliamo sprecare tempo, energie e sforzi in qualcosa che non avanza», ha detto Rubio. Quanto a Beirut, il segretario di Stato pensa che l’Italia possa svolgere «un ruolo molto produttivo e costruttivo nel fornire risorse al governo libanese», ma non fa sconti a Hezbollah, dando in qualche modo disco verde ai controversi attacchi israeliani nel sud del Paese, dove c’è la missione Unifil, di cui fa parte l’Italia.

Le radici piemontesi di Rubio

Nell successivo incontro fra Rubio e il ministro Tajani che ha sorpreso il suo omologo regalandogli un albero genealogico che ricostruisce il ramo italiano della sua famiglia, con radici in Piemonte. Pacificatore di orgini italo-cubane ma senza esagerare. Rubio sembra non arretrare neppure sulle polemiche col Papa, rivendicando il diritto di Trump di «parlare sempre con franchezza di ciò che pensa degli Stati Uniti e della politica statunitense, convinto che si possa mantenere un rapporto molto produttivo, fruttuoso e importante con la Chiesa.

Una telefonata di Trump col Papa?

Forse, si fa scappare Rubio, una telefonata tra i due lanciando un proposte senza darlo a vedere ufficialmente: «Forse. Non lo so. Potrebbe succedere».

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