di Redazione
Paolo Mieli, il figlio del fondatore dell’Ansa, Renato Mieli e spia al servizio della corona britannica con il nome di copertura di Ralph Merryl, è stato colto, questo militonto di Potere Operaio che ha fatto carriera…, con le mani sulla tastiera a scrivere furbate sui conflitti che affliggono il mondo, Ucraina e Medio Oriente, tentando di scaricare sui paesi del Sud del mondo la responsabilità della mancata politica di pace. Una vera porcata…a favore dell’imperialismo. Ma la cosa non è sfuggita ai compagni de l’Antidiplomatico che… e noi rilanciamo il loro articolo. Bravi.
Alleghiamo una bella biografia del padre di Paolo Mieli tratta da Il Faro sul Mondo

- EUROPA
- 14 Ottobre 2024 18:00
Brics e pace. Un “furbo” articolo di Paolo Mieli prepara il terreno per la nuova propaganda

In un editoriale dal titolo “La pace dal sud mondiale”, Paolo Mieli scrive sul Corriere della Sera di lunedì 14 ottobre come (ci sono arrivati pure in via Solferino!) l’intrecciarsi dei due conflitti in Medio Oriente e in Ucraina sono tali da poter degenerare in una deflagrazione completa, soprattutto, sottolinea lo storico editorialista, con il prossimo possibile incendio di Taiwan. E, prosegue Mieli, “spetta al Sud del mondo” fare il primo passo perché, scrive, “purtroppo, né l’Europa anche in questo caso divisa, né gli Stati Uniti in prossimità di elezioni presidenziali dall’esito incerto, sono in condizione di fare il primo passo. Nessuno si fiderebbe in momenti come questi dell’occidente”.
Si tratta di un editoriale che a prima vista potrebbe sembrare un’apertura all’ascesa del nuovo mondo multipolare, ma che in realtà prepara il terreno per la nuova forma di propaganda per i fondamentalisti atlantici: spettava a voi fare la pace! E no caro Mieli, il primo passo per la pacificazione di tutti e due i conflitti il sud globale lo ha già fatto. L’occidente morente e di cui non si fida nessuno (su questo ha ragione) deve fare il secondo. L’iniziativa cinese (integrata con quella brasiliana) – due paesi Brics – e accettata dalla Russia (dopo un famoso viaggio di Xi Jinping a Mosca) è sul tavolo. Che fanno i paesi occidentali? Cosa aspettano a costringere il fantoccio Zelensky a sedersi intorno, invece di armarlo e mandare al macello migliaia di ucraini a settimana?
E no caro Mieli, il primo passo era stato già fatto dal Sud globale e aveva portato a marzo 2022 alla pace ad Instanbul su iniziativa del nuovo mondo multipolare. E’ stato sabotato dagli angloamericani, con l’Europa inerme.
E no caro Paolo Mieli, il passo decisivo per la pace spetta a chi ha creato le condizioni per la guerra e soprattutto a chi, l’Europa, ha scelto il suicidio economico e sociale per assecondare gli interessi statunitensi. I leader europei si distacchino dalle politiche guerrafondaie di Unione Europea e Nato, accettino il piano negoziale di Cina (e Brasile) e, invece di armarlo, facciano sedere sul tavolo delle trattative il fantoccio di Kiev. Vedrà, caro Mieli, che a quel punto la pace sarà più vicina.
Stucchevole e ridondante la conclusione dell’articolo che vi riportiamo: “chissà che la sorpresa non giunga proprio dal vertice dei Brics. Può sembrare ingenuo nutrire una speranza del genere ma al punto a cui si è giunti è lecito confidare nel riaffacciarsi di antiche saggezze depositate nella memoria dei popoli e capaci di trasmettersi alle loro classi dirigenti”. La sorpresa? Il vertice Brics non può imporre la pace ad un sistema morente e guerrafondaio come quello imposto dalla NATO. Al contrario, può mostrare, e quello farà, che la maggioranza globale non accetterà più di vivere sotto i diktat Usa e sotto le menzogne della propaganda occidentale. Per buona pace di Paolo Mieli e di chi, come lui, per anni ha pensato di vivere in un sistema talmente democratico da essere esportato a tutti i costi…

La strana storia di un mostro sacro: il colonnello Merryl – Che molti italiani abbiano collaborato con il Foreign Office britannico a difesa degli interessi di Sua Maestà Britannica in una guerra devastante mai interrotta contro l’Italia fin dagli inizi della lotta risorgimentale è un dato storico ormai declarato grazie ai documenti desecretati dagli archivi londinesi di Kew Gardens. Negli anni del fascismo, della seconda guerra mondiale, della Resistenza, risulta ormai chiaro come l’intelligence inglese si fosse posto come unico obiettivo il controllo dell’Italia, attraverso la formazione di un governo adeguato agli interessi britannici.

Gli inglesi si sono dati molto da fare nella “guerra segreta italiana”, abbisognando di posizioni di forza per contrastare la concorrenza americana ed hanno investito molto sulle reti occulte. Innanzitutto hanno riorganizzato la massoneria, ponendo sotto controllo le logge del nostro Paese. Dopo avere utilizzato il separatismo e le antiche famiglie aristocratiche per influenzare gran parte della mafia siciliana, strumento indispensabile per il controllo non solo militare ma anche politico-economico dell’isola, hanno concentrato i loro sforzi su altri settori strategici.
La propaganda il primo strumento strategico
Lo strumento per realizzare quell’obiettivo con il nome di Pwb (Psychological Warfare Branch) si occupa fin dallo sbarco in Sicilia della propaganda e della guerra psicologica per manipolare l’opinione pubblica attraverso ogni mezzo di comunicazione. Creato nel 1943 ad Algeri, dov’era la sede del quartier generale alleato, in Italia lo dirige un ufficiale britannico, Michael Noble, a cui viene affidato il compito tra il 1945 e il 1946, di riorganizzare l’industria dell’informazione, dell’editoria, dello spettacolo e dell’arte nel nostro Paese.
Tra gli uomini di spicco del Pwb (dal 1948 si chiamerà Ird, Information Research Department) c’è un certo colonnello Merryl, di cui si parla a più riprese nel libro di Cereghino e Fasanella “Il Golpe inglese”, da Matteotti a Moro: le prove della guerra segreta per il controllo del petrolio e nel libro Mostri sacri dell’Italia. A lui il giornalista e scrittore Enzo Bettiza dedica un intero capitolo nel libro “Mostri sacri” del 1999.
Il colonnello Merryl è un italianissimo intellettuale di religione ebraica che risponde al nome di Renato Mieli, uno degli uomini più potenti del giornalismo e dell’editoria degli ultimi decenni. Militante clandestino del Partito comunista si rifugia in Francia per le persecuzioni razziali, poi, scoppiata la guerra, ad Alessandria d’Egitto dove si arruola nell’esercito inglese, con il quale sbarca in Italia. Qui su mandato del Pwb fonda alcuni giornali e nel 1945 la più grande agenzia di stampa italiana, l’Ansa, nel 1947 assume, su invito di Togliatti, la direzione milanese de l’Unità.
Conosce Giangiacomo Feltrinelli, di cui diventa amico. Nel 1949 viene nominato responsabile del Pci per i rapporti con l’estero, un incarico che permette a Mieli di entrare in contatto con i leader dell’Est europeo. Abbandona il Pci, con altri intellettuali, dopo la rivolta ungherese del 1956. Uscito dal Pci, Mieli aderisce alle idee degli economisti liberisti Friedrich von Hayek e Ludwig von Mises, fortemente avversi a qualsiasi forma di socialismo. A Milano crea, con il finanziamento garantito dalla Confindustria, il “Centro ricerche economiche e sociologiche dei paesi dell’Est” (Ceses), organizzando seminari e convegni assieme ai sovietologi occidentali, e fonda la rivista “l’Est”, dedicata al blocco sovietico. Il Ceses era la filiale italiana di Interdoc, un istituto con sede all’Aja creato nel 1963 dai servizi d’intelligence della Nato per coordinare l’offensiva anti-comunista in diversi campi (dalla propaganda alle operazioni coperte), attingendo da fonti esclusive e materiale inedito di ex quadri e dirigenti dei partiti comunisti europei. Negli ultimi anni è stato collaboratore del Giornale e del Corriere della Sera. Nel 1990 è stato nominato presidente del “Centro vittime dello stalinismo”.
Come un ebreo comunista diventa liberista, facendo sua l’ossessione anglosassone contro il comunismo, e divulgando in Italia e all’estero i risultati del suo think-tank il Ceses, nato in un vulnerabile Paese di Frontiera che nel suo panorama politico annoverava il più numeroso e importante partito comunista occidentale, “una delle prime matrici d’incubazione post comunista in Europa: un autentico e precursorio rompighiaccio” dirà del Ceses il liberale Bettiza.
L’opera del mostro sacro dell’età del consenso, di un’epoca nera nei labirinti del terrorismo, degli attentati contro politici e giornalisti, del colonnello Merryl, alias Renato Mieli, già appartenente ai servizi segreti di Londra e di Mosca, da anni è magistralmente seguita dal figlio Paolo, onnipresente con ogni mezzo di informazione, con le sue campagne per delegittimare le basi fondative della Repubblica, ben consapevole,come suo padre, che la propaganda è il primo strumento strategico di manipolazione.
di Cristina Amoroso