lunedì, Ottobre 5

MARI INQUIETI E NON LONTANE PIRATERIE DI STATO, ITALIANE COMPRESE

C’era una volta…

04 Ottobre 2026

di Giovanni Punzo

Non solo lo stretto di Hormuz o il Mar rosso. ‘Guerre navali moderne’ anche nel nostro Mediterraneo e di soli 90 anni fa. Pirateria sottomarina e operazioni aeronavali occulte nella circoscritta ma feroce ‘Guerra di Spagna’. La  guerra civile e  fu la polarizzazione tra paesi democratici e paesi dominati dalle dittature, che si sarebbe poi ripetuta nel conflitto mondiale successivo. Meno noto è che lo scontro non si svolse solo in Spagna, ma in tutto il Mediterraneo con i trasporti marittimi bersaglio. Allora come oggi

I siluri dei pirati italiani

Durante la guerra civile spagnola l’affondamento o l’attacco di navi mercantili e neutrali fu origine di una grave crisi internazionale, legato principalmente alla pirateria sottomarina e alle operazioni aeronavali occulte. A partire dalla fine della guerra dei Trent’Anni nel 1648 era cominciato a sorgere un sistema di regole internazionali che in caso di conflitto tutelavano i neutrali o perfino la popolazione civile dei belligeranti e stabiliva le differenze tra pitati e corsari: nel 1713 il trattato di Utrecht infatti riconosceva il carattere neutrale dagli abitanti delle città assediate ammettendo che fossero rifornite di generi alimentari e curate. Nella prassi ciò avvenne in pochi casi, ma il principio comunque esisteva. Tale sistema di regole in continua evoluzione non a caso era chiamato ancora ‘diritto delle genti’ anche se le popolazioni civili coinvolte dai conflitti non sempre ne uscivano del tutto indenni. Sui mari valevano principi simili e il rifornimento e il commercio dei neutrali erano riconosciuti. Nonostante tanti piccoli passi avanti, la Prima Guerra mondiale rappresentò una pesante battuta d’arresto: la Gran Bretagna, approfittando della sua potenza navale globale, strinse in una morsa gli imperi centrali sottoponendo ad embargo non solo le merci utili al conflitto, ma anche le derrate alimentari trasportate da neutrali. Gli effetti furono devastanti, perché alla fine del conflitto, nella sola Germania per stenti e denutrizione, si ebbero più di settecentomila vittime: donne e bambini, anziani e altre persone che non ricevettero aiuti di sorta.

Forzearmate

Sotto la superficie del Mediterraneo

Al momento dello scoppio della guerra civile la maggior parte della marina spagnola rimase fedele alla repubblica, ma non giocò un ruolo fondamentale: si trattava di un naviglio piuttosto obsoleto non in grado di affrontare una guerra moderna e d’altra parte le operazioni furono in gran parte terrestri. Preoccupato dall’afflusso di rifornimenti che arrivavano alla repubblica soprattutto dall’Unione Sovietica, Franco proclamò il blocco navale dei porti spagnoli nel golfo di Biscaglia e in Mediterraneo. Non possedendo forze navali per attuarlo, il generale ribelle fu allora supportato da Mussolini che provvide ad inviare in una base nazionalista delle isole Baleari due sommergibili italiani. Accanto a questo aiuto ‘ufficiale’, altri quattro sommergibili furono però destinati ad azioni coperte, in quanto l’Italia non era ufficialmente in guerra con la repubblica spagnola. Se malauguratamente un sommergibile fosse stato costretto ad emergere in superficie, secondo le istruzioni segrete, avrebbe dovuto issare la bandiera spagnola nazionalista. Furono così silurate numerose navi repubblicane e fu condotta una caccia alle altre navi che trasportavano rifornimenti: furono affondati i mercantili spagnoli ‘Ciudad de Cadiz’ all’uscita dei Dardanelli, il mercantile ‘Amuro’, una nave passeggeri al largo della costa francese e la nave russa ‘Tuniaev’ al largo della costa algerina. Probabilmente per errore, furono lanciati siluri anche contro il cacciatorpediniere britannico ‘Havock’, destinato a far parte di una missione internazionale anglo-francese deputata proprio al controllo delle eventuali violazioni del diritto internazionale. E gli attacchi continuarono: fu affondata una petroliera inglese, un’altra nave russa, mentre fu gravemente danneggiato l’ultimo incrociatore della repubblica spagnola ancora efficiente.

Nonostante l’accordo di non-intervento e il piano di controllo in Mediterraneo sostenuto da Francia e Gran Bretagna, le azioni segrete però continuarono e si aggiunse anche un apporto tedesco soprattutto in forze aeree. Il bilancio alla fine delle operazioni fu di novanta navi italiane coinvolte nella guerra civile spagnola tra cui i sommergibili ‘pirata’ che affondarono settantaduemila tonnellate di naviglio senza subire perdite.

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