lunedì, Ottobre 5

LETTONIA AL VOTO E I RUSSOFONI ‘APOLIDI’ SENZA QUEL DIRITTO

Europa baltica

03 Ottobre 2026

di rem

«Nepilsoņi», i “non cittadini”, formalmente apolidi. Sono un quarto della popolazione e influenzano la politica, ma non tutti possono votare alle elezioni di oggi. Sono i cosiddetti «non cittadini»: persone che parlano russo e che non hanno potuto o voluto prendere la cittadinanza lettone dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Democrazia in corso d’opera

Ragioni, anzitutto storiche, se la comunità russofona non è integrata e rimangono divisioni anche gravi. Nel 1990 la neonata Lettonia diede la cittadinanza in modo selettivo, solo a chi aveva antenati che abitavano lì prima del 1940: cioè prima dell’annessione all’URSS che promosse trasferimenti di popolazione russa nei territori assoggettati. Il governo lettone voleva impedire che una minoranza russa ostacolasse o addirittura invertisse il processo di sganciamento dalla Russia. Nacque così lo status di «nepilsoņi», i “non cittadini” che risultano formalmente apolidi, ma in Lettonia hanno tutti i diritti tranne quello di voto.

‘Nepilsoni’ e apolidi

Negli anni più recenti i criteri per la cittadinanza si sono allargati. Oggi si può ottenere attraverso un esame di storia e lingua lettone, e dal 2013 i figli dei ‘nepilsoņi’ possono riceverla se alla nascita lo chiede uno dei genitori. Dopo un referendum fallito nel 2012 che chiedeva di riconoscere il russo come seconda lingua ufficiale, gli spazi pubblici per il russo si sono ristretti: da anni non è più insegnato nelle scuole e recentemente l’hanno abbandonato anche i media statali, dove comunque aveva spazi marginali (ci sono invece vari media privati in russo).

Lettonia tra Russia e Bielorussia

La Lettonia confina con Russia e Bielorussia, e certe scelte risentivano anche di ragioni di politica estera. C’era il precedente dell’annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014,  poi nel 2022 l’invasione dell’Ucraina. «I russi di Lettonia sono generalmente pro-Russia, ma alle elezioni del 2022 la maggioranza rimase in disparte, imbarazzata dalla guerra», ha detto a Reuters il sondaggista lettone Arnis Kaktins. «Se questa volta andranno a votare, i partiti filorussi andranno bene». In Lettonia un partito filorusso arrivò primo alle elezioni nel 2011, nel 2014 e nel 2018, ma non trovò mai alleati disposti a governare insieme. Poi fu indebolito da scissioni e, alle ultime elezioni, nel 2022, i partiti filorussi andarono male.

Vincono le elezioni ma non governano

Oggi i principali partiti russi in Lettonia sono due: rispettivamente secondo e terzo nei sondaggi. Il secondo è Potenza Sovrana, con cui il primo ministro uscente di centrodestra Andris Kulbergs ha già escluso ogni collaborazione. È quello più diretto nei toni filorussi. La leader Jūlija Stepaņenko è stata criticata per avere ricevuto una donazione da 420mila euro da suo padre, un imprenditore russo che tra le altre cose ha fornito all’esercito russo barriere anticarro in cemento. Stepaņenko chiede di interrompere il sostegno all’Ucraina e rifiuta di dire se manterrebbe le sanzioni alla Russia. Il suo mantra è «i nostri elettori vogliono la pace».

Russo meno schierato

L’altro si chiama Prima la Lettonia ed è un po’ meno esplicito. Fu fondato nel 2021 dall’imprenditore Ainārs Šlesers, che ha legami con oligarchi russi. Il partito propone di riprendere i commerci con la Russia e di livellare le divisioni tra la minoranza russa e il resto della popolazione. Una posizione che attecchisce tra i russi di Lettonia che si sentono trascurati dalla politica istituzionale, e in posti come Daugavpils, la seconda città del paese, con metà degli abitanti di etnia russa (nella capitale Riga sono un terzo).

La guerra in Ucraina

La Russia e la  guerra in Ucraina sono inevitabilmente finite nella campagna elettorale. Il primo ministro Kulbergs è entrato in carica solo a fine maggio, dopo che il governo precedente era caduto per una crisi politica causata da alcuni sconfinamenti di droni ucraini lanciati verso la vicina Russia. L’allora prima ministra Evika Silina aveva cercato di incolpare il ministro della Difesa, il cui Partito Progressista di centrosinistra per ripicca s’era sfilato dal governo. Oggi, il partito di Silina, che nel 2022 era arrivato primo, non è sicuro di superare lo sbarramento del 5 per cento.

Guerree conflitti

Premier pro Ucraina

Kulbergs è un sostenitore dell’Ucraina e promette di potenziare le difese anti-drone lettoni. In campagna elettorale ha denunciato incerti attacchi ibridi russi contro i paesi europei, ma ha riconosciuto che la guerra in Ucraina ha diviso la società: «Molte persone non condividono la stessa visione. Una parte piuttosto grossa della società non percepisce la Russia come una minaccia, non capiscono perché il governo fa grandi investimenti nella difesa… si sbagliano». I partiti filorussi sostengono che, invece di finanziare l’Ucraina, il governo dovrebbe spendere nell’assistenza agli anziani.

Economia solo con la Russia

Fino all’inizio della guerra in Ucraina, la Russia era il principale partner commerciale della Lettonia. Dopo la Lettonia ha ridotto del 90 per cento le importazioni da Russia e Bielorussia. Proprio l’invasione dell’Ucraina, però, ha portato vari russi di Lettonia, e in particolare le seconde generazioni, a riconsiderare le loro opinioni sul regime di Vladimir Putin. La Lettonia, anche per ragioni di prossimità geografica e linguistica, è diventata meta di dissidenti, intellettuali e giornalisti che hanno lasciato la Russia per via della guerra. Per citare due dei principali media indipendenti: dal 2014 ha sede lì Meduza e nel 2022 si è trasferita Novaya Gazeta, costretta a chiudere in Russia.

Improbabile alleanza di governo

Anche in caso di un risultato eclatante di Potenza Sovrana o di Prima la Lettonia, è decisamente improbabile che  partiti russi che vadano al governo, proprio perché gli altri partiti sono ostili. Lista Unita, quello del primo ministro Kulbergs, è dato in netto vantaggio e ci si aspetta che riprovi a formare una coalizione trattando con gli altri quattro partiti, su 14 totali in corsa, che sono dati nei sondaggi sopra la soglia di sbarramento. Il governo uscente era sostenuto da Nuova Unità (centrodestra), il partito di Silina; da Alleanza Nazionale (destra) e dall’Unione dei Verdi e degli Agricoltori (centro).

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