
di Redazione
Il Partito Comunista Italiano non c’è più da 33 anni ma i massocapitalisti hanno una paura folle che rinasca, quindi mettono alla frusta i loro intellettuali tutti di un prezzo per sventare il pericolo. La loro paura ci indica anche cosa bisogna fare.
E’ uscito il libro SAN BERLINGUER di Marcello Sorgi, ex direttore ed ora editorialista de La Stampa, giornale del gruppo GEDI (Gedi News Network), degli Elkann-Rothschild, che comprende in Italia i quotidiani la Repubblica, Il Secolo XIX, la Provincia Pavese, La Sentinella del Canavese. E poi i periodici National Geographic Italia, Limes, Le Scienze, Mind, HuffPost Italia, Le Guide di Repubblica. Ma soprattutto televisioni e radio: Deejay TV, Radio Deejay, Radio Capital, Radio m2o. Sorgi è un giornalista che ha sempre lavorato per la “libertà di stampa” degli Elkann-Rothschild. Insomma un giornalista con la G maiuscola… di GEDI.
Che tipo di operazione c’è dietro questo libro? L’ennesimo tentativo di far combaciare il PD con Enrico Berlinguer. Operazione di falsificazione storica messa in essere dalla massoneria, il vero partito dei padroni, contro quello che è stato il Partito Comunista Italiano. Già nel titolo si capisce l’imbroglio. Far passare il P.C.I. come una chiesa e i suoi aderenti come degli ignoranti superstiziosi. La realtà era cosa ben diversa: il P.C.I. nonostante avesse al proprio interno degli esponenti di diverse fedi religiose era molto più laico di tante formazioni che si riunivano nelle logge e credevano al grande architetto dell’universo, come le varie formazioni liberali, fasciste e socialdemocratiche.
La loggia P1, quella che sta al vertice in Italia, composta da la Repubblica, prima con il trio Scalfari-De Benedetti-Agnelli e oggi con Domani di Carlo De Benedetti e il gruppo GEDI degli Elkann-Rothschild, è quella che ha portato in piazza con il tricolore (massonico risorgimentale) e non con la bandiera rossa anticapitalista, quella massa di turlupinati e confusi “democratici” che non lottano più contro il capitalismo, ma protestano contro un governo filocapitalista della fascista Meloni, che fa anche lei del tricolore la sua bandiera, perché vogliono mettere al governo altri filocapitalisti guerrafondai come la Meloni, ma del PD. Sai che conquista?!
Dove sono gli scioperi nelle fabbriche che chiedono la caduta del governo fascista della Meloni. Si pensa di mantenere la democrazia senza coinvolgere con una lotta generale i lavoratori? Cari “democratici” non avete capito nulla su come è caduto il fascismo in Italia e sul ruolo dei comunisti nell’organizzare gli scioperi del marzo 1943 e marzo 1944 e nel mantenere la democrazia in Italia. Un’Italia che con la legge sull’autonomia differenziata non esiste più e verrà smembrata nel giro di pochi anni dagli appetiti dei paesi europei governati dai massocapitalisti più forti.
Il fascismo è stato sdoganato non solo dalla P2, di Berlusconi e soci, la faccia destra massonica, ma soprattutto dalla più potente P1, quella che ha gli artigli al vertice degli USA, della Gran Bretagna, della Francia, dell’Olanda, della Germania e in tutti i paesi della NATO, ed oltre. Che ha fatto fare ai governi di centrosinistra italiani la guerra contro la Jugoslavia, il Job Act e tutte le precedenti e successive controriforme economiche e politiche contro i proletari in Italia e in Europa. Insomma dove non arrivava la P2 arrivava la P1 in un perfetto gioco delle parti.
In Italia come nel resto d’Europa si passa, come proletari, costantemente dalla padella alla brace. Anche se non li votiamo più da parecchi anni. L’astensione negli ultimi decenni ha raggiunto livelli impressionanti. E chi non vota oggi sono nella maggioranza dei casi persone di sinistra e i massocapitalisti lo sanno benissimo. Se i massopadroni non conquistano le menti dei non votanti ai loro piani economici e politici non possono realizzare i loro piani di guerra e ricostruzione contro la Russia ma soprattutto contro la Cina comunista. La crisi li attanaglia e per loro non si vedono sbocchi se non con la guerra mondiale.
Quindi per l’Italia serve l’Operazione Berlinguer. Devono destrutturare la storia personale e politica di Enrico Berlinguer, uomo di pace, utilizzando i traditori come il riabilitatore di Trotsky, Achille Occhetto, il viceconte dell’Ordine Piano del Vaticano, Massimo D’Alema, le spie al servizio della CIA, nel periodo 1985-86, come Giuliano Ferrara o Valter Veltroni per imbastire la più infame delle menzogne: affermare che Enrico Berlinguer voleva cambiare nome al Partito Comunista Italiano. Quando nel programma televisivo di Giovanni Minoli, Mixer del 27 aprile 1983, Berlinguer aveva detto che “…era rimasto fedele ai suoi ideali giovanili”. Quindi al Comunismo e al suo Partito che aveva nel nome quel riferimento ideale e politico.
Ma a riprova delle falsità di Marcello Sorgi e di Achille Occhetto e soci sulla volontà di Berlinguer di cambiare nome al Partito, avvenuta durante una conversazione privata tra Occhetto e Berlinguer nel 1974, che avrebbe messo fine al programma di potere da parte del proletariato contenuto in quel nome: Partito Comunista Italiano.
Riportiamo il discorso, per amore di verità, fatto dal segretario del Partito Comunista Italiano durante la Festa de l’Unità di Genova il 17 settembre 1978, quattro anni dopo la cosiddetta chiacchierata, che sconfessa le balle contenute nel libro di Sorgi. Il discorso di Enrico Berlinguer fatto a Genova è contenuto nel libro dei nostri compagni Ipotesi di complotto? Le coincidenze significative tra le morti e le malattie dei segretari del PCI e l’attuale stato di salute dell’Italia scritto da Paola Baiocchi e Andrea Montella per Carmignani Edirice – 2014.
Enrico Berlinguer ci aveva messo in guardia contro i pericoli del trasformismo revisionista, nel discorso conclusivo del Festival nazionale dell’Unità a Genova, il 17 settembre 1978. Berlinguer porta a conoscenza dei compagni il progetto eversivo che, dopo l’assassinio da parte delle Brigate rosse di Aldo Moro, vuole completare il suo disegno di arretramento della democrazia in Italia con la revisione della natura ideologica, politica e sociale del Partito comunista italiano. Tiene un discorso molto trasparente e diretto, com’era suo stile, che comunica la sua volontà di intraprendere uno scontro a tutto campo, anche con le componenti interne che daranno poi cor- po alla svolta della Bolognina e alla spaccatura del Pci:
«Oggi si sviluppa contro il partito comunista una vociante offensiva denigratoria, fragorosa ma confusionaria […]. Una delle forme in cui la campagna anticomunista si esprime è quella che chiamerei degli ultimatum ideologici: “Se non rinunciate a Lenin dall’A alla zeta, se non rompete i vostri rapporti con il Pcus, non siete occidentali ma asiatici”. E credete che si fermino a questo? No. Perché dal ripudio di Lenin si dovrebbe passare a quello di Marx; dalla rottura con Pcus si dovrebbe passare a riconoscere che la Rivoluzione proletaria d’ottobre è stata un puro errore; e magari, risalendo nella storia, si dovrebbe riconoscere che la Rivoluzione francese sarebbe stato meglio se l’avessero fatta i soli girondini e non vi fossero stati i giacobini. E tutto questo ancora non basterebbe. Perché alcuni dei nostri critici pretendono che noi buttiamo a mare non solo la ricca lezione di Marx e di Lenin, ma anche l’elaborazione e le innovazioni ideali e politiche di Gramsci e di Togliatti. E poi, di passo in passo, dovremmo giungere fino a proclamare che tutta la nostra storia – che ha anche le sue ombre – è stata solo una sequela di errori».
La chiarezza espositiva di Berlinguer demolisce, ancora una volta, tutto il castello di falsità costruito su un suo presunto approdo alla socialdemocrazia e su un suo possibile revisionismo delle politiche comuniste del PCI; accuse che gli venivano mosse da “sinistra” dai gruppuscoli estremisti di varia estrazione e nel partito da Cossutta, Ingrao e da destra da Napolitano, Chiaromonte, in linea con il Psi di Bettino Craxi.
Il fallimento delle politiche dei suoi accusatori e la disgregazione ingenerata nel proletariato dal loro lavorio è la prova evidente, oggi, di chi ha tradito Marx, Lenin, Gramsci. Dalla Bolognina in poi chi ha attuato quella politica revisionista denunciata da Berlinguer, ha consegnato tutto il potere di questo Paese nelle mani dei loro padroni, i capitalisti.
Vi sembra che Enrico Berlinguer volesse cambiare nome al Partito e abiurare Marx-Engels, Lenin, Gramsci e Togliatti?
Care compagne e compagni solo lavorando senza indugi e con orgoglio alla ricostruzione del P.C.I. di Gramsci, Togliatti, Longo e Berlinguer e alla riappropriazione del suo programma, dei suoi ideali, simboli e bandiere sarà possibile uscire da questa disperante situazione in cui ci hanno e ci siamo cacciati. Noi compagni delle Sezioni Gramsci-Berlinguer il nostro piccolo contributo lo abbiamo dato con le TESI politiche che trovate sul nostro sito e che ci piacerebbe condividere e discutere con tutti voi. Ma per farlo bisogna organizzarsi. La forma migliore di organizzazione sperimentata è quella delle Sezioni territoriali dedicate ai nostri compagni migliori come luogo di aggregazione, di attività e discussioni politiche.
Buon lavoro compagne/i.