

29 Settembre 2026
di Piero Orteca
Detto popolare: «quando si scioglie la neve compaiono i fossi». Così, oggi in Polonia quello che prima era nascosto dall’emergenza della tormenta, riaffiora, alimentando vecchie paure e nuovi fantasmi. Parliamo dei tormentati rapporti con l’Ucraina, di prodotti agricoli, autotrasporto e milioni di immigrati “all-inclusive”. E ora a Varsavia sono inferociti perché gli ucraini negano di avere ucciso quasi centomila civili polacchi in Volinia, tra il 1943 e il ’45.
Un vero effetto collaterale
La Polonia comincia ad averne abbastanza di Volodymyr Zelensky e della guerra senza fine in Ucraina. Oltre a un comprensibile logoramento per un conflitto che sta scompaginando tutti gli equilibri del Vecchio continente, a Varsavia si temono ricadute pesanti sul tessuto sociale ed economico del Paese. Non solo gli effetti collaterali della guerra, già assai pesanti sul sistema produttivo polacco, ma anche di vecchie questioni che riemergono. Attriti, vere e proprie ruggini che, di questi tempi, fanno da cassa di risonanza a tutte le altre stonature che esistono nei rapporti tra Varsavia e Kiev. E se si sommano assieme problemi finanziari per alcune categorie cruciali di lavoratori (in primis agricoltura e autotrasporto), con la battaglia campale alla quale si sta avviando tutto il mondo politico polacco per le elezioni del prossimo anno, allora l’Ucraina diventa un ‘punto di svolta’ scivoloso. Per tutti. E come dicono gli ultimi sondaggi citati dalla stampa indipendente, i polacchi adesso sono assai più tiepidi per quanto riguarda la guerra in Ucraina. Sanno che Zelensky combatte per arginare i russi, ma non sono più disposti a fare miracoli. Il loro impegno è quello di un “minimo sindacale”.
Rapporti sul filo del rasoio
Una catastrofe è sempre frutto di piccoli incidenti, che si verificano con una disgraziata sincronia. È un evento raro, proprio perché richiede coincidenze assolute di tempi, direzioni e di tutti i parametri coinvolti in qualsiasi evento. Ora, una rottura diplomatica tra Varsavia e Kiev può sembrare un’ipotesi stravagante, anche perché avrebbe delle ricadute disastrose sull’equilibrio della crisi. E chi di dovere lo impedirebbe, in qualsiasi modo. Resta però il fatto, su cui riflettere, che la Polonia è un Paese spaccato, in campagna elettorale, che ha appena eletto un nuovo Presidente della Repubblica dichiaratamente di destra, Karol Nawrocki. Il Premier, Donald Tusk, guida invece un governo di centro-sinistra, che l’anno prossimo dovrà sottoporsi a una specie di referendum elettorale. Dovrà dare risposte ai coltivatori diretti, letteralmente inferociti, perché inondati di grano e altri cereali ucraini. Ma sarà anche obbligato ad ascoltare,’ le turbolente categorie dei trasporti e dei servizi, sempre sul piede di guerra e con l’indice puntato contro Bruxelles. Che, a loro dire, favorisce sfacciatamente le merci e gli operatori di Kiev, pur non essendo ancora l’Ucraina nell’Unione. Se alle prossime elezioni dovessero vincere i partiti di destra (com’è possibile) la cosa si metterebbero male per l’Ucraina. Anche perché il buon Zelensky che, lo ricordiamo, non ha nulla a che vedere con la politica, a volte fa il passo più lungo della gamba. Così ha inserito, citandoli, nella lista degli “eroi della patria”, alcuni chiacchierati combattenti ucraini dell’UPA, la “Ukrains’ka povstans’ka armija”, che nel corso della Seconda guerra mondiale si sarebbero macchiati del genocidio di Volinia. Ammazzando a sangue freddo quasi 100 mila residenti polacchi. Per il presidente Nawrocki (“allievo” di Trump) che odia ferocemente Zelensky, si è trattato di un oltraggio, al punto di decidere di revocare la più alta onorificenza che era stata attribuita al Presidente ucraino: l’Ordine dell’Aquila bianca.
Se ne sono accorti anche i cinesi
“La Polonia rimane un importante sostenitore dell’Ucraina e un nodo logistico chiave per gli aiuti – scrive la cinese Xinhua – ma la forte solidarietà con l’Ucraina, forgiata nei primi giorni del conflitto russo-ucraino, sta cedendo il passo alle dinamiche politiche più complesse di una relazione a lungo termine, con il ritorno in primo piano di questioni come la migrazione, gli interessi economici contrastanti e i rancori storici. Quando il conflitto tra Russia e Ucraina si intensificò nel 2022, la Polonia divenne una delle principali destinazioni per gli ucraini in fuga dai combattimenti. Il Paese introdusse misure speciali che garantivano agli ucraini aventi diritto l’accesso al lavoro, all’assistenza sanitaria pubblica e alle prestazioni sociali. Il sostegno pubblico fu schiacciante. A distanza di quattro anni, tuttavia, quello che era iniziato come un rifugio temporaneo si è trasformato in una sfida a lungo termine, alimentando tensioni. Secondo Eurostat, alla fine di luglio oltre 953.000 sfollati dall’Ucraina si trovavano ancora sotto protezione temporanea in Polonia, il secondo numero più alto nell’Unione Europea dopo la Germania. L’opinione pubblica è cambiata in modo significativo. Un sondaggio del CBOS pubblicato a luglio ha mostrato che il 52% degli intervistati si opponeva all’accoglienza dei rifugiati ucraini, la prima volta che gli oppositori superavano i sostenitori”.
WSJ: i massacri in Volinia
“Al centro della controversia – scrive il Wall Street Journal – c’è una campagna di pulizia etnica che ebbe luogo nella regione storica della Volinia tra il 1943 e il 1945. I nazisti diedero potere ai nazionalisti ucraini alleati con l’UPA, i quali consideravano la Volinia parte integrante della storia dell’Ucraina e credevano che la sua sicurezza dipendesse dall’eliminazione delle sue consistenti minoranze ebraiche e polacche. Le ferite sono profonde. Circa un milione di ebrei furono uccisi in questa parte d’Europa durante la Seconda Guerra Mondiale, prima che gruppi alleati con l’UPA iniziassero a massacrare i residenti polacchi della Volinia. Gli storici stimano che siano morti fino a 90.000 polacchi, oltre a diverse migliaia di ucraini presi di mira in attacchi di rappresaglia.
La storia letta dagli ucraini
Yaroslav Hrytsak, uno dei più prestigiosi storici ucraini, al Guardian riferendosi a Nawrocki e Zelenskyy: “Da una parte abbiamo un presidente che si preoccupa troppo della storia e dall’altra un presidente che se ne preoccupa troppo poco”. “Vista la lunga e complessa storia tra i due Paesi, è stato quasi un miracolo che siano riusciti a mantenere buoni rapporti per così tanto tempo dopo la caduta del comunismo. Ma ora, la benevolenza faticosamente conquistata sta svanendo rapidamente. ‘Il miracolo è andato in frantumi’. E ciò che accadrà ora potrebbe essere molto pericoloso”