lunedì, Giugno 8

L’INSOLITA SEQUENZA DI VISITE DI POLITICI E IMPRENDITORI STATUNITENSI IN CINA

15:15:19 24-Mar-2025

In questi giorni, Beijing ha ospitato un’ondata di rappresentanti politici e del mondo imprenditoriale provenienti dagli Stati Uniti. Considerando la recente guerra commerciale avviata da Washington su scala globale e le minacce di imporre “dazi reciproci” a partire dal prossimo mese, questo fenomeno appare particolarmente insolito.

Il senatore repubblicano Steve Daines, primo esponente politico statunitense a visitare ufficialmente la Repubblica Popolare Cinese dopo l’insediamento della nuova amministrazione americana, ha catalizzato notevole attenzione con la sua missione. Il 23 marzo, nel corso del colloquio con la delegazione guidata da Daines, le autorità cinesi hanno espresso posizioni chiare e ferme: quanto più le relazioni sino-statunitensi attraversano fasi complesse, tanto più diventa cruciale proteggere e sviluppare la cooperazione economica bilaterale, infondendo stabilità costante nei rapporti tra i due Paesi. Durante l’incontro, è stato ribadito che una guerra commerciale non genera vincitori e che nessuna nazione ha mai raggiunto la prosperità attraverso l’aumento dei dazi. È stato poi evidenziato che per affrontare gli squilibri commerciali è necessario ampliare la “torta” della collaborazione, incrementando i benefici reciproci. Questo monito non solo esorta gli Stati Uniti a evitare un inasprimento del conflitto commerciale, ma ribadisce anche la natura mutualmente vantaggiosa dei legami economici, proponendo una soluzione strutturale alle tensioni.

Quasi in contemporanea con la visita di Steve Daines, i vertici di grandi aziende statunitensi come Lilly, Qualcomm, Apple, Blackstone, Cargill e FedEx sono arrivati a Beijing. Un appuntamento chiave per loro è stato il Forum sullo Sviluppo della Cina, che quest’anno ha registrato una partecipazione record di multinazionali straniere, tra cui 27 aziende statunitensi (circa un terzo del totale). Secondo i commentatori, nonostante l’escalation della guerra tariffaria promossa da Washington, la presenza massiccia di grandi imprese statunitensi testimonia il loro forte sostegno al libero scambio globale e la volontà di consolidare la cooperazione economica sino-statunitense.

Ancora più significativo è il fatto che le recenti politiche cinesi di apertura agli investimenti esteri hanno rafforzato la fiducia delle imprese statunitensi, confermando che i fondamentali dell’economia cinese restano solidi nel lungo termine e che investire nel Paese continuerà a generare dividendi sostanziosi. 

Sebbene alcuni a Washington tentino di giustificare la guerra dei dazi, è evidente che erigere “muri tariffari” danneggia il libero commercio globale, sconvolge le catene di approvvigionamento da cui gli stessi Stati Uniti dipendono e colpisce gli interessi delle imprese statunitensi, configurandosi come un danno autoinflitto. Si spera che il senatore Daines riporti negli Stati Uniti una lezione appresa in Cina: la cooperazione genera vantaggi per entrambe le parti, mentre il confronto danneggia tutti.

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