di Redazione

Usa e Israele sarebbero entrati nel conflitto contro l’Iran avendo in mente una persona come loro futuro interlocutore a Teheran: Mahmoud Ahmadinejad.
In questo modo Israele e gli Usa ci dicono chi è realmente Mahmoud Ahmadinejad, il due volte presidente iraniano.
Andiamo con ordine e facciamo un passo nella storia dell’Iran per capire chi è realmente Ahmadinejad partendo da cosa voleva fare durante la crisi del 1979 che portò all’assalto dell’ambasciata Usa a Teheran. Durante la pianificazione della crisi degli ostaggi del 1979, Ahmadinejad propose di assaltare l’ambasciata sovietica anziché quella statunitense.
Ecco i dettagli principali della vicenda:
All’epoca Ahmadinejad, giovane studente universitario e membro dell’ufficio centrale del movimento studentesco Tahkim-e Vahdat, sosteneva che l’Unione Sovietica rappresentasse una minaccia pari o superiore a quella degli Stati Uniti per la rivoluzione iraniana. Infatti questi estremisti la prima cosa che fecero fu lo sterminio di tutti i militanti comunisti presenti nel paese.
La motivazione: La sua posizione rifletteva lo slogan rivoluzionario “Né Est, né Ovest”, mirando a colpire però solo il blocco comunista che egli considerava oppressivo.
Il rifiuto: La maggioranza degli altri leader studenteschi respinse la sua proposta, decidendo di concentrarsi esclusivamente sull’ambasciata americana per massimizzare l’impatto contro quello che definivano il “Grande Satana”. Le masse tante volte riescono a capire, nonostante i provocatori dell’imperialismo, chi sia il nemico principale.
E’ evidente che Ahmadinejad, l’anticomunista, oggi sarebbe utile per rompere l’alleanza con la Cina comunista e favorire nell’area il blocco imperialista occidentale.
Bisogna ricordare cosa accadde ai comunisti iraniani quando al potere c’erano i fanatici come il due volte presidente dell’Iran. Siamo certi di cosa farebbe degli accordi con la Cina se tornasse al potere.
Durante la “Rivoluzione iraniana” del 1979, i comunisti, inclusi i militanti del partito Tudeh e i guerriglieri dei Fedayyin, furono alleati fondamentali di Khomeini per deporreMohammad Reza Shah Pahlavi, ma vennero rapidamente epurati. L’eliminazione fisica e politica avvenne in due fasi principali, culminando in esecuzioni di massa e incarcerazioni.
Quando finì l’alleanza e iniziarono gli scontri (1979 – 1981)
Nonostante avessero sostenuto il referendum per la Repubblica Islamica, i comunisti furono presto esclusi dal potere. Già nell’agosto del 1979, il regime khomeinista impose la chiusura della sede del Partito Comunista e il bando della stampa di sinistra.
Fino al 1981, il clero conservatore epurò sistematicamente i simpatizzanti di sinistra dagli uffici governativi, dai sindacati e dalle università, attuando una vera e propria purga nelle istituzioni.
La caccia al comunista fase 2 (1981 – 1988)
L’eliminazione fisica ebbe il suo culmine nell’estate del 1988, quando Khomeini emise una fatwa segreta per giustiziare tutti i prigionieri politici di sinistra che non avessero rinnegato le proprie idee. Vennero istituiti i “comitati della morte” che condannarono migliaia di prigionieri comunisti, i cui corpi furono gettati in fosse comuni anonime.
Nel giugno 1981, le proteste pacifiche guidate dai Mojahedin del Popolo e represse nel sangue segnarono l’inizio della guerra aperta contro l’opposizione laica e marxista. Migliaia di quadri, intellettuali e militanti furono arrestati, torturati e costretti a “confessioni” televisive.
Attenzione quindi ai cavalli di Troia.