

27 Maggio 2026
di Ennio Remondino
«Restare umani per contrastare la dittatura dell’algoritmo. Che non è un’astratta sequenza matematica, ma uno strumento di dominio nelle mani di pochi potenti, destinato a diventare – se non efficacemente ‘disarmato’, l’infrastruttura invisibile dei sistemi». Bello vero? Un po’ di umanità solidale, quasi socialista. Che non sia una bestemmia la mia, visto che sto parlando della prima enciclica di Leone XIV? Il fatto è che il papa americano che Trump non ama, scrive di logiche tecnocratiche, disinformazione, rischio per la democrazia, ingiustizia. La prima enciclica di Prevost nel solco di Bergoglio
La nuova torre di Babele
«Innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città dove Dio e l’umanità abitano insieme». L’inizio e il filo conduttore che ripropone più volte l’alternativa fra Babele -«un progetto di dominio che finisce per disumanizzare»-, e Gerusalemme, -non certo quella di Netanyahu-, «per rialzare ciò che è crollato e proteggere ciò che esposto». Anche Gaza, aggiungiamo noi, malati di attualità.
La persona e l’ìntelligenza artificiale
«Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale», il sottotitolo dell’enciclica «La creazione a oggetto di sfruttamento e le persone a ingranaggi di un sistema da rendere sempre più performante». «Un potere in mano a pochi «grandi attori economici e tecnologici, che tende a farsi opaco e a sfuggire al controllo pubblico, grazie anche all’Ia». Nessun atteggiamento antimoderno, sottolinea Luca Kocci, «ma fortemente preoccupato per gli usi antiumani dell’Ia». «Servono quadri giuridici adeguati, vigilanza indipendente, educazione degli utenti, una politica che non abdichi al proprio compito». «Occorre «disarmare l’Ia» – un verbo caro a Prevost -, «sottrarla alla logica della competizione armata, che oggi non è più solo militare ma economica e cognitiva». Trump non ne sarà felice.
Rischi per l’umanità e per la democrazia
- Disinformazione, che «indebolisce la democrazia» e conduce al «totalitarismo»;
- deregolamentazione del lavoro, sfruttamento, disoccupazione;
- aumento delle «disuguaglianze strutturali» nel mondo e all’interno dei singoli Paesi («non è più possibile affidarsi alla sola ‘mano invisibile’ del mercato»);
- controllo sociale, reso possibile dalla raccolta massiva di dati e dall’uso di sistemi algoritmici;
- sviluppo di «nuove schiavitù legate direttamente all’economia digitale»;
- e nuove forme di «colonialismo» per lo sfruttamento delle risorse.
Guerra il male assoluto
E, più grave di tutti, la guerra, «preparata culturalmente attraverso narrazioni semplificanti, logiche amico-nemico, disinformazione e paura»: alle politiche di riarmo, al rilancio del nucleare, alla crisi del multilateralismo, all’abbandono della diplomazia, si aggiunge che la guerra (considerata normale «strumento di politica internazionale») è sempre «meno soggetta al controllo umano» e sempre più delegata alle Ai, assurte al ruolo «agenti morali artificiali». «Oggi è più che mai importante ribadire il superamento della teoria della “guerra giusta”, troppo spesso invocata a giustificare qualsiasi guerra, fermo restando il diritto alla legittima difesa intesa nel senso più stretto». Il ‘che fare’? «Dignità inalienabile della persona, bene comune, destinazione universale dei beni, sussidiarietà, solidarietà e giustizia sociale. Semplicemente «custodire l’umano».
Il laico Celada dall’America di Trump
«Il pontefice americano avrà sicuramente avuto in mente i killer robot Anduril quando ha esortato industriali e governanti a ‘disarmare’ l’intelligenza artificiale». Dramma nascosto al mondo. «A Garden Grove, un sobborgo di Los Angeles non lontano da Disneyland, è nella morsa di una catastrofe al rallentatore. Una falla in un gigantesco serbatoio industriale contenente metacrilato di metile ha provocato una reazione chimica. Un inesorabile progressivo riscaldamento minaccia di fare esplodere il silos. Le autorità hanno evacuato 50mila abitanti dai quartieri circostanti mentre pompieri e scienziati tentano di scongiurare il peggio. Nel frattempo, è trapelato che la società responsabile, la ‘Gkn Aerospace’, è fornitrice di materiali alla Anduril per ‘velivoli autonomi abilitati all’IA’, eufemismo per i droni assassini».
Applicazioni militari dell’ IA
«Il pontefice avrà sicuramente avuto in mente i killer robot Anduril quando ha esortato industriali e governanti a disarmare l’intelligenza artificiale, sottolineando che nessun algoritmo può rendere la guerra moralmente accettabile». Ma il capo dell’azienda californiana, Palmer Luckey, dalla Silicon Valley, predica la sua religione contraria. «Assolutamente prioritario per gli Usa ‘vincere la corsa all’IA’ contro i propri avversari, compreso delegare ‘decisioni letali’ agli algoritmi che guidano i suoi velivoli». Secondo Luckey «non vi è superiorità morale nell’utilizzare tecnologia inferiore».
Suprematismo capitalista senza scrupoli
Massimo ideologo del tech come espressione di supremazia occidentale è Alex Karp, Ceo di Palantir, l’azienda di sorveglianza totale che dai primi appalti per dipartimenti di polizia e reparti dell’esercito è passato in pochi anni a sistemi di gestione militare in teatri come Ucraina e Gaza (dove ha assistito l’Idf nell’individuare obbiettivi), alla fornitura di sistemi di sorveglianza impegnati nella «grande deportazione». Valore complessivo degli appalti governativi per l’azienda fondata da Peter Thiel supera i 3 miliardi di dollari, mentre i suoi sistemi di analisi di dati mediante IA stanno rapidamente diventando insostituibili. A margine: JD Vance (il vicepresidente finanziato da Thiel), in rotta di collisione con il Vaticano di Leone.
La guerra ‘business model’
«Sembra che una guerra su larga scala tra alcune delle grandi potenze mondiali sia solo una questione di tempo», ha dichiarato Karp. «Palantir sarà una delle aziende in prima linea nella difesa della civiltà occidentale. Non possiamo permettere la parità. I nostri avversari non hanno i nostri scrupoli morali. Se siamo alla pari, approfitteranno della nostra gentilezza, della nostra bontà». Le idee suprematiste ed antidemocratiche del fondatore di Palantir mentre il Vaticano scendeva in campo con il suo monito
Enhanced Games
A Las Vegas domenica sono andati in scena i primi ‘Enhanced Games’, una specie di ‘olimpiade gladiatoria’ in cui una quarantina di atleti sono pagati per competere dopo aver assunto per mesi un cocktail di sostanze dopanti: testosterone, anabolizzanti e stimolanti. Lo slogan dell’evento, pensato per dimostrare che «il progresso non ha bisogno di permesso».