sabato, Aprile 11

INTERPRETAZIONI ERRATE DELL’EVOLUZIONE DEGLI STATI UNITI (1/2)

di Thierry Meyssan

L’avvento di Donald Trump alla Casa Bianca sta sconvolgendo le regole del gioco internazionale. Spesso però interpetriamo le sue azioni in modo scorretto: non teniamo conto degli usi e costumi statunitensi e trasponiamo su di lui i dibattiti che animano la nostra vita politica. Siamo tanto più in difficoltà in quanto negli ultimi anni abbiamo, chi più chi meno, aderito all’ideologia in voga a Washington, scambiandola per la doxa del Paese — mentre non era che una fase della sua storia — trascurandone invece le numerose scuole di pensiero.

Rete Voltaire | Parigi (Francia) |28 gennaio 2025

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Siamo rimasti tutti stupiti dal presidente Trump che, subito dopo l’investitura, firma decreti a raffica. La stampa europea vi ha visto l’esibizione di potenza di un autocrate. Nient’affatto! Buona parte di questi decreti limitano il potere dello Stato federale a beneficio degli Stati federati. Gli errori dovuti all’incomprensione tra Europa e Stati Uniti sono ormai legione.

L’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca rimescola tutte le carte: ideologiche, geopolitiche, economiche, anche militari. Infatti, per la prima volta dopo due secoli, un jacksoniano è di nuovo al potere negli Stati Uniti. Abbiamo dimenticato questa visione della realtà (tranne che nei film western), quindi non siamo in grado di prevederne le mosse. Trump è al secondo mandato, ma durante i primi quattro anni di presidenza i suoi alleati Repubblicani gli impedirono di realizzare la sua politica mentre la stampa Democratica ce lo descriveva come un malato di mente o un fascista.

Stranamente, gli influencer che ne condividono le idee, ci informano solo sulla sua lotta di Trump al wokismo, ma non ci dicono nulla della sua concezione delle relazioni internazionali e ancor meno delle sue ambizioni politiche. Ciò è tanto più strano se si considera che, dall’elezione del 5 novembre, il team di Trump ha mobilitato un gran numero di influencer in Unione Europea e nel Regno Unito, pagandoli profumatamente. Si può interpretare questa contraddizione in diversi modi. O Trump vuole dissimulare agli europei le sue vere intenzioni, oppure ritiene che possano capire non più di una cosa per volta. Noi continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto, ossia analizzeremo le diverse sfaccettature di questo personaggio, senza trascurarne alcuna.

Lotta contro l’ideologia Woke

In genere il wokismo è presentato come reazione alla schiavitù e alla segregazione razziale: i coloni europei, presa coscienza degli orrori commessi, cercano di riscattarsi. Io la penso diversamente. A mio avviso il wokismo non è in relazione con questi crimini. Se adottiamo una visione antropologica, dobbiamo riconoscere che fenomeni identici esistono in tutte le principali religioni. Nel cristianesimo delle origini è stata incarnata da Origene, il padre della Chiesa del III secolo che si castrò per non peccare, o, in epoca più recente, da Giovanni Calvino, famoso per aver applicato gli stessi metodi dell’Inquisizione spagnola nella Repubblica teocratica di Ginevra.

Ma gli Stati Uniti sono nati dalla colonia puritana di Plymouth, nella Nuova Inghilterra, l’attuale Massachusetts. Era una colonia di puritani, cioè di calvinisti. Il Lord Protettore Oliver Cromwell li inviò come missionari per convertire non tanto gli indiani quanto gli europei del cattolicissimo re di Spagna. Nelle loro colonie le donne erano velate, la preghiera era un obbligo, gli omosessuali venivano frustrati, e via di seguito. Questi fanatici, noti come Padri Pellegrini (da non confondere con i Padri Fondatori, che erano giuristi), vengono celebrati ogni anno con la festa del Ringraziamento (Thanksgiving). Grazie a loro fu importato il precetto della purezza della politica e l’idea che le statue degli eretici debbano essere distrutte.

Dal 2014 il termine inglese woke (sveglio) è usato per indicare le persone consapevoli delle conseguenze sociali della schiavitù e della discriminazione razziale, nonché  la convergenza delle lotte lo impone  della discriminazione per l’orientamento sessuale e persino per il genere. Questo movimento, alla ricerca della purezza nel senso religioso del termine, si è intestardito nell’imposizione di buone pratiche finalizzate a combattere la discriminazione razziale, sia essa palese o sistemica. In sostanza spinge per una discriminazione politica a favore di tutte le minoranze.

È evidente che la schiavitù è stata una realtà negli Stati Uniti e che questo passato ne condiziona l’attuale comportamento. Ma è legittimo dubitare che distruggere ciò che lo ricorda rappresenti la soluzione dei problemi della nostra epoca e, a maggior ragione, dubitare che favorire candidati neri permetta loro di affrancarsi dalla condizione dei loro avi. Tutti intuiscono istintivamente che il rimedio è peggiore del male, cioè dei problemi che dovrebbe risolvere. È sicuramente questo che devono aver pensato gli abitanti di Los Angeles di fronte alle loro case distrutte dagli incendi. Hanno sicuramente meditato sull’incompetenza di pompieri assunti in base a criteri di discriminazione razziale e non alla competenza. Già negli anni precedenti l’elezione di Trump questo movimento riscuoteva meno consenso negli Stati Uniti, come dimostra l’espressione get woke, go broke (fai lo sveglio, finirai in rovina).

Il wokismo è il moderno adattamento dell’ideologia dei Padri Pellegrini. Ma gli Stati Uniti sono un Paese composito, ove si sono mescolate molte culture.

Dobbiamo prendere atto che, così come il partito Repubblicano, assorbito dai trumpisti, è diventato jacksoniano, il partito Democratico, assorbito da Obama e da Biden, è diventato woke. Ne sono seguiti molti equivoci: Washington, dopo aver abbandonato per scelta ideologica il proprio comportamento tradizionale, oggi vi ritorna.

Durante la campagna elettorale per le presidenziali, due giovani influencer hanno insistentemente denunciato il wokismo. La giornalista di colore Candace Owens (che oggi prende di mira la coppia Macron [1]) ha definito il movimento Black Lives Matters «gruppo di adolescenti piagnucolosi, che fingono di essere perseguitati per attirare l’attenzione». Mentre Milo Yiannopoulos, gay sposato con un uomo, è diventato celebre per le parodie del femminismo lesbico e del movimento LGBTQIA+. Questi influencer hanno indotto molti neri e gay a non votare partito Democratico, come da tradizione, ma per Donald Trump.

Nel discorso d’investitura Trump ha annunciato la fine della politica di discriminazione positiva e affermato che da ora lo Stato federale riconoscerà solo due sessi. Un’affermazione di grande impatto, su cui peraltro la maggioranza degli elettori era già d’accordo [2].

L’eccezionalismo americano

Trump è convinto assertore dell’eccezionalismo americano [3], dottrina secondo cui gli Stati Uniti sono «la luce sulla collina», mandata da Dio a illuminare il mondo.

Anche questa dottrina discende direttamente dai Padri Pellegrini, il cui viaggio è assimilabile a quello degli ebrei nell’antichità. Gli ebrei sono un «popolo eletto» perché sono fuggiti dal faraone — nel caso dei Padri Pellegrini dalla monarchia britannica appena rovesciata da Lord Cromwell — hanno attraversato il Mar Rosso — l’Oceano Atlantico — e scoperto la Terra promessa — l’America del Nord. Tutti i 47 presidenti degli Stati Uniti, senza eccezioni, hanno fatto propria questa mitologia. Essa è a fondamento sia del loro rifiuto del diritto internazionale sia del loro sostegno allo Stato di Israele.

Dal punto di vista statunitense, non certo peculiare di Trump, Washington non accetterà mai di rendere conto a chicchessia, tanto meno alle Nazioni Unite e alle loro agenzie. Durante la guerra fredda hanno riciclato numerosi criminali nazisti, poi hanno massacrato coreani, vietnamiti, afghani, iracheni, libici, palestinesi, siriani e così via, ma nessuno dei loro presidenti può essere giudicato da un tribunale internazionale.

In un intervento pubblicato nel 2013 dal New York Times, il presidente russo Vladimir Putin sottolineava che è «estremamente pericoloso spingere le persone a considerarsi eccezionali, non importa per quale ragione» [4]. Questa dottrina implica infatti una differenza e una gerarchia tra gli uomini, anche nel caso si applichi a una realtà politica il concetto teologico di popolo eletto.

Mai in tutta la loro storia gli Stati Uniti hanno accettato di rendere conto delle proprie azioni a stranieri. Sbagliando, interpretiamo la ragione di alcune decisioni di Trump alla luce delle ideologie del momento. Per esempio pensiamo, a torto, che Trump si sia ritirato dagli Accordi di Parigi per la lotta al riscaldamento climatico perché li ritiene una stupidaggine. Non crede certo che il GIEC sia un’accademia delle scienze, ma gli Stati Uniti non avrebbero comunque potuto accettare di firmare Accordi che implicano sottomettersi al giudizio altrui. Obama e Biden hanno preso posizioni in contrasto con la tradizione del proprio Paese per ideologia, Trump invece si pone nel solco della tradizione americana, che coincide con la propria ideologia.

La libertà versione western

Quando nel 1776, cioè 13 anni prima della Rivoluzione francese, nacquero gli Stati Uniti, i Padri Fondatori entrarono in contrasto tra loro a proposito della concezione della libertà e dei diritti dell’uomo. Contrariamente ai volterriani francesi, non analizzarono questi principi dal punto di vista sia individuale sia collettivo. Per loro, libertà significava semplicemente poter fare a casa propria ciò che si vuole. Per questa ragione gli statunitensi sono, per esempio, allergici al principio della contribuzione sociale obbligatoria.

Questa mentalità non è priva di inconvenienti: la loro concezione dei Diritti dell’uomo è in contraddizione con la concezione francese dei Diritti dell’uomo e del cittadino. Dal punto di vista anglosassone (questa concezione discende infatti dalla tradizione britannica), si tratta solo di proteggersi dalla ragione di Stato. Secondo il punto di vista dei rivoluzionari francesi non si tratta tanto di non consentire allo Stato di torturare un cittadino in un commissariato, quanto invece di garantirgli la partecipazione alla stesura delle leggi [5].

Il dibattito sulla libertà di espressione è falsato dalla sovrapposizione di griglie interpretative. L’amministrazione Biden, partendo dal punto di vista woke, ha ritenuto di doversi assumere la responsabilità di informare i cittadini sui pericoli del Covid allo scopo di preservarli dalla malattia. Per questo motivo ha vietato ogni discussione scientifica e censurato ogni opinione dissidente. Secondo la tradizione dei Padri Fondatori, lo Stato federale invece non avrebbe avuto il diritto d’interferire nelle opinioni espresse sui social network. Infine, secondo la tradizione volterriana, lo Stato aveva il diritto non già di vietare alcunché, ma di far vietare dai tribunali messaggi che avrebbero indotto in errore gli internauti e quindi sarebbero stati dannosi per la loro salute (in tal caso avrebbero dovuto essere presi di mira i messaggi intesi a convincere della legittimità dell’obbligo erga omnes di sottoporsi a determinati trattamenti farmaceutici).

(Segue…)

Thierry Meyssan

Traduzione
Rachele Marmetti

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