martedì, Agosto 11

IN TOSCANA LA TERRA “RIBOLLA” E SI RIBELLA AI SIONISTI SHIKUN & BINUI Ltd

di Redazione

La protesta è legata al progetto agrivoltaico “Ribolla” che ha sollevato un acceso dibattito politico e sociale in Maremma e a livello regionale.

La cosa sconcertante è il furto di terreno all’agricoltura dato poi a una società sionista mascherata da una Srl la Spv Energy 3 controllata però una società di scopo (Special Purpose Vehicle) con sede a Milano. Come emerso dalle inchieste e dalle denunce dei comitati locali, la Spv Energy 3 è collegata tramite una catena societaria alla multinazionale israeliana delle infrastrutture e dell’energia Shikun & Binui Ltd. Ma per la Regione va tutto bene… e vai con le autorizzazioni.

Le Special Purpose Vehicle (SPV): Nel settore delle energie rinnovabili, la creazione di “società veicolo” con capitali sociali ridotti e zero dipendenti diretti è una prassi standard. Queste micro-entità giuridiche vengono utilizzate dai grandi gruppi d’investimento internazionali unicamente per isolare il rischio finanziario del singolo cantiere rispetto alla casa madre, gestendo poi i lavori tramite subappalti e General Contractor.

Bravi i compagni e i sinceri democratici che si sono mossi e hanno fatto nascere il caso portandolo all’opinione pubblica.

Per completezza riportiamo l’articolo de il Manifesto che racconta dettagliatamente tutta la vicenda:

Dai Territori occupati a Ribolla, un’azienda israeliana dietro l’agro-fotovoltaico

Annaflavia Merluzzi

RIBOLLA

Italia-Palestina Gli attivisti si mobilitano contro il progetto della Shikun & Binui, attiva a Gaza e nel Golan siriano. Ora la palla passa alla Regione. Giani al manifesto: «Valuteremo a settembre»

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Circa 35 ettari, oltre 36mila pannelli per una produzione totale di 19MW. È il progetto agri-fotovoltaico che dovrebbe nascere a Ribolla, una frazione del comune di Roccastrada, in provincia di Grosseto. Ha già ottenuto l’approvazione della commissione tecnica regionale sulla Valutazione di Impatto Ambientale, manca solo l’Autorizzazione unica energetica.

La zona d’ombra, però, emerge non appena si guarda al soggetto proponente: formalmente si tratta dell’italiana SPV Energy 3 srl, ma la visura camerale esaminata dal manifesto mostra un’azienda con soli 2.500 euro di capitale, interamente di proprietà della multinazionale israeliana Shikun & Binui Ltd, attraverso la sua succursale con sede ad Amsterdam Shikun & Binui Energy Europe B.V.

L’AMMINISTRATORE UNICO, Yuval Skornik, svolge lo stesso ruolo nel dipartimento energetico dell’azienda madre a Tel Aviv. La compagnia vanta una carriera di quasi mezzo secolo ed è già finita nella watchlist dell’Alto Commissario Onu per i diritti umani, a causa delle sue attività negli insediamenti illegali nei Territori Palestinesi occupati.

Il curriculum dell’azienda è stato ampiamente studiato da «Who Profits Research Center», ente indipendente che si occupa di monitorare le imprese israeliane in Palestina e Siria, che ne riporta le numerose operazioni: dalla partecipazione alla costruzione del muro e della barriera tecnologica che rinchiudono Gaza, fino ai pannelli solari sul Golan siriano occupato.

Sempre in ambito energetico, Shikun & Binui ha realizzato il fotovoltaico nel deserto del Naqab per il quale sono state demolite 1.200 abitazioni beduine, a cui si aggiunge l’accordo con il gruppo Leviatan per la fornitura di gas naturale estratto al largo delle coste palestinesi.

«LA SOTTRAZIONE di risorse naturali del territorio occupato (che già viola gli Accordi di Oslo e il Protocollo di Parigi, ndr) – è vietata dal diritto umanitario e può integrare il reato di pillaging; inoltre queste condotte comportano il trasferimento forzato delle persone, un altro grave crimine internazionale. Dopo il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del luglio 2024 questo tipo di attività illegali non può più essere ignorato», spiega Chantal Meloni, docente di diritto penale internazionale all’Università degli studi di Milano. Il parere della Corte obbliga soggetti terzi a non sostenere l’occupazione in Palestina, dichiarata illegale.

Occupazione da cui Shikun & Binui profitta anche tramite il suo ramo edile e infrastrutturale, che si è aggiudicato la realizzazione della metropolitana di Gerusalemme e di varie basi militari e costruzioni nelle colonie in Cisgiordania.

A svelare la proprietà dietro l’italiana SPV Energy e sollevare il problema politico oltre che umanitario e giudiziario, è stato l’attivista Annibale Quaresima. «Da tempo indago l’operato delle imprese israeliane qui in Toscana. Quando ho visto questa azienda, costituita nel 2023, mi sembrava non tornasse qualcosa. Ho acquistato la visura camerale e scoperto che dietro c’era Shikun & Binui», racconta al manifesto.

Quaresima ha presentato la questione al suo collettivo «Diritti in Palestina», che riunisce attivisti in varie zone del territorio toscano. Insieme hanno elaborato una petizione presentata agli enti competenti per fermare il progetto: «Il comune aveva già dato parere negativo sull’impatto ambientale e si è mostrato ricettivo anche sui problemi legati alla proprietà. Siamo in contatto con l’avvocato Luca Saltamacchia, membro di Giuristi per la Palestina. Stiamo ragionando su come si configura tutto ciò alla luce del diritto internazionale».

L’AUTORIZZAZIONE definitiva, però, è di competenza della Regione. «Al momento è tutto fermo perché stiamo lavorando a una legge sulle aree idonee per le rinnovabili, la nostra giunta ha presentato una proposta che verrà discussa a settembre, dopodiché valuteremo i singoli progetti», spiega il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani.

E ancora: «Non conosco la proprietà e non ho visionato la visura camerale, sarà fatto in sede di valutazione sulla base dell’aderenza o meno alla linea socio-economica e valoriale della Toscana espressa nella nostra proposta di legge». Al momento, però, dal testo della proposta normativa visionato dal manifesto non emergono riferimenti ai requisiti delle proprietà e dei soggetti proponenti, ma può sempre essere modificato dal Consiglio regionale in sede di discussione.

«Le autorità italiane dovrebbero muoversi con la massima cautela e verificare che i capitali investiti dall’azienda non siano proventi legati all’occupazione illegale in Palestina, o che i progetti italiani non vadano a sostenerla, altrimenti potrebbero costituirsi dei crimini internazionali – continua Meloni – I princìpi stabiliti dalla Corte Internazionale di Giustizia sono vincolanti per tutti i paesi membri delle Nazioni unite».

Verifiche che bisognerebbe fare anche per i progetti già avviati da Shikun & Binui in Italia, come i due agrivoltaici da 43MW in Toscana, lanciati nel 2023, che si aggiungono ai quasi 300MW di pannelli solari che detiene in Sicilia.

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