
Ilan Shor risponde alla stretta di mano massonica di un 3° grado, quello di maestro di loggia, che gli tocca la terza nocca della mano

di Redazione
Il caso illustrato nel video sotto riportato rimanda al ruolo sociale svolto dagli ebrei nell’economia massocapitalista di cui Karl Marx scrisse con acuta analisi nel saggio del 1843 e uscito nel 1844 dal titolo La questione ebraica in cui analizza quale tipo di relazione esiste tra l’emancipazione degli ebrei, ma anche dei cristiani, in polemica con Bauer e l’emancipazione umana in generale.
Oggi nel XXI secolo si assiste a un fenomeno politico-sociale in cui nelle truffe finanziarie e nelle guerre e nella loro propaganda nei media si vede ai vertici dello scontro ideologico pro capitalismo dei borghesi di origine ebraica. Come mai tanti Paolo Mieli, David Parenzo, Enrico Mentana, nonostante le ripetute inesattezze su fatti della politica e della storia continuano ad essere ai vertici del sistema mediatico? Quali forze occulte si muovono a loro protezione? Questo fenomeno si vede nella maggior parte dei paesi occidentali.
Dall’Ucraina con Zelensky a Netanyahu questi personaggi hanno immensi appoggi internazionali soprattutto nei media, grazie al fatto che sono fedeli servitori dei loro padroni massocapitalistici, che hanno bisogno della guerra per uscire dalle loro crisi di sovrapproduzione. Questi padroni nella maggior parte sono ebrei come i Rothschild, i Warburg, i Goldman, i Rockefeller al vertice dell’economia occidentale e padroni anche del debito degli Stati Uniti e a pioggia di tutti gli altri Stati. Ma sono anche padroni delle Big-Tech come Oracle il cui padrone è un ebreo originario della Crimea. Come il padrone di Google, Mark Zuckerberg, cresciuto secondo la religione ebraica, celebrando il suo bar mitzvah all’età di 13 anni, sebbene abbia in seguito abbracciato l’ateismo, posizione da cui si è poi discostato per non essere inviso ai massocapitalisti che notoriamente sono fedelissimi al loro dio… ma qual è questa divinità, che tanti lutti e sofferenze, provoca nel nella concreta realtà di tutti i giorni?
“Noi cerchiamo di rompere la formulazione teologica della questione. La questione della capacità dell’ebreo
ad emanciparsi si trasforma per noi nella questione di quale particolare elemento sociale sia da superare per
sopprimere il giudaismo. Infatti la capacità ad emanciparsi dell’ebreo d’oggi è il rapporto del giudaismo verso
l’emancipazione del mondo di oggi. Tale rapporto risulta necessariamente dalla posizione particolare del
giudaismo nell’asservito mondo odierno.
Consideriamo l’ebreo reale mondano, non l’ebreo del Sabbath, come fa Bauer, ma l’ebreo di tutti i giorni.
Cerchiamo il segreto dell’ebreo non nella sua religione, bensì cerchiamo il segreto della religione nell’ebreo
reale.
Qual è il fondamento mondano del giudaismo? Il bisogno pratico, l’egoismo.
Qual è il culto mondano dell’ebreo? Il traffico. Qual è il suo Dio mondano? Il denaro.
Ebbene. L’emancipazione dal traffico e dal denaro, dunque dal giudaismo pratico, reale, sarebbe
l’autoemancipazione del nostro tempo.
Un’organizzazione della società che eliminasse i presupposti del traffico, dunque la possibilità del traffico,
renderebbe impossibile l’ebreo. La sua coscienza religiosa si dissolverebbe come un vapore inconsistente
nella vitale atmosfera reale della società. D’altro lato: se l’ebreo riconosce come non valida questa sua
essenza pratica e lavora per la sua eliminazione, egli si svincola dal suo sviluppo passato verso
l’emancipazione umana senz’altro, e si volge contro la più alta espressione pratica dell’autoestraneazione
umana.
Noi riconosciamo dunque nel giudaismo un universale elemento attuale antisociale, il quale, attraverso lo
sviluppo storico, cui gli ebrei per questo lato cattivo hanno collaborato con zelo, venne sospinto fino al sua
presente vertice, un vertice sul quale deve necessariamente dissolversi.
L’emancipazione degli ebrei nel suo significato ultimo è la emancipazione dell’umanità dal giudaismo.
L’ebreo si è già emancipato in modo giudaico. “L’ebreo che, ad es. a Vienna, è solo tollerato, con la sua
potenza finanziaria determina il destino di tutto l’Impero. L’ebreo, che nel più piccolo Stato tedesco può
essere privo di diritti, decide delle sorti dell’Europa.
“Mentre le corporazioni e i mestieri sono chiusi all’ebreo o non gli sono ancora favorevoli, l’arditezza
dell’industria si fa beffe della ostinatezza degli istituti medioevali” (B. Bauer, Judenfrage, p. 114).
Questo non è un fatto isolato. L’ebreo si è emancipato in modo giudaico non solo in quanto si è appropriato
della potenza del denaro, ma altresì in quanto il denaro per mezzo di lui e senza di lui è diventato una
potenza mondiale, e lo spirito pratico dell’ebreo, lo spirito pratico dei popoli cristiani. Gli ebrei si sono
emancipati nella misura in cui i cristiani sono diventati ebrei.
Il pio e politicamente libero abitante della Nuova Inghilterra, riferisce ad es. il colonnello Hamilton, “è una
specie di Laocoonte, il quale non fa neppure il più piccolo sforzo per liberarsi dai serpenti che lo avvincono.
Mammona è il loro idolo, essi lo pregano non soltanto con le loro labbra, ma con tutte le forze del loro corpo
e del loro animo. La terra ai loro occhi altro non è se non una Borsa, ed essi sono convinti di non avere
quaggiù altra destinazione che quella di diventare più ricchi dei loro vicini. Il traffico si è impossessato di
tutti i loro pensieri, lo scambio degli oggetti forma il loro unico svago. Quando viaggiano, si portano in giro,
per così dire, le loro merci e il loro banco sulla schiena, e non parlano che di interessi e di guadagno. Se per
un istante perdono d’occhio i loro affari ciò avviene soltanto per ficcare il naso in quelli degli altri”.
Invero la signoria pratica del giudaismo sul mondo cristiano ha raggiunto nel Nordamerica l’espressione non
equivoca, normale, così che l’annunzio stesso dei Vangelo, la predicazione cristiana è divenuto un articolo di
commercio, e il commerciante fallito traffica in Vangelo come l’evangelista arricchito traffica negli affari.
“Tel que vous voyez à la tête d’une congrégation respectable a commencé par être marchand; son commerce
étant tombé, il s’est fait ministre; cet autre a débuté par le sacerdoce, -mais dès qu’il a eu quelque somme
d’argent à sa disposition, il a laissé la chaire pour le negoce. Aux yeux d’un grand nombre, le ministère
religieux est une véritable carrière industrielle” (Beaumont, op. cit., pp. 185, 186).
Secondo Bauer, è una situazione ipocrita, che in teoria all’ebreo vengano rifiutati i diritti politici, mentre in
pratica egli possiede un potere enorme ed esercita en gros la sua influenza politica, che en détail gli viene
ridotta (Judenfrage, p. 114).
La contraddizione in cui si trova la potenza politica pratica dell’ebreo con i suoi diritti politici, è la
contraddizione della politica e della potenza del denaro in generale. Mentre la prima sta idealmente al di
sopra della seconda, nel fatto ne è divenuta la serva.
Il giudaismo si è mantenuto a lato del cristianesimo non soltanto come critica religiosa del cristianesimo, non
soltanto come dubbio vivente sulla nascita religiosa del cristianesimo, ma parimenti perché lo spirito praticogiudaico,
perché il giudaismo si è mantenuto nella società cristiana, anzi vi ha ottenuto la sua massima
perfezione. L’ebreo, che sta nella società civile come membro particolare, è solo la manifestazione
particolare dei giudaismo della società civile.
Il giudaismo si è conservato non già malgrado la storia, bensì per la storia.
Dalle sue proprie viscere la società civile genera continuamente l’ebreo.
Qual era in sé e per sé il fondamento della religione ebraica? Il bisogno pratico, l’egoismo.
Il monoteismo dell’ebreo è perciò, nella realtà, il politeismo dei molti bisogni, un politeismo che persino
della latrina fa un oggetto della legge divina. Il bisogno pratico, l’egoismo, è il principio della società civile,
ed emerge come tale puramente, non appena la società civile abbia completamente partorito lo Stato politico.
Il Dio del bisogno pratico e dell’egoismo è il denaro.
Il denaro è il geloso Dio d’Israele, di fronte al quale nessun altro Dio può esistere. Il denaro avvilisce tutti gli
Dei dell’uomo e li trasforma in una merce. Il denaro é il valore universale: per sé costituito, di tutte le cose.
Esso ha perciò spogliato il mondo intero, il mondo dell’uomo come la natura, del valore loro proprio. Il
denaro è l’essenza, fatta estranea all’uomo, del suo lavoro e della sua esistenza, e questa essenza estranea lo
domina, ed egli l’adora.
Il Dio degli ebrei si è mondanizzato, è divenuto un Dio mondano. La cambiate è il Dio reale dell’ebreo. Il suo
Dio è soltanto la cambiale illusoria.
La concezione che si acquista della natura sotto la signoria della proprietà privata e del denaro, è il reale
disprezzo, la pratica degradazione della natura, che esiste bensì nella religione ebraica, ma esiste soltanto
nell’immaginazione.
In questo senso Tommaso Münzer dichiara insopportabile “che tutte le creature siano diventate proprietà, i
pesci nell’acqua gli uccelli nell’aria, le piante sulla terra: anche la creatura dovrebbe diventar libera”.
Ciò che si trova astrattamente nella religione ebraica, il disprezzo della teoria, dell’arte, della storia,
dell’uomo come fine a se stesso, è il reale, consapevole punto di partenza, la virtù dell’uomo del denaro. Lo
stesso rapporto sessuale, il rapporto tra uomo e donna ecc., diviene un oggetto di commercio! La donna è
oggetto di traffico.
La chimerica nazionalità dell’ebreo è la nazionalità del commerciante, in generale dell’uomo del denaro.
la legge, campata in aria, dell’ebreo è soltanto la caricatura religiosa della moralità campata in aria e del
diritto in generale, dei riti soltanto formali, dei quali si circonda il mondo dell’egoismo.
Anche qui il rapporto più alto dell’uomo è il rapporto legale, il rapporto verso le leggi, che per lui valgono
non perché siano le leggi della sua propria volontà ed essenza, ma perché esse dominano e perché la loro
trasgressione viene punita.
Il gesuitismo giudaico, il medesimo gesuitismo pratico che Bauer indica nel Talmud, è il rapporto del mondo
dell’interesse individuale con le leggi che lo dominano, la cui astuta elusione è l’arte suprema di questo
mondo.
Invero, il movimento di questo mondo entro le sue leggi è necessariamente una costante soppressione della
legge.
Il giudaismo, come religione, non ha potuto, da un punto di vista teorico svilupparsi ulteriormente, poiché la
concezione del bisogno pratico è per sua natura limitata e si esaurisce in pochi tratti.
La religione del bisogno pratico, per la sua essenza, poteva trovare il compimento non nella teoria ma
soltanto nella prassi, appunto perché la sua verità è la prassi.
Il giudaismo non poteva creare un nuovo mondo; esso poteva solo attirare nell’ambito della propria attività le
nuove creazioni ed i nuovi rapporti del mondo, perché il bisogno pratico, il cui intelletto è l’egoismo, si
comporta passivamente e non si amplia a piacere, ma si trova ampliato con il progressivo sviluppo delle
condizioni sociali.
Il giudaismo raggiunge il suo vertice col perfezionamento della società civile; ma la società civile si compie
soltanto nel mondo cristiano. Soltanto sotto la signoria del cristianesimo, che rende esteriori all’uomo tutti i
rapporti nazionali, naturali, etici, teoretici, la società civile poteva separarsi completamente dalla vita dello
Stato, lacerare tutti i nostri legami dell’uomo con la specie, porre l’egoismo, il bisogno particolaristico, al
posto di questi legami con la specie, dissolvere il mondo degli uomini in un mondo di individui atomistici,
ostilmente contrapposti gli uni agli altri.
Il cristianesimo è scaturito dal giudaismo. Nel giudaismo esso si è nuovamente dissolto.
Il cristiano era fin da principio l’ebreo teorizzante, l’ebreo è perciò il cristiano pratico, ed il cristiano pratico è
diventato nuovamente ebreo.
Solo in apparenza il cristianesimo aveva superato il giudaismo. Esso era troppo nobile, troppo spiritualistico
per rimuovere la grossolanità del bisogno pratico in altro modo che mediante l’elevazione nel puro aere.
Il cristianesimo è il pensiero sublime del giudaismo, il giudaismo è la piatta applicazione del cristianesimo,
ma questa applicazione poteva diventare universale soltanto dopo che il cristianesimo in quanto religione
perfetta avesse compiuto teoricamente l’autoestraneazione dell’uomo da sé e dalla natura.
Appena allora il giudaismo poteva pervenire alla signoria universale e fare dell’uomo espropriato, della
natura espropriata oggetti alienabili, vendibili, caduti sotto la schiavitù del bisogno egoistico, del traffico.
L’alienazione è la pratica dell’espropriazione. Come l’uomo, fino a che è impigliato nella religione, sa
oggettivare il proprio essere soltanto facendone un estraneo essere fantastico, così sotto il dominio del
bisogno egoistico egli può operare praticamente, praticamente produrre oggetti, soltanto ponendo i propri
prodotti, come la propria attività, sotto il dominio di un essere estraneo, e conferendo ad essi il significato di
un essere estraneo: il denaro”.
Parole profetiche… quindi non si può essere comunisti se non si lotta contro il giudaismo e il cristianesimo giudaizzato come quello di Comunione e liberazione, Opus Dei e simili. Ed ora vediamo cosa è accaduto in Moldavia:
di @StartingFinance