
15 Dicembre 2024

Ancora un esempio che viene dal recente passato, sul reale atteggiamento sionista nei confronti delle popolazioni arabe dei paesi vicini a Israele e in particolare di Palestina. Difficile supporre che l’assassino furore “ideologico” che veniva inculcato sessant’anni fa nelle giovani generazioni ebraiche, si sia affievolito nel tempo. Al contrario, le tecniche di manipolazione e indottrinamento – come vediamo nella pratica quotidiana di ogni paese – stanno a indicare come la tenaglia omicida delle gerarchie sioniste al servizio dell’imperialismo anglo-americano avviluppi sempre più “scientificamente” le coscienze delle forze brute scatenate in autentiche cacce all’uomo contro le popolazioni civili di Palestina.
Da un opuscolo di Jurij Ivanov.
*
In tempi relativamente recenti, lo studioso americano G. Tamarin, che ha lavorato a lungo in Israele, ha condotto un esperimento (riportato da “New Outlook”, Tel Aviv, gennaio 1966) che ha dato risultati eloquenti e significativi.
Tamarin ha distribuito 1.066 questionari, con lo stesso contenuto, ai quali hanno dato risposte scritte altrettanti ragazzi e ragazze, di diversi gradi in varie scuole israeliane. Il questionario riguardava il Libro biblico di Giosuè, che viene studiato nelle scuole israeliane dalla quarta all’ottava classe: «Conosci i seguenti passaggi del Libro di Giosuè: “Allora il popolo lanciò il grido di guerra e si suonarono le trombe. Come il popolo udì il suono della tromba ed ebbe lanciato un grande grido di guerra, le mura della città crollarono; il popolo allora salì verso la città, ciascuno diritto davanti a sé, e occuparono la città. Votarono poi allo sterminio, passando a fil di spada ogni essere che era nella città, dall’uomo alla donna, dal giovane al vecchio, e perfino il bue, l’ariete e l’asino”. (6; 20-21)
E ancora.
“Giosuè in quel giorno si impadronì di Makkeda, la passò a fil di spada con il suo re, votò allo sterminio loro e ogni essere vivente che era in essa, non lasciò un superstite e trattò il re di Makkeda come aveva trattato il re di Gerico. Giosuè poi, e con lui Israele, passò da Makkeda a Libna e mosse guerra contro Libna. Il Signore mise anch’essa e il suo re in potere di Israele, che la passò a fil di spada con ogni essere vivente che era in essa; non vi lasciò alcun superstite e trattò il suo re come aveva trattato il re di Gerico”. (10; 28-30)
«Rispondete a due domande:
- Pensate che Giosuè e gli israeliti abbiano agito giustamente o no? Spiegate perché la pensate così.
- Supponiamo che durante la guerra l’esercito israeliano conquisti un villaggio arabo. È giusto o sbagliato fare agli abitanti di quel villaggio ciò che Giosuè fece agli abitanti di Gerico? Spiegate perché».
«Il genocidio compiuto da Giosuè non è l’unico esempio del genere nella Bibbia», scrive G. Tamarin, «l’ho scelto semplicemente perché il Libro di Giosuè occupa un posto speciale nel sistema educativo israeliano….»!
Il questionario è stato distribuito nelle scuole di Tel Aviv e di un villaggio vicino a Ramla, nella città di Sharon e nel kibbutz Meuchad, ecc.
Ecco alcune delle risposte. Uno studente della scuola di Sharon scrive: «Lo scopo della guerra era quello di conquistare il paese per gli israeliti. Pertanto, gli israeliti agirono bene a conquistare le città e a uccidere la loro popolazione. Non era auspicabile che ci fossero in Israele elementi estranei. Persone di religioni diverse avrebbero potuto esercitare un’influenza indebita sugli israeliti».
Una ragazza del kibbutz Meuchad ha scritto: «Giosuè fece bene a uccidere tutta la gente di Gerico perché doveva conquistare tutto il paese e non aveva tempo di occuparsi di prigionieri».
A seconda della scuola, del kibbutz o della città, risposte simili variavano dal 66 al 95%.
Alla domanda se, nell’epoca attuale, sia possibile eliminare tutta la popolazione di un villaggio arabo conquistato, il 30% degli studenti ha risposto categoricamente «Sì».
Ecco cosa hanno scritto i bambini di una 7° classe: «Penso che sia stato fatto giustamente, dato che noi volevamo conquistare i nostri nemici ed espandere i nostri confini e anche noi avremmo ucciso gli arabi proprio come Giosuè e gli israeliti».
Uno studente di 8° classe: «Secondo me, in un villaggio arabo, il nostro esercito dovrebbe agire allo stesso modo di Giosuè, dal momento che gli arabi sono nostri nemici e quindi anche in prigionia cercherebbero ogni occasione per massacrare le loro guardie».
Questi sono solo alcuni dei frutti concreti del “illuminismo” sionista, conclude Jurij Ivanov; frutti maturati non a caso, ma cresciuti sull’autentica e radicata antica ideologia sionista.
Il brano è tratto da: Jurij Ivanov “Attenzione: sionismo!”; Ed. Letteratura politica, Mosca 1969
(traduzione fp)