lunedì, Giugno 8

IL RUOLO DELLE BIG TECH NEL GENOCIDIO DI GAZA

di Federico Oliveri*

Gli interessi economico-finanziari nell’occupazione e nel genocidio in Palestina

L’indagine copre più di 60 società. Si tratta di “imprese commerciali, multinazionali, enti for profit e no profit, privati, pubblici o di proprietà statale” che, dopo il 7 ottobre, invece di interrompere i rapporti con Israele li hanno spesso intensificati, passando da un’economia dell’occupazione a una vera e propria economia del genocidio.

A queste due domande il rapporto della Relatrice Speciale offre una risposta inedita, almeno per un documento nato nel contesto delle Nazioni Unite: i gravi crimini internazionali commessi nel Territorio Palestinese Occupato (TPO), compreso il genocidio di Gaza, non vengono fermati né sanzionati anche perché sono fonte di profitti per una rete di potenti soggetti imprenditoriali, in grandissima parte del Nord globale. 

Tale rete include fabbriche produttrici di armi e di grandi macchinari, imprese di costruzione, industrie estrattive, servizi turistici, banche, fondi pensione, assicurazioni, università, ma anche alcune delle società tecnologiche statunitensi più influenti al mondo: IBM, Microsoft, Google, Amazon, Palantir.

Il rapporto della Relatrice Speciale analizza il contributo fornito da ciascuna di queste aziende alla “doppia logica” che guida Israele: da una parte lo sradicamento violento dei palestinesi, dall’altra parte la loro sostituzione con i coloni israeliani.

Big Tech e settore militare

Rispondi

Scopri di più da l'Unità2

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere