

13 Settembre 2026
di Antonio Cipriani
La gente deve aver paura per meglio obbedire. Meglio ancora funziona il terrore, con tutte le sue declinazioni, per mettere i sacchi di sabbia alle finestre, temendo di volta in volta che l’allarme lanciato dalla politica e propagato senza filtri dai media possa rappresentare un’emergenza democratica. Proprio così dicono, da decenni. Dagli anarchici (vecchia fissa mai dimenticata) all’Isis, passando per nuovi e vecchi terrorismi psicologici. È tutto un susseguirsi di indurimenti di pena e leggi speciali per fronteggiare… Metto i puntini, perché non saprei che cosa aggiungere. Chi stanno fronteggiando? In nome di quali interessi internazionali assistiamo allo sfacelo della nostra cultura e della nostra società civile? Non so. La paura è un codice che funziona. Unisce anche sponde politiche diverse, da quando la camicia nera culturale ha imposto un solo campo di gioco politico e mediatico.
In questa epoca la paura è stata gettata sul piatto della bilancia democratica come fosse la spada di Brenno, quello che pronunciò “Vae victis”, guai ai vinti.
Proprio di questo si tratta, di come nella nostra democrazia asimmetrica e attualmente poco legata ai valori della Costituzione antifascista, i vinti debbano subire guai a non finire. I vinti, cioè i cittadini che chiedono giustizia sociale, parità di diritti, condizioni di lavoro non legate alla schiavitù, una visione del mondo ambientalmente non distruttiva, non obbediente ai voleri folli dei criminali di guerra. I vinti, quelli che muoiono di caldo mentre i ricchi esagerati accelerano la crisi climatica rinfrescandosi sotto zero 24 ore al giorno, viaggiano su jet privati, inquinano i nostri mari con yacht giganteschi, fanno guerre di potere, di religione, di affaracci loro, calpestando e umiliando popolazioni intere, massacrando donne e bambini, rendendo il pianeta invivibile.
Abbiamo paura dei vinti o di tutto questo sistema assurdo che ci porta alla catastrofe? Oppure della spada di Brenno che ci ammonisce ricordandoci che la guerra di classe è finita e l’hanno vinta loro? La paura indotta dai media, quella che genera manganelli, quanto deve spaventarci? E quanto ne dobbiamo discutere nei salotti mediatici, nei festival, nelle occasioni pubbliche mondane prima di chiederci: è questo il punto?
A me fanno paura loro. Quelli che ci governano e sembrano in balia di poteri talmente più forti di loro da somigliare a foglioline nella tempesta. Ma foglioline utili, viene da dire, utili agli interessi di un sistema di potere che sta depredando e uccidendo, avvelenando il mondo e arricchendosi in modo spropositato alla faccia di chi muore di fame.
A me fanno paura quelli che ululano contro i poveri, che si scagliano contro i deboli, forti di una ignoranza arrogante coltivata da decenni di ottusità mediocre espressa come fosse un valore.
A me fanno paura gli indifferenti, quelli che non si ribellano neanche di fronte a vergogne internazionali talmente evidenti da non sembrare vere. Quelli che sono sovranisti e nazionalisti e appoggiano le multinazionali che fanno soldi con le guerre e li investono comprandosi tutto.
Per finire con le parole espresse meravigliosamente da un poeta come Massimiliano Bardotti: ma il bene resiste. Già. Insieme nella stessa frase Bene e Resistenza. Il bene comune che dobbiamo continuare a difendere, con passione e amore. Per resistere, culturalmente e civilmente. Prima che sia troppo tardi. E ho paura che sia già un po’ tardino.